Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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Visualizzazione post con etichetta Antisemitismo. Mostra tutti i post
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mercoledì 15 maggio 2019

Brancaleone... distratta


Solo ora leggo questo articolo anonimo pubblicato in occorrenza del Giorno della memoria dalla Pro-loco di Brancaleone (RC), Tracce Ebraiche a Brancaleone, che contiene alcuni errori storici e soprattutto un passaggio dal sapore piuttosto antisemitico.

Premettendo che è assolutamente indubbia e documentata la presenza di una comunità ebraica fino al XVI secolo a Brancaleone e dintorni, come ho pubblicato in un precedente post, Presenze ebraiche nella Bovesia, vediamo le inesattezze storiche, ed anche una precisazione corretta, dell'articolo citato nel cappello.

1. "il loro arrivo in queste zone ... avvenuto a causa della persecuzione Musulmana"
Al contrario, all'epoca, salvo eccezioni locali e temporanee, gli ebrei stavano meglio nei Paesi musulmani che in quelli cristiani; è vero che in Calabria abbiamo testimonianze di ebrei provenienti dal Medio Oriente e dall'Africa islamizzati, furono però pochi, e si mossero non per evitare persecuzioni, ma per puri motivi commerciali ed economici.

2. "La ... Judeca [...] probabilmente è San Gioè (nome che deriva dal profeta Gioele che visse nel V sec. a. C.)"
Nelle aree bizantine come la nostra, nomi di persone e titoli di chiese richiamanti personaggi biblici pre-cristiani erano piuttosto comuni e non sempre legati a contesti ebraici. Un semplice cognome, e ancor meno un nome, non costituisce quasi mai un elemento di ebraicità certa, se non unito ad altri elementi

3. "ad avallare questa ipotesi è un documento del catasto onciario del 1745 che attesta la presenza [della] località"
Il Catasto onciario (posteriore di oltre 200 anni alla cacciata degli ebrei dal Sud) attesta semplicemente la presenza del toponimo San Gioè, ma non la lega a contesti ebraici, almeno a quanto pare di capire leggendo l'articolo.

4. "Nella Parte bassa del paese ... infatti (???), esiste una località che veniva chiamata “SCOLARO” tale toponimo deriverebbe da “SCOLA” che avvalora l’ipotesi e l’esistenza di una sinagoga."
Etimologia azzardata: il cognome Scolaro (specie nella forma Scoleri o altro) è molto diffuso in Calabria. Probabilmente si tratta di un terreno che apparteneva a qualcuno che portava questo cognome o soprannome, o perché persona istruita o come semplice presa in giro (al mio paese il bravissimo contadino da cui compravamo frutta e verdura era soprannominato "u ngegneri (l'ingegnere)" pur essendo semianalfabeta, semplicemente perché da piccolo la madre (sognando per lui un futuro diverso) lo chiamava "u ngegneredu meu (il mio piccolo ingegnere)".
Naturalmente è anche possibile (per me, improbabile) che all'origine vi possa essere stata una qualche "ebraicità", ma al di là di illazioni, non mi pare ci siano elementi per affermare che questo nome "avvalora" alcunché.

5. “presenza di numerose piantagioni di Cedri (frutto sacro della tradizione Ebraica) che a quell’ epoca si attesta essere stato davvero molto diffuso”
Corretto è invece questo cenno (benché la definizione “frutto sacro” non sia pienamente esatta, ma è un aspetto del tutto trascurabile). Senza offesa per la Costa dei Cedri, ma sembra molto probabile che anticamente la vera “costa dei cedri” possa essere stata proprio la fascia jonica meridionale della Calabria. Ci sono documenti che sembrano attestarlo, e le ricerche sono ancora in corso.

Veniamo infine all’aspetto veramente grave.
Ad un certo punto l'articolo dice:

"Grazie alle loro condizioni economiche molto agiate e alla pratica dell’Usura (allora più proibita legalmente che alla professione della religione [frase piuttosto confusa, da sostituire probabilmente con "allora proibita legalmente, più ancora che la loro professione religiosa"]) si attirarono odio e disprezzo di tanti, anche dei vicini di casa".

In questo testo sono mischiati inesattezze storiche,
e peggio ancora pregiudizi antisemiti.

1. "Grazie alle loro condizioni economiche molto agiate"
Gli ebrei calabresi non avevano condizioni economiche "molto agiate", avevano più o meno gli stessi redditi della popolazione circostante; forse in media leggermente maggiori, ma, essendo sottoposti a tassazioni maggiori e prelievi straordinari, il loro tenore di vita era piuttosto simile.

