Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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mercoledì 27 maggio 2020

Nuove antiche presenze: Ebrei a Girifalco?



Un posto particolare tra le mie recenti scoperte occupa quella di una possibile area sepolcrale nei dintorni di Girifalco, in provincia e nei pressi di Catanzaro.
Si tratta di un paese posto poco all’interno della costa jonica, non lontana da località in cui la presenza ebraica è accertata: Roccelletta del Vescovo di Squillace, in comune di Borgia, di cui ho già parlato, in quanto vi sono state rinvenute due anforette con il simbolo della menorah, destinate a contenere il vino kasher, risalenti al periodo tra tardo impero e alto Medioevo; Squillace, dove è presente una Judeca, testimonianza di una sicura presenza ebraica alla fine del Medioevo, presumibilmente fino alla cacciata del 1511, testimoniata da documentazione certa.
Inoltre, molto vicino a Girifalco si trova Cortale, in cui sembra trovarsi un’altra Judeca, citata brevemente - “Il centro storico è suddiviso in rioni (fatevi indicare l’antico e minuscolo quartiere ebraico”) - nel blog Racconti raminghi e altre storie, ma di cui al momento non esistono prove documentali.
Le ricerche nell’area di Girifalco sono state effettuate in una breve campagna di scavi a fine estate del 2014 dal benemerito locale Club archeologico, fondato e attualmente presieduto dall’archeologa dottoressa Ines Caliò, che è stata estremamente gentile e molto generosa di informazioni, e insieme alla quale stiamo cercando di indagare e approfondire la materia.
Direttore degli scavi fu il dottor Alfredo Ruga, responsabile dell’area per la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria.
Immagine tratta da un fotogramma
di un servizio del TGR della Calabria
Purtroppo, per i ben noti e annosi problemi economici, dovuti a quella che definirei benevolmente ignoranza (chi non lo ricorda? “con la cultura non si mangia”, detto proprio da un Ministro dei beni culturali!) gli scavi non sono più ripresi, e il materiale e l’area giacciono invisibili, salvati per fortuna dal proprietario del fondo, che generosamente ha donato il terreno al Comune.
Di questo rinvenimento l’archeologa dottoressa Raimondo, della citata Soprintendenza, che ha visitato lo scavo insieme alla Soprintendente dell’epoca, dottoressa Simonetta Bonomi, ha affermato senza dubbio trattarsi di sepolture ebraiche, e che nelle vicinanze deve esserci anche un insediamento abitato da ebrei; il carattere ebraico delle sepolture rinvenute (ma si suppone ce ne siano anche altre) sembra essere confermato dall’orientamento che tutte presentano in direzione est-ovest, quindi in direzione di Gerusalemme.

Immagine tratta dallo stesso servizio del TGR Calabria.
Si vede una tomba priva di resti umani

Quest’area offre svariati motivi di interesse, e motivi di approfondimento.
Innanzitutto abbiamo questa menorah pentalichne (a cinque bracci), invece della classica ed usuale menorah a sette bracci, che non è assente nella produzione artigianale ebraica dell'epoca, ma neanche comunissima; si tratterebbe inoltre del primo insediamento ebraico dell’epoca posto abbastanza all’interno rispetto alla costa, a differenza degli altri, come quello di Bova Marina tra tutti; la presenza, tra le altre, di una tomba che sembra avere carattere monumentale; e ancora altre problematiche e prospettive che sarebbe troppo lungo e noioso elencare.
Che altro dire? Per il momento de hoc satis, lavori in corso, vorremmo fare uno studio approfondito per quanto sarà possibile.

Nuove antiche presenze tra dubbi e certezze


Si infittisce la rete di probabili presenze in Calabria. Ormai è più facile dire dove NON risulta nulla. Purtroppo questa osservazione vale essenzialmente per la Calabria meridionale, quella anticamente nota come Calabria Ultra, dal momento che essendo di un paese che vi si trova, e sul quale conduco delle ricerche, mi è più facile “inciampare” in tracce di ebraismo, da semplici toponimi o tradizioni orali che possono essere piuttosto dubbi, ad elementi invece documentati.
Più carente riconosco invece di essere sulla Calabria Citra, corrispondente all’odierna provincia di Cosenza, sulla quale dovrò certamente ampliare l’approfondimento, sperando di trovare qualche collaboratore, come mi è successo per la Calabria meridionale.

