Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di dabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti


OGNI MARTEDì ALLE ORE 20: Lezioni di rav Punturello


23 gennaio - 23 febbraio 2016: "Memorie" a Carolei

21 febbraio 2016: Visite guidate alla sinagoga di Napoli


14--19 marzo 2016, Trani: Lech lechà komemiut



Mercoledì 20 gennaio 2016: Palermo
Corso di Torah

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lunedì 9 maggio 2016

Pesach libico e Pasqua calabrese

In alcuni paesi della Calabria è usanza fare colazione la mattina di Pasqua (o comunque mangiare durante la giornata) la frittata con ricotta e salsiccia oppure soppressata o zzùzziji (ciccioli di maiale), e la cuzzupa (detta anche guta, sguta o cudduraci).
Le ricette della cuzzupa sono le più varie, ancora più variate dei suoi nomi, e vanno da una sorta di pandolce o panbrioche fino ad un vero e proprio impasto dolce, a seconda dei paesi, e probabilmente anche delle ricette e delle tradizioni famigliari. Quello che le accomuna tutte è la presenza dell'uovo sodo, in numero variabile. sebbene si usino anche alcune forme prive di uova.
La frittata di ricotta e soppressata è quanto di più taref (sarebbe il contrario di kasher, che significa "adatto, alla consumazione da parte degli ebrei") possa esserci, dal momento che prevede non solo l'uso di prodotti di carne di maiale, ma soprattutto vede la compresenza di un latticino insieme alla carne, che è una delle proibizioni più forti della "dietetica" ebraica.
E quindi perché mai in un blog dedicato alla Calabria ebraica si parla di qualcosa che di ebraico non sembra avere proprio niente?
Bisogna dire che da poco si è conclusa la festa di Pesach (la Pasqua ebraica), che dura 7 giorni in Israele e 8 nei paesi d'esilio. La caratteristica principale di questi giorni di festa è che non si mangia nulla di lievitato. In alcuni paesi dell'Africa settentrionali era tradizione tra gli ebrei festeggiare la mattina dopo la fine della festa il ritorno all'alimentazione normale, con un particolare pasto festivo che si chiama "mimuna".

Si tratta di un pasto particolarmente sontuoso in Marocco, con uso massiccio di dolci e l'invito rivolto anche agli amici ed ai vicini non ebrei.

Più sobria invece la mimuna tripolina, che prevede semplicemente la consumazione di un pandolce con l'uovo e della frittata con merguez (salsicce di pecora o montone) e, come è ovvio, rigorosamente senza latte, ricotta o altri formaggi.

Non vi pare che questo piatto di mimuna (la foto, e anche il pasto, è di un amico ebreo tripolino) abbia davvero molto ma molto in comune con la cuzzupa con l'uovo e la frittata con salsiccia della colazione pasquale di alcuni paesi calabresi?

