Questa sera a Roma, in occasione della festa, alle 20,30 in Piazza (Portico d'Ottavia) ci sarà la Corale della Chiesa di Palmi.
Calabria judaica - Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; attraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.
IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

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lunedì 19 aprile 2010
Yom ha-Azmaut
Questa sera a Roma, in occasione della festa, alle 20,30 in Piazza (Portico d'Ottavia) ci sarà la Corale della Chiesa di Palmi.
domenica 11 aprile 2010
ArcheoDeri - Rettifica
Ricevo ora la cortesissima segnalazione, da parte di Tito Squillaci, delegato alla cultura e lingue minoritarie del Comune di Bova Marina, che si è trattato di un equivoco, e che l'agognata inaugurazione si dovrebbe tenere nella seconda metà di maggio.
Mi par di capire che il Parco si dovrebbe chiamare ArcheoDeri, dal nome (Deri) con cui è conosciuta la contrada in cui sorge l'antica sinagoga, probabilmente dal nome di un'antico insediamento bizantino che vi si trovava, Delia.
Spero di pote al più presto indicare la data dell'effettiva apertura di questo importante Antiquarium.
mercoledì 7 aprile 2010
Ebrei in Locride e Bovesia: AIUTO!
- Testi scritti: citazioni da libri, articoli di giornali e riviste, pagine internet (posseggo una discreta bibliografia sull'argomento, ma facilmente possono essermi sfuggiti testi più strettamente locali);- Usanze locali o familiari, in particolare quelle legate alla nascita, al matrimonio e alla morte oppure al venerdì o al sabato o anche a particolari periodi dell'anno, oppure legate a cibi, riti contadini o altro (mi riferisco, ovviamente, a tradizioni che non siano di estesa diffusione, ma legati allo stretto ambito locale o familiare);
- Tradizioni locali che indichino strutture artistica o architettoniche oppure luoghi legati, per il nome o per qualsiasi altro motivo, a presenze ebraiche;
- Nomi di battesimo ebraici ricorrenti per generazioni in famiglia, oppure soprannomi che possano avere un qualche legame con l'ebraismo;
- Qualsiasi altro elemento che possa far sospettare qualche retaggio ebraico.
Potete comunicare con me tramite la mia email: kaulon@yahoo.it
Un grazie anticipato a chi potrà aiutarmi!
Le viscere della libertà

Da Radio Messina Sud
Un romanzo che farà discutere
E' uscito ufficialmente il romanzo dello scrittore reggino Domenico Romeo incentrato sulle ideologie del crimine. Un coinvolgente intreccio di amore ideologico, odio religioso, fra una giovane pittrice italiana che si arruola nelle file dell’integralismo islamico abbracciando la causa antisionista ed un uomo dei servizi segreti italiani di origini ebraiche.
19 dicembre 2009 - Può capitare in genere, quando si legge un romanzo, di comprendere subito che i personaggi all'interno dell'opera, sono decisamente 'staccati' dalla vita reale o contestuale. Ma quando quest'ultimi sono inseriti ed accerchiati in incandescenti fenomenologie psicologiche e sociali attuali, il confine fra finzione e realtà e' impercettibile, quasi non esiste. E' pertanto il caso che sta suscitando questo romanzo, opera singolare, poichè i personaggi, nella loro complessità, sono all'interno di un vortice di personaggi e problematiche forti reali. Non è stato difficile percepire, il grado elevato di discussione che scatenerà LE VISCERE DELLA LIBERTA', il romanzo di Domenico Romeo edito da Arduino Sacco, per le tematiche controverse a cui si sbilancia. I personaggi, descritti nell'opera attraverso una sequela di azioni che contraddistinguono i loro profili soggettivi psicologici marcati, sono una giovane pittrice di ideologia stalinista che si reca in Palestina per diventare Kamikaze ed un giovane dei servizi segreti italiani di origine ebraiche. Ciò che può attirare il lettore è la perfetta ricognizione dei luoghi e dei personaggi incarnati in in contesto sociale di sovversione e delirio ideologico che partendo dalla Sicilia (definita 'araba nell'animo' nell'opera), si sposta verso Roma e Gerusalemme, dove i servizi segreti assumono un ruolo quasi centrale nelle spirali degli odi religiosi di massa. Il tutto, in un coacervo di emozioni continue, dove sputano incredibili e reali verità afferenti alle intelligence guidate da Ajmadinejad, il discusso leader iraniano, fino a toccare all'apice dei contenuti con alcuni documenti che inchiodono la chiesa cattolica per le fonti di odio innescate, il mondo islamico e quello giudaico per sconcertanti verità relative ai tentativi di acquisizione del potere mondiale.
