Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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venerdì 21 gennaio 2011

Nadia Capogreco - Tra trauma e monito

Le ragazze della 4°A dell'IPSSCT di Paola hanno ricordato con l'articolo di Nadia Capogreco - Tra trauma e monito. Rischi e potenzialità del Giorno della Memoria. Il giorno della Shoah.
By Paolo Apa


Da YouTube



Dal sito della Comunità ebraica di Torino


FRA TRAUMA E MONITO

Rischi e potenzialità del Giorno della Memoria

di Nadia Capogreco

(Docente di semiologia, Università della Calabria)

Il Giorno della memoria dovrebbe riconsiderare attentamente alcuni suoi aspetti, se non vuole trasformarsi in giorno dell’espiazione, dove la pena da scontare è il senso di inquietudine e di impotenza in cui veniamo precipitati. Serve a poco, infatti, ripercorrere l’orrore nelle sue infinite sfaccettature o documentarlo con agghiaccianti filmati di repertorio: la cieca ostinazione con cui continuiamo a riproporlo ci dice che la storia può essere anche una cattiva maestra di vita, e che la conoscenza dei fatti (posto che sia mai effettivamente possibile) non garantisce la trasmissione sociale di valori univoci. Sono le situazioni soggettive (stato emotivo, livello culturale…) ed oggettive (valori sociali dominanti, qualità delle conoscenze diffuse…) a indirizzare in maniera determinante non solo l’interpretazione del valore umano di quei fatti, ma anche – e la pericolosità di ciò impone che vi si rifletta seriamente – il modo in cui reagiamo ad essi.

Non basta la consapevolezza storica a impedire che l’assurdo continui a dettare legge. Le sue manifestazioni, che ci affanniamo a distanziare chiamandole follia, sono punte d’iceberg di un fare collettivo – già malato nello stadio apparentemente sano della normalità – che è urgente comprendere e combattere. Ma l’informazione selvaggia e ridondante, rinforzata sempre più dall’innaturale esperienza dell’immagine filmica, sollecita solo la nostra empatia, alimentando un diffuso stato d’angoscia e d’impotenza capace di regalare anche le intelligenze più propositive alle seduzioni del carpe diem.

La giornata della memoria dovrebbe riconsiderare il suo ossessivo spirito documentaristico. È stata voluta, infatti, non solo per vivificare il ricordo ma per promuovere, appunto, la memoria, cioè quel difficile processo che consiste nell’elaborare e nell’attribuire un senso ai contenuti della nostra esperienza. Il filo di questo senso è l’unico ponte in grado di saldarci al futuro, e non possiamo permettere che schegge impazzite del passato continuino a impedirci di recuperarlo.

Lo sterminio nazista rappresenta una delle schegge più pericolose, perché le angosce e gli interrogativi che esso alimenta sono quelli di un’intera collettività. Ma non è con la reiterata esposizione alla sua consapevolezza che riusciremo ad elaborare il trauma. Sappiamo già bene, del resto, di essere capaci di disumanità. Ma sappiamo anche che questa disumanità non è strutturale o geneticamente programmata, e che solo coltivando quel barlume di amore per la vita che anche le sue manifestazioni più folli riescono a conservare, potremo cominciare realmente a elaborare le tragedie del nostro passato: non più e non solo attraverso il ricorso regressivo a ritualità esorcizzanti, ma progredendo al piano della cultura e convertendo la sofferenza in fiduciosa volontà di risolvere le crisi.

Interroghiamoci, dunque, non solo su cosa accade nel mondo, ma anche su cosa ci accade dentro, quando l’insensatezza di questo mondo sembra volerci sopraffare. Capiremo che in un contesto psicologicamente fragile, già costretto quotidianamente a ridefinire punti fermi e certezze, il contatto con vissuti sempre più traumatici rischia di spingere alla rimozione, nell’inconscio tentativo di arginare la pervasività di un presente soggettivamente intollerabile. Ma i dispiaceri rimossi, vere e proprie mine vaganti in grado di sconvolgere l’ equilibrio cognitivo, continuano a popolare il passato non elaborato mantenendo integro il loro potenziale di aggressività e di angoscia, tanto che ogni trauma attuale – come avverte R. Bodei (Le logiche del delirio, 2000) – immergendosi in questo passato ormai saturo, può fungere in esso da detonatore di cariche psichiche più profonde.

Il passato che non passa, dunque, invade gli spazi del presente ottundendone la coscienza, e i dispiaceri incontenibili, consegnati al rimosso, alimentano pericolosamente il suo potenziale di distruttività. Nel "migliore" dei casi esso si ritorce contro sé stessi (il suicidio non è che la punta dell’iceberg), ma nel peggiore si ancora al flusso dell’aggressività collettiva, generando e alimentando ideologie paranoiche il cui bisogno di capri espiatori impone urgentemente di allargare la prospettiva delle nostre domande. Non più e non solo, dunque, perché l’odio della diversità (perché gli ebrei, perché gli zingari, perché gli omosessuali ecc.), ma anche e più essenzialmente: perché la necessità di questo odio… che cosa può spingere ogni essere umano alla follia di una "salvifica" distruzione dei propri simili?

Sei anni fa fui invitata a compiere un viaggio della memoria fra Monaco e Berlino per capire come il popolo tedesco, impegnato da alcuni decenni nell’opera di rielaborazione del suo ingombrante passato, si era mosso in questa direzione. Discutendo coi direttori dei musei-memoriali, emerse chiaramente che il loro problema fondamentale era: come far ricordare? In particolare: come far conoscere ai giovanissimi la realtà dei Lager senza esporli ai rischi di un impatto troppo violento con le informazioni documentarie? Alcuni musei avevano studiato percorsi alternativi da destinare ai più giovani, altri stavano ancora meditando…

Il pericolo che la memoria agisca più da trauma che da monito impone, dunque, che si riconsiderino attentamente le modalità del suo esercizio. Un confronto col passato che si limiti ad esecrarne le tragedie in nome della ragione, rischia infatti di essere non solo inutile, ma anche controproducente, se prima non si sono combattute le resistenze, le difese e le incapacità della coscienza che impediscono a ognuno di noi di elaborare anzitutto gli aspetti più inquietanti e insostenibili del proprio vissuto individuale. Solo dopo aver imparato a dialogare con essi saremo in grado di accogliere e di far sedimentare in esperienza consapevole ciò che continua a perturbarci collettivamente: come sostiene P. Jedlowski, infatti, l’esperienza dell’uomo moderno connette ciascuno prima di tutto col proprio passato, e solo successivamente col passato collettivo (Il sapere dell’esperienza, I994).

La scuola, in tutto questo, può svolgere un ruolo decisivo. Ma le migliaia di insegnanti che si affannano a "preparare qualcosa per la giornata della memoria" (testuali parole di una maestra un po’ preoccupata), dovrebbero sapere che non sono le letture, le poesie, gli striscioni esibiti o gli spettacoli dei bambini a incidere strutturalmente nella formazione di futuri adulti capaci di convivere nel rispetto delle proprie e altrui differenze. Solo un serio e sistematico programma di educazione emotiva e relazionale potrebbe diffondere gli strumenti (cognitivi e affettivi) indispensabili per affrontare e risolvere in positivo l’imprescindibile conflittualità dei rapporti umani. Non sarà infatti l’occasionale distanziamento esibito nelle giornate della memoria a preservarci dalle recidive del passato, ma il costante e impegnativo esercizio della convivenza nella comprensione di sé e degli altri.

Le difficoltà, certo, sono enormi. Ma non ci si deve far convincere che niente si possa fare, che le logiche della follia siano insondabili o che esistano, addirittura, nature umane strutturalmente malvagie. Occorre invece appropriarsi degli strumenti per capire, salvaguardando sistematicamente l’appoggio di speranza indispensabile per andare avanti: solo così la sofferenza potrà finalmente trasformarsi in memoria e, come tale, in rinvigorito amore per la vita.

Ancora sulla Judeca di Nicastro

Ricevo, e pubblico dopo molto tempo, un testo inviatomi dal professor Vincenzo Villella sulla questione della collocazione del quartiere ebraico di Nicastro, relativa ad un opuscolo di Pasquale Funaro sulla materia.
Aggiungo anche un articolo sullo stesso argomento trovato su internet.
Come ho già detto, non ho la competenza per stabilire se l'antica Judeca di Nicastro fosse realmente collocata nel rione Timpone (anche se le tesi di Funaro, arricchite da toccanti
ricordi familiari e commoventi testimonianze degli Anusim-Marrani, mi sembrano piuttosto convincenti), né, probabilmente, si tratta di una questione forndamentale, ritengo però che la storia degli ebrei di questa località, come di molte altre della Calabria, andrebbe approfondita.