venerdì 15 aprile 2016

Aggiornamenti meridionali



Meridione e Comunità ebraiche un cantiere aperto di iniziative
Da Moked 14 aprile 2016)
 Progetto Meridione è il nome con cui, nell’ambito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, si fa comunemente riferimento alle moltissime attività volte a sostenere e valorizzare la rinascita delle Comunità ebraiche del Sud Italia.
E di questo si è parlato nella riunione tenutasi a Roma, che ha portato al Centro Bibliografico i rappresentanti di Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e della comunità di San Nicandro per una intensa giornata di lavoro insieme a rav Roberto Della Rocca e Gadi Piperno - coordinatore del progetto - e rav Pierpaolo Pinhas Punturello per Shavei Italia, e con il direttore dell’area Comunicazione e della redazione giornalistica dell’Unione Guido Vitale.
L’ebraismo nel Meridione, è una realtà viva e molto vivace, che raccoglie singoli e gruppi dalle caratteristiche anche molto differenti tra loro, unite però dall’obiettivo condiviso di crescita e dalla fatica quotidiana dovuta all’esiguità numerica e alla distanza geografica fra i vari nuclei, che rende complessa, oltre che dispendiosa, l’organizzazione di attività comuni.
Dopo gli interventi dei singoli delegati delle diverse realtà, che hanno aggiornato i presenti sugli sviluppi seguiti alla riunione del gruppo di lavoro tenutasi lo scorso anno, nel pomeriggio si è parlato di tre punti che necessitano una strategia comune e concordata con l’Unione, ossia i servizi religiosi e cultuali, la partecipazione agli eventi nazionali assieme all’organizzazione dei futuri appuntamenti del Progetto Meridione e le relazioni istituzionali e comunicazione.
Su quest’ultimo punto, in particolare, in seguito alla relazione di Vitale, che in mattinata aveva indicato come prioritarie la presa di coscienza della rilevanza delle comunità ebraiche del Sud per la società tutta, sono stati dibattuti i punti proposti per lo sviluppo del nuovo progetto per le pubbliche relazioni e informazione rivolto specificamente all’area.
Dal rivendicare con forza la titolarità della rappresentanza di un ebraismo che vanta tradizioni millenarie al riconoscimento del sempre più evidente interesse della società nei confronti di comunità che sono state ignorate per troppo tempo all’importanza anche strategica di una crescita che è riconquista di qualcosa che è parte di diritto della minoranza ebraica italiana, tutto porta alla necessità di sostenere e valorizzare una ricchezza sproporzionata rispetto all’esiguità delle sue dimensioni.
Farsi forza dei propri valori, della cultura e delle tradizioni che mai si sono perse, affrontare anche grazie agli strumenti tecnologici messi a disposizione dall’UCEI le difficoltà legate all’essere fisicamente presenti ai corsi e alle lezioni, trovare soluzione alla difficoltà di approvvigionamento di cibo casher, tutti argomenti che sono stati affrontati in una discussione comune, vivace, che ha mostrato con grande evidenza la volontà forte e condivisa di procedere uniti.
E lo dimostrano i tanti progetti in cantiere: l’organizzazione di uno shabbat speciale a breve e di altri in tempi più lunghi, attività con le Università, incontri che portino in Meridione anche chi vive all’estremo opposto d’Italia, per arrivare fino a una replica autunnale del Moked, con una iniziativa nazionale capace di dare ulteriore impulso a una realtà che, davvero, non è solo più un sogno.
a.t. twitter @atrevesmoked
 
Il Sud e il laboratorio ebraico, al lavoro per i nuovi progetti
Da Moked 13 aprile 2016
È un confronto vibrante e appassionato, quello che da questa mattina al Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane riunisce i rappresentanti di quell’ebraismo che nel Meridione d’Italia sta avendo negli ultimi anni una rinascita sempre più forte.
Dopo il saluto del presidente UCEI Renzo Gattegna, sono stati il rav Roberto Della Rocca e Gadi Piperno, Coordinatore del progetto Meridione, a fare il punto della situazione per poi aggiornare i presenti sulle diverse novità che andranno ad aggiungersi alle tante attività che da anni vanno moltiplicandosi sul territorio.
È la comunità ebraica di Napoli, rappresentata da Lidia Shapirer, attuale presidente e dal suo predecessore Pier Luigi Campagnano, ad avere l’onore e l’onere di rappresentare le molteplici istanze dei diversi gruppi ebraici presenti su un territorio che si configura come il più vasto d’Italia afferente a una singola comunità.
Un contesto variegato e non sempre semplice, portatore di una enorme ricchezza che ha bisogno di riappropriarsi della propria storia, come ha ricordato nella sua relazione sul nuovo progetto per l’informazione destinato al Meridione Guido Vitale, direttore dell’area Comunicazione e della redazione giornalistica dell’Unione.
Complessità che possono e devono diventare punti di forza in un contesto in cui è fortissimo l’interesse nei confronti della presenza ebraica e sempre più forte è la richiesta di creare occasioni di conoscenza, incontro e anche di formazione.
È stato poi rav Pierpaolo Pinhas Punturello, rappresentante di Shavei Israel, a rileggere in chiave moderna il viaggio fatto in Sud Italia (e non solo) da Benjamin de Tudela nel XII secolo, riuscendo così a dare a tutti i presenti - responsabili dei tanti aspetti del progetto meridione - il senso chiaro e vivido della situazione attuale, con le sue diversità e con la sua grande ricchezza.
A seguire, prima della discussione sulle tre macroaree su cui ci concentrerà il lavoro del pomeriggio - ossia i servizi religiosi e cultuali, la partecipazione agli eventi nazionali e del Progetto Meridione UCEI e le relazioni istituzionali e comunicazione - protagonisti sono stati i delegati di San Nicandro, Grazia Gualano, Calabria, Roque Pugliese, Mimmo Pagliara per la Puglia e Luciana Pepi per la Sicilia.
Posizioni differenti e uno scambio a volte vivace ma sempre improntato alla volontà lavorare insieme per raccogliere e far crescere al meglio una minoranza piccolissima nei numeri ma grande e forte per cultura, storia e tradizioni millenarie.
a.t. twitter @atrevesmoked 

