Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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martedì 16 settembre 2008

Conferenza sui giudei a Reggio Calabria

Nell'ambito delle Giornate europee del patrimonio 2008, sotto il titolo di "Le grandi strade della cultura - Viaggio tra i tesori d’Italia", che si terranno sabato 27 e domenica 28 settembre 2008, tra gli eventi che si terranno in Calabria, vorrei segnalare la conferenza su "I Giudei a Reggio Calabria. Storia di una convivenza sociale ed economica".
La conferenza ripercorre le tappe di una significativa presenza attraverso documenti e sopravvivenze etnoantropologiche, e si terrà a Reggio Calabria sabato 27 alle 17,30 (in pieno shabbat!) presso Palazzo San Giorgio in Piazza Italia.
Purtroppo non ho maggiori ragguagli, e spero di saperne di più, se non altro dopo che si sarà svolta.

lunedì 15 settembre 2008

Giornata della cultura ebraica a Santa Maria del Cedro

Come a Cittanova, così anche a Santa Maria del Cedro si è celebrata per la prima volta la Giornata europea della cultura ebraica.
Pubblico un articolo del
Quotidiano della Calabria che parla di questo evento svoltosi nella Costa dei cedri, dove ogni anno vengono rabbini da tutto il mondo per raccogliere i cedri per la festa di Sukkot.
Nota stonata (a mio parere) la presenza di Emanuele Filiberto di Savoia, almeno se, come sembra risultare, non ha speso una parola su quel suo antenato che proprio 70 anni fa ha firmato senza fiatare le leggi razziali che misero al bando gli ebrei italiani, e molti ne condussero a morte.


Santa Maria del Cedro - Il 7 settembre è stato dedicato alla “Giornata europea della cultura ebraica”.Giunta alla nona edizione, è stata celebrata in 27 paesi europei ed ha potuto contare su 58 appuntamenti nello stivale. Tre in Calabria: Bova Marina, Cittanova e Santa Maria del Cedro, presso il Carcere dell’Impresa.Un’importante momento di confronto con le comunità di un popolo, quello ebraico, che divide la sua identità con quello europeo. E lo fa con i contributi apportati alla cultura europea, con il ricordo degli infausti giorni dell’olocausto e, infine ma non meno importante, inaugurando un nuovo corso di apertura al dialogo culturale e religioso.L’interreligiosità, la cultura, il dialogo tra posizioni che, sapendosi fino ad oggi diverse, si adoperano alla scoperta di tratti comuni che aiutino il processo di pace e di quieta convivenza. Tutti elementi rintracciabili nei diversi interventi della manifestazione svoltasi nella cittadella del Cedro. Proprio l’agrume, ormai da diversi anni, fa da tramite tra la nostra regione, l’alto Tirreno cosentino in particolare, e le comunità ebraiche sparse nel mondo.Il primo, non di certo l’unico elemento che pone a contatto due mondi distanti ma desiderosi di avvicinarsi. Le visite dei rabbini di tutto il mondo per raccogliere il frutto sacro agli ebrei nella sua versione perfetta è storia ormai nota e consolidata. In questo caso è immancabile affidarsi alle parole di Franco Galiano, presidente dell’Accademia del Cedro di Santa Maria. “Pare che i miti ebraici e la loro simbologia - spiega Galiano - siano tra i più ricchi. Come Accademia abbiamo cercato di promuovere una simbologia del cedro partendo dalla festa di Sukkoth e dagli spazi che la Bibbia dà a questo frutto conosciuto in tutto il mondo grazie agli ebrei. C’è la necessità di non arroccarsi nella propria identità. Se la Riviera dei Cedri lo ha acquisito come simbolo economico e culturale, il cedro può esserlo anche del dialogo. Oggi ci chiediamo se siamo in un alba o in un tramonto. Preferisco pensare che sia alb,a ma senza dimenticare quell’anima latente della Calabria che è ebraica, che deve dialogare con il mondo dello spirito e non con quello della tecnologia. Il mondo del cuore, il mondo del cedro”.Il contatto tra ebraismo e Calabria è stato al centro anche dell’intervento di Mosè Lazar della scuola ebraica “Merkos”. Nel suo intervento anche uno squarcio di luce sul nodo centrale della cultura ebraica. “Quando parlo di Calabria - esordisce Lazar - dico sempre ‘nostra’ perché mi sento tanto calabrese dopo 44 anni che vengo qui. Il titolo del mio intervento è “siamo tutti ebrei”. Si tratta di un titolo provocatorio ma prego di avere pazienza”. Secondo Lazar l’elemento saliente della cultura ebraica è aiutare il prossimo. Considerando l’universalità di un simile principio viene da pensare che allora siamo tutti ebrei. E possiamo coesistere. Riprendendo un passo della Bibbia ebraica, siamo tutti parte di una pianta. Ogni uomo è una foglia della pianta e come tale ha un suo compito. “La cultura ebraica - spiega ancora Lazar - insegna dall’infanzia la responsabilità verso il prossimo. Tu devi avere l’iniziativa di dare una mano. I fondatori delle prime forme di comunismo erano ebrei oppressi dallo zar. Certo hanno sbagliato e hanno avuto un giudizio negativo. Ma una forma positiva è il kibbutz in Israele. È un’associazione dove varie persone lavorano per il prossimo e non per se se stessi. Tutto è in comune. Tutti lavorano sodo ma non per guadagnare, lo fanno per il prossimo. Questa è cultura e per questo dico che siamo tutti ebrei. Quel che noi dobbiamo fare è dimostrare al mondo, senz’altro commettendo degli errori in buona fede, che la società israeliana è basta su questo: è iniziata con il kibbutz ed è ispirata dal principio “il tuo è tuo ed il mio è tuo”.Sulla cultura ebraica si è soffermato anche Anselmo Calò, assessore dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei). “Il compito dell’Ucei è di tutelare gli interessi religiosi e di vita rituale degli ebrei. Se potessimo analizzare certe diverse abitudini nelle popolazioni del sud scopriremmo similitudini con quelle ebree. Da qui insomma riavviare il dialogo: dalla riscoperta, tramite la comparazione delle abitudini, del legame tra ebraismo e meridione dell’Italia”.Nel corso del dibattito si sono aggiunti contributi di varia natura e di varie personalità. Come quello di Emanuele Filiberto di Savoia che si è soffermato sul tema dedicato all’edizione del 2008 della giornata:la musica. “Personalmente - ha commentato il nobile - credo che l’arte, e la musica in particolare, sia uno strumento incomparabile per il dialogo”.O come quello del neo-prefetto di Cosenza, Melchiorre Fallica che ha lodato le realtà che fanno onore al sud e l’importanza della ricerca di elementi comuni tra diverse culture per favorire i rapporti. Argomenti, questi, che hanno interessato anche gli interventi di Patrizio Brusasco, docente dell’università di Torino, del sindaco di Santa Maria, Francesco Maria Fazio, e di Giovanni Latorre, rettore dell’Unical.La giornata dedicata alle comunità ebraiche ha avuto poi un appendice di intrattenimento in Piazza Casale. Qui la compagnia “Raccontami una storia” ha inscenato attraverso la particolare tecnica dello “storytelling” un racconto sulle donne dell’antico testamento. È stata poi la volta dell’orchestra “I cameristi di Laos” e del coro polifonico Harmònia che ha eseguito canti ebraici. Il tutto assaporando cibo Kasher, ovvero pietanze preparate in accordo alle regole alimentari della religione ebraica stabilite nella Torah.
Andrea Polizzo

