Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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sabato 8 dicembre 2018

Nasha Golda: La nostra Golda


Martedì 4 dicembre si è svolto a Reggio l’incontro “Nasha Golda: Golda nostra”, dedicato a Golda Meir, Premier di Israele, nel 40° della scomparsa (8 dicembre 1978), che ha inaugurato un ciclo di incontri sul tema “Le donne e la storia”.


Ringrazio Tonino Nocera, che ha gentilmente messo a nostra disposizione il testo del suo intervento, che ha aperto col video di un dialogo tra Barbra Streisand (che canta anche lo HaTikvah, l’inno nazionale d’Israele) e Golda Meir.
(si può leggere la notizia dell'incontro su StrettoWEB)


Shalom! Abbiamo aperto con questo dialogo tra due donne straordinarie che hanno qualcosa in comune: oltre essere ebree.
Barbara Streisand è stata la protagonista di un film Yentl, tratto da un racconto di Isaac Singer. È la storia di una ragazza che si finge uomo per poter studiare in una Yeshivah (scuola rabbinica).

David Ben Gurion pare che dicesse di Golda Meir: “È l’unico uomo del mio governo”. Golda osserva che per una donna essere considerata un uomo dovrebbe essere un complimento e si chiede: vale anche il contrario? È un elogio dire a un uomo che sembra una donna? In realtà è un modo per dire: essere uomo è meglio che essere donna. Questo per sottolineare le differenze di genere: oggi come ieri, quando era ancora più difficile per una donna affermarsi. Eppure Golda riuscì! Come?
Forse il segreto è racchiuso in queste sue parole: “Nulla nella nostra vita semplicemente accade. Basta credere in qualcosa e possedere l’energia necessaria per lottare e affrontare gli ostacoli, perché si riesca a superarli”. Golda, inoltre, spiega che per un popolo (e anche per un individuo, aggiungo) ci sono due modi per far fronte ai problemi o meglio uno solo. Abbandonarsi al lamento (amo definirlo triulismo) o reagire. Lei reagì!
Nata a Kiev, cresce a Pinsk come Golda Mabovitch. La famiglia non era particolarmente religiosa, ma l’ebraismo – come dimostra la sua vita – è qualcosa che va oltre la religione.
Le precarie condizioni economiche e l’antisemitismo furono la cornice della sua infanzia. Per quegli anni non prova alcuna nostalgia: ricordando il padre inchiodare le assi alla porta di casa per difendere la famiglia da un pogrom. Gli ebrei russi hanno un solo modo per cambiare vita: emigrare in America la Goldene Medineh la Terra dell’Oro come veniva chiamata in yiddish. Perciò il padre varca l’Oceano: poi tocca al resto della famiglia. In treno per Vienna, Anversa e, infine, quattordici giorni di nave verso il Nuovo Mondo: destinazione Milwaukee.
La città aveva una storia interessante, dopo il 1848 - Primavera dei Popoli - divenne meta d’esilio per numerosi liberali e intellettuali tedeschi. Anche qui anni duri. I primi tempi Golda e la famiglia vivono in una sola camera. Golda studia e aiuta la madre nella gestione di un negozio, dove si reca a piedi: i soldi dell’autobus risparmiati saranno utilizzati per l’acquisto di un cappotto. Intanto, la sorella Sheyna sposa Shamai contro il volere dei genitori. Scrive Golda: “Ma Shamai non solo amava Sheyna: la capiva”. Per sposarsi i due giovani si trasferiscono a Denver, dove poi saranno raggiunti dalla giovane Golda. Ma la convivenza con la sorella non è facile perciò va a vivere da sola contando solo sulla fortuna del matto. Intanto, conosce Morris Meyerson che così descrive a un’amica: “Non è bellissimo, ma ha una bellissima anima”.
Morris la convince a tornare a Milwaukee per riprendere gli studi. La Grande Guerra irrompe nella sua vita: trasformando la propria casa in un comando di tappa per tutti i giovani ebrei che vogliono arruolarsi nella Legione Ebraica. Un ruolo sarà svolto dal B’nai B’rith (I Figli del Patto) associazione ebraica paramassonica cui il padre appartiene. Intanto a Milwaukee giunge David Ben Gurion: il Garibaldi d’Israele. Golda incontra il sionismo, inizia a sentir parlare di Tel Aviv e si convince che il suo posto è in Israele. Finita la Prima Guerra Mondiale e convinto Morris (che nel frattempo aveva sposato): compiono l’Aliyah. Un lungo viaggio. Nave sino a Napoli; treno per Brindisi; nave sino ad Alessandria d’Egitto e, infine, treno per Tel Aviv. Anche qui vita dura: piccolo appartamento senza energia elettrica e bagno.
Ancora lo stato d’Israele non era nato ma prendevano già forma le prime strutture embrionali che avrebbero costituito l’ossatura del nuovo stato. Una convinzione pervade Golda: non essere stati invitati da nessuno a compiere l’Aliyah e non aver ricevuto alcuna promessa per il futuro li aveva rafforzati nella determinazione della scelta compiuta. Con il marito Morris decidono di trasferirsi nel kibbutz Merhavia (ampi spazi di Dio): ma la vita è durissima. I bambini vivono, mangiano, studiano assieme. La giornata comincia andando nei campi alle quattro del mattino perché poi il caldo rende impossibile lavorare. Ma la malattia del marito (tra l’altro Morris non ama la vita del kibbutz) li fa trasferire a Gerusalemme, dove nasceranno i figli: Sarah e Menahem. Gerusalemme punto di riferimento per l’ebraismo.