martedì 16 febbraio 2016

Tracce ebraiche nello Jonio catanzarese








Continua la rassegna sulle località dello Jonio catanzarese che videro la presenza ebraica.
In questo post vedremo alcune località sul cui effettivo stanziamento di ebrei vi sono solo indizi di vario genere, come onomastica e toponomastica, ma nessuna documentazione accertata











LOCALITÀ CON POSSIBILE PRESENZA EBRAICA

ANDALI
Del tutto casualmente ho trovato citato in vari documenti della Regione Calabria  la località Timpone Giudei, nel comune di Andali, dove è progettato un parco eolico. Di più non sono riuscito a sapere da nessuna fonte.
È sicuramente molto poco, quasi niente, per poter parlare di una presenza ebraica in questo luogo, si possono fare solo delle ipotesi, la cui validità è molto discutibile e tutta da accertare, ma ne approfitto per dare alcune indicazioni sulla toponomastica, che possono essere utili anche per le altre località che verranno citate, o comunque in genere, quando si fanno ricerche sull’ebraismo calabrese (e non solo) in base ai toponimi.
Bisogna dire che a volte questo tipo di indicazioni possono essere fuorvianti, e proverò ad indicarne i motivi, illustrando alcuni significati che questo tipo di toponimi potrebbero avere.
1) Con il tempo nomi come “Giudei”, “Giudeca” e simili hanno perso la loro connotazione etnico-religiosa e sono diventati sinonimi rispettivamente di “gente poco raccomandabile” e “slum, bidonville, località sporca, luogo chiuso”. Ricordo che a Bivongi, chiedendo del perché la Judeca avesse tale nome, nessuno sapeva indicarne il perché, solo alla fine una signora disse “Mah, forse perché era un posto chiuso”, infatti era una strada che fino a qualche decennio prima aveva un muro che la chiudeva. Se questo fosse segno di una sorta di “ghetto” ante litteram o meno, in mancanza di documentazioni è impossibile affermarlo.
2) “Giudeo”, “Ebreo” hanno assunto, come si è detto dei significati molto negativi, che indicavano spesso una… eccessiva parsimonia, per così dire. Così finì a volte per diventare "a ngiurja" (il soprannome) di persone o famiglie che venevano ritenute caratterizzate da questa peculiarità, come vedremo più avanti.
3) Una mia personale ipotesi, vedendo le località fuori dall’abitato che portano nomi di questo tipo (ne vedremo tra poco esempi anche negli altri paesi citati) è che vi fosse un’antica via commerciale, percorsa da mercanti, quasi sicuramente per lo più ebrei, che partendo da Reggio, attraverso Ferruzzano, Pazzano, e i luoghi citati in questo post, arrivasse a Crotone ed oltre. Ma è solo una suggestione, una traccia di indagine.
4) Naturalmente non è da escludere l’ipotesi da rasoio di Occam che questi toponimi, o almeno alcuni di essi, indicassero effettivamente presenze ebraiche.
Per quanto riguarda il caso di Andali, dobbiamo notare che si tratti di un centro arbreshe, di lingua albanese, dove questa popolazione giunse nel XV-XVI secolo, quasi contemporaneamente alla prima cacciata degli ebrei dal Regno di Napoli. Ci sono indizi che ci fanno pensare che molti ebrei si rifugiassero proprio nei centri abitati da albanesi, dove potevano facilmente passare per “latini” agli occhi dei nuovi arrivati, che probabilmente di ebrei non avevano nessuna conoscenza, e al contrario, agli occhi degli italiani potevano essere indistinguibili dagli albanesi.
Se quindi questo Timpone Giudei si riferisce effettivamente alla presenza ebraica, resta ancora il problema se sia un insediamento successivo alla cacciata, o se invece fosse precedente, in quella Villa Aragona vittima di incursioni saracene che con l’arrivo degli albanesi avrebbe preso il nome di Andali.