Sentieri ebraici a Cittanova

Quest'anno Cittanova è stata per la prima volta sede di alcune manifestazioni per la Giornata della cultura ebraica: purtroppo non ho avuto notizia di resoconti sulla stampa di questo evento, vorrei però ugualmente ricordare alcuni punti di interesse ebraico di questa cittadina tra Serre, Aspromonte e Tirreno, nonché riprodurre un articolo con cui era stato presentato lo svolgimento della Giornata a Cittanova.
Un affettuoso grazie va agli amici Antonio Sorrenti e Linda Gjzeli che tanto stanno facendo per la memoria ebraica a Cittanova e nella Calabria in generale.


A Cittanova esiste un quartiere denominato Judeca: sembra che qui si sia stanziato un gruppo di ebrei dopo il 1630, ben dopo la cacciata dalla Calabria. Furono chiamati, probabilmente, perché era fondamentale il loro lavoro per il commercio della seta. Il quartiere sorge nei pressi della chiesa dell'Addolorata, ed il suo ingresso è caratterizzato da un crocefisso di ferro che si trova su una parete al lato destro.

Lo stemma di Cittanova riproduce nell'angolo in alto a sinistra quella che sembra essere una piccola stella di David, forse a ricordo della floridezza che gli ebrei diedero a questa cittadina sorta dopo il terremoto del 1616.

La targa che ricorda Perlasca
Infine, nel giugno di quest'anno, un viale della bellissima villa comunale è stata dedicata ai Giusti della Nazioni diplomatici, che contribuirono alla salvezza di migliaia di ebrei perseguitati dai nazifascisti.
Sulla prima palma vi è una targa dedicata al Giusto ignoto, in memoria di tutti quelli che tale riconoscimento non hanno ricevuto e forse non riceveranno mai, ma che sono ben noti a coloro che salvarono e all'Eterno. Oltre a questa pubblico la foto della targa dedicata a Perlasca.
La palma con la targa dedicata al Giusto sconosciuto

Da Calabria Ora
Carmen Ieracitano
Domenica 7 settembre 2008
Cittanova sarà tra le 58 città italiane che, in contemporanea con altri 27 stati europei, oggi celebreranno la Giornata Mondiale della Cultura Ebraica, istituita nove anni fa dalla Comunità Europea, con un decreto che dava a tutte le minoranze presenti sul territorio europeo la possibilità di scegliersi un giorno in cui far vivere e conoscere le proprie tradizioni. A Cittanova saranno in mostra a palazzo Gentile dodici litografie realizzate dal pittore e botanico tedesco Edmund Worndle von Adelsfried durante il suo soggiorno in Palestina, alla fine dell’Ottocento.
Mentre il programma “Musica e Parole” prevederà una serie di concerti e manifestazioni che partendo dalla Villa Comunale, nella quale è stato recentemente costituito il “Giardino dei Giusti”, in ricordo di coloro che rischiarono i prima persona per salvare gli ebrei dalle persecuzioni naziste e simbolo di fratellanza tra la comunità cittanovese e quella ebraica, attraverseranno la città percorrendo anche l’antica “Giudecca”, zona in cui sorgeva l’ex ghetto della comunità.

Razza Diritto Esperienza

La facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Catania da mercoledì 29 ottobre a venerdì 31 ottobre organizza (a Catania e Siracusa) un interessantissimo convegno sulla persecuzione antisemita in Italia e sulle sue conseguenze (ancora oggi) dal punto di vista giuridico ed economico.
Il convegno si intitola "Razza Diritto Esperienze. A settant'anni dalle leggi razziali".
Voglio infatti ricordare che il 4 settembre 1938 furono promulgate le prime legislazioni razziali del regime fascista.
Il sito è molto ben fatto, ed in via di completamento ed arricchimento, vi consiglio quindi di consultarlo di tanto in tanto, eventualmente anche dopo la fine del convegno.
Pubblico qui il programma preso dal sito, programma che è ancora provvisorio ed in via di definizione.


Paolo Cappellini (Univ. Firenze): Razzismo totalitario? Un percorso 'giuridico' di riflessione
Paolo Caretti (Univ. Firenze): Il corpus della legislazione razziale del 1938
Silvano Di Salvo (Corte dei Conti): Risarcire gli ebrei. Leggi razziali e Costituzione nelle decisioni dei giudici (1956-2008)
Silvia Falconieri (Univ. Napoli "Federico II" e Goethe Univ. Frankfurt a. Main): Tra «silenzio» e «militanza». La legislazione antiebraica nelle riviste giuridiche italiane (1938-1943)
Emilio Gentile (Univ. Roma Sapienza): La rivoluzione antropologica per l'italiano nuovo: le premesse del razzismo e dell'antisemitismo
Aldo Mazzacane (Univ. Napoli "Federico II"): Una questione controversa a proposito delle leggi razziali. Genesi autoctona o convenienze politiche di importazione?
Antonella Meniconi (Univ. Roma Sapienza): Il mondo degli avvocati e le leggi antiebraiche
Michele Sarfatti (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano), Le vicende della spoliazione degli ebrei : la relazione Anselmi (2001)