2. "Grazie ... alla pratica dell’Usura"
In Calabria l'attività di prestito (a proposito, avete notato che per i prestatori ebrei si parla di usura, e per quelli cristiani si parla di banchieri?) da parte degli ebrei era sicuramente presente, ma era un'attività marginale, e comunque sicuramente meno presente che in altre aree o regioni dell'Europa. Non era di questo che viveva la gran massa degli ebrei, infatti sono attestati medici, farmacisti, scribi, artigiani, muratori e carpentieri, ed anche pastori e contadini

3. "[Grazie all'usura] allora proibita legalmente, più ancora che la loro professione religiosa..."
Va invece letto "allora proibita legalmente AI CRISTIANI", senza questa precisazione sembrerebbe che gli ebrei praticassero un'attività vietata dalla legge, mentre il prestito era autorizzato e regolato da norme ben precise, sia in termini generali, che nei contratti che i singoli prestatori firmavano con le autorità locali.

4. "[Grazie all'usura] ... più ancora che la loro professione religiosa"
La materia in realtà è controversa, e in effetti oggetto di discussione tra gli studiosi. In che misura gli ebrei erano odiati come usurai e in che misura come deicidi, assassini di Gesù?
I predicatori cristiani aizzavano le masse contro gli ebrei, specialmente nel periodo della Settimana Santa, quando addirittura assalivano le Judeche, le saccheggiavano, prendevano case e persone a pietrate... al punto che le autorità, non riuscendo a frenare gli scalmanati, costringevano gli ebrei a non uscire di giorno durante la settimana santa e assolutamente non il Venerdì Santo.
Personalmente ritengo che, salvo periodi in cui prevalesse nettamente un aspetto o l'altro, motivazioni economiche e religiose interagissero e si alimentassero reciprocamente, come del resto accade nell'antisemitismo attuale

5. "si attirarono odio e disprezzo di tanti, anche dei vicini di casa"
È senz'altro vero che gli ebrei non erano ben visti, erano spesso odiati e disprezzati. Però è anche vero che a volte vi erano buoni rapporti con la popolazione circostante: a Squillace i cittadini chiesero che gli ebrei fossero esentati dal portare il "segno" (un qualche particolare nell'abbigliamento che li identificasse a vista come ebrei), a Catanzaro invece, di cui gli ebrei fecero la fortuna con il commercio della seta e l'attività di tintoria, rendendola una città celebre in tutta Europa, i cittadini chiesero che gli ebrei non fossero tenuti a pagamenti straordinari rispetto a quelli dovuti dai cristiani; a Montalto abbiamo un esempio di dialogo religioso ante litteram: un frate pagava l'olio per l'illuminazione della locale sinagoga; a Castrovillari la città promise che se gli ebrei fossero tornati sarebbe loro stata restituita la sinagoga e i locali annessi, e così fu.
Soprattutto all'epoca delle espulsioni, numerose località chiesero prima che non venissero cacciati, e dopo che fossero fatti tornare. Cosa che fu concessa da Carlo V, con un atto in cui parlando dei "banchieri cristiani" diceva "Orribile a vedersi: cristiani che bevono il sangue di altri cristiani!", quasi ritorcendo sui banchieri cristiani la "accusa del sangue" tradizionalmente rivolta agli ebrei.

Sono certo che non fosse nelle intenzioni
dell'anonimo estensore dell'articolo
esprimere concetti antisemiti, ma dispiace vedere come proprio
per il Giorno della memoria siano stati diffusi questi errori storici,
e soprattutto perpetuati pregiudizi antisemiti
da parte di un'istituzione pubblica
che gode anche di un certo prestigio culturale.

Chiederò cortesemente alla Pro-loco di modificare l'articolo, o almeno di aggiungere una nota con qualche precisazione

mercoledì 25 gennaio 2017

Angelo De Fiore, il calabrese Giusto delle Nazioni

Foto da CosenzApp
Un ricordo di Angelo De Fiore, il calabrese Giusto delle Nazioni
Grazie a Tonino Fiorentini per le fotografie del monumento a De Fiore che si trova a Rota Greca (CS), suo (e loro) paese natale