Nicastro: al Timpone c’era la Giudecca?


C’è stata nel rione Timpone di Nicastro la Judeca degli ebrei e in quale periodo?
Con questa domanda si apre un opuscolo di Pasquale Funaro intitolato “La Judeca di Nicastro. Una disputa dannosa”. Esso è stato consegnato al sindaco Gianni Speranza e a tanti altri lametini tra cui giornalisti e uomini di cultura impegnati nella ricostruzione e valorizzazione del patrimonio storico della città.
Si tratta di una testimonianza importante che rappresenta un contributo fondamentale per mettere la parola fine alla diatriba sulla esistenza e sulla ubicazione dell’antico quartiere ebraico al rione Timpone. Viene confermato da Funaro quanto sostenuto dal prof. Vincenzo Villella partendo dalle uniche due citazioni storiche che ci sono state tramandate sulla comunità ebraica al Timpone: di Pasquale Giuliani e Giacinto Montesanti.
Giuliani nelle ‘Memorie storiche della città di Nicastro’ (Nicastro 1867 pag. 4) scrive: “Similmente sulla destra sponda del Canne era com’è tuttavia un agglomerato di case, ove è fama che ghetto fosse stato di ebrei; e che dal luogo sassoso e dirupato si è sempre nominato Timpone”.
Montesanti nella sua ‘Storia di Nicastro’ (Napoli 1803, pag. 50) scrive: “Nel medesimo periodo (XIII sec.) la venuta degli Ebrei in Calabria ne portò, anche fra noi, una piccola colonia, la quale pose stanza in apposito ghetto: il Timpone”.
Funaro, che si dichiara orgoglioso delle origini ebraiche sefardite della sua famiglia, non ha dubbi: nel quartiere Timpone è esistita a partire dal medioevo una comunità ebraica organizzata in Judeca.
La sua convinzione si basa non solo sulla tradizione, ma soprattutto su notizie riguardanti direttamente la sua famiglia dei Cordero-Funaro di cui ha ricostruito la storia, anche in base a dei diari rinvenuti in casa di un suo antico avo e pubblicati nel libro “La Saga dei Cordero-Funaro”.
“Il mio desiderio - esordisce Funaro - è quello di mettere con questa mia testimonianza un po’ di ordine nella vicenda, alla ricerca di una possibile e necessaria soluzione definitiva”. “Mi sono reso conto - continua - che nel rione Timpone c’è da tempo una questione controversa: una questione forse già esistente, ma riaperta da Giuliana De Fazio, le cui tesi erano state fatte proprie da Vittorio Pandolfo (vedi Storicità, n. 150, marzo 2007)”.
Vittorio Pandolfo, da poco scomparso, condividendo le tesi della De Fazio, sosteneva che nel rione Timpone non era “mai esistita una giudecca ebraica” perché - a suo dire - “non esistono documenti storici e resti archeologici” e “per assoluta mancanza di tramandazione orale.
“Queste affermazioni - confessa Funaro - mi hanno provocato un fastidio mentale e molta amarezza, tanto che ho sentito il bisogno di intervenire”.
Perciò, come prima operazione chiarificatrice, Funaro mette in luce “il difetto più grande” del libro della De Fazio (corredato da un appendice di Antonio Milano intitolata ‘Ebrei a perdere?’). Il difetto - dice Funaro - consiste nel fatto che il libro “si concretizza nella distruzione di un contenuto storico che, per quanto incerto e non ben definito, si è sedimentato da secoli nei ricordi degli antichi del luogo”.
“I due autori - continua Funaro - sembrano abbandonarsi, con una certa acredine, ad una furia iconoclasta, distruttiva, soltanto per negare la presenza degli Ebrei nel rione Timpone della Nicastro di un tempo”.
“Il fatto - dice ancora Funaro - mi ha colpito molto e ancora non mi rendo conto di quale sia stato lo scopo degli autori. E’ la cancellazione inopportuna di una memoria del luogo, un ulteriore salto nel buio, che potrebbe nuocere alla valorizzazione turistica della città di Lamezia Terme. Da spirito libero mi chiedo quale danno possa arrecare il ricordo di una presenza ebraica nel rione Timpone nella Nicastro di ieri e nella città di Lamezia Terme di oggi. Mi sono chiesto anche il perché di tanto livore. A chi giova?”.
Chiariti poi, per non creare equivoci, i concetti e i significati di judeca, ghetto e sinagoga, Funaro respinge quella che lui chiama “l’agguerrita disquisizione di Antonio Milano su ‘dizione orale’, ‘tradizione orale’ e ‘oralità’ della Judeca di Nicastro. E rimprovera a Milano di non tener conto e di non dare nessuna importanza al “comune sentito dire” e ad una “pur molto vaga idea di memoria popolare”.
Invece - sostiene Funaro - è proprio per questo “sentito dire” e questa “memoria popolare” se nel corso della storia di Nicastro si è tramandata l’idea della presenza degli Ebrei al Timpone. E ricorda le espressioni degli anziani: “Allu Timpune c’erano i giudei”, “L’ebrei d’u Timpune”, “A grutta d’i giudei”. Ricorda anche la tradizione di una grotta ai piedi del castello normanno nelle vicinanze del torrente Canne e in prossimità della parte alta del Timpone. Era una grotta che fungeva da sinagoga per i primi ebrei ivi giunti.
Quindi - prosegue Funaro - non c’è alcun dubbio sulla presenza ebraica al rione Timpone. Se qualcuno vuole mettere in dubbio la dizione di judeca del Timpone o addirittura la sua esistenza, sarà per una errata interpretazione dei dati storici o perché non si vuole tener conto del “comune sentito dire” e della “memoria popolare”. Gli ebrei, pervenuti a Nicastro in più tornate storiche non esattamente definibili si concentrarono proprio nelle vicinanze del castello normanno, ossia in un luogo dove fosse possibile esercitare le loro attività lavorative. Infatti la presenza dei due torrenti favoriva i conciatori di pelli, i cordai e i tintori di panni. Erano queste le categorie principali del gruppo di ebrei presenti nel luogo. E’ quanto sostenuto anche dal noto e compianto giornalista Antonio De Sarro in un suo saggio sulla rivista “Città” nel lontano 1987. Dopo la sistemazione iniziale nei pressi del castello, la esigua comunità ebraica organizzata in judeca, con l’arrivo di nuove famiglie e con l’ampliarsi delle attività artigianali, si arroccò su quel costone, su quella “timpa” chiamata, non sappiamo da quando, Timpone.
Funaro riporta poi, sintetizzandola, una delle tante testimonianze familiari ripresa dal suo libro “La saga dei Cordero-Funaro”.
“Un mio antico avo - dice - chiamato Francesco Antonio Funaro, ricco ebreo sefardita proveniente da Livorno, dopo aver lasciato la sua nave, venne a stabilirsi definitivamente a Sambiase, dove acquistò case e terreni. Prima di stabilirsi a Sambiase egli aveva commerciato, come suo nonno omonimo e suo padre Giovanni, per circa una quindicina d’anni con la sua nave nei porti della Calabria di allora (dal 1586 al 1600). […] Gli artigiani rimasti nel rione ‘Timpone’di Nicastro erano ex Ebrei di quella antica ‘Giudeca’, o loro discendenti, e in essi Francesco Antonio rivide quel fervore, quella passione, quei modi semplici e ripetitivi di quelle comunità che i suoi avi avevano raccontato nei loro diari. Essi erano in prevalenza sarti, conciatori di pelli, calzolai, lattonieri e piccoli proprietari che si rifornivano delle sue preziose merci. A questi amici ebrei del rione Timpone di Nicastro Francesco Antonio concedeva sempre la dilazione dei pagamenti; portava loro le merci e ne accettava il pagamento soltanto quando essi avevano la possibilità di pagarlo. Le persone frequentate da Francesco Antonio Funaro erano quanto rimaneva dell’antica Judeca: non più un’aggregazione, ma poche famiglie, le quali, anche se ‘contaminate’ obbligatoriamente dalla società e dalla Chiesa cattolica, conservavano ancora un barlume ancestrale di quei sentimenti di vita e di dignità che avevano caratterizzato i loro antenati”.
La vicenda della Judeca del rione Timpone - conclude Funaro - è vera, non è una tradizione inventata. E la presenza di una antica colonia ebraica in Nicastro non è motivo di ‘vergogna’. E’ una storia che è veramente esistita e che oggi può servire e far crescere il valore della città. La presenza degli ebrei nel Timpone di Nicastro, come anche a Sambiase (nei rioni Miraglia, via Cittadella e piazzetta Santa Sofia) dovrebbe essere degna della nostra memoria, dovrebbe insegnarci di chi potremmo essere figli.