Alessandro Somma (Univ. Ferrara): «Coincidenza di assoluta spontaneità di vedute». Razza e diritto all'ombra dell'Asse culturale Roma-Berlino
Giuseppe Speciale (Univ. Catania): «Rimane ferma la regola». I giudici e le leggi razziali (1938-1943)
Michael Stolleis (Max Planck Institut für europäische Rechtsgeschichte e Univ. Frankfurt a. Main): Comprendere l'incomprensibile. L'Olocausto e la storia del diritto
Ruggero Taradel (Univ. of Washington, Seattle, WA., USA): La Santa Sede e le leggi razziali in Italia e in Europa
Ferdinando Treggiari (Univ. Perugia): Legislazione razziale e codice civile: un'indagine stratigrafica
Angelo D'Orsi (Univ. Torino) e Laurent Mayali (Univ. Berkeley, California): Conclusioni

venerdì 12 settembre 2008

Bova 2008: Giornata della cultura ebraica

Con notevole ritardo, esce finalmente sulla stampa notizia della Giornata della cultura a Bova Marina; resto in fiduciosa attesa di poter finalmente publicare qualcosa anche sulle iniziative a Cittanova e a Santa Maria del Cedro.


il Quotidiano della Calabria - Giovedì 11 settembre 2008
Enza Cavallaro


Una bella immagine del mosaico della sinagoga di Bova Marina,
gentilmente concessami dagli amici Antonio Sorrenti e Linda Gjzeli

Convegno a Bova Marina in occasione della Giornata Europea della cultura ebraica

Un luogo di incontro di civiltà - Relazioni sulla storia e la presenza in Calabria

Bova Marina
- E' stato un vero successo l' incontro di studi sul tema “Il territorio di Bova, luogo di incontro delle grandi civiltà. Il ruolo dell'Ebraismo”, organizzato in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica. La manifestazione, promossa dall'amministrazione comunale, con il patrocinio dell'amministrazione provinciale, si è svolta a Bova Marina.
Dopo i saluti istituzionali, è stata la volta di Cesare Colafemmina, docente di Epigrafia e antichità ebraiche dell'Università di Bari, uno dei più autorevoli studiosi della storia e delle tradizioni ebraiche nell'Italia Meridionale.
La Calabria è stata culla dell'Ebraismo dall'800 al 1500; da essa la Diaspora ebraica si è propagata presso il continente europeo. Nel Medioevo la presenza di una consistente colonia ebraica concentrata nella Giudecca di Rossano favorì lo sviluppo dell'economia e del pensiero ebraico. Essa divenne altresì punto di riferimento dell'attività commerciale e politica sotto il dominio angioino, a dispetto di una legislazione sempre meno permissiva e tollerante verso gli Ebrei dell'Italia meridionale.
Il declino della comunità ebraica tranese, conseguentemente ai decreti di espulsione emanati dal Regno di Napoli, alle conversioni coatte incoraggiate dalla Chiesa e al dilagante Marranesimo non hanno mai inficiato il focolare ebraico che oggi ha ripreso vigore anche a Trani. Nell'exursus storico, Colafemmina ha parlato della presenza ebraica sotto gli Aragonesi e gli Spagnoli, di cui nella valle del Sinni non è rimasta pressoché memoria.
A Chiaromonte si conosce un quartiere Giudea, che secondo la tradizione popolare si chiamava così perché da esso Ponzio Pilato, il procuratore romano della Giudea dal 26 al 36 d. C., di passaggio nella città, avrebbe prelevato uno dei soldati che parteciparono alla crocifissione di Gesù! L'eventuale collegamento del quartiere con il locale insediamento ebraico è andato, quindi, perduto e si escogitò una nuova spiegazione del nome. Da notare che, stranamente, il toponimo non ricorre né nella tradizione orale né in quella documentaria a Senise, a Tursi e a Carbone, dove i giudei furono di casa e operarono. Si trova invece a San Severino Lucano, un centro sorto all'inizio del XVI secolo e per il quale non c'è menzione di dimora stabile di giudei.
Una situazione analoga si trova in Calabria a Tritanti, Caccuri, Scala Coeli, Morano; in Puglia a Celle S.Vito, San Vito dei Normanni, Ortelle, Cerfignano, Minervino di Lecce; nelle località montane abruzzesi di Pereto, Civitaretenga, Paganica e Santo Stefano di Sessanio. E' quindi più che probabile che il toponimo non implichi sempre un antico insediamento ebraico e che abbia assunto anche altri significati.
Un'ampia area recintata, per esempio, sulla sommità del “monte” di Tiriolo (Catanzaro) è chiamata Giudecca, toponimo di cui Giudea è variante, e al nome viene dato il significato di recinto per rinchiudere e proteggere il bestiame. Dal fatto, quindi, che il toponimo indicasse in origine il luogo in cui abitavano i giudei, e fosse già per questo connotato un po' negativamente (non dimentichiamo i pregiudizi religiosi e sociali che circolavano nei confronti dei giudei), esso prese a indicare il quartiere, o la via, abitata per lo più da non abbienti, forse anche da emarginati e da girovaghi, o semplicemente il luogo in cui si custodivano gli animali domestici, grossi o minuti.
La molteplicità di significati del toponimo, tuttavia, resta ancora da precisare e approfondire. Non sono mancati interventi e ringraziamenti per la lezione magistrale del professore Colafemmina.
La Giornata Europea della Cultura Ebraica è ormai divenuta una piacevole consuetudine della prima domenica di settembre. La sfida di aprire nello stesso giorno le porte delle sinagoghe, dei musei, dei siti ebraici, ha incontrato il crescente interesse, la curiosità, la voglia di conoscere del pubblico non ebraico.
Si riteneva, erroneamente, che le comunità ebraiche fossero luoghi chiusi, poco accessibili. La Giornata della Cultura ha offerto un'occasione unica per vincere anche questo pregiudizio. E' dimostrato che oggi, nel vecchio continente come nelle giovani democrazie dell'est europeo, le comunità ebraiche vogliono aprirsi alla società circostante, partecipare, farsi conoscere, confrontarsi, portando il contributo della propria cultura e dei propri valori.