In questo moderno ed attuale romanzo il coinvolgente intreccio fra personaggi e servizi segreti, raggiunge il massimo quando spunteranno fuori i documenti (reali) dei cosidetti negazionisti, i quali negano l'olocausto agli ebrei; all'interno dell'opera, si interpreta chiaramente che tali documenti vengono adoperati dalle intelligence del medio oriente, come uso strumentale della scienza, in quelle che vengono chiamate 'le ideologie del crimime'. Passaggio altisonante dell'opera, è la descrizione del compianto Giovanni Paolo II, non come formale figura istituzionale distaccata, ma quale interprete di una conoscenza addentrata e fattiva di quel mondo, nel trinomio ideologie-del crimine-servizi segreti-psicologia di massa relative agli odireligiosi. Altro passaggio interessante del romanzo, è la descrizione di come il termometro dell'antisionismo in italia si sia spostato da destra verso sinistra, a causa della deriva ideologica in cui si è imbattuta una certa forma ideologica della destra. Un romanzo che, insomma, non risparmia nessuno, ma che scende dritto nell'animo del lettore per la forza ed il convincimento di come vengono improntate determinate tematiche in forma diretta e di come le trame riconducono alle problematiche odierne senza passaggi od oscuramenti.
L'autore, Domenico Romeo, un operatore per la ricerca forense in ambito scientifico-criminologico, è consapevole che sta già suscitando una bufera ed il suo lavoro è stato definito da ambiti della critica, un'autentico caso letterario scomodo a parecchie verita' artefatte di oggi.
L'opera, per adesso è stata diffusa a Roma, Reggio Cal, Villa S. Giovanni, Lamezia Terme e nel frattempo che raggiunga la diffusione in ogni città d'Italia, si può ordinare dal sito Arduino Sacco.
Ebrei nel Sud
Una mattina, passeggiando nel piccolo villaggio di montagna di Serrastretta in Calabria, Rabbi Barbara Aiello vide un necrologio: al suo vicino di casa era morta la madre. Quando andò a casa sua per una visita di condoglianze, notò che tutte le sedie erano state rimosse dalla stanza, gli specchi erano coperti di nero, uova sode erano state poste sul tavolo. Il rabbino gli spiegò che queste erano le tradizioni ebraiche per
Aiello è un'americana di origine italiana. Viene da una famiglia di anusim (discendente da ebrei che furono costretti a convertirsi al cristianesimo ai tempi dell'Inquisizione). Da tre anni sta lavorando per rilanciare la comunità ebraica della Calabria, sede di una lunga tradizione ebraica,ora quasi completamente scomparsa. Aiello ha recentemente aperto la prima sinagoga in questa regione dopo 500 anni.
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"Qui al Sud ci sono ancora comunità discese dagli anusim", dice Angela Amato coinvolto nell'attività della sinagoga. "Una delle loro tradizioni principale è quella di sposarsi tra le famiglie, per stare insieme e preservare i nomi degli ebrei. Ora possiamo trascorrere insieme il Kabbalat Shabbat".
A differenza della comunità ebraica ortodossa che non riconosce l'ebraismo di molte persone che frequentano la sinagoga, Aiello accoglie quante più persone possibile al suo centro. "Stiamo cercando di vedere l’ebraismo calabrese come un cerchio: si può entrare in questo circolo in qualsiasi momento, partecipando al Kabbalat Shabbat, per esempio. E' importante far vivere questa esperienza,soprattutto qui in Calabria, dove la presenza cattolica è molto forte. Nella mia famiglia, per esempio, ci sono sacerdoti e suore e questo è dovuto all’origine marrana. Ho un cugino che un volta mi disse: “Sai, se avessi potuto conoscere e studiare la religione ebraica da giovane probabilmente sarei diventato un rabbino e non un sacerdote”.