Salmo 137:5-7
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

Gerusalemme sempre unita: tranne per 19 anni, dal 1948 al 1967, quando Ha Kotel, il Muro - finito nella zona giordana - è inaccessibile agli ebrei. A Gerusalemme Golda comincia a lavorare presso il Consiglio femminile del lavoro del partito laburista. Inizia anche a viaggiare per incontrare le comunità ebraiche – in particolare quelle statunitensi – e rappresenta il partito laburista a vari incontri internazionali. Intanto: la sinistra ombra di Hitler fa capolino. Per sfuggire alle sue politiche antisemite aumenta l’Aliyah. Golda partecipa, come osservatore, alla Conferenza d’Evian organizzata dal Presidente Franklin Delano Roosevelt per dare una risposta ai profughi ebrei in fuga dalle persecuzioni.
Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e Ben Gurion pronuncia la famosa frase: “Combatteremo Hitler come se non esistesse alcun Libro Bianco, e combatteremo il Libro Bianco come se non esistesse Hitler”. Golda continua la sua vita di dirigente politico e, soprattutto, di madre. Seguendo una strategia: spingersi oltre quello che ha fatto il giorno prima e che riteneva fosse il massimo.
Incontra Enzo Sereni, una straordinaria figura di sionista, figlio del medico di Casa Savoia, compie l’Aliyah ed entra nell’Haganah. Paracadutato nell’Europa occupata, è fatto prigioniero: morirà a Dachau. Intanto, tra scontri con gli arabi e repressione inglese, si avvicina la nascita dello stato d’Israele.
Il 29 Novembre 1947 l’Assemblea delle Nazioni Unite vota la nascita di due stati: uno ebraico e l’altro arabo. Trentatré stati a favore (tra cui Stati Uniti), tredici contrari e dieci astenuti, compreso il Regno Unito. Golda parte per gli Stati Uniti con l’obiettivo di raccogliere fondi per armare il nuovo stato. Il 14 Maggio 1948 è proclamato lo stato d’Israele. Immediatamente gli eserciti di cinque paesi arabi lo attaccano con un obiettivo: distruggerlo e buttare a mare gli ebrei. Nonostante le parole di Ben Gurion nella Dichiarazione d’Indipendenza: “Noi stendiamo la mano, in segno di pace e di buon vicinato, a tutti gli stati che ci circondano e alle loro popolazioni, e li invitiamo a cooperare con reciproco giovamento con lo stato ebraico indipendente entro i suoi confini. Lo stato d’Israele è pronto a dare il proprio contributo in uno sforzo congiunto per il progresso dell’intero Medio Oriente”. Gli USA sono i primi a riconoscere Israele, il Guatemala è il secondo stato.
La Guerra d’Indipendenza termina il 24 Febbraio 1949: seimila israeliani sono caduti per difendere il diritto all’esistenza d’Israele. Golda è nominata ambasciatore a Mosca: resta per sette mesi. Toccante l’incontro con gli ebrei russi. Durante una funzione presso la Grande Sinagoga di Mosca è acclamata al grido di Nasha Golda, Golda nostra. Torna in patria per diventare Ministro del Lavoro. Un compito immane: creare lavoro in uno stato appena nato. Vara, pertanto, un imponente piano di lavori pubblici in particolare: costruzione di strade e abitazioni, rimboschimento.
Inizia a confrontarsi con il mondo religioso israeliano. Probabile candidata laburista a sindaco di Tel Aviv è bocciata da un esponente di un partito religioso. Ma un’altra sfida l’attende: il Ministero degli Esteri. Secondo Ministro degli Esteri nella storia dello stato. Si avvicina la guerra del 1956 e spiega “Anche se nessuno voleva farlo: noi abbiamo riconosciuto i sintomi”. Anche questa volta massima segretezza e Golda spiega come sia duro mantenere un doveroso segreto di stato.
Golda, Ministro degli Esteri, inaugura una stagione di feconde relazioni in Africa. A queste nazioni Israele offre supporto tecnologico - principalmente in campo agricolo - e valori come giustizia sociale e lotta alla povertà. In Liberia Golda è nominata gran capo della tribù dei Gola e iniziata ai misteri tribali: non rivelò mai cosa accadde nella capanna. In Ghana, partecipando a una conferenza dei paesi africani, è attaccata dal rappresentante algerino perché Israele acquista armi dalla Francia di De Gaulle.
Replica: “I nostri vicini stanno per distruggerci con armi ricevute gratuitamente dall’Unione Sovietica e per somme irrisorie da altri paesi. L’unico paese al mondo disposto, in cambio di valuta pregiata, e molta, a venderci una parte delle armi di cui abbiamo bisogno per difenderci è la Francia. Io non condivido il vostro odio per De Gaulle, ma consentitemi di dire la verità, anche se vi dispiace sentirla: De Gaulle potrebbe essere il diavolo in persona, ma io riterrei ugualmente doveroso da parte del mio governo, acquistare armi dall’unica fonte disponibile. E ora permettetemi di porvi una domanda: se voi vi trovaste nella nostra stessa posizione, che fareste?”.
Grazie a questi viaggi molte bambine africane saranno chiamate Golda. In Rhodesia, dinanzi alla richiesta della polizia: “whites only”; non accetta di essere separata dai leader africani. Un incontro straordinario è quello con il Negus d’Etiopia, Hailè Selassiè – discendente, secondo la leggenda, di Re Salomone e della Regina di Saba – esule per un anno a Gerusalemme durante l’occupazione italiana. Le relazioni con molti paesi africani vengono meno con la Guerra dei Sei Giorni. Oggi Israele è tornata in Africa: accolta a braccia aperte.
Complicato il rapporto con la Cina per cui chiede aiuto a Pietro Nenni. Alcuni esponenti politici cinesi commentarono che se ogni popolo di tre milioni di abitanti si metteva in testa di creare uno stato sarebbe stato un male per il mondo. Ottimi rapporti anche con Giappone e Birmania. Singolare un episodio, durante una visita in Israele di U Nu, Primo Ministro Birmano, Ben Gurion gli fa vedere con orgoglio gli alberi piantati lungo la strada da Tel Aviv a Gerusalemme. Un terreno roccioso dove era difficile farli attecchire ma la “dura cervice” israeliana non si arresta dinanzi a nulla. U Nu allerta Ben Gurion invitandolo a vigilare perché quegli alberi sarebbero cresciuti. Per lui, birmano, il problema è controllare l’espansione della foresta. Per Ben Gurion, israeliano, il problema è l’opposto: favorire la crescita dei boschi.
Incontrando il primo Ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca in Israele, Golda spiega che non può aspettarsi un’accoglienza calorosa. Lui, Rolf Pauls, risponde che ne è consapevole e appena arrivato ha reso omaggio al Yad Vashem. Farà in modo che quella tappa sia un obbligo per ciascun tedesco che si recherà in Israele. Vi è poi il processo Eichmann. Sarà impiccato. Il poeta Bialik dirà che neppure il diavolo in persona potrebbe escogitare una punizione adeguata per chi si è reso responsabile dell’uccisione anche di un solo bambino.
Nel parlare al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla vicenda Eichmann dichiara: “E costituisce forse una minaccia alla pace il fatto che Eichmann sia stato tradotto in giudizio proprio da coloro alla cui totale distruzione fisica aveva dedicato tutte le sue energie, ancorché le modalità del suo arresto abbiano violato le leggi argentine? O la minaccia alla pace non risiedeva piuttosto nell’ essere Eichmann libero, impunito, in grado di diffondere a una nuova generazione il veleno della sua anima malvagia?“. In un altro discorso all’Onu afferma: “Eppure, Israele esiste, cresce, si sviluppa, progredisce. Noi siamo un antico, tenace popolo e, come ha dimostrato la nostra storia, non è facile distruggerci. Dove siamo: rimarremo”. Poi con tono profetico “Israele esisterà e progredirà anche senza la pace, ma è certo che un futuro di pace, sarebbe meglio sia per Israele che per i suoi vicini”.
