Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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giovedì 17 settembre 2015

Lo shofar, i marrani e i Giorni Terribili

Il mese di Elul, da poco concluso, e le feste di Rosh haShanah (1-2 Tishrì, inizio del nuovo anno) e di Yom Kippur (10 Tishrì, Giorno dell'Espiazione), sono accomunati dal suono dello shofar, il corno di montone (o di altro animale kasher, esclusi i bovini, in ricordo del peccato del vitello d'oro), con molti significati e con diverse modulazioni.
Si tratta di un suono che parla al cuore di ogni ebreo, e quindi era particolarmente caro agli anusim ("forzati" alla conversione, i cosiddetti marrani).
Qui, dopo qualche breve informazione sullo shofar, pubblico alcune riflessioni e storie sullo shofar in relazione ai marrani.

LO SHOFAR
Lo Shofar, come vi sarà noto, è un semplice corno d'ariete. Durante tutto l'anno è nascosto nell'Arca Santa nella sinagoga, o in un altro posto indicato, e non vi rivolgiamo attenzione. Ma quando viene il mese di Elul, lo shofar emerge dal suo posto nascosto, ad interpretare un ruolo prominente durante i Giorni Solenni. Il suono dello Shofar (Tekiath Shofar; è il punto culminante del servizio di Rosh-Hashanah, e fa la sua apparizione finale alla conclusione di Yom Kippur.
Esaminiamo lo Shofar più da vicino. Forse potremmo scoprire cose che non sapevamo prima. Ad esempio, vi siete mai soffermati a pensare che è uno dei più antichi strumenti a fiato usati dall'uomo? Secondo un'opinione si può paragonare nel tempo al flauto a linguetta (nominato "ugav" nella Bibbia), ma esso non ha nessun ruolo con temporaneo nel servizio divino. Lo Shofar, invece, è lo stesso che abbiamo usato per migliaia di anni. Attraverso la storia dell'umanità, nuovi strumenti sono stati inventati, altri vecchi scartati, e potremmo trovarne eventuale traccia solo nei musei. Non è notevole che rimaniamo attaccati al nostro vecchio Shofar?
Certamente, considerando lo Shofar come strumento musicale, non possiamo dirne molto; non produce toni morbidi e delicati, come una tromba moderna o altri strumenti a fiato. Ma dopo tutto lo Shofar per noi, non è uno strumento musicale. Non viene utilizzato per piacere o per svago. Tutto al contrario. Ha un senso profondo. E' un richiamo alla penitenza, che annunzia i Dieci Giorni di Pentimento, inizianti con Rosh-Hashanah e culminanti con Yom Kippur. II suo messaggio, nelle parole del grande Maimonide è:
"Svegliatevi o dormienti, e meditate sulle vostre azioni, ricordatevi del vostro Creatore e tornate a Lui. Non siate come quelli che distorcono la realtà, perdono i loro anni nell'inseguimento e alla ricerca di cose vane dalle quali non trarre né profitto, né liberazione. Guardate bene le vostre anime e considerate i vostri atti. Abbandonate le vostre cattive inclinazioni e pensieri, e tornate a D-o, così che Egli possa esercitare la grazia su voi".
In questo consiste la più importante funzione dello Shofar. l suoni dello Shofar infondono un sacro timore, e toccano il nostro cuore con un'acuta vibrazione, provocando pentimento, implorazione, e umiltà. Infatti, il vero suono dello Shofar, donatoci dalla tradizione, richiama quello di singhiozzi rotti a sospiri. Tali suoni sono tre: Tekiah (il richiamo diretto ), Shevarim ( tre richiami a singhiozzo ), e Teruah (nove o più suoni a singhiozzo). Vengono suonati nel seguente ordine:
1. Tekiah - Shevarim - Teruah Tekiah
2. Tekiah - Shevarim - Tekiah
3. Tekiah - Teruah - Tekiah.
In ogni caso i suoni vengono ripetuti tre volte, componendo trenta suoni in tutto. Nell'insieme, non meno di cento suoni dello Shofar vengono emessi nel corso del servizio mattutino di Rosh Hashanah (il sopracitato gruppo di suoni è ripetuto tre volte risultante così in novanta, più una singola volta in finale).