Contributi finanziari alla Comunità ebraica provengono sia da ebrei che da cattolici italiani. Questo non sorprende Aiello. "Il tipo più comune di matrimoni misti in America è tra ebrei e cattolici", sottolinea. "Se è proprio vero, come alcuni sostengono, che il 40 per cento della popolazione calabrese è ebrea o di origine ebraica, e si aggiunge che l'80 per cento dei 26 milioni di italiani-americani provengono dalla Calabria e dalla Sicilia quali sono le probabilità che un italiano-americano abbia radici ebraiche? molto alte".
Aiello ha approfondito lo studio di documenti sull'Inquisizione a fianco di altri ricercatori: il Prof. Francesco Renda, il dottor Enrico Mascaro e il Prof. Vincenzo Villella. "Diciamo che se qualcuno viene a noi con il cognome Vitali, posso trovare i suoi antenati al tempo dell’Inquisizione".
Quando Aiello cominciò a visitare i villaggi e le città della Calabria e a chiedere alla gente se avessero radici ebraiche, la maggior parte di loro rispondeva negativamente. "Solo quando ho cominciato a porre domande sulle tradizioni di famiglia, sulle superstizioni, le porte improvvisamente si sono spalancate. La gente ha cominciato a dirmi: “Sai, non siamo mai andati in chiesa. Quando mia nonna stava morendo, ci ha detto - Non chiamate il prete, non datemi un rosario in mano, ma avvolgetemi in un lenzuolo e seppellitemi prima del tramonto del giorno successivo".
Una volta, mi sono recato in un negozio vicino a casa mia e ho visto molti sgabelli bassi. Dissi al negoziante che qui doveva vivere una famiglia con molti bambini. Lui rispose: “No, no, queste sono le sedie per il lutto. Ogni famiglia nella zona ha sedie come queste. Ti ci siedi per una settimana dopo la morte di qualcuno”.
“Nel Sud dell’Italia, e in particolare in Calabria, le comunità ebraiche erano tra le più ricche e fiorenti culturalmente", afferma Vincenzo Villella, storico locale del centro ebraico di Serrastretta.. "Una delle più antiche sinagoghe del mondo è stato scoperto qui, in Calabria, a Bova Marina, e se si dovessero elencate tutte le città dove esistono tracce ebraiche ,la lista non avrebbe mai fine". Tuttavia, il Centro per lo Studio degli ebrei in Calabria e Sicilia ha incontrato una dura resistenza da parte di alcuni residenti locali. "Hanno considerato l'affermazione che potrebbero avere antenati ebrei come un'accusa imbarazzante. Quando abbiamo voluto aprire il centro ebraico in una città grande come Lamezia, non abbiamo potuto ottenere l'approvazione. Non abbiamo nemmeno ottenuto una risposta dalla città. Abbiamo messo cartelli in alcuni luoghi per indicare la presenza ebraica nel passato. Sono stati bruciati o tolti".
Quando Aiello e Villella hanno iniziato a elencare i cognomi più tipici ebraici della regione, hanno ricevuto alcune telefonate minacciose. "La gente pensava che fosse un affronto alla loro dignità affermare che l'origine del loro nome fosse ebreo". Tuttavia appena il centro è stato aperto decine di persone sono venute a chiederci di rintracciare le proprie radici. La gente è venuto a festeggiare Hanukkah con noi, e il prete locale, don Gigi Uliano, ha parlato con i membri della sua chiesa e ha detto: “So che molti di noi hanno radici ebraiche.V oglio conoscere il mio retaggio ebraico con il rabbino Barbara, e anche tu dovresti venire”. E così ha sostanzialmente dato loro il permesso di venire. Villella ha detto che l'affermazione che il 40 per cento dei calabresi sono di origine ebraica è esagerata, ma insiste sul fatto che la cifra non sia inferiore al 15 per cento".
