Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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venerdì 12 aprile 2013

La Judeca di Cosenza




Il percorso da Via Cafarone (A) a Via Padolisi (B)
 A gennaio a Cosenza mi erano state fatte vedere tre possibili sedi di antiche sinagoghe (una ora sarebbe una chiesetta, una farebbe parte di un complesso conventuale e la terza parte di una istituzione museale) , tutte dentro o immediatamente intorno all’area del Cafarone, concordemente ritenuta sede della Giudecca cosentina, ora invece leggo quest’articolo secondo il quale la Giudecca sarebbe situata altrove.

Agli storici locali la sentenza!
 
 Da EcclesiaWeb 
Gli ebrei a Cosenza e il mistero della giudecca
Tracce significative individuano l’antico quartiere ebraico cosentino
nella zona dei Padolisi
Lorenzo Coscarella

Il 27 gennaio è ormai riconosciuto come “giorno della memoria”, un momento per ricordare le vittime della shoah, lo sterminio di ebrei e persone appartenenti ad altre minoranze durante la II Guerra Mondiale a opera dei nazisti. Anche la nostra regione, seppure con forme meno cruente, è stata toccata da questa tragedia. Nella provincia di Cosenza, e precisamente a Ferramonti di Tarsia, aveva sede infatti un campo di concentramento sulla cui presenza molti studiosi stanno ponendo la loro attenzione, come dimostrano gli eventi in programma in questi giorni all’Unical. Insieme a questo vorremmo qui ricordare che la presenza ebraica in Calabria, e a Cosenza in particolare, ha una storia ancora più antica. Mette le radici in pieno medioevo e dura fino agli albori dell’età moderna, quando a metà del XVI sec. gli ebrei furono cacciati dall’allora Regno di Napoli così come era avvenuto anni prima in Spagna.
L’esistenza di piccole comunità ebraiche nelle cittadine principali della provincia può farsi risalire agli inizi del II millennio, se non prima. Rende, Montalto, Altomonte, Bisignano, Rossano, Castrolibero, Corigliano, Cariati, Acri, Regina e Castrovillari ne ospitavano gruppi stabili. La loro presenza a Cosenza è attestata almeno dal 1093, quando il duca normanno Ruggero mise la comunità ebraica cittadina sotto la giurisdizione dell’arcivescovo del tempo, che ne avrebbe ricevuto anche le decime. Anche Federico II nel 1212 confermò la concessione all’arcivescovo Luca Campano della “synagoga Iudeorum in civitate nostra Cusentie”. Gli ebrei cosentini, come in tutte le altre zone, vivevano raggruppati in un quartiere che prendeva il nome di “judaica”, o “giudecca”, in cui avevano sinagoga e concentravano le loro attività. Avevano inoltre una amministrazione separata dal resto della città: le giudecche formavano delle “università” per proprio conto, con una organizzazione e con figure istituzionali interne, che però dovevano rendere conto alle istituzioni cittadine e pagare la loro quota di tasse.
Il rapporto delle comunità ebraiche locali con le istituzioni statali ed ecclesiastiche conobbe fasi alterne, e mentre in alcuni momenti prevaleva il bisogno reciproco di instaurare rapporti cordiali, in altri gli ebrei erano oggetto di vessazioni. In alcuni periodi ad esempio erano indotti ad indossare sugli abiti un segno distintivo, in altri ne venivano esentati per particolari concessioni.