Dal sito della Polizia di Stato
Angelo De Fiore nacque a Rota Greca (Cosenza) il 19 luglio del 1895. Dopo il matrimonio si trasferì a Roma, dove vinse il concorso per Funzionario di Pubblica Sicurezza. Negli anni tragici e difficili dell’occupazione nazista, prestò servizio, presso la questura di Roma, quale dirigente dell’Ufficio stranieri e, attendendo a questo incarico, salvò centinaia di vite umane. Testimonianze di questo suo operato si rinvengono sul libro “Il ghetto sul Tevere” dove si legge: “quel De Fiore si dimostrò un campione di solerzia nel mettere a disposizione degli instancabili investigatori tedeschi i suoi schedari, quelli che decideva lui, facendone sparire molti altri, quelli che per la Gestapo non dovevano esistere”.
Altre testimonianze atte ad evidenziare l’opera di Angelo De Fiore, si ricavano dai ricordi del figlio Gaspare e della figlia Enza. Il figlio Gaspare racconta che, allora diciannovenne, si trovava a Roma in piazza Mattei, in attesa del padre. Quando questi sopraggiunge, Gaspare sta per andargli incontro, ma è sorpassato da un uomo che correndo ed urlando qualcosa in ebraico si getta ai piedi del padre abbracciandolo alle ginocchia. Dai negozi, dai magazzini, dai portoni escono numerose persone, quasi tutte donne vestite a lutto, che si fanno attorno. Parlano a voce alta, concitati.
Uno di loro dice in italiano: “È tornato il nostro Angelo Salvatore”. Ed un altro: “Gli devo la vita, gli devo la vita”. Un altro ancora, un giovane, racconta a tutti: “Ero stato preso in una retata e portato alla pensione Jaccarino di via Tasso, avevo nome e documenti falsi, ma i tedeschi insistevano. Volevano che dicessi di essere ebreo, che qualcuno aveva fattola spia, mi interrogavano, mi davano botte. Poi entra lui, mi dà uno schiaffo e mi grida: “Ti hanno preso eh? Cos’hai rubato stavolta? Lo conosco bene questo qua, un ladruncolo da poco. Mandatemelo in Questura. I tedeschi mi fecero uscire a calci”.
La figlia Enza ricorda che, finita la guerra, si recò in un negozio dietro largo Chigi, al fine di acquistare un paio di guanti di pelle. Alla cassa, chiese quanto doveva pagare e la risposta fu: “Niente signorina De Fiore”. “ Come niente? E come sa il mio nome? “ esclamò sorpresa la signorina Enza. “Lei non mi conosce“ rispose la signora che stava alla cassa, “ma io sono venuta tante volte a casa vostra per ringraziare suo padre. Diciamo così, questo regalo è pelle contro pelle “. Enza De Fiore quei guanti li ha conservati per tutta la vita.
Angelo De Fiore fu questore di Forlì ( dal 7 settembre 1953 al 15 aprile 1955), Pisa (dal 16 aprile 1955 al 31 gennaio 1956) e La Spezia (dal 12 agosto 1957 al 9 gennaio 1960). Morì a Roma, il 18 febbraio del 1969.
Per il coraggio ed i sentimenti mostrati, nel 1954 fu insignito della “Legion d’Onore” della Repubblica Francese. Già nel marzo del 1955, l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane così gli 2 scriveva in una lettera: “La ringraziamo perché col suo fermo atteggiamento riuscì a salvare centinaia di ebrei, interpretando le inique disposizioni razziali con nobile ed umana sensibilità, collaborando con le organizzazioni ebraiche, noncurante delle conseguenze che tale atteggiamento addensava sulla sua posizione e sulla sua stessa vita”.
Nel 1966 il suo nome è stato inserito, al pari di quello di Perlasca e Palatucci, tra i “Giusti d’Israele” ed è scolpito sulla stele della Collina dell’Olocausto in Gerusalemme. Il 2 maggio del 2004, il comune di Rota Greca ha dedicato un monumento al suo illustre cittadino.

martedì 24 gennaio 2017

Ferramonti 2017: Giorno della memoria

Dal sito del Comune di Tarsia
dedicato al campo di concentramento di Ferramonti

24 gennaio
Ore 9.30, Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia - Sala conferenze
Quando Hitler rubò il coniglio rosa, recital a cura della Scuola primaria di San Lorenzo del Vallo. Testimonianze e proiezioni di filmati.