A Serrastretta

Finalmente sono riuscito ad andare a Serrastretta, dove ho potuto incontrare Rabbi Barbara Aiello, e vedere (con enorme commozione, devo confessare) l'unica sinagoga attualmente esistente in Calabria.
Devo specificare che Rabbi Barbara appartiene ad una corrente riformata dell'ebraismo, e che il suo rabbinato non è riconosciuto dalla grande maggioranza degli ebrei italiani (gli ortodossi non accettano il rabbinato femminile), che non considerano la sua una vera sinagoga, né la sua comunità una vera comunità ebraica; io non intendo prendere posizione in un senso o nell'altro, perché vorrei che ogni forma di ebraismo tornasse ad essere presente in Calabria, sono comunque grato a Barbara che sta riuscendo a suscitare tanto interesse in Calabria e nel Sud intorno all'ebraismo.
Ho avuto con lei un incontro molto bello, in cui mi ha raccontato sprazzi di storia della sua famiglia e delle altre famiglie ebraiche di Serrastretta.
Si tratta di cinque famiglie che, alla scacciata degli ebrei nel XVI secolo dalla Calabria, fuggirono da Scigliano, di dove erano originarie (nei pressi esiste ancora un Monte Giudeo) e furono accolte e protette dall'Inquisizione dalla popolazione di Serrastretta.
Sempre meno numerosi e con sempre meno pratiche ebraiche, riuscirono comunque a sopravvivere fino al secolo scorso, trasmettendo alla popolazione circostante usanze di cui si era perso il tempo, viste come semplici superstizioni, ma in realtà residui di costumi ebraici.
Mi ha raccontato di suo padre, che a Nicastro (oggi parte del comune di Lamezia Terme) due volte a settimane prendeva lezioni di Torah da un rabbino di cui non seppe mai il nome, fino all'emigrazione in America, dove potè finalmente manifestarsi liberamente come ebreo; la persistente paura della nonna, che pure in America il venerdì sera continuò ad accendere le candele dello Shabbat in cantina; il padre partigiano e deportato a Dachau, dove sopravvisse; il nonno che veniva chiamato da tutti Rabbino...

In questa prima foto potete vedere l'Aron kodesh (l'armadio in cui si conserva la Torah nelle sinagoghe, in questo caso una semplice nicchia nel muro, normalmente coperta da un velo) della sinagoga di Serrastretta, che pare trovarsi dove già anticamente sorgeva l'antico locale adibito a sinagoga (la nicchia è infatti orientata verso Gerusalemme); il rotolo della Torah è del XVI secolo ed è stato donato da una famiglia americana, accanto ad esso potete vedere una piccola Torah per le celebrazioni con i bambini.

Nella seconda foto, Barbara dietro la Tevah (da cui si legge la Torah in sinagoga), che indossa la kippah sul capo e il talled (manto di preghiera) sulle spalle; dietro di lei il grande Shofar, e alla sua sinistra si intravedono alcuni piatti per la celebrazione del Pesach.

mercoledì 10 settembre 2008

Gaetano Marrari

Tempo fa, avevo parlato in un post del Giusto calabrese Angelo De Fiore. Ora ho avuto notizia che da poco un altro calabrese ha ricevuto questo onore.
Si tratta del maresciallo Gaetano Marrari, per qualche tempo direttore del campo di concentramento di
Ferramonti di Tarsia.
In attesa di avere ulteriori informazioni, pubblico questo
post, trovato nel blog Eliazar Parnas, che lo ricorda.

GIORNATA DELLA MEMORIA
dal sito www.strill.it
Sulla giornata della memoria - lunedì 04 febbraio 2008
Riceviamo e pubblichiamo
Quest’anno il 27 gennaio era domenica. Ed è stato positivo: perché tutte le manifestazioni relative alla Giornata della Memoria si sono svolte in un arco temporale più vasto.
L’Associazione Italia - Israele ha partecipato a due iniziative: un incontro pubblico, alla sala Giuditta Levato del Consiglio Regionale, organizzato dall’Associazione "La proposta", e l’inaugurazione, presso la scuola elementare Aurelio Cassiodoro a Pellaro, di una mostra fotografica, "Un visto per la vita", dedicata a quei diplomatici – Giusti tra le Nazioni - che aiutarono gli ebrei.
In quest’ultima occasione ero a disagio: come spiegare l’orrore della Shoah ai bimbi? Ma li ho trovati preparati e soprattutto motivati. Il lavoro svolto dagli insegnanti era stato egregio. E poi i bambini – il nostro futuro - ci sorprendono sempre. Così come i giovani; migliori di come, talvolta, una pubblicistica superficiale li descrive.
Ma c’è stata una nostra iniziativa più riservata ma altrettanto sentita.
Domenica mattina 27 gennaio ci siamo recati al Cimitero di Condera, dove abbiamo posto una pietra - secondo l’uso ebraico - e un mazzo di fiori sulla tomba del maresciallo Gaetano Marrari.
Pare che sia previsto l’intitolazione di una strada al maresciallo Marrari: quanto bisognare aspettare? Ma per far sì che la Giornata della Memoria non sia solo un’abitudine perché non cancellare alcune scritte antisemite tracciate su qualche muro cittadino? In particolare nei pressi di Palazzo Campanella è stato scritto AN= ed è stata disegnata una Stella di Davide. Già perché si ritiene che il Magen David sia un simbolo negativo. Così come sono da cancellare anche le scritte offensive nei confronti delle Forze dell’Ordine.
Lavorare per una città in cui convivere serenamente e nel rispetto reciproco vuol dire combattere l’odio anche quando si presenta sotto forma di parole.
Perché, è bene ricordarlo, sono esse l’origine di tutto.

Tonino Nocera, Vice Presidente di Italia - Israele di Reggio Calabria

martedì 9 settembre 2008

7° Raduno Nazionale di EDIPI

Ieri avevo parlato della Chiesa di Palmi. Oggi voglio ricordare un appuntamento che l'EDIPI (Evangelici d'Italia per Israele), a cui la Chiesa appartiene e che ugualmente avevo ricordato ieri, ha organizzato proprio nella città calabrese dal 17 al 19 ottobre.
Si tratta del 7° Raduno Nazionale di EDIPI, che come ogni anno avrà una forte caratterizzazione di amicizia con gli ebrei e con il popolo di Israele, tanto più che negli stessi giorni ricorre l'importante festa ebraica di
Sukkot.

Il raduno avrà, ovviamente, una connotazione di fede e di preghiera, voglio comunque segnalare due appuntamenti che possono essere particolarmente interessanti per gli amici di Israele:
- Sabato 18 ottobre alle 18,30 l’Ufficio del turismo israeliano presenterà nuovi progetti di viaggi in Israele.
- Domenica 19 ottobre alle 11,15 vi sarà il saluto del Rappresentante dell’Ambasciata di Israele in Italia.

L'incontro si svolgerà presso l’Hotel Stella Maris.
Pensione completa è di 90 € (supplemento singola: 30 €)
- I bimbi fino a tre anni NON PAGANO
- l’iscrizione al congresso é di 10 €
Segreteria organizzativa: tel/fax: 0966 261910 - email: segreteria.geis@alice.it - Cell:339 4427115
Segreteria EDIPI: 049 8073447 oppure 347 5788106 - email: tnt@bhb.it

Qui potete trovare l'intero programma, le modalità di partecipazione e una presentazione degli oratori, mentre qui potete vedere una locandina più sintetica.