Prima di parlare di Girifalco, che tra tutte le località potrebbe essere la più interessante, voglio accennare ad altre recenti “scoperte”.

La prima riguarda Davoli, in cui verso la frazione Marina, e ormai quasi inglobata in essa, esiste un’area tuttora chiamata Giudeo o Giudei, trova nei pressi del castello Felluso (curioso, anche se sicuramente è una pura coincidenza: Fellus è un cognome molto diffuso tra gli ebrei italiani di origine libica).
Al momento nulla risulta tranne il semplice toponimo, e sappiamo che spesso i toponimi, se non accompagnati da documenti o resti materiali, non sono molto indicativi; credo comunque che non vadano ignorati.
Voglio aggiungere una immagine con i versi di un intellettuale davolese, Saverio Tucci, vissuto nella prima metà dell’’800, che accenna a questa contrada, nelle sestine 25 e 26 del suo componimento Il mese di maggio nella marina di Davoli. Versi, Napoli, Raffaele Lista, 1845.
Nella nota 14 specifica che:
Io non ho trovato nessuna informazione su questo Castello “raca” che secondo lui gli ebrei avrebbero attribuito al castello; l’unico riferimento possibile che ho notato è che nei pressi esiste una contrada chiamata Case Votarelle, che, interpretandole come Case Vuote, potrebbe richiamare questo “vacuo” che attribuisce al castello; oppure potrebbe essere un riferimento al Castello Felluso, già abbandonato alla sua epoca.
Notevole, oltre all’indicazione di questa finora ignota (almeno a me) contrada Giudeo, la sua disposizione verso gli ebrei. In un’epoca ed in uno Stato che aveva una forte caratterizzazione antisemitica e dove gli ebrei, dopo il 1541 non saranno ammessi (salvo l’utilistica eccezione dei Rothschild a Napoli) fino all’Unità d’Italia, ne loda le capacità e l’industriosità.


Più significativa di un semplice toponimo è invece una serie di località, la cui documentazione, estremamente sintetica, ma quasi certa, si trova nell’opera che ho citato più volte in questo blog, ma sempre a proposito del mio paese, e che invece ora ho approfondito ed esteso. Si tratta della cinquecentesca Platea di Santo Stefano del Bosco, curata dal professor Pietro De Leo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1997.
In attesa di fare un lavoro più ampio e specifico, mi limiterò ad un “arido” elenco delle località citate in cui è presumibile vi fossero presenze ebraiche, più o meno consistenti e durature:
Acquaro (vi è solo citato un toponimo, ma nella sua particolarità è estremamente interessante, e lo trovo fortemente probante di un’antica presenza ebraica);
Ardore (di cui viene citato solo un toponimo, nell’attuale frazione Marina);
Arena;
Dasà;
Grotteria (di cui ho già parlato in un altro post del blog);
Monasterace (il mio paese, di cui ugualmente ho scritto più volte) oppure
Guardavalle (le indicazioni topografiche contenute nel testo danno adito a qualche dubbio);
Ed infine una località di difficile collocazione e individuazione, chiamata nel documento “casalis Santi Miglano et Potami”.
Ardore, Grotteria e Monasterace si trovano in provincia di Reggio; Guardavalle in quella di Catanzaro; le altre località erano all’interno del feudo di Arena, attualmente in provincia di Vibo Valentia.


domenica 19 aprile 2020

Nuove tracce su e giù per la Calabria

In questi giorni di reclusione da coronavirus, ho avuto un po' di tempo per rinnovare le mie ricerche su tracce ebraiche in Calabria, e devo dire che è stato piuttosto fruttuoso.
In questo post, più che dall'aspetto storico, mi sono fatto guidare dalle tracce toponomastiche, anche al fine di vagliarne la validità e provare ad elaborare una mia tesi personale riguardo la diffusione di questi toponimi.
Saranno quindi citate sia località in cui la presenza ebraica è dimostrata, che altre in cui è tutta da verificare, come altre in cui sembrerebbe da escludere, almeno allo stato attuale. 
Nelle cartine, come riferimento per chi non conosce le varie zone, ho segnalato i capoluoghi di provincia. 