Rosh Hashanah è chiamato il giorno del suono dello Shofar. In questo giorno è obbligatorio per ogni ebreo sentire lo Shofar. Ma come già menzionato, lo Shofar viene suonato durante tutto il mese di Elul, per via della preparazione per il Giorno d'Espiazione. (Nella mattina prima di Rosh Hashanah ciò non avviene per porre un intervallo). Un singolo lungo richiamo alla fine del servizio di Yom Kippur riporta la conclusione del Giorno d'Espiazione.
Il nostro Shofar, come già menzionato, è un corno d'ariete. I nostri saggi spiegano che è un promemoria dell'Akedah (il sacrificio di Yitzchak, quando un montone impigliatosi con le coma ad un cespuglio, fu preso da Abraham e offerto in olocausto del proprio figlio). L'Akedah non ci serve solo come ispirazione di autosacrificio nel servizio di D-o, ma anche come speciale raccomandazione presso il Tribunale Celeste per garantirci la misericordia per il merito di Abraham nostro patriarca se non per i nostri meriti.
Siccome lo scopo dello Shofar è di inspirarci con umiltà e pentimento, possiamo ben capire perché abitualmente lo Shofar non è riccamente decorato. Decorazioni ed ornamenti non lo rendono disadatto finché sono sulla parte esterna. Ma se a poco a poco penetrano le pareti del corno esso diventa inservibile.
Forse questo ci può servire come lezione sull'importanza della semplicità e umiltà. Come lo Shofar, che diventa inservibile se 1'oro e l'argento dei suoi ornamenti penetrano l'ossatura dello stesso, così anche noi diventiamo insignificanti esseri umani se permettiamo all'oro e 1'argento di diventare così importanti nelle nostre vite al punto di penetrarci nelle ossa e prenderne possesso, dominando le nostre menti, ed anime.
Anticamente, lo Shofar era suonato in occasioni molto solenni. Principalmente troviamo lo Shofar menzionato in connessione con la Rivelazione del Monte Sinai, quando "La voce dello Shofar era estremamente forte, e tutto il popolo che era nel campo tremava."
Così lo Shofar che sentiamo in Rosh Hashanah ci dovrebbe ricordare della nostra accettazione della Torah e mantenimento delle mizvoth.
Era uso suonare lo Shofar quando la guerra incalzava contro un nemico pericoloso. Così, lo Shofar di Rosh Hashanah dovrebbe servirci come guida nella battaglia, per muovere guerra contro il nostro nemico interiore, le nostre cattive inclinazioni e passioni.
Lo shofar veniva suonato nell'anno del Giubileo, annunciando libertà dalla schiavitù e dalle miserie. Lo Shofar che sentiamo di Rosh Hashanah dovrebbe essere il segnale dello scuotimento dall'impurità, così da poter cominciare una nuova vita con un cuore puro rivolto al servizio di D-o, e al prossimo.
Questo è il motivo per cui il nostro popolo viene chiamato "Yodei Teruah", il popolo che capisce ed apprezza il suono e il messaggio dello Shofar.
Rendendoci completamente partecipi del messaggio dello Shofar, meriteremo di sentire "II Grande Shofar" che annuncierà la nostra completa Redenzione e ritorno a Zion.
I nostri saggi dicono di due corni dell'ariete dell'Akedah, il sinistro venne suonato sul Monte Sinai, ma il destro - "II Grande Shofar" - sarà suonato per annunciare la venuta del Messia.

Donatella Di Cesare, filosofa
Per i marrani Yom Kippur era il giorno più importante dell’anno un legame che li teneva ancora uniti all’ebraismo dei padri.
