Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

GIORNO DELLA MEMORIA 2017: INIZIATIVE IN CALABRIA

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giovedì 28 febbraio 2008

Emilio Sacerdote: da Vibo al lager

Il 9 gennaio 1893, nasce a Monteleone (l'odierna Vibo Valentia) Emilio Sacerdote, figlio di Lazzaro, ufficiale dell'esercito e di una vibonese, Virginia Pugliese (da notare come Pugliese sia un cognome diffuso tra gli ebrei). Dopo aver ricevuto dal Governo italiano varie onorificenze per il coraggio dimostrato nella Prima Guerra Mondiale, ricevette persecuzione e morte.
Pur non avendo vissuto molto tempo in Calabria, sappiamo dalla sua famiglia che si considerò sempre calabrese.
La sua memoria sia di benedizione.


© IWM

Riporto un ricordo della sua vita pubblicato sul bimestrale ebraico torinese haKehilla ed un resoconto della commemorazione che si è tenuta quest’anno a Vibo in occasione del Giorno della memoria.

da haKehillah 2006, 2
La vicenda di Emilio “Dote” Sacerdote
Magistrato,
partigiano, prigioniero del Lager - di D.S.

Storie come quella di Emilio Sacerdote ci fanno male e bene a un tempo. Ci fanno male perché ripercorrono l’ennesimo itinerario di dolore, di vuoto, di scomparsa nel nulla e di lacerazioni familiari che caratterizza ogni vita travolta dalla Shoah. Ci fanno bene perché ci portano a rivivere un’esperienza di alto valore morale, civile, politico sulla quale è sempre utile riflettere. Magistrato calabrese nato a Monteleone (oggi Vibo Valentia) nel 1893, nel 1938, a Milano dove da tempo vive, Sacerdote è offeso in quanto ebreo durante una pubblica udienza. Amareggiato, lascia la magistratura ancor prima di essere radiato dall’Albo degli avvocati in seguito alle leggi razziali. La guerra coglie lui come tutti gli ebrei italiani in una posizione di evidente emarginazione, che si fa drammatica dopo l’8 settembre. Emilio decide di non cercare rifugio in Svizzera, come molti fanno, ma di opporsi all’occupazione tedesca e alla Repubblica Sociale. Si unisce ai partigiani entrando nella formazione autonoma della Valle di Viù, una delle Valli di Lanzo vicino a Torino. Ora si fa chiamare “Dote” e per la sua alta formazione giuridica diviene rapidamente Presidente del locale Tribunale Partigiano e Capo di Stato Maggiore. Manterrà questi incarichi anche quando passerà alle formazioni garibaldine e poi a quelle GL. È una classica delazione a tradirlo il 30 settembre 1944, quando viene arrestato, portato prima alle Nuove di Torino e poi rinchiuso nel Lager di Gries presso Bolzano. La sua condizione di ebreo viene nel frattempo scoperta per la denuncia dello stesso delatore. Sappiamo dell’aggravarsi della sua situazione al campo di Gries e della pesantezza del suo lavoro “di pala e di picco” da alcune lettere che può scambiare con i suoi familiari grazie all’aiuto di un autista della Lancia. Poi, come in altri analoghi casi drammatici di cui abbiamo notizia, è lo stesso Dote ad annunciare con una lettera a casa la sua partenza per il Lager, di cui certo ignora l’essenza distruttiva. La sua destinazione è Flossenbürg, in Germania, dove resiste quasi fino alla conclusione della guerra. Viene quindi trasferito a Bergen Belsen, come risulta da una Transportliste dell’8 marzo 1945. Questo documento precedente di due mesi alla fine del conflitto è l’ultima traccia di vita che abbiamo di lui.


da CalabriaOra, ed. di Vibo di lunedì 28 gennaio, 2008 pag. 21

Il Giorno della memoria per il comandante Dote

Al Valentianum l’iniziativa della fondazione Ferramonti.
Il Giorno della memoria: un giorno per ricordare gli orrori della Shoah.


Un giorno per commemorare la straor
dinaria figura del partigiano Emilio Sacerdote ed il suo sacrificio. Si è tenuta ieri mattina al Valentianum, l’iniziativa della fondazione Ferramonti di Tarsia, presieduta da Carlo Spartaco Capogreco, che ha organizzato un incontro, coordinato dalla giornalista Anna Longo, al quale hanno preso parte anche lo storico e documentarista Marco Coslovich e il docente universitario Luigi Lombardi Satriani. Un convegno intenso, utile a ripercorrere le tappe della vita di un eroe della resistenza.
Nato a Vibo Valentia, l’allora Monteleone, nel 1893, da un ufficiale dell’Esercito che aveva sposato una donna vibonese, Emilio Sacerdote, trasferitosi al Nord con la famiglia e completati gli studi, divenne avvocato e magistrato. Una volta promulgate le leggi razziali venne perseguitato dal regime nazifascista. Diventò quindi un combattente valoroso con il nome di comandante Dote. Poi catturato e deportato a Bolzano, morì nel campo di concentramento di Bergen Belsen nel 1945. Numerose le testimonianze del suo coraggio e valore umano, da parte di coloro che sono sopravvissuti ai lager di Bolzano, Flossenburg e Bergen Belsen.
La fondazione Ferramonti ha anche inteso dare valore all’iniziativa assunta dall’amministrazione comunale di intitolare una via cittadina a un eroe della Resistenza, testimone della persecuzione degli ebrei e degli orrori della Shoa. Il recupero della sua memoria lo si deve principalmente all’impegno del collezionista e studioso dell’antisemitismo italiano Gianfranco Moscati, nonché allo sforzo profuso dall’associazione Italia - Israele e dalla fondazione Ferramonti di Tarsia.
Grazie in particolare al professor Carlo Spartaco Capogreco, la giornata della memoria celebratasi ieri a Vibo Valentia e dedicata al comandante Dote, è stato uno degli appuntamenti cruciali celebratisi in Calabria. «Un ricordo doveroso - ha sottolineato Capogreco - per una figura che i vibonesi, i calabresi e non solo, devono riscoprire, soprattutto per tenere vivo il ricordo della Shoa».
Anche il presidente della Regione Agazio Loiero ha voluto inviare un messaggio in cui si sintetizza, l’impegno che devono assumere le istituzioni a supporto di tali iniziative: «Molte comunità fanno fatica oggi a ricordare - ha spiegato Loiero - Il fatto è che la memoria appartiene a tutti, a tutto il popolo e quando questo dimentica, tutto viene perduto. Anche gli storici possono non recuperare il ricordo e allora si perde la testimonianza. Hanna Arendt, politica e filosofa tedesca di famiglia ebraica, perseguitata e costretta dai nazisti a fuggire in America, diceva che quel popolo che non conosce la propria storia ha perso la propria identità: è senza memoria. In Italia, negli anni ’40, c’erano circa 258 luoghi di concentramento. Ferramonti, rappresenta un pezzo importante di quella tragedia civile, è bene ricordarlo, ancora oggi, soprattutto alle nuove generazioni. Anche per questo voglio sottolineare - ha concluso Loiero - quanto prezioso sia stato il lavoro svolto in questi anni dalla Fondazione Ferramonti. Un’opera, importantissima, avviata vent’anni fa per volontà di chi crede nella cultura della verità storica attraverso il recupero del “Campo”, continuata con il recupero della memoria come avvenuto a Vibo per Emilio Sacerdote».

Un biglietto scritto da Emilio Sacerdote alla famiglia
il giorno della sua partenza per la Germania.


Emilio Sacerdote nel 1944










Nel marzo 1945 a
Flossenbürg


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