1 - TRA LOCRIDE E ASPROMONTE (RC)

Pietra Cappa. Immagine dal blog Gambarie d'Aspromonte
A SAN LUCA , un abitante del luogo mi ha segnalato l'esistenza del Passo del Giudeo, nei pressi del celebre monolito di Pietra Cappa, nonché del Ponte dell'Ebreo, sulla fiumara Bonamico, nei pressi del santuario di Polsi; un ponte che ormai non esiste più, distrutto da una delle tante alluvioni.
La natura della nostra terra, purtroppo, è questa, ed è questo il motivo per cui è importante raccogliere gli indizi che ancora restano. L'ideale sarebbe creare una rete che veda un informatore in ogni paese, o almeno in ogni area locale, in modo da “coprire” tutta la Calabria, ma temo sia pura utopia.
Tornando al punto, di queste località c'è da notare che si tratta in entrambi i casi di posti lontani dall'abitato, e questo Passo del Giudeo è il terzo o quarto di cui ho notizia.
Segnalo queste particolarità ai fini di una ipotesi che sto cercando di elaborare in merito ai toponimi calabresi di sapore ebraico.

Scendendo dall'Aspromonte allo Jonio, troviamo la frazione marina di ARDORE, con la sua Contrada Giudeo, di cui si parla anche nel libro a cura di Claudio Sabbione, La villa romana di Palazzi di Casignana. Guida archeologica, Corab, Gioiosa Jonica, 2007 (da cui è tratta l'immagine delle due epigrafi, in lingua  latina).
Anche questa località è lontana dal centro abitato, sebbene “già alla fine dell'800 era stata rinvenuta una tomba a camera che aveva restituito due epigrafi sepolcrali, databili al III-IV secolo d.C. Scavi svolti alla fine degli anni '70 hanno poi portato all'identificazione di un insediamento, probabilmente una fattoria produttiva di media età imperiale”. Specifica poi che queste epigrafi furono recuperate all'interno dei “ruderi ci una camera quadrata che andò distrutta” e che la fattoria produttiva ebbe “due diverse fasi di frequentazione (III secolo d.C. e VI-VII secolo d.C.”.
A parte il nome, non c'è nulla di ebraico tra i rinvenimenti, ma vi sono alcuni dati che coincidono con la località Deri/San Pasquale di Bova Marina (le due fasi di frequentazione, la collocazione lungo la romana strada litoranea jonica); chissà che il futuro non riservi qualche sorpresa!
Nei pressi si trova la località Schiavo, probabilmente indicante una presenza slava. Sembra quasi trattarsi di una sorta di “area franca” per presenze allogene.

Oppido Vecchia.
Immagine da Wikipedia

La presenza di ebrei ad OPPIDO MAMERTINA è nota, e ne ho già trattato in un vecchio post, ma grazie all'articolo di Rocco Liberti, Gli ebrei nella Piana di Terranova,, tratto dalla rivista "L'alba della PIana", settembre 2017, ho “scoperto” due nuovi indizi.
Infatti vi si dice che “una contrada finitima [...] si denominava in passato, ma anche tuttora lo judeo oppure passo del giudeo”; non sono riuscito a trovare quale sia questa “contrada finitima”, ma doveva essere anch'essa collocata fuori dall'abitato, come fa pensare il secondo nome, che sembra indicare un luogo di passaggio, eventualmente da localizzare tra tue colline o montagne.
Molto interessante anche la notizia su TRESILICO, comune autonomo fino al 1927 ed oggi frazione di Oppido, da cui dista meno di 2 chilometri, di cui si dicein Tresilico altra (contrada) era detta la judeca.
Come potete vedere dall'immagine, Tresilico si trova in un'area in cui vi sono molti centri che videro presenze ebraiche. Quindi, pur non avendo altro elemento che quello toponomastico, è ben possibile che anche qui gli ebrei non mancassero, nonostante non sempre il nome “Judeca” indichi necessariamente una presenza ebraica.