25 gennaio
Ore 9.30, Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia - Sala conferenze
IRSEM (Istituto di ricerca scienze esistenziali e maieutiche) presenta Sul filo della cultura… per non perdere la memoria a cura di Senior Italia Calabria
Ore 11.00, Celebrazione religiosa presso la chiesa SS. Pietro e Paolo di Tarsia presieduta da S.E. Rev. Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano-Cariati, e Don Natale Caruso, Parroco di Tarsia

26 gennaio
Ore 9.30, Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia - Sala conferenze
Teaser e presentazione del film La croce a stella del regista Salvatore Lo Piano
Roberto Ameruso, Sindaco di Tarsia
Roberto Cannizzaro, Consigliere Delegato Cultura Comune di Tarsia
Nicola Irto, Presidente del Consiglio Regionale della Regione Calabria
Franco Sergio, Consigliere Regione Calabria
Cinzia Robbiano, Bibliotecaria
Francesco Filareto, Scrittore
Yolanda Bentham, Figlia di David Ropschitz, internato a Ferramonti 1940-1943
Dina Smadar, Ex internata
Moderatore: Fiorenza Gonzales, Giornalista

27 gennaio
Ore 9.30, Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia
Celebrazione religiosa e deposizione corona al monumento dedicato agli internati di Ferramonti
Don Natale Caruso, Parroco di Tarsia
Interventi:
Roberto Ameruso, Sindaco di Tarsia
S.E. Dott. Gianfranco Tomao, Prefetto

Consegna delle medaglie d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager
On. Mario Oliverio, Presidente della Regione Calabria
Roque Pugliese, Consigliere della Comunità Ebraica di Napoli e Referente per la Calabria
Graziano Di Natale, Presidente f.f. Provincia di Cosenza
Cinzia Robbiano, Bibliotecaria
Messaggi di saluto:
Lydia Shapirer, Presidente della Comunità Ebraica di Napoli
Silvio Wolf, figlio di Mojzesz Aron Wolf, internato a Ferramonti dal luglio del 1940 all’aprile del 1942

Ore 11.30
Mnemosine: La Memoria e il dono di sé delle donne nella Shoah a cura di IRSEM
Luciana Costa, Presidente IRSEM
Giuseppe Noia, Primario Policlinico “A. Gemelli” - Roma
Moderatore:
Annamaria Terremoto, Giornalista RAI
Intermezzi musicali a cura del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano

Ore 16.00 - Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia - Sala conferenze
Concerto a cura del Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano - Spazio della memoria musicale Kurt Sonnenfeld: Vienna, Ferramonti, Milano

28 gennaio
ore 9.30 - Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia - Sala conferenze
Iniziativa #ioricordo - Artisti riuniti per Ferramonti
Interventi:
Roberto Ameruso, Sindaco di Tarsia
Roberto Cannizzaro, Consigliere Delegato Cultura Comune di Tarsia
Maria Pia D’Andrea, Dirigente Istituto Comprensivo Torano-Lattarico
Ore 10.00, Proiezione del Cortometraggio NUMB3RS
Esecuzione del brano Goodbye da parte del chitarrista Massimo Garritano
Maratona di lettura di testi tratti dal libro del prof. Mario Rende e dal diario di prigionia del maestro Gustavo Milicchio
Esecuzione del brano “La vita è bella” di N. Piovani da parte dell’orchestra dell’Istituto Comprensivo Torano Lattarico

ore 15:30 - salone Conferenze
Giornata di studio a cura dell’Associazione Kiwanis Club Cosenza
Relatore: ing. Andrea Campolongo

29 gennaio
ore 9.30 - Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia - Sala conferenze

Convegno La Memoria a cura della UNPLI Provinciale Cosenza

lunedì 23 gennaio 2017

Reggio 2017: Giorno della memoria

Sintesi degli eventi a Reggio il 24 gennaio

9,30-12,45 e 14,30-16,45: I e II sessione del seminario "La persecuzione degli ebrei in Italia e in Calabria" con 

Gadi Luzzatto Voghera (Direttore Fondazione CDEC)

Alessandra Minerbi (Fondazione CDEC)

Carlo Spartaco Capogreco (Università della Calabria, Presidente Fondazione Ferramonti)

Annalisa De Curtis (Università cattolica del Sacro Cuore-Milano)

Enrico Tromba (Istituto Superiore di Scienze Religiose- Reggio Calabria)

Fausto Ciuffi (Direttore della Fondazione Villa Emma)

Valerio Chiovaro (Presidente Associazione Attendiamoci Onlus)

18,30: Inaugurazione della mostra 1938-1945: La Persecuzione degli ebrei In Italia. Documenti per una storia - Presenza ebraica in Calabria
20,00: Concerto presso il teatro Francesco Cilea

