Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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mercoledì 2 settembre 2015

Ricordati a Palermo i docenti espulsi nel ‘38

Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario delle leggi razziste del regime fascista, che aprirono la strada alla persecuzione degli ebrei in Italia.

"Un documento fondamentale, che ebbe un ruolo non indifferente nella promulgazione delle cosiddette leggi razziali è il Manifesto degli scienziati razzisti (noto anche come Manifesto della Razza), pubblicato una prima volta in forma anonima sul Giornale d'Italia il 15 luglio 1938 con il titolo Il Fascismo e i problemi della razza, e poi ripubblicato sul numero uno della rivista La difesa della razza il 5 agosto 1938 firmato da 10 scienziati.
Il 25 luglio 1938 - dopo un incontro tra i dieci redattori della tesi, il ministro della cultura popolare Dino Alfieri e il segretario del PNF Achille Starace - la segreteria politica del PNF comunica il testo completo del lavoro, corredato dall'elenco dei firmatari e degli aderenti"

Rileggete: 25 luglio 1938. E proprio il 25 luglio di 5 anni dopo il regime fascista cadrà. Servono altri commenti? Sappiamo che in ogni generazione il popolo ebraico avrà il suo Amalek, ma da tutti il Signore li libererà, seppur attraverso enormi sofferenze e fin quasi lo sterminio, con il suo braccio potente e la sua mano distesa.
AM YISRAEL CHAY!


UNA TARGA A PALAZZO STERI PER I DOCENTI ESPULSI NEL ‘38
Fausta Carli Finzi
(da Sullam, newsletter della Comunità ebraica di Napoli)
http://www.napoliebraica.it/wordpress/sullam

La presenza ebraica a Palermo doveva essere rilevante tra le due guerre se la legge del 30/10/1930 prevedeva la costituzione di una comunità nel capoluogo siciliano.
Oltre alle illustri famiglie Yung, Arentz, Hoffman, Baumann, Gherscfeld erano presenti cinque docenti universitari che nel ’38, con la promulgazione delle leggi razziali, vennero espulsi dall’ateneo. Sembra esser stato l’unico caso nell’isola, in quanto i rettori di Catania e Messina si affrettarono a dichiarare che i rispettivi atenei erano “immuni da contaminazioni giudaiche”.
Per iniziativa dell’Istituto siciliano distudi ebraici chiunque transiti ora nel bellissimo atrio di Palazzo Steri, sede del Rettorato dell’Università è indotto a meditare davanti alla lapide che gli ricorda sull’espulsione subita da Camillo Artom, Maurizio Ascoli, Alberto Dina, Mario Fubini ed Emilio Segré.
La cerimonia dello scoprimento della lapide, che ha visto la partecipazione del rettore, del sindaco, del vicepresidente dell’Unione delle comunità ebraiche, del vicepresidente della nostra Comunità e della titolare della cattedra di ebraistica e filosofia medioevale ebraica, giovane ebrea iscritta alla Comunità di Napoli, mi hanno fatto ricordare che molti dei docenti espulsi dalle università del Nord ripararono in Svizzera e lì organizzarono quasi senza l’ausilio di testi didattici delle classi liceali che consentirono poi ai giovani ebrei, pure internati nello stesso campo, di conseguire brillantemente la maturità appena finita la guerra.

Un insegnamento ebraico ci dice che se si sa reagire alle avversità dopo la notte più cupa si vedrà sorgere l’alba.


“Chiedo scusa a nome dell’Università e del mio predecessore dell’epoca che ha firmato il decreto di espulsione di cinque docenti che avevano la sola colpa di essere ebrei”. Ad affermarlo il rettore Roberto Lagalla nel corso della manifestazione con cui l’Ateneo ha commemorato i docenti espulsi a causa delle leggi razziali. L’iniziativa, proposta dall’Istituto siciliano di studi ebraici nella persona del presidente Evelyne Aouate, ha aperto il programma annuale “Univercittà Prize”, la manifestazione concepita con l’intento di collegare, la proposta culturale dell’Ateneo con le realtà e le proposte delle arti, delle professioni, dell’associazionismo e della vita pubblica della Città.
Nel corso della serata si è svolta la cerimonia della collocazione di una targa nell’atrio dello Steri con i nomi dei docenti espulsi. Un appuntamento storico con cui l’Università, alla presenza di rappresentanti del mondo ebraico, ha voluto ricucire lo strappo avvenuto nel 1938, quando cinque illustri professori hanno perduto cattedra e stipendio in osservanza di due decreti legge che sancivano l’espulsione da ogni scuola, dall'asilo fino all'università, di studenti e insegnanti ebrei italiani e l'espatrio di tutti gli ebrei stranieri.
Sulla targa, realizzata a mano dallo staff di tecnici guidati dall’architetto Domenico Policarpo sono incisi i nomi di Emilio Segre, ordinario di Fisica sperimentale, futuro Premio Nobel; Maurizio Ascoli, clinico famoso per avere scoperto una cura contro la tubercolosi, cui è intitolata un’aula del Policlinico di Palermo; l'italianista Mario Fubini, straordinario di Letteratura, l’ordinario di Ingegneria elettronica Alberto Dina e il fisiologo Camillo Artom.
“Ricordare quello che è successo nel periodo dell’oppressione del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale – ha detto il vice presidente UCEI Roberto Jarac - è fondamentale per costruire la coscienza della Nazione. Il nostro sforzo educativo è volto infatti, alla creazione delle coscienze soprattutto dei giovani che siano poi l’antidoto che quanto accaduto non si verifichi più in futuro”.
Lo storico Matteo Di Figlia, nel suo intervento, ha ripercorso il tragico periodo nazifascista, tratteggiato la figura del rettore Giuseppe Maggiore, un gigante della cultura e luminare del “Diritto penale” a livello nazionale ed europeo che si macchiò della colpa di firmare il decreto di espulsione dei docenti dall’Università. “Ma non dobbiamo dimenticare nemmeno – ha aggiunto il docente - i tanti studenti espulsi dall’Università a cui venne privato il diritto di studiare”.
Il sindaco Leoluca Orlando ha plaudito all’iniziativa dell’Università che permette di continuare il dialogo tra le culture e le religioni nella città di Palermo.
Infine la prof. Luciana Pepi si è augurata che questa iniziativa “sia un input al pensare e contribuisca che ognuno non sia preda dell’indifferenza”.

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