A mezza costa tra Contrada Giudeo di Ardore e Tresilico, troviamo BIANCO VECCHIO, di cui traggo quanto ne dice l'ottimo sito, più volte citato, Italia judaica.
Nel 1502-3 la comunità (giudecca) di Bianco era composta da 3 fuochi, sui quali gravava la tassa  ordinaria  di 4 ducati, 2 tarì  e 10 grani.  Il 24 agosto 1503 essa versò al percettore Tommaso Spinelli  4 ducati, mentre il resto fu esatto da Battista de Vena. Nello stesso anno lo Spinelli  stesso registrava a carico dei giudei di Bianco un residuo  di 3 tarì  dovuto  per la misurazione  del  sale  fiscale  nell’anno 1500-1501. Egli  però  precisava  che tale contributo  non era allora esigibile, non avendo  né gli ebrei  né i cristiani  ricevuto  in  quell’anno  il sale  suddetto. La provincia era, infatti, in quegli anni devastata dalla guerra scoppiata tra Spagnoli  e Francesi per la conquista del regno di Napoli.

Mappa dei luoghi trattati in questa parte del post

Nel 1508 la giudecca  di Bianco era  composta ancora da 3 fuochi, con l’identica tassa  ordinaria  di 4 ducati, 2 tarì e 10 grani, che versò in tre rate il 15 gennaio,  il 16 aprile e il 7 settembre. La comunità risultava  in regola anche per il versamento di 1 ducato, 2 tarì  e 10 grani  quale  quota  del  donativo offerto  dai  Giudei  del Regno al re”.
Siamo ormai all'epilogo della presenza ebraica in Calabria, possiamo quindi supporre che in precedenza, prima della calata di Carlo VIII d'Angiò, la comunità potesse essere ben più numerosa.

2 - IN SILA PICCOLA (CZ - CS)

Ringrazio la ricercatrice, e mia cara amica, Tiziana Carlino per le informazioni che mi ha fornito sul suo paese, Gimigliano, tanto più perché oggetto di un suo prossimo lavoro. Un vero esempio di amore per la nostra terra, senza gelosie ed esclusività.
Naturalmente, essendo il suo lavoro, più ampio e specificamente dedicato a Gemigliano, non ho iportato tutte le notizie e le sue fonti, tra cui il notevole volume di Alessandro Calogero, Riflessioni su Gimigliano. Dizionario toponomastico geografico-storico, lingua, costume e ipotesi sulle origini, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2000.


