Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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venerdì 22 febbraio 2008

Un Giusto calabrese: Angelo De Fiore

La Calabria è solo stata sfiorata dalla tragedia della Shoah, in particolare ha visto sorgere nella sua terra il campo di Ferramonti di Tarsia, è stato luogo di nascita di alcune delle vittime, ebrei e non ebrei, ma è anche il luogo di nascita di uno dei Giusti delle Nazioni, coloro che hanno contribuito a salvare gli ebrei.
Di uno di questi, Angelo de Fiore, voglio parlare in questo post.
Pubblico alcuni articoli presi da internet, e prima le foto che ho fatto in uno dei miei viaggi in Israele.
Le prime due foto si riferiscono al Giardino dei Giusti delle Nazioni, che si trova nello Yad Vashem, il memoriale che a Gerusalemme ricorda le vittime della Shoah e ricorda i loro salvatori: raffigurano un angolo del muro che (finito lo spazio per piantare gli alberi che li ricordano, come veniva fatto fino a qualche tempo fa) riporta tutti i nomi dei Giusti, divisi per nazione; nella foto, il tratto di muro dove sono scritti i Giusti italiani, e poi il particolare con il nome del nostro Angelo.
















La terza foto è l'attestato di Giusto delle Nazioni che è conservato nell'archivio dello Yad Vashem.

De Fiore, il Perlasca romano "Mio padre salvò 350 ebrei"
La storia del funzionario di polizia "giusto di Israele"
di Simona Casalini