Nell'anno 1276 circa 2.500-3.000 ebrei vivevano in Calabria e circa 15.000 ebrei in tutto il Sud Italia. Verso la fine del 15° secolo il loro numero era superiore ai 12.000, il che significa che circa uno ogni 10 o 12 Calabresi era un Ebreo. Molti dei discendenti di anusim hanno cominciato a vivere una vita ebraica e alcuni si sono convertiti. Uno di questi "nuovi ebrei" è l’ex sacerdote Frank (Francesco) Tamborello, che dopo aver scoperto le sue radici, ha abbandonato il sacerdozio, si è convertito e ora è un rabbino riformato.
Non molto tempo fa, un medico e rabbino ortodosso, Stefano Di Mauro, è tornato in Sicilia dall'America e ha aperto un centro di studi ebraici. Decine di persone frequentano le sue lezioni e pensano di essere discendenti di famiglie ebree. La maggiore difficoltà che ho dovuto affrontare, dice Di Mauro, oltre a combattere l'ignoranza e l'antisemitismo, è la mancanza di coinvolgimento da parte dei leader dell'ebraismo italiano. Il vuoto qui è stato creata in parte perché nessuno è mai venuto in Sicilia, eppure 50 anni fa la memoria delle tradizioni era molto forte".
Oltre alle attività religiose fornite da Di Mauro, vi è stato recentemente stato un risveglio culturale dell'isola: feste ebraiche, mostre e siti archeologici hanno attirato un numero alto di visitatori. Spiega la guida turistica Maria Rosa Malesani, studiosa di storia ebraica siciliana: "Nel 15° secolo, il numero degli ebrei in Puglia, Calabria, Sicilia era di 40.000 persone, ma poi l'Inquisizione portò distruzioni tremende. La prosperità della comunità ebraica in Sicilia, soprattutto nel periodo della dominazione araba, ha fatto arrabbiare un sacco di gente", spiega Malesani. "Ci sono stati pochi massacri, soprattutto dopo i sermoni infiammatori dai monaci. Gli ebrei erano gli unici che avevano il permesso al commercio di schiavi e di altri traffici considerati 'sporchi ' peri cristiani, ma naturalmente questo faceva comodo a tutti. Tanto che abbiamo trovato lettere scritte dopo il decreto di espulsione emesso per gli ebrei siciliani nel 1492, dove vari funzionari chiedevano che non venisse applicata questa ordinanza ai commercianti. Ma gli ebrei non erano solo commercianti, ci sono stati anche importanti medici ebrei, astronomi e matematici i cui scritti sono ora in mostra nei musei di Parigi e Londra".
Come in Calabria e Sicilia, gli abitanti ebrei di Trani, una piccola città in Puglia nel Sud Italia, stanno cercando di ravvivare la loro fiorente comunità, ma a differenza di Di Mauro e Aiello, gli ebrei di Trani osservano uno stile di vita ortodosso, ricevono sostegno finanziario e organizzativo da parte dell'Unione delle comunità ebraiche italiane
Le azioni di Aiello, sono considerate dai leader della comunità ebraica ortodossa, l'unica riconosciuta ufficialmente dal governo italiano, irrilevanti.
"A lot of people come to us after being turned away from regular synagogues because they don?t have the documentation to prove they are Jewish. My cousin was born in 1941. The Christian midwife convinced my aunt to baptize the children and write in their birth certificates that they were Catholics, because those were dangerous times. And so you have a Jewish man, with Jewish roots going back hundreds of years, with a birth certificate that states he is of a pure Aryan race. And he goes to the synagogue in Rome, I don't know which rabbi he spoke to, and said to him: 'I want to be part of the life of the community,' and the rabbi just laughed at him. The Jewish community in Italy has become more rigid in recent years, more closed. There has always been this rivalry between north and south. My family used to be called terroni [a derogatory term for southern Italians]. When you take into account this cultural rivalry, it?s not surprising to see why Jewish communities in the north don?t want to hear about how archaeological excavations done in Calabria of all places unearthed a synagogue even older than theirs."
giovedì 25 marzo 2010
Ebrei a Nicastro, dove?