Mi permetto soltanto di fare (in totale e sincera amicizia) un mio appunto di carattere personale.
Sinceramente trovo un po' stridente che dei sinceri amici del popolo ebraico dedichino tanto spazio ad un movimento come quello degli ebrei messianici, che dall'ebraismo mondiale vengono in qualche modo visti come elemento di potenziale dissoluzione del popolo ebraico.

Antisemitismo, un male antico

A tanti sconfortanti esempi di antisemitismo (pardon... antigiudaismo!) in Calabria (dei quali esito a parlare per non fare pubblicità a certi squallidi personaggi e ai loro siti), corrispondono per fortuna altrettante luci positive.
Mi fa piacere pubblicare questo articolo ampio e ben informato (di più di un anno fa, in occasione della Giornata della memoria 2007), edito da
AreaLocale, un interessante newsmagazine calabrese di cultura e attualità.

Alberto Fico
Ogni anno, ormai da tempo, ritorna quello che per legge è definito “il giorno della memoria” (27 gennaio).
Noto, però, che l’abitudinarietà porta a considerare con superficialità eventi del genere, che sembrano appartenere, ormai, alla memoria storica. Si rende necessario, dunque, riprendere quella che è stata la questione ebraica e l’antisemitismo.
In molti si sono preoccupati di schierarsi pro o contro una serie di posizioni che via via sono state espresse; da parte mia, invece, vorrei esporre i risultati di una breve ricerca su quella che si potrebbe definire come la storia dell’antisemitismo e proporre una minima chiave di lettura.
Tanti studiosi che conoscono la storia antica, e in particolare quella del vicino oriente, concordano nel ritenere che intorno al III millennio a.C. i territori orientali che gravitano nell’area del Mediterraneo furono sconvolti da una serie di invasioni e notevoli spostamenti di popolazioni.
Tra quei gruppi ve n’erano alcuni che furono particolarmente famosi per la capacità combattiva e guerriera: erano gli Habiru, popolazioni di lingua semita che avevano una cultura alquanto avanzata rispetto agli abitanti di quelle zone; infatti, alcuni gruppi riuscivano ad insediarsi nei territori di altre “nazioni” accumulando ingenti ricchezze, tanto che vi furono esponenti che riuscirono a diventare impiegati governativi e consiglieri di amministratori.
Altri Habiru s’insediavano in territori dove potevano costruire e sviluppare i loro commerci, allora il capo si proclamava re e offriva il proprio vassallaggio al sovrano che governava l’intera regione. I gruppi di Habiru che si arricchivano di più e aumentavano la propria potenza vedevano accrescere il numero della popolazione fino ad oltre duemila o tremila individui perché a quello più potente se ne aggregavano altri.
Nel racconto biblico, troviamo Abramo, a capo di uno di questi gruppi, che ha rapporti diplomatici col re di Sodoma e che è costretto a dividere il proprio gruppo in due perché il territorio che lo ospitava non è abbastanza grande da contenerlo.
Anche nel racconto dell’Esodo, il Faraone d’Egitto si preoccupa del fatto che i figli di Abramo sono diventati troppo numerosi, al punto che essi hanno superato il numero degli egiziani, tanto che ordina l’uccisione di tutti i neonati maschi.
La prima considerazione che si può fare è che gli Ebrei sono grandi commercianti e artigiani che riescono ad inserirsi nelle economie delle popolazioni circostanti e riescono ad accumulare notevoli ricchezze diventando, così, potenti; è, dunque, questa prima caratteristica che pone gli israeliti come individui “diversi” dagli altri uomini perché, col tempo, nei vari gruppi di ebrei sparsi nella regione di Canaan nasce la consapevolezza di appartenere ad un’unica Nazione e inoltre il singolo che ha fatto carriera aiuta e arricchisce tutta la comunità di appartenenza a discapito delle genti circostanti.
Pensiamo, infatti, al racconto biblico di Giuseppe e dei suoi fratelli: venduto come schiavo riesce a diventare consigliere del Faraone e poi Amministratore dell’Egitto, in seguito, quando scopre d’essere ebreo (appartenente ad una Nazione particolare) aiuta i propri connazionali ad insediarsi nelle terre egiziane. Anche Mosè da “uomo salvato dalle acque” divenne co-erede del regno d’Egitto per tutta la vita del Faraone fino a quando, scoperte le proprie radici, si ribellò al sovrano e liberò il suo popolo.
Non solo gli ebrei erano considerati diversi, ma avevano comportamenti differenti rispetto agli altri uomini, quando essi incominciarono a proclamarsi “Popolo del libro”, gli unici che avevano un testo che raccontava la storia del mondo, le loro origini e il rapporto esclusivo con il Dio creatore dell’universo, che li aveva scelti in mezzo agli altri popoli per riconoscerlo come l’unico vero Dio, a differenza delle false divinità delle altre genti. Fu proprio questa diversità che indusse alcuni letterati e storici dell’antichità a parlare male degli ebrei, come Ecateo di Abdera che giunse a sostenere che Mosè in realtà fosse un sacerdote egizio rinnegato, mentre Menatone sostenne che Mosè fosse un sacerdote egizio spergiuro che comandò agli ebrei di distruggere tutti gli idoli della religione egiziana, mentre la stessa fuga degli israeliti in realtà fu l’espulsione di una gran massa di lebbrosi.
Nell’antichità, però, questa diversità si sviluppò quando la legge ebraica divenne più rigorista, specialmente riguardo all’alimentazione e alla circoncisione, e, infatti, lo stesso Ecateo di Abdera considerava il loro sistema di vita inospitale e antiumano. In tempi successivi Antioco Epifane si propose di abrogare le leggi ebraiche considerate nemiche dell’umanità e sacrificò alcuni maiali sui loro testi sacri.
Col tempo altre calunnie si diffusero tra i greci i quali li accusavano di venerare gli asini e che avevano una testa d’asino nel tempio dove, ancora, facevano sacrifici umani e per questo impedivano a chiunque di entrarvi; inoltre, evitavano di mangiare la carne di porco perché erano soggetti a contrarre la lebbra.
Allorquando i romani in età imperiale imposero a tutti i popoli il culto dell’imperatore, il rifiuto posto dagli ebrei fu interpretato come arroganza e attività sovversiva, mentre l’imperatore Claudio li definì come una pestilenza generale per tutto il mondo. Spesso gli stessi governatori romani indebitati razziavano il tesoro del tempio con la scusa di tasse non pagate; anche la caduta di Gerusalemme del 70 d.C. fu utilizzata dai romani per dimostrare che il popolo d’Israele era odiato e abbandonato da Dio.
L’odio contro gli ebrei, accusati di “deicidio” per la crocifissione di Gesù Cristo, aumentò con l’avvento del cristianesimo e in maniera particolare tra il IV e il V secolo d.C. quando gli ebrei che vivevano nei centri abitati a maggioranza da cristiani si vedevano negati i diritti e i privilegi di cittadini venendo esclusi dagli uffici pubblici e dall’esercito, così come fu proibito il matrimonio misto. Poi, intorno al VII secolo, gli imperatori bizantini Foca ed Eraclio imposero con la forza il battesimo ad innumerevoli ebrei.
In genere per tutto il medio evo l’Europa vide il sorgere di ricche comunità di ebrei mescolate a tutti gli altri cittadini, le attività principali consistevano nel prestito di denaro dietro garanzie o pegni, viaggiavano, trattavano affari su vasta scala guadagnando grosse somme di denaro. I sovrani e la nobiltà ricorrevano a loro per prestiti economici a interesse (attività che inizialmente era proibita per i cristiani). Spesso, però, gli ebrei si associavano tra loro (quasi come se fossero società interbancarie) e i debitori si trovavano con gli interessi raddoppiati e, pertanto, spesso sorgevano le accuse di estorsione.