Da
Non solo Curinga - Ancora conferme sugli ebrei a Nicastro 24-7-2010

Al Timpone, fra i torrenti Canne e Barisco
Ancora conferme sugli ebrei a Nicastro
di Luigi Saladino

L’intuizione di Vincenzo Villella trova verifica nel­la testimonianza di Pa­squale Funaro pubblicata su "II Lametino" n. 148. Una comunità ebraica al rione Timpone è risorsa e ricchezza aggiunta per la città di Lamezia Terme e meta dell'ebraismo internazionale alla ricerca costante della propria memoria e delle proprie radici. È da ritenere che la testimonianza di Pasquale Funaro possa mettere la parola fine ad una strana e assai discutibile querelle sollevata da alcuni in ordine alle ricerche del prof. Vincenzo Villella, che ha in­dividuato testimonianze storiche e memorie di una significativa presenza ebraica nel rione Timpone a partire dal XIII secolo. Ricordiamo le importanti cita­zioni degli storici locali Giacinto Montesanti e Pasquale Giuliani. Il primo, riferendosi al periodo normanno-svevo, scrive: "Nel. medesimo periodo la venuta degli Ebrei in Calabria ne portò, an­che fra noi, una piccola colonia la quale pose stanza in apposito ghetto: il Timpone". Il secondo, proprio in apertura della sua opera "Memorie storiche della città di Nicastro", scrive: "Similmente sulla destra sponda del Canne era com'è tuttavia un agglomerato di case, ove è fama che ghetto fosse stato di ebrei; e che dal luogo sassoso e dirupato si è sempre nominato Timpone ".

Al Timpone - Conciatori cordari e tintori

Pasquale Funaro, con il garbo del ricercatore e dello storico che in­daga i tasselli mancanti per offrire un più comprensivo quadro d'insieme, ripercorre con la memoria e ricostruisce su appunti dei suoi antenati alcuni dati certi. Egli nel suo libro "La saga dei Cordero-Funaro" (Avigliana 2007) nelle pagine 279-280 entra nel merito dell'esistenza della judeca di Nicastro raccontando di un suo antico ricco avo ebreo sefardita, Francesco Funaro, proveniente da Livorno, il quale aveva commerciato - come il nonno omonimo ed il padre Giovanni - per circa una quindicina d'anni con la sua nave nei porti di Calabria del tempo attraccando anche a Sant'Eufemia (1586-1699). Poi si stabilì definitivamente a Sambiase dove acquistò case e terreni.
Pasquale Funaro rammenta, inoltre, che il suo antico avo con gli amici di Nicastro e di Sambiase parlava di agricoltura e del suo amore per la campagna: con gli amici di Nicastro parlava di affari, di prodotti esistenti in altri posti e che potevano interessarli, e di piccole transazioni economiche. "Gli artigiani rimasti al rione Timpone - scrive - erano ex ebrei di quell'antica Giudecca, o loro discendenti, ed in essi Francesco Antonio rivide quel fervore, quel­la passione, quei modi semplici e ripetitivi di quelle comunità che i suoi avi avevano raccontato nei loro diari. Essi erano in prevalenza sarti, conciatori di pelli, calzolai, lattonieri che si rifornivano delle sue preziose merci. A questi amici ebrei del rione Tìmpone di Nicastro, Francesco Antonio concedeva sempre dilazione dei pagamenti, portava loro le merci ed accettava il pagamento soltanto quando essi avevano la disponibilità di denaro".
Viene così confermato autorevolmente e senza ombra di dubbio quanto aveva affermato Vincenzo Villella, appassionato storico lametino, che cioè il rione Timpone, anche per la sua specifica conformazione territoriale (la presenza di due torrenti Canne e Barisco favoriva i conciatori di pelli, i cordari e i tintori di panni), sia stata un'area di residenza e di lavoro produttivo di alcune famiglie e gruppi di antico ebraismo. Le tesi contrarie, quelle sostenute da Giuliana De Fazio e da Antonio Milano, riprese dal caro Vittorio Pandolfo su "Storicità" del marzo 2007, pur rispettabili nel loro impianto, dimostrano una certa strana scelta d'autolimitatezza nella capacità d'indagine perché non corroborata da una visione complessiva del fenomeno storico dell'ebraismo nel Lametino ed in Calabria e delle sue problematiche specificità. Basti pensare, ad esempio, al clima terrificante messo in atto dalla Chiesa del post Concilio Tridentino, che in Calabria portò alle stragi di Guardia Piemontese contro una comunità di Valdesi, sgozzati ed impalati per un violento trionfo della fede. Molti fecero pubbliche dichiarazioni di conversione al cattolicesimo per sopravvivere, anche se intimamente ed in segreto rima­sero con le loro convinzioni. A tal proposito non bisognerebbe mai scordare la grande equivocità del rapporto che la Chiesa storica ha avuto con l'ebraismo: da una parte ne ha assorbito cultura e riti riproponendoli a sua immagine e dall'altra - ad intermittenza - lo ha per lungo tempo dannato al deicidio e colpevolizzato per il sentire comune e la cultura popolare. Ora che questo lungo calva­rio sembra essere finito - dopo il feroce ultimo tentativo di liquidazione del popolo ebraico nei campi di sterminio nazisti, dopo l'eroico costruirsi a nazione in un difficile contesto internazionale e dopo la grande opera di riconoscimento e dignità portata a compimento nella coscienza da parte di Papa Wojtyla - sarebbe bene che si fosse meno perentori e più sereni nelle valutazioni e si studiassero le pieghe degli eventi, così come fa Pasquale Funaro che porge seri e fondati argomenti di riflessione, quando propone di intendere i significati corretti dei termini Judeca (quartiere abitato da ebrei), ghetto (dimora coattiva), sinagoga (luogo per riunirsi insieme). Pasquale Funaro, inoltre, ricorda che assieme all'amico Battista Guerrese, quando studiavano a Nicastro, avevano sentito parlare da un'anziana donna, madre di Maria 'a lupinaia, che i suoi non­ni le avevano parlato di una grotta abbastanza grande nella quale gli ebrei conservavano le loro cose religiose e tenevano le loro riunioni: una grotta ai piedi del castello normanno, una sinagoga non un edificio! A tal proposito ritengo di poter rafforzare quanto detto da Pasqua­le Funaro con un mio personale ri­cordo, da collocare in quegli stessi anni. Da ragazzo abitavo in una stanza del portone dei marmi (ex Dopolavoro ed oggi anche sede de Il lametino) e con gli amici pas­savamo giornate intere a giocare lungo via Garibaldi, Santa Lucia e nel sentiero parallelo polveroso dove in pianura (oggi dietro l'ufficio postale) scorreva il fiume che si attraversava su una incerta pas­serella di tavole di legno: quella era la nostra giungla e di là solitamente si saliva per sentieri ripidi ed accidentati verso il Timpone. Ad un certo punto, però, ci si fermava perché sapevamo che non dovevamo andare oltre, perché là c'era gente che lavorava, storceva e stendeva pelli e panni sui cespugli ad asciugare e con i gesti e la voce (se non con pietre) indicava di andare altrove. Infatti - altra certezza - è che in quella zona, a debita distanza, c'erano almeno tre stalle ed un fabbro ferraio che forgiava piccole punte di ferro che servivano per i nostri giochi di Strada ( 'u strumbulu).

