Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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giovedì 23 aprile 2020

Fake news ebraiche calabresi: attenzione!

Riprendo il tema dei falsi indizi di ebraicità presenti in Calabria, dopo il post dedicato a Badolato.
Una fonte ricchissima di esempi è un gruppo Facebook (non lo cito per decenza e per evitare inutili pubblicità) che fa capo agli stessi ambienti che attribuiscono al 40% dei calabresi un'origine ebraica e che vedono in ogni cognome (o quasi, ma non dispero: di recente ho letto, da altri, che anche il cognome più diffuso in Italia, Rossi, sarebbe di origine ebraica!).

Questa foto (tratta dal sito AgeFotoStock) viene riferita a famiglia di poveri ebrei di Messina rifugiati a Palmi a seguito del Terremoto del 1908. Capisco che possa trarre la didascalia della foto, che dice “A Jewish family camping inside a railway wagon at Palmi (Calabria), Italy - made homeless by the earthquake at Messina, Sicily”, ma non si può accettare acriticamente qualsiasi cosa si legga, solo perché piace o perché fa comodo. Probabilmente si tratta di un errore di traduzione dall'italiano, o da un errore di stampa dell'inglese, magari c'era scritto qualcosa come “refujews” invece che “refugees”. Fatto sta che è sicuro che nel 1908 a Messina non c'erano famiglie ebree, né di queste si ha notizia a Palmi. Riconosco che anche io i primi tempi delle mie ricerche sull'ebraismo in Calabria ho peccato di eccessivo entusiasmo, ma io ero io, da solo, e la cosa poteva essere accettabile. Se sei un'organizzazione, e ti vuoi accreditare come seria, l'approfondimento di quello che pubblichi sarebbe doverosa.

Segue poi la foto del cartello stradale indicante una frazione di 66 abitanti, definita città: Accaria.
Di questo nome viene detto che deriva da quello del profeta biblico Zaccaria!
Sarebbe interessante sapere sulla base di quali fonti e di quali fenomeni fonetici o linguistici sia dovuto il passaggio da Zaccaria ad Accaria.
(L'immagine a lato è ricavata dallo Street View di Google Maps)

L'immagine che segue non riguarda la Calabria, ma rnde perfettamente l'idea degli equivoci che può generare la superficialità e la non conoscenza di una lingua. Si tratta della riproduzione del quadro del 1866 del pittore danese Carl Heinrich Bloch, dal titolo “Osteria romana” (qui presa dal sito Gusto.it). Nel gruppo di cui parliamo, la didascalia che accompagna il quadro è “Italian Jews. Ebrei italiani”.
Alla mia messa in dubbio, mi venne risposto che il quadro si intitola “Orientali romani” e che i romani
orientali all'epoca erano solo gli ebrei! Dovetti faticosamente spiegare che “osteria” (forse erano ingannati dall'inglese “eastern”, dal danese “østlige” o dal tedesco “östlich”) in italiano non significava “orientale”, ma indica una sorta di ristorante, una taverna, “tavern” in inglese. Alla fine mi fu risposto che forse sì, avevo ragione. Ma la didascalia non è stata cambiata.

Abbiamo poi la foto di un gioiello, che viene fatto passare per un “Monile con stella di David”, trovato in Calabria (immagine dal sito Lamezia storica. Si tratta in realtà della riproduzione di un cosiddetto “acchiappasogni” (“dreamcatcher” in inglese), come potete vedere da quest'altra riproduzione presa dal sito commerciale AliBaba  . Questo di AliBaba è una riproduzione molto più povera e modesta, da appendere allo specchietto retrovisore della macchina, “small dreamcatcher for car mirror”, ma non ci sono molti dubbi che si tratti dello stesso tipo di “monile”, appartenente alla tradizione culturale dei nativi americani. Come sia finito in Calabria un oggetto simile non è facile da capire, tanto più che non ne conosciamo l'epoca, ma non è neanche troppo difficile formulare qualche ipotesi.

Riportato come souvenir da un viaggio in America? Comprato in qualche negozio italiano?
Negli anni '70 a Roma si trovava molto facilmente, sia come ornamento che quasi come amuleto portafortuna, semisuperstizionistico protettore del sonno e freno agli incubi ed ai sogni cattivi.
Poi vabbeh, si può sostenere che i nativi americani in realtà siano ebrei, discendenti dalle 10 tribù disperse, come in realtà è stato già fatto, ma siamo al limite tra fantastoria e fantabiblistica.


Abbiamo infine la foto di due pagine di una Bibbia. Riguarda solo realtivamente gli ebrei di Calabria, in quanto la seconda parte della didascalia dice "This is what the Jews of southern Italy would have known well" (Questa è qualcosa che gli  italiani dell'Italia meridionale dovrebbero aver  ben conosciuto).
La didascalia originale diceva “Torah written in Italian with Hebrew characters” (Torah scritta in italiano con caratteri ebraici). Consultata la fonte che mi era stata gentilmente fornita, il sito della BibliotecaBodleiana (Bodleian Library) dell'Università di Oxford, ho cercato di spiegare che “Italian semicursive script”, come avevano scritto loro, non significava “italiano in caratteri ebraici", ma era uno stile di scrittura; nonostante mi abbiano risposto di non capire quello che intendevo dire, qualche giorno dopo hanno cambiato la didascalia, che ora dice correttamente “Torah written in Italian semicursive script” (Torah scritta in stile semicorsivo italiano).
Ottima cosa che Facebook permetta la visione delle modifiche di post e commenti!

That's enough! Questo è quanto, per il momento.
La morale? Diffidate della faciloneria di informazioni che, per quanto accattivanti, sono in realtà estremamente superficiali e nascono, nella migliore delle ipotesi, da ignoranza in materia.

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