24 gennaio - 12 febbraioNostra 1938-1945: La Persecuzione degli ebrei In Italia. Documenti per una storia - Presenza ebraica in Calabria

Reggio - Per il Giorno della memoria eventi formativi e celebrativi presso il Museo archeologico nazionale

Da Strilli.it

Per il Giorno della Memoria 2017 il Ministero dell’Interno-Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah e la Prefettura di Reggio Calabria hanno promosso una serie di eventi formativi e celebrativi che si svolgeranno presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Tra le altre manifestazioni, il 24 gennaio alle ore 18.30 viene inaugurata una mostra presso lo spazio espositivo Piazza Paolo Orsi del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. L’esposizione si articola in due percorsi distinti. Il primo, 1938-1945. La persecuzione degli Ebrei in Italia è stato realizzato dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC). La mostra ricostruisce, a partire dal 1938, la repressione sempre più intensa che, dalla minorazione dei diritti, culminò nell’arresto, nella deportazione e nello sterminio del Popolo ebraico.
Il secondo percorso, Presenza ebraica in Calabria, è stato realizzato dal Dipartimento PAU dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dall’Archivio di Stato di Reggio Calabria, dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Calabria, e dalla Biblioteca comunale G. De Nava. La mostra rappresenta, a partire dal XX secolo, una Calabria ferita dalla guerra in cui i provvedimenti antisemiti si materializzano quasi esclusivamente nel campo di concentramento per ebrei e prigionieri politici di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza. Questo campo, tuttavia, si caratterizzò per il clima di rispetto nei confronti degli internati, grazie soprattutto all’opera del maresciallo Gaetano Marrari. L’esposizione continua con attestazioni archivistiche, archeologiche e letterarie che ricordano la presenza culturalmente ed economicamente importante degli Ebrei in Calabria che, retrocedendo nel tempo fino alla tarda età angioina (XIV secolo), giunge sino alle prime attestazioni archeologiche del IV secolo d.C.

Il depliant sulla mostra (la riproduzione sul blog la rende illeggibile) si può trovare in quest'altra pagina del sito del Ministero dell'interno
Depliant degli eventi

sabato 5 novembre 2016

2017: In Prefettura a Reggio mostra sulla persecuzione degli Ebrei in Italia

Questa iniziativa, istituita da alcuni anni dal Ministero dell’interno all’interno delle varie prefetture d’Italia (l’anno scorso è stata ospitata in quella di Catania), approderà nel 2017 a Reggio. Interessante il cenno agli “aspetti e momenti della presenza ebraica in Calabria e nel Reggino”, mi aspetto che ciò venga fatto con oculatezza e accuratezza.


Mostre: persecuzione ebrei sarà allestita in Prefettura a Reggio Calabria
La Prefettura di Reggio Calabria è stata individuata sede nazionale per l’allestimento della Mostra dal titolo: “1938-1945. La persecuzione degli ebrei in Italia: documenti per una storia”, da inquadrarsi nel contesto delle iniziative in ricordo della Shoah, di cui alla Legge 20 luglio 2000 n. 211, per la cui celebrazione è stato istituito un Comitato di coordinamento presso la Presidenza dei Ministri e del quale fa parte anche il Ministero dell’interno.
Per la programmazione e l’organizzazione dell’evento il Prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, insieme al Prefetto Giovanna Maria Iurato, Direttore centrale degli Affari dei culti del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, hanno tenuto una riunione, nella mattinata odierna, presso questo Palazzo del Governo.
All’incontro hanno partecipato il Capo di Gabinetto del Consiglio regionale della Calabria, rappresentanti della Provincia e del Comune di Reggio Calabria, il Rettore dell’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria, il Direttore della Fondazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea e il referente in Calabria della Comunità ebraica di Napoli, il Dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, il Direttore del Dipartimento Patrimonio, architettura e urbanistica dell’Università, il Direttore dell’Archivio di Stato, il Direttore del Museo archeologico nazionale “Magna Grecia”, il rappresentante della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Calabria e il Presidente della Associazione “Attendiamoci”.
La complessa attività organizzativa, che prevede anche un importante momento di formazione del personale docente presso gli Istituti scolastici di ogni ordine e grado, sarà realizzata con il prezioso contributo delle Istituzioni e degli Uffici invitati al Tavolo.
Nel corso dell’incontro si è discusso, fra l’altro, della individuazione della sede per la mostra e per la giornata di formazione, del materiale documentaristico originario relativo alla persecuzione degli ebrei in Italia dal 1938 al 1945, avendo cura degli aspetti e momenti della presenza ebraica in Calabria e nel Reggino, rappresentativi della realtà locale dell’epoca La mostra avrà una durata di 15-20 giorni e sarà realizzata con pannelli espositivi, con la collaborazione anche del Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC).
 