SELLIA
Della presenza ebraica in questo paese, corrispondente all'odierna Sellia e a parte del comune di Sellia Marina, creato negli anni '50 del secolo scorso, si parla in vari libri (tra cui Storia economica della Calabria di Giuseppe Brasacchio e Storia degli ebrei italiani di Riccardo Calimani), ma, mi pare, senza l'indicazione di alcuna fonte, o con rinvio ad altri libri a loro volta privi di indicazione di fonte. Né mi risulta alcun indizio toponomastico, come Judeca, Giudea o simili.
Non avendoli qui presenti mentre scrivo, sospendo il giudizio, riservandomi un esame più approfondito al più presto.

SAN VITO SULLO JONIO
A nord-oves del paese, in contrada Serralta, si trova il Passo del Giudeo (Passu de lu Judeu), che collega i centri del versante jonico a quelli occidentali del versante tirrenico delle Serre.
Potrebbe essere uno snodo della via commerciale a cui accennavo precedentemente, percorsa da mercanti ebrei (ma non soltanto da loro), ma quasi certamente senza alcuna relazione con eventuali insediamenti nei centri circostanti, eventualità sulla quale non abbiamo nessun documento.

SAN SOSTENE
Del tutto casualmente, in un documento di politica agricola della Regione Calabria, ho scoperto l'esistenza di una contrada di questo comune chiamata Giudeo (Judeu). 
Purtroppo, è tutto quello che so, e si possono fare solo vaghe ipotesi su questo nome. Tenderei ad escludere un insediamento, sarei più propenso ad ipotizzare un'area posseduta da ebrei o un altro punto della più volte citata via commerciale, senza escludere le altre ipotesi citate parlando di Andali.

SANT'ANDREA APOSTOLO DELLO JONIO
Un amico di Sant'Andrea, mi dice di avere una proprietà in una zona piuttosto fuori mano chiamata Judeu. Potrebbe essere la stessa contrada citata per San Sostene (con cui il comune confina), come potrebbe essere una zona diversa con lo stesso nome, oppure, infine, potrebbe essere la zona al confine con Isca dove si trova(va) la Pietra del Giudeo, di cui parlerò ora. 
ISCA
Della Pietra del Giudeo ho già parlato in un precedene post, da cui riprendo il testo:
"Ho avuto il piacere di conoscere il professor Marziale Mirarchi, un preparatissimo studioso di storia locale, appassionato e colto, e con un una biblioteca splendida. Mi ha regalato il suo libro Isca, da Sanagasi ai giorni nostri (Catanzaro, 1986), nel quale trovo citato varie volte (in un documento del 1843) un luogo detto 'Testa del Giudeo', al confine tra il territorio di Isca e di Sant'Andrea. Ignoro di cosa si tratti (una roccia? una cima? altro?), se conservi ancora questo nome e, nel caso sia cambiato, come si chiami attualmente".
Posso solo aggiungere che nella contesa confinaria tra i due comuni di cui parla il documento, alla fine la Pietra del Giudeo venne assegnata a Sant'Andrea, ed è possibile che sia da situare nell'area della contrada Judeu.
Una nota a margine: è molto diffuso a Isca il cognome Ortona, che potrebbe credibilmente provenire dal nome della località abruzzese, dove era presente una fiorente comunità ebraica. Ma di quanta attenzione bisogna fare a dare per scontati gli indizi onomastici ho già parlato in un vecchio post, e ne riparlerò tra poco.
BADOLATO
Mi ero entusiasmato per la scoperta di una Via degli Ebrei a Badolato, finché non lessi un articolo il cui autore diceva che “Ebrei” non era che il soprannome dato alla sua famiglia per una mancanza di… generosità. E così, oltre a Via degli Ebrei vi erano anche (cito a senso) una Timpa degli Ebrei, un Campo degli Ebrei, e così via, tutte località appartenenti alla sua famiglia. Dell'incertezza della toponomastica come fonte di informazione sulle presenze ebraiche abbiamo accennato all'inizio del posto, parlando di Andali.
Sul sito di Fausto Galluccio leggo quanto segue:
"A Badolato, vissero parecchi 'perfidi' giudei o ebrei aschenaziti, affiliati all'antispagnola Rosa-Croce, oppure seguaci del Gran Maestro della tradizione cabbalistico-alchemica Hyim Vitale Calabrese (G.G. Scholem, Le grandi correnti della mistica ebraica), dell'esponente della Cabbala estatico-profetica Abraham Abulafia (1483), di Guglielmo Raimondo di Moncada (1484), cui si deve l'edizione reggina dell'Heptaplus, e di Jarchi bar Isaac (1488), che fece stampare a Reggio il suo commento ai primi cinque libri della Bibbia (1475)".
Purtroppo la mancanza di indicazioni delle fonti e gli evidenti errori contenuti nel testo mi inducono a non dare nessun valore alle informazioni  date. 