Questa è la storia di un Uomo Giusto, nel marzo 1955 l’Unione delle Comunità israelitiche italiane così gli scriveva in una lettera: «La ringraziamo perché col suo fermo atteggiamento riuscì a salvare centinaia di ebrei, interpretando le inique disposizioni razziali con nobile e umana sensibilità, collaborando con le organizzazioni ebraiche, noncurante delle conseguenze che tale atteggiamento addensava sulla sua posizione e sulla sua stessa vita». Questa è la storia ancora poco conosciuta, o forse poco ricordata, di un signore non qualunque che si chiamava Angelo De Fiore, funzionario di polizia per una vita, morto nel 1969, tra i primissimi in Italia ad ottenere nel 1966 (pratica n° 0334) il riconoscimento di Giusto delle Genti, il suo nome scolpito nelle stele della collina degli ulivi, nel più grande monumento dedicato alla Shoa.
Era romano di origini calabresi, personaggio schivo, curato nel vestire, uno dei pochissimi funzionari della questura non epurato dopo la caduta del fascismo. Altra fine fece l’allora questore di Roma, Pietro Caruso, processato e giustiziato nel ‘44 a Forte Bravetta. Lui, De Fiore, nel ‘55 è questore di Forlì.
Solo una volta il "dottor Angelo" disse a suo figlio Gaspare perché, dopo la guerra, nei vicoli intorno al Ghetto tanta gente lo salutava e lo abbracciava: «Perché credo di averne salvati almeno 350». Come riuscì a farlo? Lo raccontò così: «Non facevo altro che dare l’impressione di non sapere niente», salvo poi «aver creato un gran confusione negli archivi». Molti ebrei stranieri ebbero i nomi camuffati, e decine di ebrei italiani furono regolarizzati come profughi dell’Africa settentrionale. Carte false, incluse le tessere annonarie, elaborate con un tal "signor Charrier", che poi nell’ufficio dell’inappuntabile "dottor Angelo" ottenevano i timbri ufficiali e poi i permessi di soggiorno. Si legge poi nel libro Il ghetto sul Tevere che «quel De Fiore si dimostrò un campione di solerzia nel mettere a disposizione degli instancabili investigatori tedeschi i suoi schedari, quelli che decideva lui, facendone sparire molti altri, quelli che per la Gestapo non dovevano esistere».
Racconta oggi il figlio Gaspare, settantenne professore universitario in pensione e presidente Uid, Unione Italiana per il disegno, nella sua casa in via Orti della Farnesina tappezzata di suoi quadri: «Quando uscì il film su Schindler e più tardi su Perlasca, noi fratelli li andammo subito a vedere: persone meravigliose, davvero, però, pensammo, anche papà aveva lavorato bene».
Ancora Gaspare: «Avevo 18 anni, mi accorgevo poco del dramma immenso che stavamo vivendo, mio padre era sempre sereno, a casa non una parola sul suo lavoro. Vivevano in via Clitunno, al quartiere Coppedè, io ero preso dall’esame di maturità, frequentavo la III C al Giulio Cesare col professore di italiano che il sabato indossava la camicia nera. Poi entrano gli alleati a Roma, mio padre sempre lì, sempre preciso negli orari d’ufficio, io iscritto al primo anno di architettura. Si sparge la voce che un generale americano si era innamorato della fontana delle Tartarughe di piazza Mattei, che pensava di smontarla per portarsela a Miami. In facoltà i professori pensarono che, nell’eventualità, sarebbe stato utile averne un rilievo, farne almeno una copia. Andai anche io, disegnavo bene. Con papà eravamo rimasti d’accordo che sarebbe passato a prendermi all’uscita dell’ufficio. Lo vedo sbucare da un vicolo, con suo abito color panna, cappello a larghe tese e sigaretta in bocca. Gli sto per andare incontro e vedo un uomo apparire da non so dove che urla qualcosa in ebraico. Ho paura, ma poi gli si butta ai piedi, gli abbraccia le gambe. Dai negozi, dai magazzini, dai portoni escono due, tre, dieci persone, quasi tutte donne vestite a lutto, che si fanno attorno. Parlano a voce alta, concitati. Uno di loro dice, in italiano «È tornato il nostro Angelo salvatore». E un altro: «Gli devo la vita, gli devo la vita». E un altro ancora, un giovane, racconta a tutti: «Ero stato preso in una retata e portato alla pensione Jaccarino di via Tasso, avevo nome e documenti falsi, ma i tedeschi insistevano. Volevano che dicessi di essere ebreo, che qualcuno aveva fatto la spia, mi interrogavano, mi davano botte. Poi entra lui, mi dà uno schiaffo e mi grida: "Ti hanno preso eh? Cos’hai rubato stavolta? Lo conosco bene questo qua, un ladruncolo da poco. Mandatemelo in questura" I tedeschi mi fecero uscire a calci». Anche Enza, l’altra figlia del "dottor Angelo", ora ottantenne, non capì allora che uomo fosse realmente suo padre. Se ne accorse di più finita la guerra, quando dietro largo Chigi comprò un paio di guanti di pelle e andò alla cassa per pagare. «Quanto devo?» «Niente, signorina De Fiore» «Come niente? E come sa il mio nome?» «Lei non mi conosce, ma io sono venuto tante volte a casa vostra per ringraziare suo padre. Diciamo così, questo regalo è pelle contro pelle». Enza De Fiore quei guanti li conserva ancora e Gaspare non vuole che finisca qui: «Più vado avanti con l’età e più ripenso a lui. Vorrei ritrovare qualcuno che lo ha conosciuto, che sappia qualcos’altro della sua vita. È ancora vivo qualcuno che può rispondere al mio appello?».