L’inquisizione - Convertirsi per sopravvivere
Oggi, dominante il concetto di "localismo" e di ricchezza aggiunta favorita dalle culture altre, sembra assurdo ed antistorico il sostenere che non vi siano stati ebrei al Timpone di Nicastro. Sono da rispet­tare e da ammirare, invece, quanti vanno alla ricerca delle loro radi­ci, in particolar modo la rabbina Barbara Irit Aiello, americana di origine lametina, che di recente ha ricordato a Serrastretta (dove ha aperto una piccola sinagoga) la durezza dell'Inquisizione contro i suoi correligionari, costretti a con­vertirsi per sopravvivere, anche se poi celebravano precetti e culti di nascosto per non farsi vedere e per non essere additati, così come aveva fatto sua nonna che "prima di accendere le candele dello shabbat - il sabato di riposo ebraico - chiudeva tutte le imposte per non essere vista da nessuno". Segnalazioni in tal senso, confortate da precisi riferimenti storici, sono anche venute da Raffaele Spada, anch'egli convinto che gli ebrei a Lamezia - come a Catanzaro e nell'intera Calabria - ci siano stati e ci sono. Oggi la tesi è ancor più semplice da dimostrare pur che si consulti un elenco te­lefonico dal quale possono essere sottolineati cognomi di eviden­te derivazione ebraica, oltre che a vie e rioni intitolati a mestieri prevalenti esercitati dagli abitanti (via Conciapelli). Per la somma delle considerazioni addotte sa­rebbe tutt'altro che inopportuno che l'Amministrazione comunale e gli amministratori si attivasse­ro per rimettere a posto l'affisso esistente all'entrata del Timpone: ne guadagnerebbe la nobiltà del luogo, la civiltà storica del posto e l'attrattiva della Città per certi flussi conoscitivi.

giovedì 20 gennaio 2011

Giornata della Memoria 2011 all'Unical

Università della Calabria Giovedì 27 gennaio


h 9
Aula Magna: Convegno di studi “La parola Ebreo. Auschwitz, 27 Gennaio 1945: Temi, riflessioni, contesti
Ideazione e organizzazione a cura di Paolo Coen, Manlio Gaudioso, Galileo Violini
Saluti: Giovanni Latorre, Magnifico Rettore dell’Università della Calabria, Francesco Mercurio, Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Calabria
Manlio Gaudioso, Galileo Violini, Paolo Coen, Le ragioni del convegno


Prima sessione
Moderatori: Angela Riggio, Giuseppe Spadafora
I ragazzi ascoltano, i ragazzi leggono, i ragazzi riflettono, a cura dell’Ufficio scolastico regionale per la Calabria, con relazioni di Chiara Turco (Istituto tecnico commerciale “G. Pezzullo”, Cosenza), Marco Vallone (Liceo classico “P. Galluppi”, Catanzaro), Natale Schettini (Liceo scientifico “Filolao”, Crotone), Giovanni Votano (Liceo scientifico “Leonardo DA Vinci”, Reggio Calabria), Miriam Barbuto (Liceo linguistico “V. Capialbi”, Vibo Valentia)

Seconda sessione
Moderatore: Alfredo Eisinberg

Giulia Spizzichino, Le leggi razziali per una bambina di undici anni
Galileo Violini: Leggi razziali ed emigrazione in Argentina di Professori universitari ebrei
Marcello Buiatti, Dal Manifesto della razza del 1938 AL Manifesto degli scienziati antirazzisti del 2008
Luigi Maierù, Imre Toth: Geometria e libertà
Francesco Bossio: Il rapporto Io-Tu come fondamento pedagogico della relazione in Martin Buber

h 10.30 Teatro Piccolo: Vuoti di memoria, regia di Maximilian Mazzotta, a cura dell’Associazione Liberoteatro
Lo spettacolo è destinato principalmente a studenti delle scuole primarie, secondarie di primo grado e dei primi tre anni delle secondarie di secondo grado

h 10.30 Aula Caldora
Manlio Gaudioso, Cristiana Coscarella, Giovanna Capitelli: L’utopia diviene progetto, il progetto diviene realtà: l’Università della Calabria ieri ed oggi
La conferenza è destinata principalmente a studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie di secondo grado. al termine i ragazzi potranno accedere ad alcune strutture dell’Università attraverso visite guidate.

h 13.00 Mensa dell’Unical: Pausa pranzo

h 14.00 Terza sessione
Moderatore: Pio Colonnello
Antonio Cataldi: Luci ed ombre nel contesto formativo del Pontificio Collegio etiopico tra gli anni Venti e Trenta del Novecento

Giorgio Giannini: Il genocidio dimenticato dei Rom
Alexia Giustini: La corporeità femminile nel sistema concentrazionario nazista
Simone Misiani: La colonizzazione interna e la fondazione della democrazia: Il Mezzogiorno d’Italia e lo Stato d’Israele

Quarta sessione

Moderatore: Giulia Mafai, Paolo Coen
Carlo Fanelli: Teatro e Shoah. Un paradigma ininterrotto
Grazia Maria Fachechi: Dalla gloria di Dio allo Judenstern: Ambiguità e polisemia del giallo dal Medioevo ai nostri giorni
Leonardo Passarelli: Da Barnett Newman a Maurizio Cattelan: “What About Jewish Art?”
Silvio Vigliaturo: Vigliaturo e l’ebraismo, un forte legame spirituale
Giacinto Ferraro: Il Museo italiano dell’ebraismo e della Shoah di Ferrara: La visione di un architetto. Graffiti. Il campo di Ferramonti spiegato dai ragazzi, a cura di Alessandro Gaudio, con relazioni di Susanna Arcuri, Maria Teresa Bauleo, Albino Cozzi, Concettina Lo Gullo, Stefania Mallamaci, Elisabetta Marchio, Maria Teresa Marrazzo, Francesca Tarantino e con la partecipazione di Federica Montanelli.

h 20.00 (ed in replica anche venerdì 28 gennaio) Teatro Piccolo: Vuoti di memoria, regia di Maximilian Mazzotta, a cura dell’Associazione Liberoteatro

mercoledì 19 gennaio 2011

Santa Maria del Cedro per l'amicizia ebraico-calabrese



Da Rete3

Il filmato di una celebrazione che si è svolta domenica 24 ottobre (sì, lo so, sono un po' in ritardo...) a Santa Maria del Cedro, con l'apposizione di una lapide che celebra l'amicizia e la fratellanza tra il popolo ebraico e quello calabrese.

Non solo Ferramonti: gli "internati liberi"

In un precedente post ho parlato di due presentazioni di un volume che si terranno nei prossimi giorni.
Ecco ora qualche maggiore informazione su questo libro.


Una ricerca di Falbo si concentra sulla provincia di Cosenza

Quei paesi che accolsero gli ebrei

“Non solo Ferramonti” e il fenomeno degli internati liberi

Uomini, donne e bambini ebrei internati in provincia di Cosenza (156 quelli individuati), il rapporto con le comunità locali e, in alcuni casi (dodici) il drammatico epilogo ad Auschwitz.
Riemerge dall'oblio della memoria collettiva una modalità poco nota della persecuzione antisemita da parte del regime fascista, il cosiddetto “internamento libero” che coinvolse una ventina di località calabresi, per lo più piccoli e isolati comuni del Cosentino, tranne i pochi casi a maggior carattere 'urbano' di Castrovillari, Rossano e Corigliano.
È drammatico lo spaccato che emerge dal volume dello storico Leonardo Falbo dal titolo “Non solo Ferramonti. Ebrei internati in provincia di Cosenza (1940- 1943)”, pubblicato nella “Collana di studi e ricerche dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea” (Pellegrini Editore, Cosenza 2010, pp. 183, € 15,00).
Il libro colma una lacuna nella ricerca storica calabrese in quanto, attraverso una ricostruzione ben documentata e mette in luce la persecuzione contro gli ebrei, spesso “itine - rante”, che furono isolati in provincia di Cosenza.
Non di rado essigiungevano nellelocalità di destinazione dopo essere stati rinchiusi a Ferramonti o da quei paesini che li accolsero con umanità venivano trasferiti nel campo di Tarsia e in altri paesi ancora. Questi ebrei erano in grande maggioranza provenienti dalla Polonia, manonmancavano gli ebrei tedeschi, austriaci, cecoslovacchi,ungheresi e romeni. La condizione degli “internati liberi” era simile a quella dei confinati politici del fascismo, con in più l'aggravante delle condizioni di vita in tempo di guerra. E il lavoro di Leonardo Falbo punta e mettere in evidenza come nel microcosmo locale possano cogliersi non solo le connessioni con l'ambiente storico di fondo ma anche quegli aspetti umani e sociali che caratterizzano i comportamenti, gli atteggiamenti, l'indole delle popolazioni.
«Il quadro che risulta dalla ricerca - osserva a questo proposito Vittorio Cappelli, docente di Storia Contemporanea all'Unical, nella prefazione al volume - mostra il carattere pervasivo e diffuso della persecuzione antiebraica anche in una remota periferia, dove le parole d'ordine del regime in termini di razzismo e antisemitismo giungono assai smorzate e sfumano infine, fino a scomparire nella dimensione solidaristica delle comunità locali, dove il senso di territorialità derivante dall'antico isolamento aveva il suo reciproco nel culto dell'ospitalità».
La diffidenza nei confronti degli sconosciuti stranieri, evidenzia ancora Cappelli, “era sciolta rapidamente dalla curiosità. E gli ebrei entravano in relazione conle comunitàlocali, disattivando la carica più aggressiva delle disposizioni persecutorie del fascismo» Merito di non poco conto di questa ricerca è la capacità di illuminare, in modo assai più capillare e disteso rispetto al caso ormai noto di Ferramonti, la labilità dei confini tra il comando politico del totalitarismo fascista e la reattività sociale e culturale, anche nell'accezione antropologica del termine, delle molteplici periferie della Penisola.
Non si tratta, beninteso, di riesumare gli equivoci relativi ad una presunta “bontà” italiana. Falbo, da storico attento, non cade nella trappola.

