Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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mercoledì 2 settembre 2015

Ricordati a Palermo i docenti espulsi nel ‘38

Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario delle leggi razziste del regime fascista, che aprirono la strada alla persecuzione degli ebrei in Italia.

"Un documento fondamentale, che ebbe un ruolo non indifferente nella promulgazione delle cosiddette leggi razziali è il Manifesto degli scienziati razzisti (noto anche come Manifesto della Razza), pubblicato una prima volta in forma anonima sul Giornale d'Italia il 15 luglio 1938 con il titolo Il Fascismo e i problemi della razza, e poi ripubblicato sul numero uno della rivista La difesa della razza il 5 agosto 1938 firmato da 10 scienziati.
Il 25 luglio 1938 - dopo un incontro tra i dieci redattori della tesi, il ministro della cultura popolare Dino Alfieri e il segretario del PNF Achille Starace - la segreteria politica del PNF comunica il testo completo del lavoro, corredato dall'elenco dei firmatari e degli aderenti"

Rileggete: 25 luglio 1938. E proprio il 25 luglio di 5 anni dopo il regime fascista cadrà. Servono altri commenti? Sappiamo che in ogni generazione il popolo ebraico avrà il suo Amalek, ma da tutti il Signore li libererà, seppur attraverso enormi sofferenze e fin quasi lo sterminio, con il suo braccio potente e la sua mano distesa.
AM YISRAEL CHAY!


UNA TARGA A PALAZZO STERI PER I DOCENTI ESPULSI NEL ‘38
Fausta Carli Finzi
(da Sullam, newsletter della Comunità ebraica di Napoli)
http://www.napoliebraica.it/wordpress/sullam

La presenza ebraica a Palermo doveva essere rilevante tra le due guerre se la legge del 30/10/1930 prevedeva la costituzione di una comunità nel capoluogo siciliano.
Oltre alle illustri famiglie Yung, Arentz, Hoffman, Baumann, Gherscfeld erano presenti cinque docenti universitari che nel ’38, con la promulgazione delle leggi razziali, vennero espulsi dall’ateneo. Sembra esser stato l’unico caso nell’isola, in quanto i rettori di Catania e Messina si affrettarono a dichiarare che i rispettivi atenei erano “immuni da contaminazioni giudaiche”.
Per iniziativa dell’Istituto siciliano distudi ebraici chiunque transiti ora nel bellissimo atrio di Palazzo Steri, sede del Rettorato dell’Università è indotto a meditare davanti alla lapide che gli ricorda sull’espulsione subita da Camillo Artom, Maurizio Ascoli, Alberto Dina, Mario Fubini ed Emilio Segré.
La cerimonia dello scoprimento della lapide, che ha visto la partecipazione del rettore, del sindaco, del vicepresidente dell’Unione delle comunità ebraiche, del vicepresidente della nostra Comunità e della titolare della cattedra di ebraistica e filosofia medioevale ebraica, giovane ebrea iscritta alla Comunità di Napoli, mi hanno fatto ricordare che molti dei docenti espulsi dalle università del Nord ripararono in Svizzera e lì organizzarono quasi senza l’ausilio di testi didattici delle classi liceali che consentirono poi ai giovani ebrei, pure internati nello stesso campo, di conseguire brillantemente la maturità appena finita la guerra.

Un insegnamento ebraico ci dice che se si sa reagire alle avversità dopo la notte più cupa si vedrà sorgere l’alba.