Lo chiamavano “el dia puro”, che voleva dire sia il “giorno puro”, sia il “giorno della purificazione”, o anche “ayuno mayor”, cioè il “grande digiuno”.
Pur rischiando spesso la morte, facevano ogni sforzo per celebrarlo con solennità, indossando abiti per l’occasione, digiunando e recitando le preghiere che ancora conoscevano.
Era per loro anche un giorno di verità in cui dovevano confessare di condurre un’esistenza segnata dalla colpa, dalla dualità e dalla dissimulazione in cui vivevano. Si consolavano però ricordando che per l’ebraismo il peccato non è inestirpabile. E perciò il momento in cui veniva intonato il Kol Nidrè aveva per loro un significato di un nuovo inizio, la possibilità di un ritorno.

Rav Scialom Bahbout
Kippur è alle porte e nessun momento dell’anno è vissuto così intensamente e con una partecipazione così corale come questo giorno, momento che è unico nell’anno e a cui ognuno è affezionato: è il Kippur di quando eravamo sotto il talleth dei padri assieme agli altri familiari durante la Berachà, è il kippur dei momenti felici nonostante il disagio del digiuno, è il Kippur di una Comunità che si ritrova unita anche nei momenti difficili della vita del popolo ebraico (chi può dimenticare la “guerra del Kippur”?).
A Kippur preghiamo per diventare “una agudà achat” un solo gruppo, una comunità unita, dove tutti ci possiamo sentire a casa, senza differenze di sorta.
Per questo motivo, la sera all’inizio delle preghiere di Kippur prima di Kol nidrè, l’Ufficiante dichiara che è permesso pregare assieme agli ‘Avarianìm, i trasgressori. Ma chi sono gli ‘avarianim? Nessuno meglio degli ebrei napoletani e degli ebrei del Meridione può capire ed apprezzare il senso di questa dichiarazione.
Gli Avarianìm sono coloro che avevano smesso di professare pubblicamente l’ebraismo e si erano convertiti al Cristianesimo, ma avevano continuato a mantenere alcuni usi ebraici nella vita familiare. Il richiamo di Yom Kippur era ed è troppo forte perché ogni ebreo non possa sentire la nostalgia e la magia di questo momento.
La teshuvà - il ritorno alla Torà e all’ebraismo - è oggi un fenomeno sempre più frequente nel Meridione, un fenomeno con cui gli ebrei di oggi si devono confrontare. Mentre assistiamo a questo ritorno degli ebrei che hanno continuato a vivere l’ebraismo nascondendosi nelle proprie case, e che oggi chiedono di tornare a essere parte attiva nella vita del popolo ebraico, ci aspettiamo che tutti coloro che hanno ricevuto l’ebraismo da una generazione che ha vissuto e superato l’esperienza terribile della Shoà e la nascita meravigliosa e miracolosa dello Stato d’Israele, sentano lo stesso slancio e lo stesso desiderio di essere vicini alla Comunità, alla Torà e alle Mizvoth.
Kippur è un’occasione unica da vivere assieme dall’inizio alla fine - dal Kol Nidrè della vigilia al suono dello shofar e della havdalà del giorno dopo - per avere il tempo di riflettere e di unirsi, per progettare come vogliamo che sia il nostro anno ebraico, come vogliamo noi stessi “sigillare” l’anno appena iniziato.
E la nostra hatimà - il nostro sigillo - sarà il presupposto migliore per la hatimà che verrà dall’Alto. Con l’augurio che ognuno di noi possa essere iscritto e sigillato nel Libro della Torà e della vita.

Documento : Pubblicazioni dei genealogisti H.R.Moser et Vajay, INRIA 2005
Tradotto da Aharon Leotardi
Anni fa il re Juan Carlos di Spagna invitò il rabbino capo d’Israele rav Yonah Metzger alla commemorazione dell’800simo anniversario di Maimonide, l'illustre rabbi Moché Ben Maïmon, il Rambam, medico, filosofo, talmudista e soprattutto decisionista fuori dal comune. Il Rambam nacque a Cordoba in Spagna.