In alcuni periodi i sovrani ebbero un notevole interesse affinché gli ebrei fossero presenti nei loro territori, in quanto costoro creavano una sorta di cassa dalla quale il re prelevava una percentuale da tutti gli affari effettuati dagli ebrei.
In questa situazione, col passare degli anni, le autorità cristiane si trovarono a dovere affrontare una “questione ebraica” e quindi realizzarono i Monti di pietà o i Banchi di pegno per evitare che la maggioranza cristiana fosse dipendente dalla minoranza ebraica facendo sì che gli stessi ebrei non fossero più indispensabili.
Le comunità ebraiche erano alquanto evolute e hanno dato alla cultura personaggi di enorme rilievo: ebrei non erano soltanto banchieri, ma erano medici, decani e docenti universitari, ricercatori, filosofi.
E’ proprio su questi ultimi che si orienta la polemica antiebraica nel basso medio evo: accuse di essere dei sovversivi e disturbatori, di turbare la coscienza dei credenti; furono imbastite discussioni e pubblicazioni sulla vera fede e la falsità del Talmud accusato di contenere passi blasfemi.
Quando non si riusciva a vincere la polemica, si prestava ricorso alle calunnie e alle accuse: gli ebrei si rendevano colpevoli di profanare l’ostia consacrata, di organizzare riti sacrileghi a disprezzo della morte di Cristo, durante lo scoppio della peste nera (che in Europa uccise milioni di persone), nel trecento, l’ignoranza e la superstizione indussero le popolazioni a credere che la peste fosse opera della cattiveria degli uomini e le accuse si concentrarono in maniera particolare sugli ebrei che avrebbero sparso della polvere venefica nei pozzi, nelle cisterne e nelle fonti intorno alle città. Pertanto, essi divennero, non solo un pericolo per la vera fede, ma anche un pericolo sociale da evitare e riconoscere e, pertanto, furono costretti a risiedere in particolari quartieri delle città e portare contrassegni ben visibili.
L’Inquisizione compì un’enorme persecuzione e una violenta battaglia contro gli eretici, e gli ebrei erano considerati tali, ma chi ne soffrì di più furono i “conversos”, gli ebrei convertiti al cristianesimo, che erano accusati di praticare il giudaismo in segreto. La propaganda antiebraica divenne così pressante che investì tutti i governanti e sovrani cristiani e alla fine del 1400 provocò l’espulsione delle popolazioni ebraiche dall’Europa occidentale.
Fin qui, bisogna tener presente, che abbiamo parlato di cristiani e di sovrani che si dichiaravano tali nella forma, ma non nella sostanza, così come l’Inquisizione è da riferirsi solo a quella dello Stato; per la verità, il papato si oppose all’opera inquisitoria come, ad esempio, fece Sisto IV nel 1482. I sovrani, però, rispondevano che essi agivano solo nell’interesse dell’ortodossia cattolica, ma quello che si realizzava, in realtà, era la confisca dei beni, delle ricchezze degli ebrei perseguitati.
Nel 1500 circolava l’idea dominante che l’ebreo sarebbe stato un arrogante, che cercava sempre di dominare mostrandosi come signore e padrone.
Su tale base accusatoria a Venezia nacque quello che sarebbe stato oggi conosciuto col nome di “Ghetto”. In quella città erano residenti migliaia di ebrei che prosperavano e contribuivano al rafforzamento dell’economia della repubblica con le loro attività e il pagamento di tasse speciali. Negli anni 1515-16, a seguito della propaganda sopra descritta e di alcune sommosse, le autorità decisero di confinare tutti gli ebrei in un’isola munita di alte mura, mentre le abitazioni le cui finestre si aprivano verso l’esterno dell’isola furono murate.
La questione ebraica peggiorò con l’avvento della Riforma luterana: Martin Lutero nei suoi scritti sosteneva che le loro sinagoghe dovevano essere bruciate e distrutte per insegnare che non sono i padroni della terra; inoltre, Lutero attaccava la loro attività di banchieri, quindi quella di prestatori di denaro a interesse e sosteneva che la ricchezza derivata da ciò era estorta alle persone con l’usura.
In Italia, la Controriforma ci presenta alcuni papi (Paolo III e Giulio III) che incoraggiarono l’insediamento degli ebrei e garantirono loro protezione, ma nel 1555 il papa Paolo IV, convinto che il giudaismo fosse una minaccia per la fede, nella città di Roma confinò la comunità ebraica sulla riva sinistra del Tevere e fece innalzare un muro lungo tutto il territorio interessato.
Espulsi dall’Europa occidentale, gli ebrei trovarono ospitalità e fortuna in quell’orientale, nei territori russi, in particolare lungo le coste del mar Nero ma vasti insediamenti ebraici nacquero in Polonia, Lituania e Ucraina e qui realizzarono una forte economia inserendosi nei grandi commerci del grano; a loro erano affidate le attività di gestione dei pedaggi, possedevano le imbarcazioni con le quali era possibile trasportare il frumento, si facevano pagare con vino, indumenti e mercanzia varia che rivendevano nei loro negozi. S’inserirono nella gestione delle grandi proprietà attraverso i prestiti e ottenendo terreno come pegno per il capitale prestato.
Terminata l’azione della Riforma e della Controriforma, nel’600 gli ebrei fecero ritorno nell’Europa occidentale grazie alle nuove idee di Montaigne, Bacone e altri, attraverso le quali si sviluppò una visione più secolare della vita sociale e politica perciò lo Stato non doveva dividersi sulle dispute religiose, ma promuovere l’unità e la prosperità del popolo.
Grazie a questa nuova ondata ideologica, gli ebrei ripresero a penetrare nella cultura e nelle corti dell’Europa occidentale: fiorirono astronomi, orefici, ma soprattutto finanzieri.
Con lo scoppio della Guerra dei Trenta anni, grandiosi eserciti si scontrano sul continente; i sovrani contendenti avevano bisogno di rifornimenti, ma soprattutto di soldi per finanziare la guerra. Furono gli ebrei che attraverso la loro rete finanziaria e commerciale riuscirono a rifornire di vettovaglie gli eserciti, ma costruirono, anche, fonderie, fabbriche di polvere da sparo e riuscivano a reperire fondi economici grazie ai quali si resero indispensabili. Con la fine della guerra, gli ebrei avevano in mano quasi tutta l’economia europea: Tra la fine del 600 e per tutto il settecento gli ebrei trovarono terreno fertile e accoglienza in Inghilterra e in America settentrionale dove anche qui realizzarono una florida economia.
Fu proprio in Inghilterra che gli ebrei trovarono ascolto su quello che era, ormai, diventato un terreno di discussione: l’identità ebraica come popolo. Alcuni ebrei sostenevano, in ossequio all’ortodossia, che essi avrebbero dovuto conservare la propria identità, altri sostenevano che ogni individuo avrebbe dovuto integrarsi totalmente nei luoghi di residenza e diluire la propria appartenenza ad una razza.
L’inserimento nel sociale di numerosi personaggi ebraici nell’élite di alcune città fece pensare, per un attimo, che questa fosse la strada giusta, ma le successive persecuzioni e l’antisemitismo che si sferrarono specialmente nei territori russi, o in ogni modo dell’Europa orientale, fece pendere la bilancia a favore di coloro che in Inghilterra accolsero favorevolmente gli ebrei e che iniziarono a parlare di un “Focolare nazionale per gli ebrei” nella terra di Sion.
Per gran parte del ‘700 e dell’800, tale idea fu accolta con simpatia, ma anche come una speranza di non immediata realizzazione.
Intanto che tale idea trovava spazio, l’antisemitismo dilagava specialmente nei territori germanici, e antisemiti diventarono anche personaggi che avevano origini ebraiche ma che le rifiutavano con orrore: Heine e Marx.