“Chiedo scusa a nome dell’Università e del mio predecessore dell’epoca che ha firmato il decreto di espulsione di cinque docenti che avevano la sola colpa di essere ebrei”. Ad affermarlo il rettore Roberto Lagalla nel corso della manifestazione con cui l’Ateneo ha commemorato i docenti espulsi a causa delle leggi razziali. L’iniziativa, proposta dall’Istituto siciliano di studi ebraici nella persona del presidente Evelyne Aouate, ha aperto il programma annuale “Univercittà Prize”, la manifestazione concepita con l’intento di collegare, la proposta culturale dell’Ateneo con le realtà e le proposte delle arti, delle professioni, dell’associazionismo e della vita pubblica della Città.
Nel corso della serata si è svolta la cerimonia della collocazione di una targa nell’atrio dello Steri con i nomi dei docenti espulsi. Un appuntamento storico con cui l’Università, alla presenza di rappresentanti del mondo ebraico, ha voluto ricucire lo strappo avvenuto nel 1938, quando cinque illustri professori hanno perduto cattedra e stipendio in osservanza di due decreti legge che sancivano l’espulsione da ogni scuola, dall'asilo fino all'università, di studenti e insegnanti ebrei italiani e l'espatrio di tutti gli ebrei stranieri.
Sulla targa, realizzata a mano dallo staff di tecnici guidati dall’architetto Domenico Policarpo sono incisi i nomi di Emilio Segre, ordinario di Fisica sperimentale, futuro Premio Nobel; Maurizio Ascoli, clinico famoso per avere scoperto una cura contro la tubercolosi, cui è intitolata un’aula del Policlinico di Palermo; l'italianista Mario Fubini, straordinario di Letteratura, l’ordinario di Ingegneria elettronica Alberto Dina e il fisiologo Camillo Artom.
“Ricordare quello che è successo nel periodo dell’oppressione del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale – ha detto il vice presidente UCEI Roberto Jarac - è fondamentale per costruire la coscienza della Nazione. Il nostro sforzo educativo è volto infatti, alla creazione delle coscienze soprattutto dei giovani che siano poi l’antidoto che quanto accaduto non si verifichi più in futuro”.
Lo storico Matteo Di Figlia, nel suo intervento, ha ripercorso il tragico periodo nazifascista, tratteggiato la figura del rettore Giuseppe Maggiore, un gigante della cultura e luminare del “Diritto penale” a livello nazionale ed europeo che si macchiò della colpa di firmare il decreto di espulsione dei docenti dall’Università. “Ma non dobbiamo dimenticare nemmeno – ha aggiunto il docente - i tanti studenti espulsi dall’Università a cui venne privato il diritto di studiare”.
Il sindaco Leoluca Orlando ha plaudito all’iniziativa dell’Università che permette di continuare il dialogo tra le culture e le religioni nella città di Palermo.
Infine la prof. Luciana Pepi si è augurata che questa iniziativa “sia un input al pensare e contribuisca che ognuno non sia preda dell’indifferenza”.

Rosh haShanah 5776: la chiave del benessere

CAPODANNO 5776: LA CHIAVE DEL BENESSERE
Rav Umberto Piperno, Rabbino capo di Napoli
(da Sullam, newsletter della Comunità ebraica di Napoli)
http://www.napoliebraica.it/wordpress/sullam

Tre chiavi secondo il Talmud sono in mano alla divina Provvidenza: la chiave delle piogge, del parto della puerpera e quella della Resurrezione dei morti. I Maestri utilizzano questa immagine della chiave collegandola alla abbondanza completando con le lettere iniziali della parola chiave - mafteach - i concetti espressi ogni giorno nella preghiera con la quale lodiamo il Signore che dona la vita e farà rivivere coloro che sono defunti.
L’Expo ancora in corso celebra la nutrizione del pianeta come Bene assoluto Il popolo ebraico lega questo aspetto al giorno della Creazione del Mondo o meglio alla fine della Creazione, con l’uomo pensante capace di contare il tempo, legando cosi tale giorno non solo al Capodanno ebraico, ma al giorno del Ricordo per il genere umano.
Il Creatore esaminerà con infinita misericordia le Sue creature, dai vigorosi bufali fino alle uova dei pidocchi, per decidere chi vivrà e chi non arriverà al prossimo Capodanno.
Domenica sera (13 settembre), primo giorno dell’anno 5776, il popolo ebraico recita una speciale preghiera per il benessere dei singoli, della Città e di tutti i popoli della Terra, rendendo realmente universale il messaggio della Bibbia.
L’anno sabbatico previsto dal Levitico per il riposo della terra e la remissione dei debiti si chiude con il precetto dell’Haqhel, l’obbligo di precettare adulti e bambini per leggere in pubblico il libro del Deuteronomio e richiamarli all’osservanza della Legge.
Ogni sette anni la Terra che appartiene al Signore ritorna al suo equilibrio naturale, l’economia rinnova per tutti l’accesso alle risorse, il Mondo può vivere sviluppando questo suo start-up proprio perché la Legge divina rimane Eterna.
Foglio di preghiera: Selichot (VIII-IX secolo circa).
Scoperto nelle famose Grotte di Mogao a Dunhuang,
Provincia di Gansu, (Cina) nel 1908 da Paul Pelliot
(
https://it.wikipedia.org/wiki/Selichot)
I prodotti della terra sono a disposizione di tutti, senza proprietari, perché è il Signore con i fenomeni atmosferici a regolarne la crescita.
L’uomo nella dignità speciale conferitagli ha il dovere di operare il Tiqqun ‘Olam, il miglioramento del mondo, della Natura, dell’ambiente, ma soprattutto di se stesso.
Il pensiero ebraico rifiuta l’idea di una macchia incancellabile per il peccato originale, bensì parte da una dimensione di purità originale che si rinnova ogni mattino.
Il giorno del Kippur che segue di dieci giorni il Capodanno segna con il digiuno e la preghiera il ritorno dell’uomo ad un equilibrio con se stesso e con la comunità.
Non si tratta di mera assoluzione o cancellazione della colpa, ma vera trasformazione delle colpe in meriti per chi ha saputo realmente operare il ravvedimento operoso, per chi ha saputo chiedere perdono prima al prossimo offeso e poi al Signore.
Se il popolo ebraico saprà ritrovare se stesso ed i valori eterni della Bibbia, la sua preghiera per l’abbondanza avrà effetto di abituare il mondo intero a riguardare il proprio comportamento morale per poter guardare con fiducia ad un anno di abbondanza in un futuro di costruzione di una società umana basata sul rispetto e sulla solidarietà.