Durante la cerimonia, rav Metzger offrì al re un magnifico shofar, molto lungo e ricurvo. Lo shofar era cesellato d’argento e la corona reale era incisa sulla guarnizione argentata.
Il Re Juan Carlos la guardò a lungo e chiese qual era la sua origine. Rav Metzger parlava in ebraico mentre l’ambasciatore d’Israele in Spagna, Victor Harel faceva la traduzione in spagnolo.
“Questo oggetto viene dall’Africa?” chiese il re “No maestà! Viene dalla terra d’Israele”. Il re era molto perplesso e chiese se quell’ oggetto dovesse essere usato nelle corride. Rav Metzger gli spiegò cortesemente che per l’ebraismo era vietato far soffrire inutilmente gli animali.
“Allora a cosa serve questo corno d’animale?”, proseguì il re. Rav Metzger colse l’occasione di questa conversazione per ricordare al re un capitolo doloroso della storia degli ebrei di Spagna. Il re lo ascoltò attentamente.
“Maestà! Questo regalo unico nel suo genere ci permette di chiudere definitivamente il cerchio della storia. Più di 500 anni fa, l’età dell’oro dell’ebraismo spagnolo svanì brutalmente quando il vostro avo, il Re Ferdinando e sua moglie Isabella cacciarono i miei avi in seguito alla decisione dell’inquisitore Torquemada.
Gli ebrei avevano contribuito moltissimo allo sviluppo del loro paese ma furono costretti a fuggire e lasciando tutti i beni e si istallarono in paesi più ospitali.
Tuttavia alcuni ebrei preferirono rimanere in Spagna e si convertirono pur mantenendo segretamente le proprie leggi e usanze. Si comportavano come cattolici devoti ma rispettavano in clandestinità le leggi della Torah, accendevano le luci in ripostigli per non farsi notare da nessuno. I giorni di festa questi marrani si radunavano segretamente in cantine per pregare.
D’altra parte la nostra preghiera, il Kol Nidrè, detta all’inizio della funzione di Yom Kippur, è attribuita a questi Marrani che così annullavano le dichiarazioni pubbliche sulla loro appartenenza al cattolicesimo. Pregavano con un fervore fuori dal comune ma con voce bassissima per non essere scoperti dall’ Inquisizione che torturava e bruciava gli eretici pubblicamente sui roghi .
Per Rosh haShanah erano davanti ad un dilemma molto grande: certo potevano sussurrare la preghiera senza farsi sentire dai vicini, ma come suonare lo shofar?
Un direttore d’orchestra ebreo trovò una soluzione molto originale. Propose al re di organizzare un concerto gratuito per presentare diversi strumenti a vento provenienti da ogni paese e da ogni epoca. Il re che era appassionato di musica ne fu felice.
Il direttore d’orchestra propose una data che in realtà era quella di Rosh Hashana. Il re, la regina, i ministri e i cortigiani si sedettero in prima fila. Gli altri ascoltatori si sedettero dietro e tra loro c’erano molti Marrani. I musicisti presentarono tanti strumenti, dal flauto del pastore alla tromba del soldato.
Ma ad un certo punto il direttore d’orchestra propose di suonare un corno d’ariete e presentò questo strumento come il più antico strumento a fiato. Il re e la regina dimostrarono un grande interesse per questo oggetto curioso, lo contemplarono con attenzione. Il maestro lo avvicinò alla bocca mentre in fondo alla sala i marrani pronunciavano a voce bassa le due benedizioni.
“Benedetto sei Tu Eterno nostro D-o Re dell’ universo che ci ha santificati con i Suoi Comandamenti e ci ha comandato di ascoltare il suono dello shofar.- e di seguito - Benedetto sei Tu Eterno Nostro D-o Re dell’Universo che ci ha fatto vivere ci ha mantenuti e ci ha fatto giungere fino questo momento!” Il direttore d’orchestra suonò lo shofar come vuole la Halachà e tutti gli spettatori rimasero in silenzio.