Mappa dei luoghi trattati in questa parte del post
Nei pressi di TIRIOLO (CZ) abbiamo una zona chiamata Giudecca. Si tratta di un'area ormai disabitata, sulla sommità di un monte,
Nel sito del comune leggiamo: “Il Parco Fortezza-Monte custodisce i monumentali ruderi del kastron bizantino di monte Tiriolo. Installato probabilmente nella seconda metà del VI sec. d.C., il fortilizio ha subito diversi rimaneggiamenti fino all’XI sec. d.C. È composto dalla maestosa cinta muraria, dai ruderi delle torri di vedetta e dalle fondazioni della Chiesa. All’estremità meridionale del parco si trova il recinto a semicerchio noto comunemente come ‘Giudecca’. L’area merita una visita anche per i panorami mozzafiato che offre e per le specificità geologiche e naturalistiche di monte Tiriolo”.
Molto fantasiosa e del tutto inconsistente l'affermazione che trovo su Facebook relativamente ai “tessuti (talled o tallit) che si indossano durante le cerimonie, simili ai 'vancali' di Tiriolo, con le strisce blu, colore importante per gli ebrei”. È palese ad un primo sguardo che il vancale di Tiriolo, in genere nero con disegni multicolori, non ha niente a che fare con il talled.
Alcune delle località trattate
Su GIMIGLIANO (CZ), Domenico Lamannis, Miscellanea Patria, Napoli, Angelo Coda,1828, pp. 33-34, scrive quanto segue.
Non molto lungi dal luogo detto Ascania, esiste un fondo denominato Tre Villaggi, corrottamente Trivillaci, e vedonsi le ruine di antiche abitazioni. Il non avere questi tre villaggi denominazione alcuna, mi fa credere che questi avessero potuto essere abitazioni di que pochi Ebrei anche fuggiaschi, e rintanati nei Monti; e a maggiormente ciò credere mel fa confermare il vedere in questo sito un’acqua denominata al presente ancora Acqua delli Giudei, e lo conferma ancora il forte sito sul monte di Tiriolo fabbricato in faccia ad Oriente con alte mura e torri, non che una gran cisterna per uso di acqua, e che tutto fin’ora si osserva,  e che tutta questa chiusura chiamasi Giudeca”.
Sinceramente, l'assenza di denominazione dei tre villaggi mi sembra argomento inconsistente, al contrario del nome dell'”acqua” (un torrente? una sorgente?), nonché dell'altra testimonianza offerta da Tiziana Carlino.
Un compaesano mi ha detto che a Porto (quindi non nel centro abitato), in prossimità del fiume Corace, sulla sponda destra, c’è una “Acqua e iudii” o “Acqua e iudia”. Si tratta di una sorgente ubicata in località Ucciusu.  Questo elemento, sebbene scevro di qualsiasi attestazione storica, potrebbe accreditare l’ipotesi di una presenza ebraica su quella che era una via di comunicazione. da Porto, oggi frazione del comune di Gimigliano, distante circa sei chilometri dal centro abitato. Prima della strada carrozzabile che congiungeva Cosenza a Catanzaro, completata agli inizi del XIX secolo, per recarsi a Catanzaro si passava dalla direttrice viaria di Porto, la cui etimologia, nonostante il territorio sia attraversato dal fiume Corace, ha il significato di “transito” o “passaggio” piuttosto che di “punto di ancoraggio” o “approdo”. Una conferma è data dal nulla osta di Alfonso il Magnifico che, nel 1446, concede il permesso ai catanzaresi di istituirvi una fiera  nell’ultima domenica di agosto. Si può ipotizzare che esistesse già una simile consuetudine sul territorio, forse non ancora normativa, che proprio per la sua ubicazione sull’asse Cosenza-Catanzaro attirava molta gente di passaggio nell’una o nell’altra direzione”. 
Abbiamo quindi la conferma di un'altra “Acqua dei Giudei” o “di Giudea”, e soprattutto, ai fini dell'ipotesi che sto elaborando sulla presenza di questi toponimi di sapore ebraico, la menzione della fiera e il significato del termine “Porto”.

A CARPANZANO (CS), o meglio ai suoi dintorni, avevo già accennato in un precedente post, riferendo quanto ne cennava Oreste Dito nel suo La storia calabrese e la dimora degli Ebrei in Calabria dal sec. V alla seconda metà del sec. XVI . Grazie al sito de Il Crotonese, posso aggiungere un'altra traccia toponomastica, ed alcune precisazioni: “nei dintorni di Carpanzano, nel cosentino, esistono un monte Giudeo ed un casale Giudeo mentre tra Scigliano, Rogliano e Carpanzano ci sono tuttora le contrade Judio Soprano o Sottano ed Acqua Judia”.
Ho segnalato anche COLOSIMI (CS), dove, in base alla notizia precedente, potrebbe (per quanto io lo ritenga improbabile) essere situato un altro Monte Giudeo (o dei Giudei), diverso da quello di Carpanzano.
Rispetto alla notizia del Dito, abbiamo la localizzazione del Monte Giudeo all'interno del comune di Carpanzano, e possiamo aggiungere alcuni toponimi: Casale Giudeo a Carpanzano, e le contrade Judio Soprano e Judio Sottano tra Scigliano, Rogliano e Carpanzano; la Fonte Giudea del Dito viene chiamata Acqua Judia, pressappoco come a Gimigliano.