martedì 1 settembre 2015

Giornata della cultura ebraica 2015

Domenica prossima, 6 settembre, si celebrerà in 32 Paesi europei la sedicesima edizione della Giornata della cultura ebraica, con il tema "Ponti e attraversaMenti".
In Italia verrà celebrata in 72 diverse località e vedrà come città capofila Firenze.
Anche molte località del Sud la celebreranno: in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, per un totale di 15 località (compresa Fondi, attualmente in provincia di Latina, nel Lazio, ma appartenente, fino agli anni del fascismo alla campana Terra di Lavoro, già nel Regno delle Due Sicilie, e sede, fino alla cacciata del XVI secolo, di una fiorente comunità ebraica).
In Calabria le celebrazioni e le iniziative si svolgeranno da domenica 6 a martedì 8 settembre, e coinvolgeranno cinque località: Bova Marina, Cosenza, Reggio, Santa Maria del Cedro, Vibo. 
I programmi sono riportati nella locandina, che potrete meglio vedere a questo link: Giornata della cultura ebraica in Calabria, 2015.
Notizie e aggiornamenti sono disponibili anche sul gruppo Facebook dedicato agli eventi.

Per le celebrazioni nel resto del Meridione e in tutta Italia, potete trovare qui tutte le informazioni: Giornata della cultura ebraica 2015.
Dispiacciono le molte assenze, in particolare quella della Sardegna e della Basilicata, entrambe con una lunga storia ebraica, la seconda in particolare, con le splendide catacombe di Venosa, interessanti non solo artisticamente, ma anche come testimonianza della rinascita, nel Meridione italiano, della lingua ebraica.

venerdì 30 gennaio 2015

Ferramonti, 27 gennaio 2015



Dal Sole24Ore

Giorno della Memoria:

la storia sconosciuta del Campo di Ferramonti

Giugno 1940. Calabria, provincia di Cosenza. Ferramonti di Tarsia: qui nasce il primo e più grande campo di internamento per ebrei stranieri d'Italia.
È una storia poco conosciuta quella del campo in cui transitano, nei cinque anni e mezzo in cui rimane attivo, circa quattromila cittadini ebrei: l'Italia è appena entrata in guerra e i cittadini ebrei, anche se appartenenti a nazioni alleate dell'Italia, sono considerati nemici e devono essere arrestati e internati.
Anche se il campo di Ferramonti viene liberato dagli inglesi nel settembre del 1943, sono in molti a restare a viverci anche negli anni a seguire. Dal punto di vista cronologico, è il primo campo di concentramento per ebrei ad essere liberato e anche l'ultimo ad essere formalmente chiuso.
A Ferramonti gli ebrei sono raccolti e internati, ma non uccisi o deportati. All'interno del campo la vita non è facile, ma è comunque ben lontana da quella cui sono costretti gli ebrei imprigionati nei campi di concentramento tedeschi. È sì un luogo di prigionia, ma non di violenza né di coercizione, dove si può sopravvivere in relativa sicurezza e salute e senza la preoccupazione di essere deportati.
Saranno in totale 38 gli ebrei (e 5 i non ebrei) a perdere la vita durante il periodo trascorso a Ferramonti, dove in totale passano circa quattromila ebrei provenienti da tutta Europa. Per uno degli strani scherzi che il destino a volte riserva, gli unici internati a morire sotto i colpi di mitragliatrice sono quelli uccisi da un aereo alleato, che sorvolando il campo lo scambia per un sito militare ostile e fa fuoco sugli occupanti, colpendo a morte quattro persone e ferendone altre 16.
L'organizzazione del campo funziona: bambini e ragazzi vanno a scuola (dall'asilo alle superiori) e viene istituita anche una scuola talmudica, gli internati si autogestiscono nelle attività, si lavora e si fa vita sociale, persino teatro. Si pratica la religione nelle tre sinagoghe. Ci sono la mensa e lo spaccio e gli internati ricevono un sussidio statale: dopo poco tempo anche i numerosi professionisti sono costretti a ricorrervi per provvedere al sostentamento delle proprie famiglie. C'è l'assistenza sanitaria, molto importante considerate le condizioni di Ferramonti: le baracche sorgono su un'area malarica, scarseggia l'acqua potabile e il cibo è carente. Grazie all'elevato numero di medici tra gli internati, si arriva ad avviare un ambulatorio e un primo soccorso, attivo giorno e notte.
Tra le baracche del campo di Ferramonti, dal 24 al 29 gennaio 2015, sono previsti una serie di appuntamenti.
Organizzata per la prima volta dal comune di Tarsia, la Giornata si articola con diverse attività che vanno dagli incontri con i testimoni alle mostre documentarie, dalle visite alle scuole alle presentazioni di cortometraggi, pieces teatrali e volumi che trattano la realtà del campo.
In particolare il 27 gennaio 2015, in occasione del Giorno della Memoria, la giornata inizia con la cerimonia religiosa in ricordo dei morti al campo di Ferramonti, celebrata dal Rav. Moshe Lazar, rabbino della sinagoga Angelo Mordecai Donati di Milano. Viene anche presentato il libro “Il Kaddish a Ferramonti - Le anime ritrovate” di Enrico Tromba, Antonio Sorrenti e Stefano Nicola Sinicropi (Ed. Prometeo).
Si possono incontrare i testimoni Haim Farkash - allora bambino, è uno degli ultimi sopravvissuti tra i profughi del Pentcho, il battello fluviale con 500 ebrei dell'Europa dell'est che dopo anni di peripezie sono arrivati a Ferramonti nel 1942 - e Dina Smadar, oggi artista internazionale e figlia di una coppia che ha viaggiato sul Pentcho.
Proiezione del documentario “Ferramonti, il campo sospeso” e incontro con il regista Cristian Calabretta , mostre fotografiche e documentali.
Durante la manifestazione di martedì 27 gennaio, ai morti del campo verranno dedicati gli Alberi della Memoria, offerti dal Comune di Cittanova, città che ospita già un suo Giardino dei Giusti e che in questa maniera rafforza un sodalizio, non solo ideale, ma anche pratico.
 

Dal Sole24Ore


Il kaddish a Ferramonti.

Le anime ritrovate

Il Kaddish a Ferramonti - Le anime ritrovate
di Enrico Tromba, Antonio Sorrenti
e Stefano Nicola Sinicropi
Libreria della Shoah
Centro internazionale di studi giudaici
Edizioni Prometeo, 25 euro
Per informazioni e acquisto 338 1334856