Alla fine venne applaudito. Oggi, maestà, proseguì Rav Metzger, noi ci incontriamo 500 anni dopo questo evento in circostanze molto più amichevoli. Quale rabbino capo d’Israele sono felice di essere tornato in Spagna. La ringrazio a nome del nostro popolo poiché ora gli ebrei possono vivere liberamente nel suo paese.
Gioiscono di una piena libertà di culto e a Rosh Hashana possono suonare lo Shofar nelle sinagoghe che sono state restaurate. Oggi posso, D-o sia lodato, offrirle pubblicamente questo shofar senza nascondermi perché lei è un sovrano che ha a cuore la democrazia. Ora in Spagna tutti possono pregare senza paura”.
Accettando lo shofar il re dichiarò: “Signor rabbino capo! Ho ricevuto numerosi regali e trofei da numerosi capi di Stato da tutti gli angoli della terra. Ma questo regalo ha un significato storico e le sono molto riconoscente per questo shofar e per questo racconto!”
Allora rav Metzger dichiarò al re che desiderava dargli una benedizione come è raccomandato dai Saggi. Si alzarono tutti e due, rav Metzger chiuse gli occhi, alzò le mani verso la testa del Re e pronunciò la benedizione con grande fervore. Quando ebbe terminato, rav Metzger aprì gli occhi: vide che il Re era molto commosso e piangeva senza nascondersi!
In realtà e dal punto di vista storico, la madre di Ferdinando I il Re che firmò nel 1492 l’espulsione degli ebrei dalla Spagna e che lasciò fare l’inquisizione per secoli, era ebrea. Si chiamava Jeanne Enriquez e sua madre si chiamava Palma bat Ghedalià.
Il nonno paterno di Jeanne Enriquez era Alonso Enriquez signore di Medina de Riseco (1354-1429) il cui padre era Fadrique de Castilla e sua madre, Paloma bat Ghedalià (nata ebrea), nipote di Shlomo ha-zaken ben David, proveniente da un ramo dei discendenti del re David dagli esilarchi di Babilonia.
Così il suo pronipote Carlo V discenderebbe da questi ebrei di Babilonia!

Due navigli fluttuavano alla deriva nel Mare dei Nord. Venti forti e mari burrascosi gonfiavano le onde ed i navigli erano alla mercé della tempesta. Si fermarono felicemente sulle spiagge dei Paesi Bassi e finalmente attraccarono in un porto olandese.
Tra i passeggeri c'erano dieci famiglie di rifugiati dalla Spagna. Sembravano essere nobili spagnoli, ma di fatto erano Marrani Ebrei, rimasti fedeli alla loro fede nonostante le persecuzioni della inquisizione. Apparentemente erano cristiani, ma in segreto osservavano la loro fede ebraica e le loro feste.
La vita in Spagna, stava diventando insopportabile per loro, perché gli agenti della temuta inquisizione li spiavano costantemente; chiunque sospetto di praticare rituali ebraici era bruciato vivo sul rogo ed i suoi beni incamerati dalla Chiesa. E così queste dieci famiglie prepararono imbarcazioni e fuggirono dalla Spagna cercando un paese amico, dove fosse possibile liberarsi dall'odioso giogo e tornare ad essere ebrei apertamente e liberamente.
La Divina Provvidenza li portò in Olanda, liberatasi da poco dal dominio spagnolo. Queste famiglie ebree appartenevano alle più nobili e ricche di Castiglia. Ebbero la fortuna di poter portare con loro gran parte dei loro beni, oro e argento, utensili domestici e mercanzie.