Dopo gli anni al Ministero degli Esteri, girando il mondo, Golda pensa di fermarsi. Ma un’altra guerra è all’orizzonte: quella dei Sei Giorni. Ancora una volta lo stesso obiettivo: distruggere Israele. Ancora una volta Israele vince non avendo alternative: vincere o scomparire. Gerusalemme è riunificata e quando i paracadutisti israeliani raggiungono il Muro Occidentale trasmettono un messaggio destinato a restare nella storia e a infiammare i cuori: “Il Monte del Tempio è nelle nostre mani”. Pare che Moshe Dayan commentò: “Ora che facciamo di tutto questo Vaticano?”.
I luoghi di culto sono aperti ai fedeli di tutte le religioni e la spianata delle Moschee data in gestione ai mussulmani. Dopo la guerra vinta: ennesima offerta di pace di Israele, ancora una volta respinta al mittente. Con la conferenza di Khartoum sono pronunciati i tre famigerati no: no alla pace con Israele, no al riconoscimento dello stato di Israele, no a trattative.
Golda compie settant’anni e il destino le riserva un altro incarico: Primo Ministro per cinque anni. Un ulteriore aggravio di lavoro con maggiori limitazioni della propria vita privata per motivi di sicurezza. Tra le prime indicazioni, Golda chiede di essere informata, anche nel cuore della notte, dell’esito delle operazioni militari e in particolare di eventuali perdite. Gli alti ufficiali rispondono che l’avrebbero informata al mattino: svegliarla sarebbe stato inutile. Ma per lei è una sofferenza sapere che giovani israeliani rischiano la vita: mentre lei dorme.
Importante in quegli anni la visita a Washington al Presidente Richard Nixon per rinsaldare le relazioni d’amicizia tra le due nazioni. Durante una conferenza stampa alla domanda se Israele, messa alle strette, avrebbe fatto ricorso alle armi nucleari. Risponde che Israele non se la sarebbe cavata troppo male con le armi convenzionali. Da Primo Ministro non viene meno la sua attenzione alla giustizia sociale e si impegna nella costruzione di alloggi e scuole. Intanto si verificano eventi terribili come il massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco.
Ricevuta in udienza da Paolo VI, all’osservazione del Papa sulla durezza del comportamento israeliano verso gli arabi replica che il suo primo ricordo è l’attesa di un pogrom a Kiev e che gli ebrei conoscono il vero significato della parola durezza. Conferma, inoltre, che tutte le fedi sono e saranno rispettate a Gerusalemme: capitale d’Israele.
Infine, la guerra dello Yom Kippur. All’inizio solo un piccolo gruppo di giovani soldati si oppone agli aggressori. Poi, lentamente, Tzahl riprende l’offensiva. Il presidente Nixon lancia un imponente ponte aereo con C-5 Galaxis. Gli israeliani varcano il Canale di Suez costituendo una testa di ponte: accerchiando parte dell’esercito egiziano e giungendo a un centinaio di chilometri da Il Cairo. Alla Knesset Golda ringrazia gli Stati Uniti d’America e il presidente Nixon per l’aiuto fornito. Ma vi sono anche altre incombenze come l’incontro con i familiari dei soldati dispersi. L’esercito israeliano non abbandona mai: morti, feriti e dispersi.
Per portare la pace si mobilita Henry Kissinger. Golda ebbe con lui rapporti altalenanti ma riconobbe sempre la statura dell’uomo e le sue qualità. Per Kissinger “Golda Meir era un personaggio originale. Acuta, simile a una forza della natura, si sentiva la madre del suo popolo”. Comincia così la diplomazia della navetta con il Segretario di Stato fare la spola tra le capitali del Medio Oriente. Golda esprime però tutta la sua indignazione nei confronti degli europei e in particolare dei socialisti, i quali, per il petrolio, avevano voltato le spalle a Israele.
L’11 Novembre 1973 al chilometro 101 della strada Il Cairo-Suez è firmato un accordo tra Egitto e Israele. Alla fine della guerra del Kippur Golda dà le dimissioni e torna a casa.
Per lei essere ebreo ha significato sentirsi fiera di appartenere a un popolo che ha mantenuto la propria identità per duemila anni: nonostante le sofferenze e i torti subiti. È consapevole che la nascita dello stato d’Israele ha mutato per sempre la storia ebraica. Kissinger scrive nelle sue memorie che in Israele si diceva che Golda soffriva di tanti di quei disturbi da far sì che a qualsiasi studente di medicina israeliano così fortunato da visitarla venisse conferita automaticamente la laurea. Aggiunge di aver provato una profonda tenerezza per Golda. Aveva mantenuto unito il paese durante crisi terribili; talora sfidandone l’unico amico. Golda dedica a Kissinger parole affettuose, premettendo che gli israeliani non amano servirsi di parole che possono sembrare soltanto parole. “Desidero, inoltre, ringraziarla per la sua pazienza. La saggezza è una dote che ci viene concessa o meno. Si nasce possedendo oppure no e per questo non si ha alcun merito particolare. Non è così invece per quanto concerne la sua pazienza, nei confronti di entrambe le parti, e il lavoro che ha svolto”.
Golda Meir rilasciò a Oriana Fallaci un’interessante intervista (quattro incontri per un totale di sei ore di registrazione) che ebbe una strana sorte. In albergo, a Roma, alla Fallaci furono rubate le bobine. Comunicato l’evento a Golda ottiene una seconda intervista. La Fallaci sospettò che il furto fosse opera di agenti libici. Per Oriana Fallaci i tratti caratteristici di Golda Meir erano “una semplicità disarmante, una modestia irritante, una saggezza che viene dall’aver sgobbato tutta la vita: nei dolori, i disagi, i travagli che non lasciano tempo al superfluo”. Golda vive sola. Una ragazza va a riassettare casa. Ma se organizza una cena è lei a cucinare e sistemare tutto dopo. Accanita fumatrice (sessanta sigarette al giorno). Nel corso dell’intervista definisce Pietro Nenni uno degli individui migliori che oggi esistano al mondo. Confessa che per rilassarsi riordina scaffali. Evidenzia che dare la vita è il privilegio che gli uomini hanno sulle donne e che per avere successo una donna deve essere molto più brava di un uomo. Tra l’altro, lei per essere quello che è ha pagato un prezzo altissimo: il proprio matrimonio. Pur essendo un grande amore: troppi interessi diversi. Enuncia anche il suo punto di riferimento. “Credo in Israele: punto e basta”. E riguardo all’età “La vecchiaia è come un aereo che vola nella tempesta. Una volta che ci sei dentro, non puoi farci più nulla. Non si ferma un aereo, non si ferma una tempesta, non si ferma il tempo. Quindi tanto vale pigliarsela calma, con saggezza”. Sulla morte spera non di perdere la lucidità della mente e di morire con la mente chiara.
Golda Meir è stata interpretata da Ingrid Bergman nella serie tv Una donna chiamata Golda. William Gibson scrisse una pièce teatrale Il balcone di Golda interpretato in America da Anne Bancroft e in Italia da Paola Gassman. Emerge una Golda divisa tra la vita privata e il suo ruolo pubblico. Costretta a prendere decisioni impegnative e talvolta a scendere a compromessi con i propri principi come dice nel film Munich con riferimento all’Operazione Ira di Dio. Ricordo, infine l’imitazione di Alighiero Noschese.
Cari amici, mi avvio alla conclusione. Non è stata, e non voleva essere, un’analisi storica su Golda Meir. Ma solo un mio personale omaggio a una protagonista della Storia. L’ho chiamata sempre Golda in segno di affetto; del profondo affetto che nutro nei suoi confronti. Condividendo il suo sentirsi, come scrisse Kissinger, la madre del suo popolo.
Possa il suo ricordo essere di benedizione.
Tonino NOCERA