Quella di Ferramonti di Tarsia è una storia che merita di essere raccontata. Pressoché sconosciuta, offre un punto di vista originale sulla realtà tragica della Shoah e dei campi di concentramento ma soprattutto onora la memoria di chi a Ferramonti è scomparso.
A raccontarla è “Kaddish a Ferramonti - Le anime ritrovate” di Enrico Tromba, Antonio Sorrenti e Stefano Nicola Sinicropi. Il volume - inserito nella collana Libreria della Shoah del Centro internazionale di studi giudaici - adempie in toto al significato di kaddish: preghiera per i morti, garanzia di continuità spirituale.
Siamo nel giugno del 1940, l'Italia è appena entrata in guerra. I cittadini ebrei, anche se appartenenti a nazioni a noi alleate, sono considerati nemici e devono essere arrestati e internati. Il campo di Ferramonti, nel comune di Tarsia in provincia di Cosenza, è il primo e più grande in Italia dei luoghi di internamento per ebrei aperti dal regime fascista. Viene poi liberato dagli inglesi nel settembre del 1943, ma sono molti a restare a Ferramonti anche negli anni successivi e il campo chiude alla fine del 1945. Dal punto di vista cronologico, è il primo campo di concentramento per ebrei ad essere liberato e anche l'ultimo ad essere formalmente chiuso.
A Ferramonti gli ebrei sono raccolti e internati ma non uccisi o deportati. La vita, come scrive Riccardo Di Segni nella prefazione “non era brillante, era piena di difficoltà, ma ben lontana dagli orrori della Germania nazista. In questi campi fino alla loro chiusura la gente visse e sopravvisse…”. Il libro riconosce 38 nominativi di ebrei (e 5 di non ebrei) che hanno perso la vita durante il periodo trascorso a Ferramonti, dove in totale passano circa quattromila ebrei provenienti da tutta Europa.
Il volume descrive l'organizzazione all'interno del campo: bambini e ragazzi vanno a scuola (dall'asilo alle superiori) e viene istituita anche una scuola talmudica, gli internati si autogestiscono nelle attività, si lavora, si fa vita sociale, persino teatro. C'è l'assistenza sanitaria, molto importante considerate le condizioni di Ferramonti: le baracche sorgono su un'area malarica, scarseggia l'acqua potabile e il cibo è carente. Grazie all'elevato numero di medici tra gli internati, si arriva ad avviare un ambulatorio e un primo soccorso, attivo giorno e notte. E' un luogo di prigionia ma non di violenza né di coercizione, dove si può sopravvivere senza la preoccupazione di essere deportati.
Dal punto di vista strutturale il libro è ben congegnato: una prima parte contestualizza il periodo storico e racconta della struttura e dell'organizzazione del campo, mentre la seconda è documentale, fatta di schede personali narrate e una discreta mole di documenti originali: fogli di internamento, schede sanitarie, richieste di espatrio, comunicazioni telegrafiche, nascite, decessi. Di particolare interesse l'accesso degli autori all'archivio della Prefettura di Cosenza e all'archivio storico di Roma Eur, che ha consentito la pubblicazione di materiale inedito. Ancora un omaggio alla memoria.

Le immagini di Ferramonti sono tratte dal Sole24Ore:

Giorno della Memoria: la storia sconosciuta del Campo di Ferramonti

mercoledì 30 aprile 2014

Ferramonti, 25 aprile 2014


Da Sullam,
newsletter della Comunità ebraica di Napoli,
anno VI, bollettino n. 129, 5 maggio 2014 - 5 Iyar 5774
I RAGAZZI DELLA BRIGATA EBRAICA IN CALABRIA
di Roque Pugliese
Referente per la Calabria per la Comunità Ebraica di Napoli e del Meridione