Treno della Memoria 2011

Treno della Memoria 2011

Con il Treno della Memoria 2011 partiranno oltre 100 giovani dalla Calabria, dalle città di Lamezia Terme, Polistena, e da tanti piccoli comuni della provincia di Reggio Calabria.
I partecipanti calabresi seguiranno tutto il percorso educativo nazionale, costituito da quattro incontri precedenti al viaggio e quattro incontri successivi al viaggio.
La Regione ha partecipato per la prima volta al Treno della Memoria nel 2010 con oltre 150 giovani che hanno mostrato grandissimo entusiasmo per il progetto, diffondendo la loro testimonianza dell’esperienza sul territorio, da cui sono arrivate numerosissime richieste di partecipazione.

Il progetto è reso possibile dal sostegno della Provincia di Reggio Calabria, dei Comuni di Lamezia Terme e Polistena.

Associazione Terra del Fuoco Mediterranea
Laura Preite (+39)3491439129
laura.preite@terradelfuoco.org

Associazione Terra del Fuoco
Dott.ssa Francesca Poli Cell. +39 328 1180399
francesca.poli@terradelfuoco.org

(nel 2010, grazie all'interessamento di Antonio Sorrenti e del nostro sindaco, hanno partecipato anche alcuni studenti, di Monasterace; quest'anno, sempre grazie ad Antonio Sorrenti, è invece prevista la partecipazione di studenti di Stilo, Bivongi e Pazzano)


Da ApprodoNews - 17 novembre 20190
Lamezia Terme, 50 studenti parteciperanno all'edizione 2011 del "Treno della Memoria" per ricordare le feroci stragi naziste
Stamane avvenuto l'incontro tra il sindaco Gianni Speranza, gli assessori Rosario Piccioni e Giusi Crimi, e i dirigenti delle scuole cittadine

Il comune di Lamezia Terme parteciperà quest'anno all'edizione 2011 del “Treno della Memoria”.
Il sindaco Gianni Speranza ha incontrato, questa mattina insieme all'assessore alle politiche giovanili, Rosario Piccioni, e all'assessore con delega ai rapporti con le scuole, Giusi Crimi, i dirigenti scolastici delle scuole superiori della città per illustrare loro il progetto al quale parteciperanno 50 giovani studenti lametini.
Il “Treno della Memoria” è un percorso formativo e un viaggio educativo nella storia attraverso i luoghi della Seconda Guerra Mondiale e le testimonianze dirette dei terribili fatti di quel periodo.
I 50 studenti lametini selezionati partiranno con altri ragazzi provenienti dalla provincia di Reggio Calabria, dalle Marche, dalla Sicilia, dall'Emilia Romagna, dalla Puglia, dal Trentino Alto Adige e dal Piemonte (regione da cui parte il progetto). Insieme, tutti i partecipanti avranno l’opportunità di incontrarsi e vivere insieme un'esperienza che, approfondendo le tematiche storiche e sociali di quella che è stata una delle sciagure più terribili del nostro tempo, li porta ad essere testimoni di quegli eventi.
Il viaggio, fatto appositamente in treno ripercorrendo simbolicamente i binari che portavano i prigionieri nei campi di lavoro e di sterminio, ha la durata di 6 giorni ed è diretto alla città di Cracovia. La tappa più intensa, fulcro del Treno della Memoria, è la visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.
Il Treno della Memoria vuole, dunque, essere appositamente un’esperienza molto forte e toccante, che vede un partecipazione attiva dei giovani partecipanti coinvolgendoli in riflessioni profonde.
Partendo dalla storia come approfondimento del fenomeno della Seconda Guerra Mondiale, si arriva al concetto di memoria, intesa come personalizzazione dei tragici fatti accaduti; visitando i luoghi che rimarranno per sempre “impregnati” di sofferenza e percependo come milioni di persone abbiano perso la dignità dei diritti umani, i ragazzi superano il concetto del ”non dimenticare” capendo che il “non deve accadere mai più” dipende dallo sforzo collettivo di tutti.
Il comune di Lamezia Terme si è impegnato a sostenere i costi complessivi del progetto, ad ogni partecipante sarà richiesta una quota di partecipazione di 60,00 €.
Prima della partenza, prevista per il mese di febbraio, i ragazzi prenderanno parte a 4 incontri di formazione, previsti per il mese di dicembre, durante i quali verranno introdotti al progetto e preparati alla partenza.
Al rientro dal viaggio e a conclusione del percorso formativo del “Treno della memoria” i ragazzi parteciperanno a degli ulteriori incontri di approfondimento e di sintesi.

Finanziamenti per la Sinagoga di Bova Marina

Quotidiano della Calabria - Martedì 18 gennaio 2011

Particolare della Menorah, nel mosaico
pavimentale della Sinagoga di Bova Marina
,
dal sito del parco archeologico ArcheoDeri

Due beni verso la riqualificazione. Stanziati fondi per la sinagoga e l’area di S. Pasquale
Dalla Regione 600mila euro per Bova
di Enza Cavallaro

La Regione stanzia 600 mila euro per Bova Marina. Anche l’area di San Pasquale e la sinagoga di Bova Marina rientrano tra i trenta interventi di valorizzazione e tutela dei beni culturali che saranno finanziati dalla Giunta Regionale. Seicentomila euro dei ventotto milioni stanziati vanno a Bova Marina.
Una scelta ben precisa, secondo Caligiuri, che sottolinea “l’importanza di questi investimenti per l’intera economia regionale” La “Sinagoga “di Bova Marina è una delle poche testimonianze certe degli insediamenti di comunità ebraiche nel meridione di Italia ed è l’unica sinagoga antica scoperta in Italia dopo quella di Ostia risalente al I secolo d.C. Qui i visitatori con il suono dello shofar, corno di ariete che assume significato di redenzione e classici canti si sono riuniti in preghiera.
La Sinagoga
, sita in località “Delia” di San Pasquale, è venuta alla luce nel 1983 ed è riferibile al IV secolo d.C. Le fondazioni murarie appartengono ad un edificio orientato a Sud-Ovest composto da due nuclei principali e una terza parte che, in base alle tentate ricostruzioni,dovrebbe corrispondere all’accesso alla Sinagoga. Nella parte centrale sono stati rinvenuti, peraltro, alcuni resti di pavimentazione musiva, il che induce ad identificare il vano con l’”aula della Preghiera” dotata di una cavità nella parete semicircolare, dove veniva custodita la Torah,i due rotoli della Legge.