Continua la discussione sulla scelta del Museo di Lamezia di eliminare il pannello sulla presenza ebraica a Nicastro.
Al Timpone c’erano gli ebrei
da LameziAttiva
«Anche lo storico Pasquale Giuliani conferma: gli ebrei erano al Timpone di Nicastro. È con rammarico che registriamo la negazione della storia della nostra città. Come ha denunciato alcuni giorni fa “Il Quotidiano della Calabria”, non figura più nei nuovi locali del museo archeologico il pannello che dal 1997 presentava ai visitatori il Timpone come dimora di una comunità ebraica nei secoli XIII-XVI», afferma in una nota la sezione lametina di Italia Nostra, secondo la quale «la negazione della presenza ebraica a Nicastro e al Timpone è del tutto priva di fondamento ancorché inutile e dannosa per il turismo culturale della città».
«Respingiamo senza tentennamento il pregiudizio di chi afferma che non si possa parlare di presenza ebraica dove non esistono documenti o prove a confermarlo, anche perché la storia della presenza ebraica non è stata ancora adeguatamente sviluppata in Calabria, rimanendo ai margini della storiografia. Per molte località è fatta solo di tracce labili, di indizi, di allusioni - rincara la dose il professore Vincenzo Villella, presidente di Italia Nostra - e Nicastro non si sottrae a tale carenza, perciò la storia della presenza ebraica va ricostruita tassello dopo tassello, partendo dai silenzi e dal nulla, visto che la cacciata degli ebrei dalla Calabria ha determinato un totale oblìo sulla loro presenza nella nostra regione. Altre comunità calabresi vanno fiere di aver ospitato colonie giudaiche anche senza averne la storia scritta, mentre nel lametino e a Nicastro qualche segno è reperibile».
Anche lo storico Montesanti, riferendosi al periodo normanno-svevo, scrive:“Nel medesimo periodo la venuta degli Ebrei in Calabria ne portò, anche fra noi, una piccola colonia la quale pose stanza in apposito ghetto: il Timpone”.
Secondo Italia Nostra, ancora più importante è la testimonianza di Pasquale Giuliani il quale nelle “Memorie storiche della città di Nicastro” scrive: “Similmente sulla destra sponda del Canne era com'è tuttavia un agglomerato di case, ove è fama che ghetto fosse stato di ebrei; e che dal luogo sassoso e dirupato si è sempre nominato Timpone”.
La testimonianza di Montesanti e Giuliani spazza via ogni possibile obiezione di chi non vuole che si parli di ebrei al Timpone. Villella osserva che «la mancanza di ritrovamenti archeologici e materiali non vieta di ubicare il quartiere ebraico ove la memoria lo ha sempre collocato, come ha documentato nel 1987 (10 anni prima del museo) il giornalista Antonio De Sarro».
Aver tolto il pannello sugli ebrei al Timpone è quanto «di più incomprensibile e antistorico potesse essere fatto» afferma infine Villella, contestando la mancanza della prova archeologica - una motivazione futile non è motivo valido per negare la tradizione. Come la ragione non può eliminare ciò che non riesce a raggiungere, allo stesso modo l'archeologia non è abilitata ad escludere una presenza storica, ma semmai a confermarla».
mercoledì 24 marzo 2010
Antiquarium di Bova Marina
La Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria ed il Comune di Bova Marina inaugurano l'Antiquarium ricadente nell'area del Parco archeologico dedicato al patrimonio rinvenuto nel territorio fin dall'avvio delle indagini archeologiche negli anni '80 che hanno messo in luce significative testimonianze della presenza di una comunità ebraica tra il IV ed il VI secolo d.C.
Risale alla fine del 2006 l'inaugurazione del Parco archeologico, ed ora finalmente si compie questo nuovo passo, che spero possa essere il primo per la riscoperta del patrimonio ebraico in Calabria.
Altro evento in cui si potrebbe toccare l'argomento ebraico, vista anche la presenza di Cuteri, studioso, tra l'altro, della materia, è Catanzaro, una città medievale del Mediterraneo nella Chiesa di S. Omobono, il 17 aprile alle 17,30.