Da una recensione di qualche anno fa, la descrizione di una precedente edizione della mostra

La Mostra illustra, con impostazione scientifica e completezza storica, la persecuzione degli ebrei in Italia dal 1938 al 1945.
Essa ricostruisce tanto la fase della minorazione dei diritti e della persecuzione sociale, attuate dal 1938 al 1943 sotto il governo fascista del Regno d’Italia, quanto la fase degli arresti, della deportazione e dello sterminio, attuati dal settembre 1943 alla Liberazione nelle regioni poste sotto l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana.

La Mostra si sviluppa in 15 sezioni tematiche: tre di premessa e contestualizzazione, cinque sul periodo 1938-1943, sei sul periodo 1943-1945, una sull’immediato dopoguerra:

1. Ebrei nell’Italia unita

9. L’Europa nazista e gli ebrei: persecuzione e sterminio
2. Antisemitismo e razzismo

10. 1943: occupazione tedesca ed estensione della shoah in Italia
3. Ebrei e Italia fascista

11.1943: la politica antiebraica della Repubblica sociale italiana
4. Propaganda antiebraica 1937-1938
12.Carceri, campi, eccidi
5. Le leggi antiebraiche del 1938-1939
13.Deportazione dall’Italia e sterminio
6. Gli effetti delle leggi
14.Clandestinità, fuga, resistenza, soccorso
7. Di fronte alla persecuzione
15.Il ritorno alla vita
8. Le norme antiebraiche del 1940-1943


La Mostra contiene 15 testi introduttivi tematici, 120 riproduzioni di documenti pubblici e privati, fotografie, giornali, libri, ecc., alcune carte geografiche tematiche e prospetti. Il materiale esposto testimonia gli aspetti principali della vicenda e singoli casi specifici.

Gli obiettivi che ci siamo proposti, favorire l’acquisizione e lo sviluppo di una cultura del rispetto della diversità in un'ottica di pari opportunità e favorire negli allievi la maturazione democratica e il senso della partecipazione attiva e responsabile, sono stati raggiunti attraverso una più approfondita conoscenza del mondo ebraico,la consapevolezza della violazione dei diritti umani in nome di una falsa ideologia:il razzismo.

mercoledì 2 settembre 2015

Ricordati a Palermo i docenti espulsi nel ‘38

Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario delle leggi razziste del regime fascista, che aprirono la strada alla persecuzione degli ebrei in Italia.

"Un documento fondamentale, che ebbe un ruolo non indifferente nella promulgazione delle cosiddette leggi razziali è il Manifesto degli scienziati razzisti (noto anche come Manifesto della Razza), pubblicato una prima volta in forma anonima sul Giornale d'Italia il 15 luglio 1938 con il titolo Il Fascismo e i problemi della razza, e poi ripubblicato sul numero uno della rivista La difesa della razza il 5 agosto 1938 firmato da 10 scienziati.
Il 25 luglio 1938 - dopo un incontro tra i dieci redattori della tesi, il ministro della cultura popolare Dino Alfieri e il segretario del PNF Achille Starace - la segreteria politica del PNF comunica il testo completo del lavoro, corredato dall'elenco dei firmatari e degli aderenti"

Rileggete: 25 luglio 1938. E proprio il 25 luglio di 5 anni dopo il regime fascista cadrà. Servono altri commenti? Sappiamo che in ogni generazione il popolo ebraico avrà il suo Amalek, ma da tutti il Signore li libererà, seppur attraverso enormi sofferenze e fin quasi lo sterminio, con il suo braccio potente e la sua mano distesa.
AM YISRAEL CHAY!