martedì 12 giugno 2018

Cattedra della pace a Ferramonti


Inaugurazione della Cattedra della pace
presso l’ex campo di internamento a Ferramonti di Tarsia
di Domenica Sorrenti

Foto da Diritto di cronaca.Tutte le altre foto sono di Domenica Sorrenti
A Ferramonti di Tarsia, presso il Museo dell’ex campo di internamento, lunedì 28 maggio 2018, alle ore 17,00, si è tenuta l’inaugurazione della cattedra della pace, la cui presidenza è stata affidata al carismatico professore Giancarlo Elia Valori già detentore di altre cattedre presso l’Università di Gerusalemme, di Pechino e di New York.
Al tavolo dei convenuti, oltre al professore Valori erano presenti Roberto Ameruso, sindaco di Tarsia, il rabbino Umberto Piperno, il responsabile per la Calabria della Comunità ebraica di Napoli, dottor Roque Pugliese, e l’editore Walter Brenner.
I lavori sono stati aperti dal sindaco, il quale ha ringraziato i convenuti, le autorità civili, militari e religiose e la popolazione accorsa in gran numero. Ha affermato che l’ex campo di internamento è divenuto oggi simbolo internazionale per la memoria, un posto originariamente destinato alla sofferenza ed all’annientamento è stato trasformato in un luogo riservato all’educazione alla pace, alla risoluzione delle controversie tra i popoli. La scuola in Management, Relazioni internazionali e Business sarà destinata a partecipanti provenienti da ogni parte del mondo e servirà a prevenire l’insorgenza di nuovi populismi, alla creazione di una nuova umanità ed un Nuovo Rinascimento.
Infatti il campo di Ferramonti, collocato in un territorio soggetto a bonifica per la malaria, ha visto l’arrivo graduale di oltre duemila internati tra ebrei provenienti da nazioni europee diverse, nemici del regime fascista e slavi. La vita nel campo non fu così deprecabile come in altre situazioni analoghe, e la popolazione locale interagì con i prigionieri offrendo loro aiuto e sostegno. Quando arrivò la richiesta del loro trasferimento nei campi di sterminio nazisti, le autorità del campo vi si opposero inscenando un’epidemia di tifo e non permisero che alcuno venisse deportato, salvando loro la vita.
Dopo i saluti del rappresentante della Provincia di Cosenza, l’assessore Marco Ambrogio, si è passati alla consegna del premio Cultura 2018 all’insigne professore Alexander Grigorievich Zvyagintsev, scrittore, editore e produttore cinematografico a respiro universale per aver prodotto il miglior film dell’anno 2018, «Sobibor», in cui, in un campo di concentramento in Polonia, gli ebrei internati attuarono una rivolta riuscendo a riconquistare la propria libertà.
I lavori sono proseguiti con l’intervento del professore Giancarlo Elia Valori, il quale si è dichiarato onorato di presiedere la Cattedra della pace, conquista inestimabile della volontà umana, a dimostrazione del dinamismo del primo cittadino che si è prodigato per mantenere viva la Memoria e per creare ponti di collegamento tra culture di paesi diversi. La Memoria, ha asserito, deve essere il filo conduttore che serve a legare le generazioni, per combattere l’indifferenza, per ripudiare ogni forma di integralismo e di estremismo al fine di edificare una società fondata sul rispetto, sulla riconciliazione, nel segno dell’amore e della fratellanza.
Il professor Valori, rimasto orfano giovanissimo, ha ereditato i sentimenti di solidarietà e dell’amore verso il prossimo dalla madre Emilia, donna pia che si è prodigata per salvare molte vite umane, insignita della medaglia d’oro al Merito Civile dal Presidente della Repubblica ed in seguito, chiamata a piantare un albero presso il Giardino dei Giusti di Gerusalemme.
Il premio Cultura 2018 è stato conferito anche al rabbino capo della Russia, rav Berel Lazar per il suo impegno nella costruzione della pace con saggezza illuminata, a sostegno dei diritti fondamentali e della dignità umana. Non potendo ritirare il premio personalmente, il rabbino Lazar ha inviato da Mosca un messaggio in cui ha ricordato lo zio internato nel campo di Ferramonti, morto poi a 102 anni, si è congratulato con il sindaco di Tarsia per tutte le attività messe in campo e si è complimentato con il professore Valori per i suoi impegni per il mantenimento della pace in diverse parti del globo.
Quest’ultimo, nel 1983, si è adoperato per creare buone relazioni tra Cina ed Israele in un momento abbastanza complicato, mentre, nel 1986, è riuscito a far liberare tre ebrei francesi in mano ad Hezbollah, chiedendo di intervenire sull’imam Khomeini al dittatore Kim II Sung, grazie all’antica amicizia che li legava per l’abitudine di trascorre a Pyongyang due periodi di vacanza all’anno con la madre Emilia. Questa operazione fece sì che l’allora presidente della repubblica francese, François Mitterand lo insignisse della “Legion d’onore”.
La recentissima scarcerazione dei tre prigionieri americani, detenuti in Corea del Nord, è una conquista ottenuta sempre grazie all’intermediazione del professor Valori con il dittatore Kim Jung-on per conto del presidente Trump. L’intermediazione in Corea ha creato i presupposti per l’incontro di oggi, 12 giugno, tra i due Capi di Stato.
Rivolgendosi allo scrittore Zvyagintsev ed alla delegazione dell’Ambasciata russa, il professor Valori ha chiesto loro di farsi portavoce della necessità di un dialogo ed una conveniente cooperazione tra Russia e Stati Uniti non solo per stabilizzare il Medio Oriente, ma soprattutto per lottare contro l’estremismo islamico, tentando un coinvolgimento anche della Cina.
Discorsi di grande respiro internazionale sono stati fatti nell’ex campo di internamento ed essi avranno sicuramente un seguito per la grande caratura morale degli attori principali.
L’intermezzo musicale eseguito magistralmente dal duo pianistico dei fratelli De Stefano ha ristorato gli animi ed ha confermato che la musica è il ponte della pace.
Non è mancato l’intervento del rabbino capo Umberto Piperno, sempre presente nelle iniziative per la Memoria a Ferramonti, che, con la sua lectio magistralis, ha augurato che lo spirito di Tarsia possa guidare costantemente i giovani ed i meno giovani in un dialogo sempre più amichevole e sempre più approfondito.
Ha commosso gli astanti la lettura da parte del dottor Roque Pugliese di alcuni versi del capitolo 2 del profeta Isaia contenenti la profezia che ci auguriamo si avveri, “forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione e non insegneranno più la guerra”.
Le mattonelle delle nonne che hanno lavorato per il progetto “La sciarpa della pace-sul filo della Cultura, per non perdere la Memoria”, sono state consegnate ai convitati ed alle Autorità dalla presidente Maria Brunella Stancato. La tappa fondamentale del progetto sarà l’anno prossimo a Matera, capitale europea della Cultura 2019.
Mentre il libro “Shoah e conflitto di civiltà”, ultima fatica del professor Valori, pubblicato dalla casa editrice Brenner appartenente ai figli di Gustav Brenner, l’ebreo austriaco internato nel campo che, una volta libero, decise di rimanere in Calabria per creare la sua attività e la sua famiglia, non deve servire ad occupare uno spazio nella biblioteca personale ma deve essere letto, meditato e preso come impegno a dare il proprio piccolo contributo, deve servire come sprone ad imitare il professor Valori affinché le sue fatiche vedano presto una realizzazione.
Il pensiero del professore è che la pace ha bisogno della Cultura della pace e, come le guerre si preparano nelle menti degli uomini, così anche la pace deve essere preparata e l’unico modo per conquistarla è agire sugli individui ed insegnare loro il rispetto, la convivenza pacifica e l’accettazione dell’altro, senza dimenticare che fare memoria è uno straordinario strumento per la costruzione della pace.
La serata si è conclusa con un rinfresco a base di frutta offerto dall’Amministrazione Comunale di Tarsia.