Dato che i navigli erano in riparazione, i Marrani affittarono alloggi nel porto. Dopo un buon riposo di una notte, uno dei passeggeri fece una passeggiata in strada, con suo figlio. Passarono per un negozio, dove una bella targa era affissa alla finestra, composta da due parole ebraiche Bassar Casher. Il ragazzo non aveva mai visto prima quella scritta. “Che strana lingua è questa?” chiese al padre. “Zitto” replicò il padre; ed il ragazzo si meravigliò perché il viso del padre era impallidito all'improvviso, come se avesse visto un fantasma.
Tornarono subito ed il padre chiese all'albergatore: “Esistono ebrei in questo paese? Possono vivere in pace”?
“Si, signore” rispose l'albergatore. “Da quando il nostro paese si è liberato dal giogo dei suo Paese circa 12 anni fà, nel 1581, è un paese libero, dove oguno può vivere in pace e adorare D-o in accordo con la sua fede”.
Erano notizie meravigliose ed il signore continuò a chiedere se esisteva un rabbino in quella comunità e se egli avesse potuto presentarlo a questo rabbino.
Certamente, signore, mi farebbe piacere a portarlo dal rabbino. Questi è un uomo fine, benvisto da tutti. Il suo nome è Rabbi Moshé Uri”, disse l'albergatore.
Due leader dei Marrani non per sero tempo ed andarono a cercare il rabbino.
Rabbi Moshé Uri Ashkenazi veniva dalla Germania (Ashkenazi significa ‘il tedesco’) e la piccola comunità ebraica della città portuale olandese lo accolse e lo onorò per la sua sapienza e bontà verso tutti.
Quando i due nobili spagnoli lo incontrarono, li ricevette in maniera molto amichevole pur non potendo capire la loro lingua. Suo figlio Aharon, fece da interprete.
“Dovremmo discutere di cose confidenziali” dissero gli spagnoli rivolgendo un'occhiata sospettosa al ragazzo.
“Potete parlare liberamente, signori” replicò il rabbino “perché questo è mio figlio”.
I due Marrani raccontarono al rabbino chi erano e come fossero arrivati in quella città.
“ Vogliamo tornare alla nostra fede e riunirci al nostro popolo. Per molti anni abbiamo rischiato la vita, per rimanere fedeli al nostro D-o ed alla Torà, ma non siamo stati capaci di fare molto sotto gli occhi vigili dell'inquisizione. La maggior parte di noi sono ignorati riguardo la Torà; siamo incirconcisi; i nostri figli non conoscono l'Alef-Bet. Ma il fuoco della devozione a D-o ancora arde nei nostri cuori. Aiutaci, rabbino, a tornare al nostro popolo.”
Il rabbino Moshé Uri udì la storia, che lo commosse fino alle lacrime. Quando finirono il loro resoconto di orrori che avevano sofferti all'ombra dell'inquisizione, il rabbino rispose:
“Miei cari fratelli, non sarebbe consigliabile per voi restare in questo posto. Ci sono pochi ebrei qui e il vostro arrivo ha già causato agitazione nella città. Gli abitanti sospettano degli spagnoli e potremmo noi tutti passar guai. La città di Amsterdam, d'altra parte, non è lontana - là esiste una comunità ebraica maggiore. Andate ad Amsterdam, prendete alloggio nella Judenstraat e ponete un segno di riconoscimento alla finestra. Tra tre settimane, verremo da voi, faremo la circoncisione a tutti i vostri uomini e bambini e vi riporteremo far parte dei Patto dei nostro padre Avraham. E vi insegneremo tutto ciò che dovrete sapere sulla nostra fede e vivrete con noi come fratelli.”
I Marrani seguirono il consiglio dei rabbino. A tempo debito, Rabbi Moshé Uri e suo figlio Aharon arrivarono ad Amsterdam, andarono a Judenstraat e subito furono affettuosamente abbracciati dai Marrani.