Nodo di Salomone,
particolare della Sinagoga di Bova Marina
,
dal sito del parco archeologico ArcheoDeri

In attesa della costruzione del museo a San Pasquale.
La descrizione della sinagoga suddetta che si riferisce al IV secolo subisce, però, una trasformazione planimetrica nel VI secolo d.C. La struttura venne infatti cambiata, vennero spianati i dislivelli di terreno, rasi al suolo i vani orientati a sud-ovest, abbattuti vari ambienti. L’”aula della preghiera” venne anch’essa modificata e parte della pavimentazione musiva fu rimossa. Nell’aula comparve un secondo mosaico posto all’interno della balaustra raffigurante il “nodo di Salomone” e l’edificio di culto si arricchì di nuovi ambienti.
Nel vano posizionato a Nord gli scavi hanno portato alla luce un grosso contenitore di olio infossato nel terreno e soprattutto una brocca che infossata nel pavimento conteneva uno scrigno di 3070 monete bronzee. Sono comparsi, inoltre, i resti di un’antica necropoli e parecchie anfore d’argilla di manifattura ebraica, ciascuna delle quali è marchiata con un bollo che riproduce la “Menorah”.
La scoperta della sinagoga di Bova Marina ha, quindi, un valore storico archeologico importantissimo. Essa è una delle poche testimonianze certe degli insediamenti di Comunità ebraiche nel Meridione di Italia.
Gli ebrei dell’antica Delia si stanziarono colà per motivazioni strategiche ed economiche. Delia era infatti, un centro di “statio”ossia una stazione che attraversava l’antica stradagreco-romana econducevada Reggio Calabria a Taranto.
L'area non è ancora a tutt'oggi completamente esplorata, ma dovrebbe trattarsi con ogni probabilità di un piccolo villaggio in prossimità della strada costiera che, in antico, collegava Reggio conle altre località poste lungo la costa ionica. Con buona probabilità il sito è identificabile con l'antica Scyle, indicata, con diverse varianti, negli Itineraria antichi. Già il Catanea-Alati notava che accanto alla contrada Deri si conserva in un luogo il toponimo Scillàca o Scilliàca.
Inaugurato a BovaMarina, al quarantottesimo chilometro della statale Jonica 106, il parco archeologico della Vallata di San Pasquale, comprendente l’antiquarium e il centro di documentazione per il Patrimonio culturale e l’ebraismo. Una perla della Calabria grecanica oltre che una vestigia prestigiosa della comunità ebraica nelle zone limitrofe alla Rhegion romana.
Il Parco archeologico della Vallata del San Pasquale - ArcheoDeri, è la testimonianza concreta dell’utilizzo diquest’area ionica, in età romana imperiale, anche da parte di una comunità ebraica.All’interno di questa area sottoposta a vincolo archeologico si trova il complesso edilizio appartenente ai baroni Nesci di Sant’Agata costituito dalla residenza signorile, oggi in stato di rudere, dalla cappella privata e dai manufatti utilizzati per la lavorazione del bergamotto e delle olive di cui fa parte l’ex frantoio, struttura interessata dal progetto del parco. Questo fabbricato ha una datazione che può farsi risalire, dalle notizie dirette raccolte dagli eredi Nesci, agli inizi delXX secolo, probabilmente intorno agli anni Venti. L’ex frantoio è stato ristrutturato per ospitare al suo interno un Centro di documentazione del territorio, con spazi da dedicare ad attività culturali e formative in materia di salvaguardia e conservazione dei beni culturali e ambientali del territorio (convegni, seminari, corsi di formazione, stage) e uno spazio espositivo al piano terra dedicato al territorio e alla cultura ebraica.

Giornata della Memoria 2011 nel Cosentino

Ecco una (prima?) presentazione di iniziative organizzate in Calabria per la Giornata della Memoria 2011.
So che particolarmente nutrito è il programma dell'Università della Calabria, di Cosenza: spero di poterne riferire al più presto.
Purtroppo, sebbene sappia che molte cose vengono organizzate, non ho al momento notizie precise su altre province: sarei grato di qualsiasi informazione in merito.

Venerdì 21 Gennaio Teatro Spezzano Albanese (CS)
Giornata della Memoria 2011
Spettacolo teatrale
Terezin. Le farfalle non volano qui"
Prezzo: Euro 4.00
Adattamento, regia: Massimo Costabile

Con Antonella Carbone
Scene: Michele De Santis
Disegno luci: Mario Giordano
Organizzazione: Renato Costabile
La Compagnia Teatrale Lalineasottile di Castrolibero, anche quest’anno, propone, in ricorrenza della Giornata della Memoria, lo spettacolo “Terezin. Le farfalle non volano qui”, regia Massimo Costabile, interprete Antonella Carbone. Una proposta di teatro/narrazione in cui si affronta la terribile realtà dei bambini che furono internati nel lager di Terezin prima di essere uccisi nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori ad Auschwitz. Nel campo di concentramento di Terezin furono rinchiusi 15.000 bambini di cui solo qualche centinaia riuscì a sopravvivere. Durante il periodo di internamento i bambini, tutti al di sotto dei 14 anni, riuscirono a scrivere poesie e comporre disegni. Attraverso le loro opere, i bambini di Terezin hanno continuato a vivere e a comunicare i loro sentimenti, le paure, il terrore, la rabbia, l’angoscia, l’ansia, le speranze, i sogni dei loro ultimi giorni. Disegni e poesie che descrivono la vita squallida del ghetto, ci comunicano un senso di oppressione e un’angoscia che toglie il respiro. Disegni e poesie che richiamano il sogno, il ricordo, la speranza, il desiderio di ritornare a vivere.
Con l’ausilio di qualche oggetto e di immagini/video l’attrice, sola in scena, nel doppio ruolo di narratrice e di superstite, ci fa rivivere da una parte, le sofferenze, le paure, la disperazione, la solitudine nel campo di concentramento di Terezin e dall’altra, attraverso i disegni e le poesie, la speranza dei bambini di rivedere di nuovo una farfalla volare sui prati. Si ricrea quello che i bambini di Terezin hanno cercato di rispondere con la loro dolcezza e con il loro infantile dolore ad uno dei più allucinanti avvenimenti dell’ultimo conflitto mondiale.

Da CalabriaOnLine
Lunedi 24 Gennaio ore 15.30
Arcavacata di Rende, Dipartimento di Sociologia e scienza, Unical

In occasione della giornata di commemorazione delle vittime dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, l'Università della Calabria-Facoltà di Scienze Politiche organizza "Memorie d'Europa", in collaborazione con: Dottorato “Gunder Frank”, Ossidiana - Osservatorio sui processi culturali e la vita quotidiana, Fondazione Ferramonti e Fondazione Rubbettino.

Da Italia-Liberazione
Mercoledì 26 gennaio 2011, ore 10:30 - Aprigliano (Cs)
"Shoah, ebrei internati in provincia di Cosenza"
Presso l'Auditorium dell'Istituto Comprensivo di Aprigliano si terrà una manifestazione per la Giornata della Memoria. Intervengono: prof. Pierluigi Fiore (Dirigente scolastico I.C. di Aprigliano); prof. Leonardo Falbo (Docente comandato - Responsabile Sezione Didattica ICSAIC).

Da Italia-Liberazione
Mercoledì 26 gennaio 2011, ore 10:00 - Cleto (CS)
"Per non dimenticare"
Presso l' Istituto comprensivo di Aiello Calabro - Sezione di Cleto (CS) si terrà una manifestazione per ricordare la Shoah. Intervengono : prof. Giuseppe Masi (Direttore dell'ICSAIC); prof.ssa Caterina Policicchio (Dirigente scolastico Istituto comprensivo Aiello
Calabro).

Dal blog di Paolo Coen
Cosenza, Università della Calabria.
Giovedì 27 gennaio alle 9.00 in Aula Magna
si terranno in Aula Magna le celebrazioni per la Giornata della Memoria, che quest'anno porterà il titolo La parola Ebreo, ispirato al romanzo di Rosetta Loy.

Com'è noto e come sancito dalla legge, la Giornata è dedicata alla Shoah, ovvero allo sterminio degli Ebrei d'Europa durante la Seconda Guerra Mondiale e, insieme alla Shoah, ad ogni sterminio o discriminazione compiuti su base 'razziale', religiosa o sessuale. In passato ci siamo perciò anche occupati di quanto successo agli omosessuali, ai testimoni di Jeovah, agli Armeni, alle donne e agli Indios amazzonici: quest'anno avremo occasione di riflettere sui Rom e ancora una volta sulla speciale sorte toccata alle donne.
Già ora è possibile anticipare qualcosa del programma del 2011.
Le celebrazioni avranno inizio a Roma il 26 gennaio alle 17.30 con la presentazione presso l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana del volume La Memoria e la Storia. Auschwitz, 27 gennaio 1945, a cura di Paolo Coen e Galileo Violini, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010.
Il giorno successivo, giovedì 27 gennaio, ci sposteremo presso l'Università della Calabria. Vi saranno come al solito diverse novità. Per esempio una serie di iniziative legate alla stretta collaborazione con l'Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, che porteranno fra l'altro
alla realizzazione a beneficio degli studenti delle scuole superiori di apposite visite guidate della stessa Università.