GUARDAVALLE
Anche su Guardavalle non esiste nessuna documentazione di presenze ebraiche, né ci sono tradizioni popolari in tal senso, l'unico elemento potrebbe essere il fatto che facesse parte del Regio demanio di Stilo, e spesso i  casali venivano considerati un tutt'uno con il centro capoluogo. Così, quando si parla degli ebrei di Stilo potrebbero intendersi anche gli altri che eventualmente stavano a Guardavalle o Pazzano o a Riace, Stignano, Camini.
Ma io ne parlerò essenzialmente perché mi ha colpito la grande concentrazioe di cognomi di "sapore" ebraico, che mi offre il pretesto per ribadire ancora una volta quello che penso circa il ruolo dell'onomastica nello studio delle presenze ebraiche.
Questi cognomi (o almeno alcuni di loro) sono:
Diano, presente in altre aree della Calabria come Tiano, la stessa forma attestata nella comunità ebraica di Salonicco, è attestato come Dian tra gli ebrei tunisini e come Diahn nell'Inghilterra ebraica medievale ed in altre aree di lingua germanica. Potrebbe riferirsi ad un dayan, giudice, magistrato delle comunità ebraiche.
Lanciano,  potrebbe derivare dall'omonima località abruzzese sede di una fiorente comunità ebraica, come Ortona da cui derivava il cognome presente ad Isca.
Lopresti, "il prete", potrebbe essere la traduzione (come ad esempio Sacerdote, Sacerdoti nel resto d'Italia) del cognome Cohen. Naturalmente potrebbe essere semplicemente un soprannome dato ad una persona bigotta, ad un ragazzo uscito dal seminario, o ad un figlio di prete (non molto osservante della castità, come spesso capita), e così via.
Randazzo, potrebbe appartenere ad un ebreo o convertito proveniente dall'omonima città siciliana, sede di una rilevante comunità ebraica.

Palazzo Salerno (da Mondi Medievali)
Salernoaltra città in cui era presente una comunità ebraica importante. Una curiosità: a Guardavalle è il cognome di una famiglia che annovera molti medici, e non possiamo dimenticare che Salerno era sede di una famosa università di medicina, la prima dell'Occidente, che secondo la leggenda fu messa su da un cristiano, un ebreo e un musulmano. Naturalmente il capostipite poteva essere un medico salernitano (o che aveva studiato a Salerno), senza riferimento all'appartenenza etnico-religiosa. 