La circoncisione ebbe luogo in silenzio. Il primo ad entrare nel Patto dei nostro padre Avraham fù Dom Jacob Tirado, il più vecchio e nobile di tutti loro. Poi, uno dopo l'altro, furono tutti circoncisi. Rabbi Moshé Uri e suo figlio cominciarono ad insegnare loro tutto ciò che gli ebrei devono sapere sulla loro religione, come pregare nel Siddur, dire le benedizioni, mettere tefillìn e così via. Gli ebrei spagnoli appresero con diligenza e devozione, fino a non aver più bisogno dei servizi dei Rabbi Moshé Uri.
Inviarono messaggi ai loro fratelli parenti ed amici spagnoli, informandoli segretamente della loro buona sorte in Olanda chiedendo che si unissero a loro. Così la piccola comunità crebbe, sotto la sorveglianza di Dom Jacob Tirado. Facevano una vita quieta, in modo da non attirare l'attenzione, perché la paura dell'inquisizione ancora era forte nei loro cuori.
Arrivarono i giorni solenni di Rosh Hashanà e Yom Kippur. Il Giorno del Pentimento era stato sempre osservato dai Marrani anche in Spagna. Usavano riunirsi nelle cantine delle loro case per pregare D-o in questo giorno più solenne dell'anno.
Adesso, essendo nella libera Olanda non era più necessario farlo in segreto, però ancora avevano paura che il lungo braccio dell'inquisizione li potesse raggiungere anche lì. Allora serrarono le porte della loro Sinagoga e pregarono Do con intensità mai provata prima d'ora.
I vicini, vedendo che un gran numero di spagnoli si riunivano in un luogo con le porte sbarrate e udendo i suoni strani provenire da lì dentro, s'insospettirono. Avvisarono il Governatore della riunione segreta. Erano certi che si cospirasse contro il libero paese d'Olanda, al fine di riassoggettarlo alla corona di Spagna.
Lo stesso Governatore capeggiò un distaccamento di soldati verso Juden Straat e batté alle porte serrate:
“Aprite in nome della legge”
I devoti quasi morirono di paura. Qualcuno gridò “L'inquisizione è qui”! Un terribile panico si sparse tra i fedeli impauriti, che cominciarono a sporgersi dalle finestre per sfuggire; ma quasi tutti furono catturati.
Solamente il venerando Jacob Tirado rimase impavido, affrontando gli intrusi. I soldati rovistarono il posto, in cerca d'armi ma non trovarono nulla se non i libri di preghiera ed i tallitòt.
“Chi siete voi e cosa fate in questo luogo così segretamente”? volle sapere il Governatore.
Ancora incapace di parlare l'Olandese, Dom Jacob Tirado si spiegò col Governatore in latino. Gli disse di come fossero fuggiti dalla terribile inquisizione e come non desiderassero che questa stendesse le sue brutte ali neri su quello stato pacifico e libero. Spiegò anche che quello era il più santo dei giorni per gli ebrei e che si erano riuniti per pregare D-o. Ma la paura dell'inquisizione era così infiltrata nei loro cuori che continuavano a riunirsi per pregare in segreto.
Dom Jacob disse al Governatore che essi erano cittadini utili e pacati, non sarebbero stati un fardello pubblico, ma il contrario, perché avevano portato le loro ricchezze con sé e già stavano facendo affari e commercio per il bene dei paese.
Il Governatore restò molto impressionato dalle parole di Dom Jacob.
Gli strinse la mano ed assicurò che tutti erano i benvenuti nella libera Olanda.
“Potete adorare il vostro D-o qui in libertà e senza paura. Pregate anche per noi”, disse, prima di andarsene, con un sorriso amichevole.
Quello fu un gran giorno per la giovane comunità di ebrei spagnoli ad Amsterdam. Erano finalmente liberi dalle loro paure.
Poco dopo costruirono una vera sinagoga, che fu chiamata Beit Jacob, in onore dei suo amato leader, Jacob Tirado. Uno dei primi rabbini della crescente comunità di ebrei spagnoli e portughesi in Amsterdam fu il famoso Rabbi Menashé ben Israel.

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