Le origini, le trasformazioni urbanistiche, le attività economiche e commerciali della città di Catanzaro. L'evento è promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro, con la collaborazione del professor Francesco Cuteri.
Riporto qui l'articolo del Quotidiano della Calabria in cui si parlava di questo evento.
Zavettieri ha illustrato l'iniziativa che interesserà il territorio
Tra le opere previste anche un centro della cultura ebraica e contadina
Una giornata di incontri per la presentazione del progetto del Parco Archeologico di San Pasquale è stata organizzata dal sindaco del comune di Bova Marina, Domenico Zavettieri, presso la Sala Giuditta Levato di Palazzo Campanella a Reggio Calabria, con la partecipazione degli enti e dei progettisti coinvolti nella progettazione.
«Difatti nella zona di San Pasquale, - ha spiegato il Sindaco di Bova Marina - e più precisamente nella zona denominata Delia, sono state ritrovate le più importanti tracce dell'antico insediamento quali i mosaici della più antica sinagoga individuata in Italia dopo quella di Ostia Antica. Grazie ad un finanziamento regionale di 550 mila euro verrà restaurata la Villa Nesci che sarà destinata ad Antiquarium gestita dalla Sovrintendenza ai Beni culturali e, con un finanziamento di 4 milioni di euro, si prevede da parte del Comune la ristrutturazione ed il recupero di un ex frantoio da destinare al centro culturale dell'ebraismo e della civiltà contadina oltre ad attività culturali e stage universitari. Il progetto - ha continuato il Sindaco - prevede anche un punto per il ristoro e l'allargamento del campo degli scavi. I lavori, iniziati da due mesi dalla ditta esecutrice Ati, di Vincenzo e Sebastiano Sgrò, saranno consegnati entro dicembre 2007 e rappresentano un punto di riferimento importante per il territorio, alquanto degradato economicamente, ma ricco di cultura e di storia: basti pensare al ritrovamento del tesoro di Teodosio o ai castelli medievali con i borghi, la chiesa Basiliana del XI sec. ed altre ricchezze che fanno della zona grecanica reggina un sito di interesse archeologico internazionale».
Progettista di tale parco l'architetto Luigi Zumbo che ha sottolineato l'importanza di questa iniziativa: "L'acquisto dell'antico frantoio da parte del Comune - ha detto l'architetto - ha una valenza culturale perché questa struttura rurale sarà trasformata in un Museo che testimonierà la presenza ebraica in Calabria".
Progettista dell'area esterna l'architetto Luigi Scaramuzzino che ha realizzato il progetto per il recupero della casa rurale e la sistemazione esterna. «Il progetto - ha detto Scaramuzzino - prevede cinque punti di intervento fondamentali: la ristrutturazione del casale come punto di ristoro; la recinzione esterna; un percorso interno al parco in pietra; la realizzazione di un ulteriore scavo archeologico e i servizi annessi quali rete fognaria, idrica, elettrica e sistema anti-intrusione. Il consulente dell'azienda Marco Goso fornirà un piano economo per lo sviluppo dell'area e l'utilizzazione del parco ai fini economici e turistici per una corretta integrazione col territorio". Il progetto si è avvalso della collaborazione dell'Università Mediterranea che ha visto nell'allora Rettore Bianchi e nella docente di storia dell'architettura, Marisa Cagliostro, validi sostenitori. «Il progetto - ha detto Cagliostro - finanziato col Por 2000/20006 riguarda il parco archeologico scoperto 20 anni fa e si rende fattibile grazie alla sensibilità dell'amministrazione comunale di Bova Marina: un mosaico con il candelabro ebraico non dà adito a nessun dubbio che si tratti di una sinagoga ebraica, oltre al ritrovamento della necropoli le cui tombe guardano Gerusalemme. Quindi un sito che merita di essere recuperato e valorizzato in un contesto dove si affiancano mostre all'aperto, itinerari naturalistici e servizi miranti alla crescita e allo sviluppo dell'area grecanica».