Tedesco e Toscano sono altri due cognomi di famiglie ebraiche.
Molti altri sono i cognomi da toponimi derivanti da località in cui erano presenti comunità ebraiche, come Geracitano e Squillacioti; altri cognomi non sono presenti a Guardavalle, ma nelle zone circostanti: Taverniti (ma molto incerta è la presenza di ebrei a Taverna), Calabrese, Pugliese e Siciliano (questi sì, storicamente portati da ebrei).
Di non trascurabile importanza sono i soprannomi, a volte antichi come i cognomi, ma, a differenza di questi spesso tramandati non di padre in figlio, ma per via materna: non dimentichiamo che l'appartenenza al popolo ebraico si trasmette matrilinearmente.
Da Crista, a cui ho accennato in un precedente post, di cui riposto qui la citazione:
Nella Platea della Certosa di Santo Stefano del Bosco, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1997 (censimento dei beni della Certosa di Serra San Bruno) del 1530, troviamo:
Item dictum monasterium tenet et possidet in sui demanio et potestate culturam unam thomolatorum tresdecim cum dimidia, partim riguam et partim costeriam, que cultura est extra tenimentum Arsafie tamen est prope dictum tenimentum in eodem territorio Stili prope flummariam Matrimone, in loco dicto Trovato, confinatam versus occidentem iuxta terram abatie Santi Ioanni Terresti, versus orientem iuxta easdem prefatas terras prefate abatie, versus septemtrionem iuxta terras que fuerunt Iudei, quas ad presens tenent heredes condam Angeli Crista de Monesteraci, ab alio latere, versus septentrionem iuxta terras dicte abatie Santi Ioannis.Questo Angelo (nome "cristiano" diffuso tra gli ebrei) potrebbe essere lui stesso discendente di una "Crista", soprannome preso da una convertita, secondo l'uso piuttosto comune che i neofiti avevano di assumere cognomi come Cristiano, Cristiani, Di Gesù e simili.
Indipendentemente da questo, vediamo che un Angelo Crista di Monasterace possiede terre che prima (probabilmente fino alla cacciata del 1510/11) appartenevano ad un ebreo.
E Sabateja (Di Sabatella), Sabatello è un cognome piuttosto diffuso tra gli ebrei romani, ed una mia amica, la cui madre porta questo cognome, mi ha riferito che è tradizione familiare che provengano dalla Locride.
D'Arena, se fosse accertato che la Judeca di Arena fosse realmente abitata da ebrei, potrebbe indicare una famiglia di origine ebraica proveniente da lì.
Sebbene molti trovino estremamente convincente l'argomento onomastico per dimostrare una presenza o una origine ebraica, io tenderei ad essere molto più cauto e non posso che ribadire quanto detto nel post precedente citato già prima:
Una delle vie per indagare sulle antiche presenze ebraiche è quella dell’onomastica.
In realtà si tratta di una strada piuttosto ambigua, sulla quale bisogna procedere con estrema cautela, perché può essere ingannatrice, e questo per molti motivi.
Sono relativamente pochi i cognomi esclusivamente ebraici: un Milano può essere di origine ebraica, ma non necessariamente, perché era facile che un qualsiasi milanese che fosse andato ad abitare fuori dalla sua città ricevesse un cognome come Milano, Milanese, Da Milano, Di Milano, e così via, indipendentemente dal fatto che fosse ebreo o cristiano; non è affatto vero che, come dicono alcuni, tutti i cognomi indicanti un luogo siano ebraici: molto spesso è così, ma non è un dato assoluto.
Di contro, non è affatto vero che, come scrive qualcuno, solo i cognomi di luoghi centro-settentrionali (tutti!) indichino origine ebraica, mentre quelli di luoghi meridionali (tutti!) escludono tale origine.
Un’altra difficoltà è quella cronologica: se oggi in un luogo si trova un cognome certamente ebraico, non è detto che risalga ad una famiglia ebraica originaria del luogo, può benissimo esservi emigrata fino al XIX secolo, quando ancora venivano emanate in Italia disposizioni affinché ognuno avesse un cognome, cosa che non sempre avveniva fino ad allora.
Inoltre c’è l’aspetto dei matrimoni misti, per cui una famiglia che ha un cognome “cristiano” può benissimo essere di origine ebraica, ma, avendo in un qualsiasi momento una donna di questa famiglia sposato un cristiano, il cognome materno si è perso.
Alla difficoltà contribuisce infatti la legge ebraica, secondo cui l’appartenenza all’ebraismo si trasmette in modo matrilineare, per cui è ebreo chi è figlio di madre ebrea; quindi anche l’accertata ebraicità di un cognome (trasmesso di padre in figlio) non può far parlare di ebraicità della persona, almeno secondo i criteri ebraici.

Concluso l'esame delle presenze ebraiche nel Catanzarese jonico, prossimamente (se Dio vuole) spero di completare il quadro provinciale, parlando delle aree silana e tirrenica.