3- NELLA PIANA DI SIBARI (CS)

Mappa dei luoghi, tra Roseto Capo Spulico,
a cui brevemente accenno, e Cosenza
Nel volume di Attilio Vaccaro, La Platea di Cassano Storia dei poteri signorili ecclesiastici e laici nella Diocesi di Cassano (secc. XV-XVI), Cittadella, Assisi, 2013, troviamo due brevissime, ma interessanti informazioni ebraiche su TREBISACCE:
La nostra Platea fornisce poche ma interessanti notizie sulla presenza di comunità giudaiche nel territorio della diocesi. Ad esempio, leggiamo che il loro arrivo via mare nel porto di Trebisacce era assoggettato al pagamento di un tarì, la stessa cifra che veniva richiesta alle meretrici venientibus et discendentibus a dicta marina et eius territorio (cc. 81r-81v). Inoltre esisteva una località, che si trovava alla foce del fiume Saraceno, denominata Colfum Iudeorum, segno di una possibile loro presenza attiva sul posto (cc. 81r-81v)”.
Era la stessa tassa che veniva imposta agli ebrei a Pietra di Roseto (oggi castello di Roseto Capo Spulico), provenienti sia da mare che da terra.
Potrebbe essere interessante anche notare che, come ad Ardore la Contrada Giudeo si colloca presso quella denominata Schiavo, qui abbiamo la fiumara Saraceno. Ricordo di una qualche incursione, occupazione o accoglienza?
Sappiamo che, prima che Federico II li riunisse a Lucera, in Puglia, popolazioni musulmane erano presenti soprattutto in Sicilia, ma anche in Calabria, come nel caso della cittadina di cui sto per parlare, anticamente chiamata Brahalla (Benedizione di Dio) o dei numerosi cognomi di origine araba, come Bagalà (Splendore di Dio), da cui deriva il nome del paese di Bagaladi nel Reggino.

Ad ALTOMONTE (anticamente Brahalla) ho brevemente accennato più volte, ma dovrò dedicarvi appena possibile un post. Qui mi limito a riportare quanto riferito in una breve notizia dell'introduzione dell'appena citata Platea di Cassano:
Un altro significativo passo riguarda Altomonte, da cui apprendiamo che la chiesa della SS.ma Trinità era stata costruita in contrata iudee al posto di un’antica sinagoga”.
Molto interessante l'informazione circa la presenza di una sinagoga, cosa che ci fa presumere una presenza notevole di ebrei nel paese, che altrove non avevano un luogo di culto, e si riunivano per la preghiera in case private.

Anche a MOTTAFOLLONE dovrò dedicare un post a sé. Qui mi limito a riportare una notizia toponomastica, analoga ad altre già riferite in questo post.
Domenico Cerrelli, in Monografia di Mottafollone, Storia della Sacra Cinta e Raccolta di Massime Morali, Napoli, 1857 (il cui testo integrale è presente nel sito del comune http://www.comune.mottafollone.cs.it/DettaglioNews/tabid/12763/Default.aspx?IDNews=9412 ).
Qui leggiamo: “Gli Ebrei, che dovettero uscire fuori da Mottafollone nel 1511, vi ebbero un ghetto, quando erano disseminati per tutta la Calabria, con prò della pubblica prosperità, e lasciarono il nome ad una sorgente, che tuttavia nell'anno 1728 era detta l'Acqua dei Giudei”.
Ancora un'altra Acqua dei Giudei, per la seconda volta indicata come sorgente (a questo punto mi sembra l'ipotesi più probabile, rispetto al nome di un corso d'acqua); è interessante la figura di questo arciprete, che, in un tempo in cui gli ebrei erano annoverati dalla Chiesa soltanto come reprobi da convertire, ne parla positivamente, ed anche molto accurato, in quanto riporta anche la fonte della sua informazione, che si trova in una nota a pagina 20 dell'opera.

Su MALVITO non trovo altro che la menzione da parte del “solito” Oreste Dito come luogo in cui gli ebrei erano presenti, purtroppo senza nessuna indicazione di fonte, come spesso accade. Sospetto però che ne abbia ipotizzato lo stanziamento sulla base del nome di quella che ancora oggi si chiama Contrada Acqua Giudea, come ho potuto rilevare su internet, esattamente... nei vari elenchi telefonici e indirizzi!