«Il nostro obiettivo - ha aggiunto la sovrintendente ai beni architettonici della Calabria, Emilia Andronico, - è quello di aprire un Antiquarium creando un'area archeologica di alto valore a livello europeo. Il sito è stato scoperto durante i lavori di ristrutturazione della superstrada Jonica 106: sono venuti alla luce i resti di un villaggio risalente all'età tarda antica tra il 4° e il 6° secolo. La lentezza dei lavori è stata dovuta alla difformità statica durante l'esecuzione che ha comportato una variante complessa e strutturale».
I lavori del convegno sono proseguiti nel pomeriggio a Bova Marina presso Irsec con un tavola rotonda sul progetto del Parco Archeologico di San Pasquale cui è seguito un dibattito.
lunedì 8 marzo 2010
Altre esili tracce antiche
Saccheggiando l'interessantissimo libro di A. Solano, Bruttium paleocristiano, Edizioni del Museo archeologico, Vibo Valentia, 1977, riporto alcune citazioni che potrebbero ampliare (mi riferisco sempre in forma dubitativa) il quadro delle antiche presenze ebraiche in Calabria.Egli quindi cita alcune iscrizioni che potrebbero avere relazione con presenze ebraiche.
Lapide di Monses presbiter

Tropea. Lapide funeraria di "Monses presbiter" (prete Mosè), il cui nome ci permette facilmente di supporre che si trattasse di un ebreo convertito al cristianesimo.

Ricadi. Da qui proviene una lapide dedicata alla piccola "Gloriusa", che visse circa cinque anni. Egli attribuisce a questo nome (Gloria, Gloriosa) una pertinenza ebraica; con quanto fondamento, onestamente, non saprei dire.
Locri. Da Gerace (ma sicuramente proveniente da Locri) si trova un frammento che porta il nome "Maria Velania", e l'autore presuppone che Maria fosse nome ebraico; anche qui, non saprei se condividere: a mio parere Maria è già nome cristiano.
Non dal libro citato, ma dall'ottimo sito Tropea Magazine riporto la citazione di alcune gemme "magiche", rinvenute in varie parti della Calabria, che riportano in varie forme la trascrizione in lettere latine del sacro Tetragramma, in un caso accompagnato dall'attributo Sabbaoth.
Non si tratta in questo caso di segni di presenza ebraica, ma comunque mostrano l'influenza (giunta anche nella nostra terra) ebraica, sebbene corrotta e degradata a magia, sulla cultura cristiana (come abbiamo visto in un precedente post) o gnostica (alla cui area culturale potrebbero essere riconducibili queste gemme).
venerdì 5 marzo 2010
Il nuovo museo di Lamezia e gli ebrei spariti
Probabilmente torti e ragioni stanno da tutte e due le parti: c'è chi esagera per un verso (vedendo anche quello che non c'è) chi per l'altro (rifiutandosi di vedere quello che è incontrovertibile.
Mi auguro che al più presto venga data una soluzione, magari ricorrendo a criteri scientifici e documentari validi da ogni punto di vista.
Niente ebrei al nuovo Museo
da Il Quotidiano di Calabria
Raffaele Spada
La visita al museo di piazza San Domenico, oggi, rivela perciò gli esiti di una aspra polemica sorta tra i negazionisti della "effettiva" presenza ebraica nella città di Nicastro in epoca medioevale, ed in particolare nel quartiere del Timpone, e coloro i quali, invece, traevano origine da una tradizione storica locale, che non sottovaluta la dimensione della mescolanza degli ebrei dopo l'inquisizione Spagnola che ordinava agli Ebrei di tutte le età di lasciare il paese, e che permetteva di portare via tutte le proprietà eccetto metalli preziosi o denaro.
Infatti la Judeca di Nicastro, secondo quella tradizione, dopo il 1510, non solo fu abbandonata, ma fu cancellata dall'interesse degli storici locali per paura di ripercussioni.
Nessuno tra le poche famiglie convertite al cristianesimo nutriva interesse per stabilire legami con la Judeca, perché se fosse stato scoperto a "giudaizzare"sarebbe stato denunciato, spoliato e condannato al rogo.