Un Questore nel giardino dei Giusti
Domenica 2 maggio 2004, alle ore 10,30 in Rota Greca (CS) avrà luogo l'inaugurazione di una piazza ed un monumento in onore ed in memoria di Angelo De Fiore, Giusto delle Nazioni. Angelo De Fiore nacque a Rota Greca (CS) il 19 luglio 1895, si trasferì a Roma dove vinse il concorso per Funzionario di Pubblica Sicurezza, rimanendo nell'Amministrazione fino a raggiungere il grado di Questore. Negli anni tragici e difficili dell'occupazione nazista di Roma, mentre dirigeva l'Ufficio stranieri della Questura di Roma, dedicò il suo impegno, a rischio della propria vita, alla salvezza dei suoi simili ingiustamente perseguitati. Egli salvò centinaia di vite umane dal terrore nazista. Infatti, quando i militari della Gestapo si recavano all'Ufficio stranieri della Questura di Roma per avere gli elenchi degli ebrei da inviare nei campi di sterminio, si trovavano di fronte a fascicoli sparpagliati sulle scrivanie, schedari inaccessibili ed elenchi introvabili, così quella che doveva essere per i tedeschi una fonte di informazione si rivelava, invece, un muro impenetrabile che impediva di individuare le vittime dei rastrellamenti. Per il coraggio e per i sentimenti di umanità dimostrati, nel 1954 riceve dalla Repubblica Francese la Legion d'Onore, dall'Unione delle Comunità ebraiche italiane la Medaglia dei Giusti e l'iscrizione del proprio nome su un ulivo della collina dell'Olocausto in Gerusalemme. Muore a Roma il 18 febbraio 1969. Angelo De Fiore fu, dunque, Uomo Giusto, ma fu anche un eroe perché, nello svolgimento quotidiano delle funzioni cui era preposto, ebbe la forza di opporsi alla violenza e alla barbarie,anteponendo alla sicurezza propria e della propria famiglia, gli ideali della umana solidarietà e della suprema carità. Il Dr. De Fiore fu Questore di Forlì, Pisa e La Spezia. Per l'occasione si esibirà la fanfara della Polizia di Stato e ci sarà l'alta uniforme della Polizia oltre che un picchetto d'onore.


2 maggio 2004: Rota Greca ricorda
Mario Tricoli

Inaugurato Domenica 2 Maggio 2004 il monumento ad Angelo De Fiore: salvò centinaia di ebrei
Comune di Rota Greca (CS)
Grande festa e grandi momenti di commozione a Rota Greca e non solo ,sono venuti dai paesi vicini i sindaci di S.Fili, Montalto Uffugo, Cervicati, San Martino di Finita, con la fascia tricolore e con i loro gonfaloni, il Questore di Cosenza, Romolo Panico, che ha portato i saluti del Capo Della Polizia De Gennaro, per onorare l'illustre cittadino di Rota Greca.
Questore di Roma,negli anni bui della guerra e dell'Olocausto, salvò centinaia di ebrei, un uomo normale, severo e schivo, ma di coraggio e cuore, lasciando ai posteri un patrimonio immenso: il rispetto del valore della vita e della dignità dell'uomo, dimostrando che si può sempre scegliere tra il bene ed il male.


Monumento in onore di Angelo de Fiore
Fiore Ulderico - Classe V A Commerciale
Rota Greca (CS) - Domenica, in una splendida giornata primaverile, è stata inaugurata un monumento in onore di Angelo de Fiore. Questo monumento ricorda la figura di un grande calabrese che ha avuto il coraggio, negli anni del fascismo, di salvare centinaia di ebrei destinati a morte certa.
Il bellissimo monumento è stato voluto fortemente dal sindaco, Dino D’Elia, e dal vice-sindaco, Roberto Albano, i quali hanno ricevuto i ringraziamenti del figlio di Angelo de Fiore, Gaspare.
La cerimonia si è svolta alla presenza di molte autorità: i Consiglieri regionali, Guagliardi e Occhiuto, il Parlamentare Oliverio, i Sindaci dei comuni vicini con i gonfaloni, il Questore di Cosenza Romolo Panico, il presidente dell’Associazione Italia-Israele e, infine, la banda musicale della Polizia di Stato. La partecipazione dei cittadini è stata totale. Tante emozioni si sono alternate in una manifestazione ben organizzata e realizzata, soprattutto, grazie all’aiuto del Presidente della “Pro Loco” di Rota Greca, Roberto Greco, impegnato anche a mantenere l’ordine nelle vesti di vigile urbano insieme al Comandante dei Vigili Raffaele Bottino. E grazie anche alla partecipazione dell’Associazione Culturale “IDEA” rappresentata dal Presidente Guido Tocci.

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