mercoledì 9 maggio 2018

Gemellaggio Belvedere Marittimo - Mitzpé Ramon

Calabria-Israele, il gemellaggio
(8 maggio 2018)

Diversi rappresentanti delle istituzioni e tanti comuni cittadini al Consiglio comunale nel corso del quale, nel Comune calabrese di Belvedere Marittimo, è stato siglato un gemellaggio con il Comune israeliano di Mitzpe Ramon, situato nel Negev. “Il gemellaggio tra i due Comuni, anche se di Stati geograficamente distanti, è un legame simbolico, stabilito per sviluppare strette relazioni politiche, economiche e culturali, ma soprattutto ispirato da medesime radici, uguali intenti ed ideali di pace e spiritualità” ha affermato l’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune calabrese Francesca Impieri.
Al suo fianco tra gli altri i sindaci dei due Comuni, Roni Maron ed Enrico Granata, Vito Anav in rappresentanza del Keren Haiesod e Roque Pugliese, Consigliere e della Comunità ebraica di Napoli che è stato il principale artefice di questa firma.
“Città delle spezie, di vini forti e aromatici, Mitzpe Ramon – ha osservato ancora Impieri – oggi è una cittadina molto particolare, meta di tanti giovani artisti che traggono dai colori del deserto la loro fonte di ispirazione, specie nel campo della ceramica e della terracotta. Nel nostro piccolo la città di Belvedere Marittimo, già da alcuni anni, ha avuto l’onore e il piacere di ospitare amici ebrei, condividendo momenti pregni di emozioni, nella esternazione reciproca della cultura del cedro”.

I due sindaci con Vito Anav

“Con grande gioia si vede realizzato uno dei sogni piu intensi, ovvero quello di collegare la nostra bellissima terra di Calabria e le coste della riviera dei Cedri con Israele con la sua capitale Gerusalemme. Questo sogno si realizza grazie a due cittadine che hanno una grande spinta di crescita culturale, sociale ed economica” ha detto Pugliese.
“Ho aderito immediatamente al progetto ed oggi abbiamo firmato l’accordo. Sono rimasto sorpreso e commosso dell’affetto e dell’ospitalità del sindaco, dei membri del Consiglio comunale e della popolazione della città. Ho capito che attraverso me volevano esprimere il loro calore, stima, rispetto non solo verso il Comune di Mitzpe Ramon ma anche e soprattutto verso lo Stato d’Israele e verso il popolo ebraico” ha osservato il sindaco Maron.

Il tavolo degli oratori
“Siamo giunti oggi – la riflessione di Anav – alla prima importante tappa di un lavoro iniziato più di un’anno fa quando Roque Pugliese mi ha comunicato che ci sarebbe stata la possibilità di arrivare ad un patto di gemellaggio tra una città della Calabria ed una città israeliana. In qualità di Responsabile del Keren Hayesod dei rapporti con gli Amici d’Israele in Italia ho immediatamente capito l’importanza di tale progetto e l’ho fatto mio”.
In un messaggio inviato agli organizzatori la Presidente UCEI Noemi Di Segni ha sottolineato: “La vostra è un’iniziativa dal valore simbolico fortissimo, che prelude a una serie di impegni comuni che guardano a un futuro di pace e prosperità per tutto il Mediterraneo”.
Gli inni nazionali di Italia e Israele,
eseguiti dagli studenti di Belvedere Marittimo


Italia e Israele: un legame indissolubile, ha poi aggiunto Di Segni, come hanno dimostrato le tre indimenticabili giornate che abbiamo alle spalle. “Le emozioni rosa del Giro d’Italia sulle strade di Israele, da Gerusalemme a Eilat, come segno tangibile di questa speciale amicizia celebrata, nella terza e ultima frazione, anche sulle strade di Mitzpè Ramon”.