Da Italia-Liberazione
Giovedì 27 gennaio 2011, ore 16:30 - Rogliano (CS)
"Tra Ferramonti e Rogliano "
A cura della Sezione Didattica dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea, con il patrocinio del Comune di Rogliano e della "Luigi Pellegrini Editore", presso la Casa delle Culture, viene allestita la mostra storico-documentaria "Tra Ferramonti e Rogliano". La mostra rimane esposta fino al 15 febbraio 2011.

Da Italia-Liberazione
Giovedì 27 gennaio 2011 - Rogliano (CS)
Con il patrocinio dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea, del Comune di Rogliano e della "Luigi Pellegrini Editore", presso la Casa delle Culture, viene presentato il libro di Leonardo Falbo "Non solo Ferramonti. Ebrei internati in provincia di Cosenza (1940-1943)" Pellegrini Editore, Cosenza 2010.
Interventi:
Dott. Mario Altomare (Assessore alla Cultura Comune di Rogliano);
Avv. Giuseppe Gallo (Sindaco Comune di Rogliano);
Prof. Pantaleone Sergi (Docente di Storia del Giornalismo - Università della Calabria - Presidente Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea)
;
Prof. Vittorio Cappelli (Docente di Storia Contemporanea - Università della Calabria).
Saranno presenti l'autore e l'editore.


Da Italia-Liberazione
Sabato 29 gennaio 2011, ore 17:00 - Lungro (CS)
Giornata della Memoria
Presso la Sala del Consiglio Comunale sarà presentato il volume di Leonardo Falbo "Non solo Ferramonti. Ebrei internati nella provincia di Cosenza (1940-1943)", Pellegrini Editore, Cosenza 2010.
Interventi:
Prof. Giuseppino Santoianni (Sindaco del Comune di Lungro);
Prof. Giovan Battista Rennis (Assessore alla Cultura del Comune di Lungro);
Prof. Giuseppe Masi (Direttore Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea);
Prof. Leonardo Falbo (Docente comandato - Responsabile della Sezione Didattica dell'ICSAIC)




Mirto-Crosia (CS)
Sabato 29 gennaio alle ore 17.00 Presso il Pala-Teatro comunale si celebrerà la Giornata della Memoria 2011
Partecipano alle discussioni:
Gerardo Aiello (Sindaco di Crosia)
Pierpaolo Cetera (Associazione Soci@l)
Gianni Mazzei (scrittore, docente)
Franco Rizzo (Circolo Culturale di Mirto-Crosia)
Natale Vulcano (Associazione 25 Aprile- Marco De Simone)
Seg
uirà proiezione del film L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, prodotto da Aranciafilm (Italia 2009)
Saranno presenti il regista e il produttore Simone Batini

La memoria e la storia: indice e relatori

Qualche giorno fa avevo segnalato la presentazione del volume "La memoria e la storia", che si svolgerà a Roma il 26 gennaio. Qui aggiungo maggiori informazioni, "rubate" al blog di Paolo Coen, docente presso l'Università della Calabria e curatore del volume, che ringrazio.
Mercoledì 26 gennaio 2011, ore 17.30
Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana

Piazza dell’Enciclopedia Italiana, 4 (zona di piazza Argentina)


Presentazione del volume

La Memoria e la Storia.

Auschwitz, 27 gennaio 1945: temi, riflessioni, contesti

a cura di Paolo Coen e Galileo Violini

con una presentazione di Luciano Violante

Rubbettino, Soveria Mannelli 2010

Relatori

Luciano Violante, Marisa Dalai, Francesco Ferretti, Antonella Salomoni

Saranno presenti

Il Magnifico Rettore dell’Università della Calabria Giovanni Latorre ed i curatori

Descrizione del volume

Il volume contiene le relazioni presentate nel convegno internazionale di studi La Memoria e la Storia. Auschwitz , 27 gennaio 1945: temi, riflessioni, contesti, svoltosi ad Arcavacata di Rende, in provincia di Cosenza, il 27 gennaio del 2007, in occasione della prima Giornata della Memoria dell’Università della Calabria. I convegnisti - la maggior parte dei quali studiosi di fama internazionale - affrontarono allora il tema da punti di osservazione diversi, con il risultato di offrire risposte concrete a molti degli interrogativi che ancor oggi gravitano intorno alla Shoah: basta infatti scorrere l’indice - qui accluso - per vedere come accanto alla storia il libro annoveri la filosofia, la psicologia, il diritto, la museologia e la letteratura.

La Memoria e la Storia costituisce il primo risultato editoriale di una serie che, sempre collegata alle Giornate delle Memoria dell’Università della Calabria, interpreta l’esperienza della Shoah in termini estensivi, ossia di più generale apertura nei confronti dell’Altro. Lo sterminio degli Ebrei d’Europa - inteso come un evento unico e irripetibile nella storia dell’Uomo e come tale mai genericamente assimilabile ad altri genocidi - è dunque impiegato al fine razionalizzare anche altri episodi di annientamento o di discriminazione, in linea del resto vuoi con il dettato della Legge della Memoria del 2000, vuoi con quanto attuato in istituti educativi d’eccellenza in materia di Olocausto, quali per esempio Yad Vashem a Gerusalemme o il Simon Wiesenthal Center a Los Angeles.

In tal modo il volume sottolinea il ruolo dell’Università della Calabria nel settore della formazione, ruolo tanto più significativo considerato l’attuale momento storico. La Calabria - ma il discorso potrebbe facilmente estendersi a buona parte dell’Italia meridionale - dopo avere tradizionalmente vissuto sulla pelle il dramma dell’emigrazione, negli ultimi anni si trova difatti alle prese con fenomeni di segno opposto, vale a dire - come insegna il caso di Rosarno - con problemi di razzismo e d’integrare positivamente nei circuiti sociali e lavorativi un massiccio numero di persone provenienti dall’estero e in particolare dall’Africa. Problemi che sono naturalmente acuiti dalle difficoltà nel controllo del territorio e dalla crisi economica generalizzata. Non certo a caso, dunque, si è scelto di aprire La Memoria e la Storia con le parole pronunciate da Luciano Violante al principio dei convegno del 2007: “Ovunque esiste un principio di discriminazione avviene una frattura dell’umanità, perché si rompe il senso unitario che ci fa appartenere ad una comunità”.

Indice del volume

Paolo Coen, Le ragioni del convegno e la prima Giornata della Memoria dell’Università della Calabria: istruzioni d’uso e manutenzione

Luciano Violante Presentazione. La Giornata della Memoria e il valore della Shoah nelle moderne istituzioni democratiche

Giuseppe Talamo Gli ebrei in Italia

Galileo Violini Le leggi razziali del 1938 in Italia: precedenti, statuto giuridico e applicazione

Raffaella di Castro La memoria della Shoah nelle memorie della terza generazione

Cesare Colafemmina Alcuni precedenti di antisemitismo nell’Italia meridionale e in Sicilia

Sonia Vivacqua La persecuzione degli Ebrei in Russia

Paolo Coen Stiamo o non stiamo camminando sulla nostra ombra? Per una museologia della Shoah

con appendici di Chiara Strangis e di Alessandra Carelli

Paola Helzel Leggi razziali e principio di legalità

Sante Maletta “Non ho mancato l’appuntamento con me stesso”. La memoria dei Giusti e il legame civile

Alberto Cavaglion Il futuro della memoria è la letteratura? Qualche osservazione preliminare

Carlo Spartaco Capogreco Il campo di Ferramonti e l’esperienza della Fondazione

Carlo Carbone Revisionismo, genocidio e politica internazionale

Felice Cimatti L’impossibilità di un’esperienza integrale, ovvero il paradosso del ricordare

Manuela Vesci Le leggi del razzismo

Marco Piazza La sostituzione del passato tra verità e finzione. Modelli filosofici e narrativi della recente letteratura della Shoah


I relatori

Luciano Violante è nato il 25 settembre 1941 a Dire Daua, in Etiopia - dove il padre, giornalista e comunista, era stato costretto ad emigrare - all’interno di un campo di concentramento inglese: vi sarebbe rimasto insieme alla famiglia fino al 1943.