25 Aprile, Festa della Liberazione d’Italia al campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia, Cosenza.
All’arrivo a Ferramonti veniamo accolti da una nebbia fitta. Ci accompagna un senso di inadeguatezza, sempre presente quando si deve parlare degli eroi della nostra Resistenza, della Resistenza Ebraica. Tutto era pronto: da Santa Maria del Cedro ci arriva un Cedro puro, non innestato. Una ringhiera in ferro battuto per proteggerlo con delle Stelle di Davide, molto robuste ed evidenti intorno. La targa commemorativa è coperta dalla bandiera di Israele con incise queste parole: “BH. In onore della Brigata Ebraica. Alle donne e agli uomini che resistettero alla furia nazi-fascista divenendo difensori del loro popolo”.
Nella targa vi è inciso lo stemma della Brigata Ebraica ed una bandiera di Israele che sventola, nascosta in effetto filigrana, per chi sa cercare. Una targa in onore di quei cinquemila ragazzi che partirono da Israele per sfidare il Nazifascismo in una battaglia dagli esiti incerti. È la prima volta che una targa in onore della Brigata Ebraica viene inaugurata in Calabria, o forse nel Meridione? Segno dei tempi. Le bandiere di Israele sventolano nel campo libere assieme a quelle italiane. Si affiancano quelle delle associazioni partigiane.
Anche la nostra iniziativa ha un esito incerto: è la prima volta che si affronta la tematica della resistenza ebraica e della Brigata Ebraica. Sono concetti che portano direttamente a contestazioni molto care all’antisemitismo contemporaneo. Arrivano i pullman con le associazioni partigiane. Tra le autorità presenti i sindaci di Tarsia e di Cosenza; Alessandra Carelli, Conservatrice dei beni culturali, che sotto la guida di Paolo Coen. docente dell’Università della Calabria e responsabile della Rete per la Memoria, ha curato la mostra all’interno del campo; Pina e Walter Brenner, testimoni di seconda generazione del campo di concentramento, figli di Gustav Brenner; Angelo Armaroli della Segreteria SPI-CGIL di Bologna; Franco Panebianco, della Fondazione Museo di Ferramonti; Vladimiro Sacco, Segretario Generale SPI-CGIL della Calabria; Stefano Vecchione, Vicepresidente dell’istituto per gli studi storici; Massimo Veltri, docente della Università della Calabria e giornalista.
Un drappello di Carabinieri in alta uniforme porta la corona di fiori al monumento in onore degli internati del campo. Un momento importante, solenne. 
Poi ci dirigiamo verso il campo con il nostro albero di cedro. Ci seguono tutti. A voce alta si spiega il significato dell’albero, del sacrificio e dell’ardore con cui la Brigata Ebraica venne a combattere in Italia e dei soldati sepolti nel cimitero di Piangipane che non ritornarono dalle loro famiglie. Si è ricordato il sacrificio delle donne partigiane come Rita Rosani e di come le donne siano state state mogli, sorelle e madri per i combattenti. Si è parlato di ragazzi partigiani come Franco Cesana e degli Italiani che hanno combattuto l’odio nazista come il nobile Salvo D’Acquisto. Un messaggio di speranza e di pace e soprattutto di vita in quel piccolo cedro. Un applauso emozionante ha chiuso il discorso.
Dopo aver messo la meta della terra per piantare il cedro, un uomo mi ferma e chiede di mettere della terra anche lui. E tutti a seguire mettono la terra in quel cedro, tutte le autorità presenti e le madri mandano i propri figli tutti vogliono essere partecipi del nostro messaggio. Arriva l’acqua e tutti vogliono mettere l’acqua. Il cedro di Ferramonti di Tarsia è stato piantato ed è stato adottato da tutti i presenti. Il sacrificio della Brigata Ebraica e del suo valore ha adesso a Ferramonti di Tarsia un luogo dove verrà ricordato con l’Onore che merita.

FERRAMONTI 25 APRILE 2014
di Alessandra Carelli
Con non poche difficoltà, un gran lavoro e la consapevolezza che non è ancora consolidata la reale necessità di tutela e valorizzazione per alcuni siti portatori di valori della Resistenza italiana e di memoria della Deportazione, anche quest’anno siamo riusciti a celebrare all’interno dell’ex campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia il 25 aprile, Festa della Liberazione.
Le difficoltà che si possono incontrare non stanno nella volontà di chi opera per costruire quella che noi tanto amiamo definire Memoria Forte, attiva, collettiva, cioè quella memoria che ci appartiene e che ci ha visto protagonisti nel bene e nel male e quindi ci rende consapevoli delle cause e delle conseguenze della violenza nazi-fascista durante la guerra, le vere difficoltà risiedono spesso nel confronto quotidiano con i portatori di una Memoria “fragile”, o con chi quella Memoria la vuole distruggere, cancellare; in più tocca combattere anche con quella fragilità che è parte di un discorso più ampio di patrimonio culturale, un concetto di patrimonio che ha come nucleo il diritto di tutela di tutti quei valori di testimonianza storica non più riproducibili. Nonostante ciò si continua a lavorare cercando di focalizzare l’attenzione sul sito, sulla sua storia e su chi quella storia l’ha subita.
Ma oggi sono particolarmente orgogliosa del lavoro svolto, perché qui in Calabria il 25 aprile del 2014, mentre in molte piazze italiane si animava una dimensione del male con indegni episodi di intolleranza e si offendeva la Memoria della Brigata Ebraica, in realtà la memoria di tutti, il Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia insieme al delegato UCEI per la Calabria, Roque Pugliese, scrivevano una pagina totalmente differente, qui oggi si è lavorato insieme proprio nel nome di quella tanto amata MEMORIA FORTE , la comunità ebraica, a noi estremamente cara, ha piantato un cedro, importante emblema di rinascita e Ferramonti ha accolto con grandissimo onore il simbolo ebraico della vita, un momento molto toccante condiviso da tutti i partecipanti e dalla grande dimensione spirituale, ma non solo oggi grazie alla comunità ebraica Ferramonti e noi tutti ci pregiamo anche di una nuova targa commemorativa: “In onore della Brigata Ebraica. Alle donne e agli uomini che resistettero alla furia nazi-fascista divenendo difensori del loro popolo”.
Grazie