Da Bet Magazine Mosaico

Inaugurato il gemellaggio
tra Belvedere Marittimo
e Mitzpe Ramon

7 maggio 2018


L'ascolto degli inni nazionali
Grande gioia ha portato la notizia che lunedì 7 maggio il comune di Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, ha inaugurato un gemellaggio con la città israeliana di Mitzpe Ramon. Nella cerimonia di inaugurazione, che si è tenuta alle ore 10 presso la Scuola Media Puglisi di Belvedere, il sindaco Enrico Granata e quello di Mitzpe Ramon Roni Marom hanno firmato il Patto di Gemellaggio.I lavori per arrivare a ciò sono iniziati l’anno scorso, in seguito a una proposta dell’Assessore alla Cultura Francesca Impieri. In quell’occasione, era venuto in città Rav Umberto Piperno, Rabbino della Comunità Ebraica di Napoli (che fa capo a tutti gli ebrei del Mezzogiorno) in occasione del progetto Tutto il Lungomare è da aMare, durante il quale sono state esposti mosaici in ceramica legati al mondo ebraico. Un progetto che avrà luogo anche quest’anno. Alla cerimonia erano presenti numerose persone, compresi tutti i sindaci dei 22 comuni che formano l’area costiera nota come Riviera dei Cedri.
I sindaci dei comuni della Costa dei Cedri
“Veramente inaspettate le adesioni all’evento, che ha destato tutte le comunità ebraiche italiane e non solo, tutte desiderose di conoscere il territorio dell’agro belvederese e di tutta la costa Riviera dei cedri,” ha dichiarato la Impieri. “Questo gemellaggio tra i due Comuni, anche se di Stati diversi, oltre ad essere un legame simbolico, sono certa che porterà grande beneficio alla città di Belvedere Marittimo, perché le migliaia di persone che mi hanno contattata per congratularsi per l’evento chiedono informazioni e mostrano concreti interessi a voler conoscere il nostro territorio. E permettetemi ancora un pizzico di presunzione: il Giro d’Italia è appena partito da Israele, da Gerusalemme e, a gemellaggio avvenuto, venerdì 11 maggio attraverserà anche le strade interne del Comune di Belvedere Marittimo, come messaggio di pace mondiale”.

ALTRE IMMAGINI DELL'INIZIATIVA (foto inviate da Roque Pugliese)

La visita a Ferramonti





















Alcuni momenti della cerimonia
(foto di Marco Andrea Lancellotta, Fotoreporter)



















Il concerto del duo Di Stefano




domenica 6 maggio 2018

Cosenza, 16 aprile 2018: dialogo ebraico-cristianoo


Incontro per il dialogo tra Ebrei e Cristiani
Cosenza, 16 aprile 2018
Convegno sul tema "Tu sei il mio rifugio"