Il primo sosteneva che al mondo esistevano tre grandi malattie: la povertà, il dolore e l’essere ebreo.
Marx vedeva negli ebrei i campioni della più odiosa delle attività: il mercanteggiare e l’arricchimento, pertanto il problema della giustizia sociale è quello di liberare la società dal giudaismo e dal suo rapporto con il denaro. L’idea che confondeva l’ebreo con le cause del male nel mondo, è espressa da Rosa Luxemburg e nel 1913 da Lenin il quale sosteneva che chiunque parli di una cultura nazionale ebraica si pone come nemico della causa del proletariato.
Il regime comunista di Lenin fu spaventoso per gli ebrei, che erano indicati come gruppi antisociali, nemici di classe. Nel 1919 tutte le comunità religiose ebraiche furono sciolte, le sinagoghe chiuse e i beni confiscati. Ciò che, però, fu devastante, per la questione ebraica, fu la divulgazione su vasta scala, in Russia e in seguito in tutta Europa, del falso documento conosciuto come “I Protocolli degli anziani di Sion”, nel quale si leggeva la dichiarazione di alcuni capi ebrei che, approfittando della moderna democrazia, stavano raggiungendo l’obiettivo di governare il mondo.
Tale documento provocò una grave irrequietezza nel mondo intero, tanto che alcuni, purtroppo, riuscirono a identificare l’ebraicità con il bolscevismo poiché svariati personaggi d’origine ebraica (Marx, Luxemburg, Trotzkij e altri) nell’‘800 diedero origine al comunismo, e poi, nel’900 furono i fautori della rivoluzione bolscevica e della sua presa del potere. Questa era la prova che gli ebrei stavano realizzando quanto dichiarato nei “Protocolli”; pertanto, in tutta l’Europa, la paura del comunismo si identificò con la paura dell’ebreo.
Nell’Unione Sovietica, l’antisemitismo fu portato alle estreme conseguenze da Stalin: Israele fu identificato come lo strumento borghese del capitalismo americano, dagli uffici furono allontanati tutti quelli che erano ebrei, furono sciolti tutti i raggruppamenti ebraici, molti intellettuali ebrei furono assassinati e altri deportati in quanto portatori di un cosmopolitismo senza radici. Crusciov, con le sue denuncie, rivelò le deportazioni in massa di decine di migliaia d? ebrei nei gulag.
Quando la figlia di Stalin s’innamorò di un ebreo fu deportata, e quando, in seguito, se ne sposò un altro Stalin lo accusò di essersi sottratto al servizio militare.
Negli anni ’60 e ’70, tutti quelli che avrebbero voluto emigrare dalla Russia dovevano presentare una richiesta sulla quale si attestava l’esistenza di un parente all’estero, dovevano compilare un questionario per ogni membro della propria famiglia, un certificato di nascita per ognuno, un’autobiografia, sei fotografie, copia dei titoli di studio, un certificato di matrimonio, certificazione che aveva abbandonato il posto di lavoro. Al termine, se il permesso di espatrio non fosse stato concesso, il lavoratore non aveva il diritto di cercare lavoro.
Insieme alle deportazioni e agli assassini di massa staliniani, l’altro cruento avvenimento che la storia ancora ricorda come una ferita mortale, è l’olocausto hitleriano.
Gli storici concordano nell’affermare che è misterioso il motivo (a parte Hitler) per cui un’intera nazione si sia scagliata con tanta violenza contro degli esseri umani.
Eppure, la Germania ospitava personaggi di grande rilievo che avevano dato tanto alla cultura tedesca e alla sua economia, tra i quali svariati vincitori di premi Nobel, grandi imprenditori e ricchi banchieri.
La Germania degli anni venti e trenta era stordita dalla sconfitta del primo conflitto mondiale e dalla crisi di Weimar. Vari disordini erano provocati da esponenti del movimento comunista nel quale militavano alcuni ebrei che n’erano dirigenti, la diffusione dei Protocolli di Sion era arrivata al suo apice e pertanto la paura della crisi e del bolscevismo divenne un'unica cosa con la paura dell’ebreo.
Fu su questa paura che trovò fondamento l’odio antisemita di Hitler: una razza nemica che corrompeva il sangue germanico; che aveva scelto Vienna come sede della tratta delle bianche e che era la causa della trasmissione della sifilide.
Le teorie hitleriane trovarono terreno molto fertile tra i giovani universitari i quali, indottrinati da docenti fanatici, erano ben disposti alle manifestazioni razziste, ad organizzare boicottaggi e richieste di allontanamento degli ebrei dagli uffici statali.
Gli ebrei erano accusati di essersi impossessati dell’economia tedesca e della cultura germanica; anzi, l’idea che gli ebrei stessero derubando la cultura era la più temuta. Gli ebrei si stavano impadronendo di qualcosa che non gli apparteneva, così come anche l’uso della lingua tedesca era considerato un furto. Certamente, molti musicisti famosi erano ebrei, così come tanti personaggi del teatro e del cinema tedesco erano d’origine ebraica; importanti case editrici e testate giornalistiche erano in mano ebrea, pure importanti critici culturali e presidenti di gallerie d’arte erano ebrei, così come presidente dell’Accademia di Prussia era un ebreo. Tutto ciò, invece di essere considerato un ricco contributo dato alla Germania, dagli stessi tedeschi era vissuto come un terribile incubo: furto dell’economia, furto della lingua, furto della cultura e dell’identità tedesca.
Su questa base, Hitler era convinto che la sua battaglia contro gli ebrei avrebbe avuto successo e sarebbe stata condivisa da molti perché nessuno li avrebbe difesi.
Hitler si servì sia dell’istinto emotivo delle masse tedesche, sia degli strumenti che gli fornivano le leggi dello Stato: da una parte alimentava gli atti di violenza contro gli ebrei, poi li accusava dei disordini, infine promulgava le misure antiebraiche.
Poche settimane dopo la presa del potere, il dittatore aveva già fatto costruire il campo di concentramento di Dachau con i suoi primi 20.000 prigionieri.
Con l’assassinio, in Francia, di un diplomatico tedesco, Hitler iniziò a fare uscire il “problema del complotto ebraico” dai confini della Germania per farlo diventare una questione internazionale. Fu così che, con la conquista dei territori dell’Europa i nazisti costruirono campi di concentramento in diversi stati dove si realizzò quella che doveva essere la “soluzione finale” della questione ebraica.
Terminata la follia nazista, il problema si spostò di nuovo in Russia tra gli anni ’50 e ’70; sui giornali tornò d’attualità il tema del complotto mondiale secondo quella che era la linea dei “Protocolli di Sion”. Fu attaccata l’idea del messianesimo che non sarebbe stata altra che l’idea di conquistare il mondo e governarlo; il complotto sionista era partito dall’America e si stava realizzando nel mondo attraverso le sette massoniche, anzi la massoneria era la base del nuovo giudaismo nel mondo. Tale teoria è stata da fondamento alle deportazioni in massa di ebrei in Siberia.
I russi divulgarono il libro dei “Protocolli di Sion” anche nel mondo arabo, tanto che dal 1979 l’ayatollah Komeini fece pubblicare estratti dei “Protocolli” in Iran. Gli ebrei erano presentati come chi perpetrava delitti efferati contro la società; essi erano degli esseri antiumani e quindi una razza da eliminare, anche perché si erano sostituiti ai nazisti. Anzi, l’olocausto era stato solo un complotto giudeo-nazista per eliminare gli ebrei deboli e governare il mondo e pertanto esso non è mai esistito. Sembra ascoltare parole affermate nei giorni nostri; la speranza è che almeno i fatti non sì ripetano.