Da Moked, sito dell’UCEI, Unione delle Comunità ebraiche italiane http://moked.it/blog/2014/04/28/25-aprile-calabria-un-cedro-per-la-brigata-ebraica/

25 aprile - Calabria, un cedro per la Brigata ebraica

(28 aprile 2014)
Un cedro per rendere omaggio alla Brigata Ebraica. Un 25 aprile dal sapore speciale è stato celebrato nell’ex campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, dove in tanti si sono ritrovati nel nome del ricordo delle migliaia di soldati che arrivarono da quello che di lì a qualche anno sarebbe diventato Israele, per aiutare a liberare l’Italia.
Tra i partecipanti all’iniziativa portata avanti da Roque Pugliese, referente per la Calabria per la Comunità ebraica di Napoli e del Meridione, i sindaci di Tarsia e di Cosenza Francesco Antonio Scaglione e Mario Occhiuto, Alessandra Carelli, Conservatrice dei beni culturali che sotto la guida di Paolo Coen docente dell’Università della Calabria e responsabile della Rete per la Memoria ha curato la mostra all’interno di Ferramonti, Pina e Walter Brenner, testimoni di seconda generazione del campo di concentramento, figli di Gustav Brenner; Angelo Armaroli della Segreteria SPI CGIL di Bologna; Franco Panebianco della Fondazione Museo di Ferramonti; Vladimiro Sacco, segretario generale SPI CGIL della Calabria; Stefano Vecchione vicepresidente dell’Istituto per gli studi storici; Massimo Veltri docente dell’Università della Calabria e giornalista.
Piantando il cedro, grande la commozione nel rievocare non solo la storia recente del luogo, ma anche la rinascita ebraica che sta interessando la Calabria come altre regioni del Meridione.

martedì 4 febbraio 2014

Atti del convegno sugli ebrei nella Calabria medievale

E' finalmente stato pubblicato di recente da Rubbettino, a cura della professoressa Giovanna De Sensi Sestito, il volume "Gli ebrei nella Calabria medievale. Studi in memoria di Cesare Colafemmina", che riporta gli atti della giornata di studio sullo stesso tema che si è tenuto l'anno scorso presso l'Università della Calabria a Cosenza.
Un volume che non deve mancare nella biblioteca di chi è interessato alla conoscenza della storia ebraica calabrese.   
Di più e di diverso rispetto al programma del convegno, il piccolo volume (118 pagine, 11 €) contiene l'intervento iniziale del professor Lacerenza, dedicato a "Ebrei a Cosenza nel XII e XIII secolo: note in margine alla Platea di Luca" e un intervento conclusivo della professoressa Mariapina Mascolo su "Cesare Colafemmina: percorsi bio-bibliografici".

Gli altri articoli sono gli stessi del programma:
Gli Ebrei nel Mezzogiorno bizantino Vera von Falkenhausen Università di Roma II, Tor Vergata
Gli Ebrei nella Calabria medievale. Considerazioni in margine a "The Jews in Calabria" di Cesare Colafemmina Pietro Dalena Università della Calabria
Shabbetai Donnolo nel bios di San Nilo da Rossano Filippo Burgarella Università della Calabria
L’uomo microcosmo e la circolazione dei fluidi in Shabbetai Donnolo Emilio Rosato Università L’Aquila

E' consolante vedere che anche dopo la scomparsa del professor Colafemmina z.l. gli studi e le ricerche sulla Calabria ebraica vadano avanti, ad opera di studiosi validi e appassionati.




lunedì 3 febbraio 2014

Bologna: L'ebraismo nell'Italia meridionale



Conferenza "L'Ebraismo nell'Italia Meridionale" (6 febbraio 2014)
Recupero di comunità dimenticate, minoranze fra le minoranze

Ne parliamo con Rav Scialom Bahbout,
Rabbino capo della Comunità ebraica di Napoli e del Meridione
Via Gombruti 9, ore 18.30