Di Domenica Sorrenti

Il dialogo interreligioso tra Ebrei e Cristiani di varie denominazioni è oramai avviato.
Grande è stato il lavoro per tessere questo riavvicinamento dopo secoli e secoli di progressiva estraneazione e polemica. Numerosi sono stati gli impegni per la ricerca dei tanti punti di convergenza, di una maggiore reciproca conoscenza.
Le tappe salienti di questo dialogo attivo da più di cinquant’anni hanno visto credenti delle due fedi impegnati nella ricerca di amicizia e nella riscoperta di valori condivisi in considerazione del fatto che il Cristianesimo è nato dall’Ebraismo e dal comune fondamento nella stessa tradizione biblica.
Un grande lavoro è stato fatto ancor prima dall’ebreo laico Jules Isaac, professore di storia, ispettore generale del Ministero dell’Educazione francese, rimosso dal suo ufficio ed espulso dal mondo della scuola a causa delle leggi razziali promulgate dal Governo di Vichy
nel 1940. A motivo di diversi eventi tragici susseguitisi a danno suo e della sua famiglia fu spinto a scavare nelle radici religiose dell’antisemitismo europeo. Studiò il Nuovo Testamento e, nel suo libro “Gesù ed Israele”, mise in evidenza la falsità storica dei pregiudizi, in particolare quello del popolo deicida alla base dell’antigiudaismo cristiano, e riuscì a “dimostrare che l’insegnamento del disprezzo degli ebrei nelle chiese è un
tradimento della lettera e dello spirito dei Vangeli”.
Il messaggio di Jules Isaac venne accolto da un gruppo di teologi e di studiosi di varie confessioni, e lo scopo della sua vita divenne far conoscere Gesù agli Ebrei ed Israele ai Cristiani, con la speranza di ottenere una necessaria grande riforma del pensiero cristiano.
Nell’incontro di Seelisberg nell’agosto del 1947, in una conferenza interconfessionale vennero indicati i dieci punti che ancor oggi rappresentano la carta fondamentale del dialogo ebraico-cristiano.
Nel 1948 si costituì il primo gruppo dell’associazione Amitié Judéo-chrétienne ed in seguito questa esperienza non andò perduta ma pose le basi per la costituzione dell’associazione Amicizia ebraico-cristiana di Firenze a cui aderirono numerose personalità e venne appoggiata anche da Giorgio La Pira, sindaco della città toscana. Altri gruppi si costituirono abbracciando le diverse confessioni cristiane.
Nel 1959, Giovanni XXIII ordinò la cancellazione dell’aggettivo che qualificava “perfidi” gli Ebrei nella preghiera “Pro Judaeis” che veniva recitata durante la liturgia solenne del Venerdì Santo. Questo spinse Isaac, direttore dell’Associazione, a chiedere udienza a papa Giovanni XXIII, ottenendola anche grazie alla comune amicizia con Maria Vingiani.
L’incontro, dopo la consegna del dossier “Della necessità di una riforma dell’insegnamento cristiano nei confronti d’Israele”, portò alla revisione dei principi teologici sui quali si è basata per secoli l’ostilità tra le due religioni.
La dichiarazione “Nostra Aetate”, promulgata il 28 Ottobre 1965 dal Concilio Vaticano II sotto il pontificato di Paolo VI, ha inglobato i dieci punti di Seelisberg, raccogliendo la sfida di rinnovare l’atteggiamento e la dottrina della Chiesa verso gli Ebrei. La stessa è
considerata una pietra miliare per aver segnato una svolta profonda nell’atteggiamento della chiesa cattolica verso le religioni, in particolar modo nei rapporti e negli atteggiamenti verso il popolo ebraico, permettendo ai gruppi di dialogo di prendere forza e di presentarsi alla luce del sole.
Nell’aprile del 1986 i rappresentanti di questi gruppi furono in prima fila durante la storica visita di papa Giovanni Paolo II che venne accolto dal rabbino capo Elio Toaff al Tempio Maggiore di Roma.
Il 28 settembre del 1989, la Commissione Ecumenica della Conferenza Episcopale Italiana, presieduta dal vescovo di Livorno Alberto Ablondi, istituì la giornata appositamente dedicata alla conoscenza del popolo ebraico, da celebrarsi il 17 gennaio di ogni anno, alla vigilia della settimana riservata alla preghiera per l’unità dei cristiani, volendo significare che il dialogo tra ebrei e cristiani è una premessa necessaria e imprescindibile per il dialogo ecumenico.
È da sottolineare che “Nostra Aetate”, nel 1993, ha aperto la via all’instaurarsi di piene relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e lo Stato d’Israele; relazioni testimoniate più tardi dal viaggio di papa Giovanni Paolo II in Israele nel 2000, principio di una nuova era per i rapporti tra cattolici ed ebrei.
Al Muro Occidentale di Gerusalemme, Giovanni Paolo II ha recitato questa preghiera: “Dio dei nostri padri Tu hai scelto Abramo e la sua discendenza per portare il Tuo nome alle nazioni. Noi siamo profondamente rattristati per il comportamento di quanti nel corso della storia hanno causato molte sofferenze a questi tuoi figli e mentre chiediamo il tuo perdono, vogliamo impegnarci in un’autentica fraternità con il popolo dell’Alleanza”.
Nel 2002, con la costituzione del Comitato bilaterale tra il Gran Rabbinato di Israele e la Santa Sede, che prevede conferenze annuali ed alternate a Roma e a Gerusalemme, si è aperta una nuova pagina: durante gli incontri non si parla delle differenze dottrinali ma vengono indagati i vari aspetti delle sfide contemporanee con rispettive e sincere condivisioni dei valori fondamentali, permettendo alla fraternità di uscirne rafforzata.
Papa Benedetto XVI ha voluto ribadire che nessun ebreo può essere ritenuto responsabile della crocifissione di Gesù, se non coloro che al tempo vi hanno partecipato personalmente. Con “Nostra Aetate”, alla luce delle scritture cristiane, si può affermare che l’elezione divina d’Israele chiamata dono di Dio non è stata mai revocata, perché i doni e la chiamata di Dio sono senza pentimento e, inoltre, nel medesimo testo c’è l’ingiunzione di non presentare gli Ebrei come rifiutati o maledetti da Dio.
Papa Francesco, nella sua Esortazione Apostolica, “Evangelii Gaudium” afferma che Dio continua a lavorare con il Popolo dell’Antica Alleanza e a far fiorire tesori di saggezza dal suo incontro con la Parola Divina. Ha riconosciuto l’esistenza di una nuova pervasiva forma di antisemitismo quando ha detto ad una delegazione del World Jewish Congress: “Attaccare gli Ebrei è antisemitismo, ma anche gli attacchi diretti allo Stato di Israele sono antisemitismo. Vi può essere disaccordo politico tra governi o su questioni politiche, ma lo Stato d’Israele ha ogni diritto di esistere in sicurezza e prosperità”.
Durante una visita in sinagoga, lo stesso papa Francesco ha affermato: “da nemici ed estranei siamo diventati amici e fratelli. È mia speranza, che la mutua comprensione ed il rispetto tra le nostre due comunità continuino a crescere. Stiamo entrando in un’era di crescente mutuo rispetto e solidarietà tra i membri delle nostre rispettive fedi”.
Con queste premesse, nel 2018 si è arrivati alla XXIX giornata di dialogo tra Ebrei e Cristiani, incontri che si sono svolti in diverse località italiane. Lunedì 16 Aprile, alle ore 17:00, a Cosenza, presso il Chiostro di San Domenico, per il secondo anno consecutivo, si è svolto un convegno, organizzato dalla Commissione Diocesana per il Dialogo e l’Ecumenismo locale e dal dottor Roque Pugliese, consigliere della Comunità Ebraica di Napoli, referente per la Calabria, avente come tema “Tu sei il mio rifugio”.
L’incontro è stato moderato con grande saggezza da Pia Maria Grazia Morimanno la quale ha portato i saluti della Commissione ad una platea attenta e numerosa ed ha ripercorso le tappe salienti del dialogo intrapreso con i fratelli ebrei.
Dopo l’intervento della moderatrice, il Dottor Roque Pugliese, intervenuto per la parte istituzionale, ha portato i saluti del presidente della Comunità di Napoli, Lydia Schapirer e si è dichiarato estremamente soddisfatto dei rapporti di amicizia, comprensione e dialogo che si sono istaurati già da diverso tempo con la comunità di Cosenza, aperta all’accoglienza, al rispetto ed alla comprensione.
Il tema della giornata prevedeva l’approfondimento del libro delle Lamentazioni, scritto dal profeta Geremia ed il commento della prima parte è toccato a don Dario De Paola, biblista, responsabile dell’Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo ed il Dialogo, il quale ha saputo magistralmente indagare, approfondire ed esporre il contenuto dell’opera riguardante il dolore per la distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi nel 586 a.C., in grande sintonia con il pensiero ebraico.
La seconda parte è stata presentata dal rabbino Gadi Piperno, responsabile del progetto UCEI per il Meridione il quale, partendo dalla parola con cui inizia il libro, Ekhà?, (Come mai?), ha spiegato, vocabolo per vocabolo, quanto il pianto per la distruzione sia collegato al dramma iniziale, al peccato dell’uomo che ha causato l’allontanamento da Dio, quell’uomo che lo stesso Dio cerca di riavvicinare a sé, mentre alla fine il libro si conclude con una preghiera, una richiesta di restaurazione: “Facci ritornare a te e noi ritorneremo, ristabilisci i nostri giorni come in passato”…
Le conclusioni della serata di approfondimento sono state affidate all’arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi Cosenza-Bisignano, monsignor Francesco Nolè che ha saputo ben condensare i corposi interventi dei relatori ed ha osservato come il lamento del popolo in cattività, diventato preghiera, sia andato oltre la punizione, mentre viene riconosciuto che solo in Dio si acquieta l’anima dell’uomo, quell’uomo che da Dio è stato creato e che a lui ritorna, confessando le proprie colpe e le proprie debolezze. L’arcivescovo ha voluto ribadire che da soli non si può fare nulla ma che tutto è possibile con fraternità, semplicità e amicizia.
E dopo queste parole rav Piperno ha voluto aggiungere un suo ulteriore pensiero: “l’idea di prendere un passo della scrittura, di approfondirla insieme, cristiani ed ebrei, è straordinaria perché serve ad individuare gli elementi che accomunano, che fanno parte delle nostre radici e rappresentano un messaggio di pace, una volontà di arricchimento per cui serve collaborare insieme affinché il mondo possa essere migliorato”.
A tutti oggi è richiesto un contributo per curare le ferite non ancora rimarginate, per superare pregiudizi e stereotipi e nessuna differenza dottrinale deve impedire il miglioramento delle vite di figli di Abramo.