Ricordo di due Giusti

In un post di parecchio tempo fa avevo parlato di Angelo De Fiore, il Giusto delle Nazioni di Rota Greca in provincia di Cosenza.
Sono ora molto contento di leggere che ci si ricorda ancora di lui, e che nel suo ricordo vengono ricordati altri Giusti!

Calabria Ora - Domenica 7 settembre 2008
In ricordo di due eroi moderni
(g.a.u.)
La quarta edizione di “Una vita per la vita” in onore di De Fiore e Calipari

Pietra che allo Yad Vashem ricorda i Giusti italiani
Rota Greca -
Angelo De Fiore e Nicola Calipari,“Due eroi moderni, anche se in periodi diversi, due uomini dello Stato che hanno onorato il mandato ricevuto e che sono oggi accomunati trai giusti”.
Li ha descritti con queste parole il questore di Cosenza, Raffaele Salerno, i due eroi italiani e calabresi, che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria di tutti noi italiani.
La quarta edizione della manifestazione “Una vita per la vita” per commemorare il ricordo del questore Angelo De Fiore, quest’anno ha visto la consegnato del premio alla senatrice Rosa Villecco Calipari, in memoria del marito Nicola Calipari, funzionario del Sismi, ucciso a Baghdad durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Angelo De Fiore, nato proprio a Rota Greca, negli anni in cui prestava servizio in qualità di responsabile dell’Ufficio stranieri della questura di Roma, durante le leggi razziali emanate contro gli ebrei, salvò, da morte sicura, centinaia di ebrei, mettendo in serio pericolo la propria vita e quella dei suoi famigliari.
Oggi Angelo De Fiore è tra i “Giusti d’Israele”, il suo nome oltre ad essere nel giardino dei giusti, scolpito sulla stele della Collina degli Ulivi, è ricordato anche con un monumento a Rota Greca, paese d’origine. Alla cerimonia hanno partecipato il prefetto di Cosenza, Melchiorre Fallica, autorità civili, militari, politiche, religiose e associazionistiche.
Per l’occasione il premio in memoria di Nicola Calipari è stato ritirato dal questore Salerno, mentre il dottore Madrigrano ha portato il saluto della senatrice Calipari.
Nella precedente edizione, era stato ricordato il Maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, anch'egli nato a Rota Greca, morto tragicamente insieme al magistrato Cesare Terranova in un agguato mafioso a Palermo nel 1979, mentre svolgeva il servizio di scorta.