UNA TARGA A PALAZZO STERI PER I DOCENTI ESPULSI NEL ‘38
Fausta Carli Finzi
(da Sullam, newsletter della Comunità ebraica di Napoli)
http://www.napoliebraica.it/wordpress/sullam

La presenza ebraica a Palermo doveva essere rilevante tra le due guerre se la legge del 30/10/1930 prevedeva la costituzione di una comunità nel capoluogo siciliano.
Oltre alle illustri famiglie Yung, Arentz, Hoffman, Baumann, Gherscfeld erano presenti cinque docenti universitari che nel ’38, con la promulgazione delle leggi razziali, vennero espulsi dall’ateneo. Sembra esser stato l’unico caso nell’isola, in quanto i rettori di Catania e Messina si affrettarono a dichiarare che i rispettivi atenei erano “immuni da contaminazioni giudaiche”.
Per iniziativa dell’Istituto siciliano distudi ebraici chiunque transiti ora nel bellissimo atrio di Palazzo Steri, sede del Rettorato dell’Università è indotto a meditare davanti alla lapide che gli ricorda sull’espulsione subita da Camillo Artom, Maurizio Ascoli, Alberto Dina, Mario Fubini ed Emilio Segré.
La cerimonia dello scoprimento della lapide, che ha visto la partecipazione del rettore, del sindaco, del vicepresidente dell’Unione delle comunità ebraiche, del vicepresidente della nostra Comunità e della titolare della cattedra di ebraistica e filosofia medioevale ebraica, giovane ebrea iscritta alla Comunità di Napoli, mi hanno fatto ricordare che molti dei docenti espulsi dalle università del Nord ripararono in Svizzera e lì organizzarono quasi senza l’ausilio di testi didattici delle classi liceali che consentirono poi ai giovani ebrei, pure internati nello stesso campo, di conseguire brillantemente la maturità appena finita la guerra.

Un insegnamento ebraico ci dice che se si sa reagire alle avversità dopo la notte più cupa si vedrà sorgere l’alba.


“Chiedo scusa a nome dell’Università e del mio predecessore dell’epoca che ha firmato il decreto di espulsione di cinque docenti che avevano la sola colpa di essere ebrei”. Ad affermarlo il rettore Roberto Lagalla nel corso della manifestazione con cui l’Ateneo ha commemorato i docenti espulsi a causa delle leggi razziali. L’iniziativa, proposta dall’Istituto siciliano di studi ebraici nella persona del presidente Evelyne Aouate, ha aperto il programma annuale “Univercittà Prize”, la manifestazione concepita con l’intento di collegare, la proposta culturale dell’Ateneo con le realtà e le proposte delle arti, delle professioni, dell’associazionismo e della vita pubblica della Città.
Nel corso della serata si è svolta la cerimonia della collocazione di una targa nell’atrio dello Steri con i nomi dei docenti espulsi. Un appuntamento storico con cui l’Università, alla presenza di rappresentanti del mondo ebraico, ha voluto ricucire lo strappo avvenuto nel 1938, quando cinque illustri professori hanno perduto cattedra e stipendio in osservanza di due decreti legge che sancivano l’espulsione da ogni scuola, dall'asilo fino all'università, di studenti e insegnanti ebrei italiani e l'espatrio di tutti gli ebrei stranieri.
Sulla targa, realizzata a mano dallo staff di tecnici guidati dall’architetto Domenico Policarpo sono incisi i nomi di Emilio Segre, ordinario di Fisica sperimentale, futuro Premio Nobel; Maurizio Ascoli, clinico famoso per avere scoperto una cura contro la tubercolosi, cui è intitolata un’aula del Policlinico di Palermo; l'italianista Mario Fubini, straordinario di Letteratura, l’ordinario di Ingegneria elettronica Alberto Dina e il fisiologo Camillo Artom.
“Ricordare quello che è successo nel periodo dell’oppressione del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale – ha detto il vice presidente UCEI Roberto Jarac - è fondamentale per costruire la coscienza della Nazione. Il nostro sforzo educativo è volto infatti, alla creazione delle coscienze soprattutto dei giovani che siano poi l’antidoto che quanto accaduto non si verifichi più in futuro”.
Lo storico Matteo Di Figlia, nel suo intervento, ha ripercorso il tragico periodo nazifascista, tratteggiato la figura del rettore Giuseppe Maggiore, un gigante della cultura e luminare del “Diritto penale” a livello nazionale ed europeo che si macchiò della colpa di firmare il decreto di espulsione dei docenti dall’Università. “Ma non dobbiamo dimenticare nemmeno – ha aggiunto il docente - i tanti studenti espulsi dall’Università a cui venne privato il diritto di studiare”.
Il sindaco Leoluca Orlando ha plaudito all’iniziativa dell’Università che permette di continuare il dialogo tra le culture e le religioni nella città di Palermo.
Infine la prof. Luciana Pepi si è augurata che questa iniziativa “sia un input al pensare e contribuisca che ognuno non sia preda dell’indifferenza”.