mercoledì 11 aprile 2018

Yom haShoah 5778 - 12 aprile 2018

Cortometraggio sulla Shoah dedicato alle vittime ed ai sopravvissuti dei campi di sterminio nazisti.
Ideato dal prof. Salvatore Luciani e creato dalla Classe 5° B IGEA dell'I.I.S L. Einaudi di Serra San Bruno (VV)
Attori in ordine di comparsa: Amato Davide, Potrino Giuseppe, Greco Serena, Figliuzzi Domenico, Suraci Mara, Musicò Michele, Bonazza Salvatore, Calabretta Cosimo, Vavalà Alessandra, Rachiele Andrea
Montaggio: Potrino Giuseppe, Amato Davide

lunedì 12 febbraio 2018

Ebrei e valdesi in Calabria

Sabato 24 febbraio Guardia Piemontese, sul Tirreno cosentino, ricorderà con una serie di eventi le cosiddette “Lettere patenti”, con le quali il 17 febbraio 1848 il Re di Sardegna, Carlo Alberto, poneva fine alla lunga storia di discriminazione di valdesi ed ebrei, concedendo loro pienamente gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini.

A Guardia Piemontese, si giunge con una strada mozzafiato che premia con un meraviglioso panorama sul Tirreno, ma ferma il cuore in gola al termine, quando giungi all’ingresso del paese e leggi le insegne: Porta del sangue su Piazza della strage.
Nella cittadina, oggi con pochi abitanti rispetto a quelli che popolano la sua Marina, ormai conserva poche vestigia del suo passato: ormai la popolazione è cattolica e solo qualche centinaio di anziani parla l’antica lingua franco-provenzale dei suoi padri valdesi; però il costume tradizionale è quello delle valli piemontesi da cui provenivano gli antenati e le case del bellissimo centro storico ben conservato, recano ancora lo sportello apribile dall’esterno attraverso cui i frati dell’inquisizione controllavano che le famiglie recitassero il rosario e osservassero le altre devozioni cattoliche a cui erano tenuti dopo la loro conversione.
Qui e nei paesi intorno (San Sisto dei Valdesi, San Vincenzo La Costa, Montalto Uffugo, ed altri ancora) vissero per circa tre secoli, a partire dal XII, in epoca imprecisata, popolazioni di religione valdese, in fuga dalla persecuzione a cui erano soggetti in Piemonte, chiamati qui dal feudatario locale per rendere produttive con l’agricoltura e l’allevamento le sue terre.
In questo luogo meraviglioso si consumò uno degli episodi più tragici della storia calabrese, dopo l’adesione dei valdesi alla riforma calvinista e l’inizio di un’attività di predicazione, dopo che per 300 anni si erano mimetizzati per passare inosservati.
Inquisiti, torturati, 2000 furono uccisi e centinaia furono appesi lungo la strada tra Cosenza e Morano monito di chi ancora rifiutava la conversione, alla quale infine furono indotti per non morire con i loro figli.

Perché parlare dei valdesi in un blog dedicato agli ebrei? Perché molti furono i tratti che accomunarono queste due realtà in Calabria, pur con notevoli differenze. Bisogna riconoscere che i valdesi (in quanto eretici) ebbero un trattamento più duro da parte della Chiesa: gli ebrei (salvo casi rari e sporadici, più ad opera del popolo ignorante che da parte del clero) furono oppressi, perseguitati, scacciati, ma non subirono la sorte sanguinosa dei valdesi; stanziali in alcuni paesi di una determinata zona del Cosentino erano i valdesi, diffusi in tutta la regione invece gli ebrei; per lo più agricoltori i valdesi, mentre gli ebrei erano presenti in tutti i settori professionali, ma di meno in quello agrario. Nondimeno, molti furono i tratti comuni. In tutti e due i casi si trattava di popolazioni disprezzate e costrette a nascondersi (i valdesi) o a sottostare a condizioni spesso molto dure di permanenza (gli ebrei). Entrambi le genti dovettero affrontare tentativi di conversione, sebbene i modi e con esiti diversi. Nonostante, come detto prima, la loro collocazione geografica fosse diversa, pure si incontrarono in alcune realtà. Secondo Oreste Dito, furono entrambi presenti a Vaccarizzo, frazione di Montalto Uffugo, accanto ad albanesi ed italiani, in un esempio di multiculturalismo ante litteram; insieme si ritrovarono poi come neofiti (convertiti) a Tarsia, secondo documenti citati da Cesare Colafemmina. Per tutti loro la presenza ufficiale in Calabria cessò nel XVI secolo, ma tra gli uni e tra gli altri alcuni continuarono per secoli a conservare l’antica fede: ancora nel XVII secolo un inquisitore domenicano lamenta la presenza di ebrei che soprattutto a Catanzaro e a Montalto osservano segretamente i riti ebraici, e ancora nel XVIII secolo singoli valdesi lasciano la Calabria per dirigersi in Svizzera dove potevano praticare liberamente la loro fede.


Marco Berardi, il “brigante” Re Marcone”, si dice fosse di famiglia valdese, o quanto meno influenzato da amicizie e frequentazioni valdesi, anche se qualche studioso (minoritario) parla di ebrei. Della madre di Francesco da Paola, il monaco divenuto santo patrono della Calabria, nativa di Fuscaldo, si dice che fosse neofita e quindi ebrea, ma io suppongo potesse essere più credibilmente una neofita valdese, vista la zona d’origine (il nome più antico di Guardia Piemontese era Casale di Fuscaldo), in cui non è attestata presenza ebraica. Degli uni e degli altri resta oggi visibile ben poco, se non alcuni cognomi; in particolare il cognome Lombardo (Guardia Lombarda era il nome della cittadina, prima di essere cambiato in Piemontese) era molto diffuso tra i valdesi.
Infine, sia i valdesi che gli ebrei hanno da qualche anno ricominciato un lento ritorno nella nostra regione, entrambi senza forme proselitismi ma con la testimonianza della rispettiva fede.


Sarebbe molto bello che in futuro gli ebrei calabresi e la Comunità di Napoli, si uniscano a questa celebrazioni, nella riscoperta di una memoria condivisa, nell’attività operosa e nella scomparsa dolorosa del passato, come nel lento ritorno del presente e del futuro.