Rispetto ai negazionisti, certi nelle loro congetture, c'è anche chi, seguendo notizie inconfutabili, come Montesanti scrive sulla presenza ebraica «Nel medesimo periodo la venuta degli Ebrei in Calabria ne portò, anche fra noi, una piccola colonia la quale pose stanza in apposito ghetto: il Timpone".
«Detestati, ricercati e perseguitati, afferma Vincenzo Villella, autore de "La Judeca di Nicastro", ma anche lusingati sia dall'università che dai vescovi che si contendevano le cospicue tasse che essi dovevano pagare, gli ebrei hanno avuto una presenza silenziosa, ma importante nella società nicastrese almeno per tre secoli, ed è giusto che si faccia di tutto per ricostruirla, anche partendo dal nulla. Gli ebrei si insediarono a Nicastro tra la fine del IX e l'inizio del X sec.
in concomitanza con le incursioni saracene di quel periodo, allorché nacque il primo nucleo abitativo denominato Musconà. Appena arrivati, gli ebrei erano già in numero tale da costituire una comunità».
Anche Oreste Dito ne "La storia calabrese e la dimora degli ebrei in Calabria"cita Nicastro tra le comunità ebraiche calabresi del XIII secolo, dicendo "…Altri stanziamenti erano a Nicastro, Monteleone, Tropea, Nicotera, Seminara, nelle due piane di S. Eufemia e di Palmi".
Infine, secondo i registri della Cancelleria Angioina, gli ebrei di Nicastro pagavano nel 1276 l'imposta per la distribuzione della nuova moneta della zecca di Brindisi, detta anche "gabella judaica".
Ed anche nella Taxatio generalis subventionis in justitiariatu Calabriae, con i versamenti ebraici alla corte, figura la comunità di Nicastro.
giovedì 4 marzo 2010
Studenti di Scalea alla sinagoga di Roma
Quanto mi piacerebbe avere qualche referente in Calabria che mi aiuti a raccogliere e diffondere le notizie!
Nell'attesa, cerco di fare quello che posso.
Lunedì 2 marzo una delegazione dell’Accademia internazionale del cedro, guidata dal Presidente Franco Galiano, accompagnata da un cospicuo numero di studenti del Liceo scientifico “P. Metastasio” di Scalea e due docenti, Teresa De Presbiteris e Antonietta Romano, saranno ricevuti dal Rabbino Capo della Sinagoga di Roma, Riccardo Di Segni.
Si tratta ormai di una ritualità che si ripete da cinque anni per rinsaldare i legami, già forti, tra
I giovani studenti leggeranno alcuni messaggi invitanti alla pace e al dialogo. Il presidente Franco Galiano, nel portare il saluto dell’Accademia e dei cedricultori, ricorderà l’importanza avuta dalle Comunità Ebraiche in Calabria, nei secoli trascorsi, ed il grande ruolo attivo e propositivo svolto nel settore economico, con il dare impulso all’agricoltura, all’allevamento del bestiame, all’industria tessile, all’arte della stampa ed a quella orafa. Galiano ha altresì parlato della proposta fatta alle istituzioni locali ed alla comunità calabrese di elevare una testimonianza marmorea alla loro presenza e della necessità di approfondire e stringere i legami tra la loro cultura e le radici mediterranee, ricordando che molto dell’ebraismo è presente non solo nei cognomi calabresi, ma anche in gran parte della toponomastica e nei dialetti della Riviera dei Cedri. Ricorderà la lunga frequentazione intercorsa nei secoli soprattutto nel Medioevo tra
Secondo il Presidente dell’Accademia del cedro, Franco Galiano, tra l’altro studioso del pensiero e della cultura ebraica ed egli stesso scrittore amico degli ebrei, riportando alcune riflessioni contenute nei suoi scritti su Gioacchino da Fiore ed Oreste Dito in cui si parla del cedro e degli Ebrei afferma che “essere ebreo è un’arte, perchè essere ebreo è difficile. Significa essere un combattente, uno che nuota contro una sordida, malvagia corrente umana per difendere la propria identità occidentale e i propri universali valori spirituali. E’ un onore essere pertanto Ebrei. Questo popolo eroico e martire, la cui legge è la più alta, quando sembra essere assente sul proscenio della Storia è invece il più presente di tutti”.