martedì 23 aprile 2013

Ancora su Paolo Furgiuele

Ritorno ancora una volta, con nuove parole sempre di Mario Campanella,
sulla storia di Paolo Furgiuele, il cosentino gay e fascista che protesse un giovane ebreo
negli anni delle persecuzioni razziali, salvandogli la vita

Storia del fascista omosessuale che a Cosenza salvò un ebreo
Mario Campanella
Giornalista, autore della pièce "La razza umana" e del libro in uscita in autunno
sul fascista omosessuale che salvò un ebreo
Nella foto, Erich Heckel, olio 1910

Paolo Gabrieli era fascista, di convinzione. Figlio unico di una coppia borghese dell'entroterra cosentino, lavorava all'ufficio dazio. Era un omosessuale, ma viveva le sue pulsioni con la sobrietà e la continenza di chi non voleva, forse, perdere di vista l'autorevolezza di quel ruolo di responsabile del Pnf, correlato allo schema del maschio vincente.
Gli piaceva il ballo e quasi ogni sabato organizzava feste al Gran Caffè Renzelli, a Cosenza, insieme a Don Pietro Palazzi, anch'egli omosessuale, storico cameriere della pâtisserie del borgo antico. Don Pietro era più bravo di lui a ballare, ma Paolo era un innovatore: un parente americano gli spediva le canzoni jazz all'avanguardia e quel ritmo nuovo, proibito in Italia, gli solleticava nuove emozioni.
A settembre del 43 il campo di Ferramonti era stato liberato dagli Alleati, ma pochi vi si avvicinavano.
Correva voce che vi fossero ancora prigionieri, anche se era stato il primo campo di prigionieri per ebrei ad esser liberato nel mondo. Paolo aveva saputo da poco notizie circa una sorta di progetto nazista di sterminare tutti i cittadini di razza ebraica, ma non ci credeva ancora pienamente e nè voleva mai pensare che il suo Duce potesse essere complice di una cosa così orrenda. Si, è vero, c'era stata quella alleanza che lui, per formazione, non elogiava: avrebbe sognato un patto di ferro con Francia e Inghilterra che rendesse l'Italia sovrana sul Mediterraneo, ma le parole sullo sterminio non lo convincevano.
Un giorno di ottobre bussò alla sua porta un giovane bellissimo, poteva avere poco più di vent'anni, alto un metro e ottanta, i capelli neri ondulati, due grandi occhi, le spalle larghe e l'aspetto di chi ha dovuto vagare per mesi. Si presentò, disse che era figlio di un'italiana e di un greco ebreo, che era scappato da Petrasso, aveva raggiunto Napoli e poi era sceso in Calabria. Tremava come un uccello smarrito. Chiese ospitalita, Paolo gliela negò. Non voleva perdere le sue certezze, gli spazi di vita che divideva con la sua governante. Rimosse subito, come un pensiero parassitario, l'idea di poter apprezzare la bellezza di quel giovane. Il ragazzo rimase lì, piangente, Paolo si convinse dopo ore. Gli disse che se era un ladro gliel'avrebbe fatta pagare cara e che se voleva rimanere in quella casa doveva starsene murato dentro. Avrebbe potuto indossare alcuni suoi vestiti, avrebbe avuto da mangiare e anche d leggere, ma non doveva uscire.
E così fu, nessuno se ne accorse. Solo il postino, una volta, lo vide passare , ma la governante fu brava a dirgli che lo spirito del Ragioniere, il padre di Paolo, ogni tanto faceva burle. Era stata certo una visione. In quei sei mesi parlò poche volte con il ragazzo. Non invitò nessuno dei suoi amici a casa. Poi a maggio, nel 1944, gli disse che poteva andare via. Gli diede diecimila lire e altre duemila gliele consegnò la governante, più una serie di vestiti. Gli sarebbero bastati per tornare in patria, ma lui gli consigliò di fermarsi a Napoli, che era stata liberata proprio quando il ragazzo stava partendo.
Non lo vide più.
Finita la guerra, Paolo subì le proscrizioni per la sua fede, ma non invocò mai quel gesto così intimo. L'amnistia di Togliatti lo restituì alla vita .
Poi, una mattina del 48 rivide quel giovane, giunto a ringraziarlo con la sua piccola moglie e un bambino, di nome Paolo .
Lo ospitò abbracciandolo stavolta. Gli regalò altri soldi, poi riprese la sua vita. Triste e solitaria. Con in mano la nuvola nera del sigaro e le note di un'orchestra jazz.