Dal giugno 2006 è Presidente della I Commissione del Parlamento Italiano (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni). È stato deputato dal 1979 al 2008, prima nelle liste del PCI, poi in quelle del PDS, dei Ds-l'Ulivo e dell'Ulivo. Dal 1980 al 1987 è stato responsabile per le politiche della giustizia del PCI. Il 10 maggio 1996 è stato eletto Presidente della Camera dei Deputati per la XIII legislatura, caratterizzata da un forte impegno nella trasparenza, nella modernizzazione, nell'apertura alla società e nella proiezione internazionale. Da Presidente della Camera ha guidato nel 2000 l’iter della cosiddetta legge sulla Memoria, alla base delle odierne Giornate della Memoria.

È professore ordinario di istituzioni di diritto e procedura penale presso l’Università di Camerino. Laureato in giurisprudenza a Bari nel 1963 è entrato in magistratura nel 1966. Nel 1970 è divenuto libero docente di diritto penale presso l’università di Torino, dove dal 1974 al 1981 è stato professore incaricato di Istituzioni di diritto pubblico. Giudice istruttore a Torino fino al 1977, dal 1977 al 1979 ha lavorato presso l'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, occupandosi prevalentemente della lotta contro il terrorismo. Ha fatto parte della Commissione d'inchiesta sul caso Moro, della Commissione Antimafia, del Comitato parlamentare per i servizi di sicurezza, della Commissione per la riforma del codice di procedura penale, della Commissione Giustizia e della Giunta per il Regolamento della Camera dei Deputati. È stato Presidente della Commissione Antimafia dal settembre 1992 al marzo 1994. Dal 1994 al 1996 è stato Vice Presidente della Camera dei Deputati

Ha scritto Non è la Piovra , Einaudi, 1994; Cantata per i bambini morti di Mafia, Bollati e Borighieri, 1996; L’Italia dopo il 1999, la sfida per la stabilità, Mondadori, 1999; Le due libertà. Contributo per l’identità della sinistra, Laterza, 1999; Il ciclo mafioso, Laterza, 2002; Un mondo asimmetrico, Einaudi, 2003; Il prato dei Quarzi, Le Chateau, 2004; Secondo Qoèlet. Dialogo fra gli uomini e Dio, Piemme, 2006; Lettera ai giovani sulla Costituzione, 2007; Dieci passi per evitare il fallimento del Partito Democratico, Piemme, 2007. Ha curato il Dizionario delle istituzioni e dei diritti del cittadino, Editori Riuniti, 1996; tre Rapporti sulla Mafia, Laterza, 1996-1998; dei volumi La criminalità, Legge, Diritto, Giustizia e Il Parlamento, tutti e tre negli Annali della Storia d’Italia, Einaudi, 1997, 1998, 2001.


Marisa Dalai è stata dal 1992 al 2008 Professore ordinario di Storia dell’arte moderna e di Museologia alla “Sapienza” di Roma, dopo avere insegnato Storia della critica d’arte nelle università di Milano, Napoli, Genova. I suoi interessi di ricerca vertono sulle relazioni tra arte e scienza nel Rinascimento e in particolare sulla storia della prospettiva. Oltre agli studi sui conoscitori dell’Ottocento, ha organizzato mostre e dedicato contributi critici alla produzione figurativa italiana tra diciannovesimo e ventesimo secolo. È presidente dell’Edizione nazionale degli scritti su Piero della Francesca e Soprintendente della Galleria dell’Accademia di San Luca, a Roma. Affianca all’impegno per la salvaguardia dei beni culturali, in particolare nelle crisi sismiche, l’interesse per la storia delle istituzioni artistiche - il Museo specialmente - e per l’educazione al patrimonio.


Francesco Ferretti è professore associato di Filosofia e teoria dei linguaggi presso l’Università “Roma Tre”. I suoi interessi di studio riguardano l’analisi della mente e del linguaggio in una prospettiva cognitiva. La sua attività di ricerca comprende l’analisi dei processi di produzione-comprensione linguistica, lo studio delle rappresentazioni mentali, l’origine della mente e della cultura in un’ottica evoluzionistica e naturalistica.

È autore di Filosofia della mente e scienze cognitive, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 1997 (con Elisabetta Gola); La mente degli altri: prospettive teoriche sull’autismo, Editori Riuniti, Roma 2003; Perché non siamo speciali. Mente, linguaggio e natura umana, Laterza, Roma-Bari 2007; Pensare vedendo: le immagini mentali nella scienza cognitiva, Carocci, Roma 2008; Alle origini del linguaggio umano. Il punto di vista evoluzionistico, Roma-Bari 2010. Ha curato il Comunicazione e scienza cognitiva, Laterza, Roma-Bari 2008 (con Daniele Gambarara); Dizionario di scienze cognitive: neuroscienze, psicologia, intelligenza artificiale, linguistica, filosofia, Editori Riuniti, Roma 2000.

Antonella Salomoni è professore ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Calabria, dove insegna anche Storia dei diritti umani e della cittadinanza. Studiosa di storia della Russia, si è occupata di economia e società nel periodo rivoluzionario, delle forme di radicalismo religioso in epoca zarista, del genocidio degli Ebrei sovietici durante il secondo conflitto mondiale, della transizione post-comunista nell’Europa orientale.

È autrice di numerosi volumi, tra i quali si segnalano: Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia, Firenze, Olschki, 1996; Il pane quotidiano. Ideologia e congiuntura nella Russia sovietica, Bologna, Il Mulino, 2001; L’Unione Sovietica e la Shoah. Genocidio , resistenza, rimozione, Bologna, Il Mulino, 2007, trad. francese Paris, La Découverte , 2008; València, Universidad de València, 2010; Premio per la Storia Luigi Salvatorelli e Premio della Fondation pour la Memoire de la Shoah. È inoltre curatrice di M. Foucault, Les anormaux. Cours au Collège de France. 1974-1975, Paris, Gallimard-Le Seuil, 1999, trad. italiana Milano, Feltrinelli, 2000. Sta attualmente portando a compimento per l’editore Il Mulino un volume sull’eccidio nazista di Babi-Jar (Kiev, settembre 1941)

I curatori

Paolo Coen (Bienne, Svizzera, 1967) è ricercatore in Storia dell'arte moderna presso l'Università della Calabria. Specialista di pittura, grafica, mercato d'arte e discipline del Museo fra il quindicesimo e il diciottesimo secolo, ha al suo attivo alcune decine fra saggi e monografie, l'ultima delle quali uscita nel giugno scorso (Il mercato dei quadri a Roma nel diciottesimo secolo. La domanda, l'offerta e la circolazione delle opere in un grande centro artistico europeo, con una prefazione di Enrico Castelnuovo, Firenze, Olschki, 2010).

Insieme a Manlio Gaudioso ed a Galileo Violini ha ideato e organizzato a partire dal 2007 le Giornate della Memoria dell’Università della Calabria, ora alla quinta edizione. All’interno del medesimo Ateneo nel 2009 e nel 2010 ha inoltre ideato e organizzato insieme a Francesco Bossio e con il sostegno dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria il primo e il secondo corso in Storia e didattica della Shoah, principalmente a beneficio di insegnanti e dirigenti scolastici.

Galileo Violini è un fisico teorico, professore prima all’Università “ La Sapienza ” di Roma e dal 1987 all’Università della Calabria, dove è il Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali.

È stato co-fondatore nel 1985 e direttore fino al 1994 del Centro Internacional de Fisica (CIF) di Bogotà. Successivamente direttore di un programma dell’Unione Europea per la ricostruzione fisica e scientifica dell’Universidad de El Salvador, dopo la guerra civile e il terremoto. Nel 1998-1999 è stato responsabile dei programmi scientifici di educazione superiore presso l’Ufficio Regionale dell’UNESCO di Santiago del Cile e nei due anni successivi rappresentante dell’UNESCO in Iran e direttore dell’Ufficio UNESCO di Teheran.

Nel 1995 ha ricevuto il premio Weathley della Società Americana di Fisica per la creazione e direzione del CIF. Nel 2001 è stato nominato fellow della Società Americana di Fisica “per il suo ampio contributo alla Fisica, allo sviluppo di nuovi programmi internazionali e alla promozione della collaborazione internazionale tra paesi avanzati e in via di sviluppo”. Dal 2007 è uno degli organizzatori dei convegni per il Giorno della Memoria presso l’Università della Calabria.