Via Padolisi, qualche decennio fa
Nel 1488, in base all’ottimo studio di C. Colafemmina, la “Iudeca de Cosenza” pagava allo Stato tasse per 36 ducati d’oro, in base ai 36 fuochi di cui era composta nel momento di organizzare la tassazione qualche decennio prima. In una nuova verifica fatta nel 1494 si precisò invece che il “vero numero deli fochi deli Iudei” era di 63, ovvero vi erano 63 famiglie di ebrei in città. Un numero abbastanza significativo dunque. Questi avevano ottenuto nel corso del tempo diverse concessioni, che spesso vedevano però minacciate dalle autorità locali. Di queste concessioni c’è traccia anche nel libro dei “Privilegi et Capitoli della città di Cosenza” del 1577, che raccoglie anche alcuni atti del secolo prima in cui è citato il ruolo della comunità ebraica cittadina. Nel 1473 per esempio, visto che molti cittadini si rivolgevano agli ebrei per prendere denaro in prestito, i sindaci della città erano ricorsi al Re per chiedere che l’interesse richiesto dai “Iudei novamente fatti citatini in essa cità de li quali pigliano denari ad usura” non fosse superiore a due grana e mezzo al mese per ogni ducato, così come avveniva in Napoli. Il ruolo degli ebrei nella locale economia era infatti centrale, e questo era allo stesso tempo motivo sia delle concessioni che ottenevano dalle istituzioni, sia del fatto che fossero visti in cagnesco da molti altri cittadini. Nonostante ciò la loro presenza fu incisiva per molti settori dell’economia locale, su tutti quello centrale della seta. Bisogna poi ricordare che fu proprio un ebreo a impiantare in città la prima tipografia nel 1478, quell’Ottaviano Salomonio da Manfredonia che operò per qualche tempo in città dando alla stampe alcuni incunaboli.
A partire dalla fine del ‘400 i malumori delle autorità locali aumentarono, e si susseguirono diversi casi di saccheggio della giudecca. Una prima fuga avvenne dopo la discesa a Napoli del re di Francia Carlo VIII nel 1495, in seguito alla quale anche la giudecca di Cosenza venne distrutta. Molti ebrei iniziarono a lasciare la città o a convertirsi, in altre fasi invece le stesse autorità ne caldeggiavano il ritorno perché esercitassero il prestito di denaro, attività necessaria all’economia cittadina. Nel 1511 ci fu una nuova espulsione, in seguito alla quale si spopolarono altre giudecche come quella di Montalto. Aumentarono i neofiti, gli ebrei appena convertiti al cristianesimo, e il numero degli ebrei si assottigliò sempre più, fino all’espulsione definitiva da tutto il Regno di Napoli nel 1541.
Cessava così una presenza antica, che aveva lasciato nella storia della città una importante traccia di sé.
Cosa resta oggi della giudecca di Cosenza?
Difficile dirlo, ed è difficile anche individuare dove fosse con precisione. Sembra però essere certo che, a differenza di quanto sostenuto da molti, poco avesse a che fare con il quartiere del Cafarone. Il termine “cafarone”, che potrebbe indicare semplicemente un luogo fortemente ripido e accidentato, è stato da alcuni, tra cui Andreotti [suppongo si tratti di Davide Andreotti, autore di Storia dei cosentini, stampato a Napoli nel 1869], collegato a “Cafarnao” dunque a una possibile presenza ebraica. Ma questa ipotesi non sembra sorretta da prove documentarie.
Il complesso del monastero delle Vergini
La tradizione erudita locale ci tramanda però un altro dato interessante, collegando al luogo della vecchia giudecca la fondazione del monastero delle Vergini. Gli storici cittadini, Andreotti compreso, vi fanno tutti riferimento, ma è stato interessante scoprire come il primo a parlarne fu il cistercense Gregorio de Laude in una rara opera del 1660. De Laude, che dice di aver appreso la notizia da alcuni scritti non individuati di Muzio de Matera, riporta l’avvio della costruzione del monastero nel 1515 “nelle case che furno di Francisco Fauaro, e nepoti, e la Schola, che fù delli Giudei, che s’habbia d’incominciare dall’ultimo muro verso la Iudeica”. La testimonianza è abbastanza datata per godere di una certa attendibilità. Il monastero venne fondato dunque in parte sul luogo della “Schola”, termine sovrapponibile con quello di sinagoga, e nei pressi c’erano le mura della giudecca, cioè del quartiere abitato. Se, dunque, si volesse individuare l’antica sinagoga, è il complesso delle Vergini che bisognerebbe considerare, e anche per individuare la “iudeca” non ci si dovrebbe allontanare molto da esso. Allontanati gli ebrei i segni delle loro tracce rimasero a lungo. In alcuni atti notarili del ‘500 continua a trovarsi il toponimo “giudecca”, in particolare messo in relazione con il vicino quartiere dei padolisi. Nel 1572 troviamo ad esempio la vendita di una “domus cum cameris et catojiis sitam in civitate consentie in loco ditto la judeca alias li padulisi”, in un altro del 1639 si parlerebbe ancora di “bagno delli giudei” per indicare delle case locande dietro il monastero delle Vergini.
Tracce significative dunque, che a differenza delle ipotesi riguardanti il cafarone ci fanno individuare l’antico quartiere ebraico cosentino nella zona dei Padolisi, e precisamente nell’area tra il monastero citato e quel dedalo di vicoli che si snoda poco più in giù, tra la via principale ancora detta via Padolisi e l’attuale corso Telesio, passando per la “nuova” piazzetta dei follari.








Puglia - Israele



“Da Bari si diffonderà la Torà
e da Otranto la parola del Signore”
Rabbenu Tam, XII secolo

Impegnativa e davvero molto interessante la serie di iniziative organizzata dalla Società Dante Alighieri di Gerusalemme dedicata alla regione Puglia, che si svolgerà tra Israele e Italia nei prossimi mesi di maggio e giugno
Ad una serie di eventi culturali che si svolgeranno a Gerusalemme (segnalo in particolare la relazione di rav Bahbout sul ritorno dell’ebraismo nel Meridione), farà seguito un viaggio con visita guidata in Puglia


Società Dante Alighieri, Gerusalemme
Terra di Puglia
Fascino, storia e tradizione
Percorso culturale
2 Maggio - 5 Giugno 2013
Con il patrocinio di
Ambasciata d’Italia in Israele
Regione Puglia
Con il sostegno e la collaborazione
dell’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv

Giovedì 2 maggio 17.00 - 21.00
Presso l’Istituto Van Leer di Gerusalemme
Via Jabotinsky 43, Gerusalemme
Entrata libera
Conversazioni sulla Puglia
Apertura: 17.00 - 17.30
Moderatore: Dott. Asher Salah, Vice-Presidente della Società Dante Alighieri di Gerusalemme
Interverranno:
Cav. Dott. David Patsi, Presidente della Società Dante Alighieri di Gerusalemme
Cav. Alisa Varadi Benabu, Direttore della Società Dante Alighieri di Gerusalemme
Omaggio alla Puglia: Proiezione di un cortometraggio
Apertura dei lavori: 17.30 - 18.45
Saluti: Francesco Maria Talò, Ambasciatore d'Italia in Israele

Alla scoperta delle bellezze naturali, delle leggende e delle curiosità di una delle più intriganti regioni d'Italia
Yair Di Castro, Direttore dell'Agenzia “Solo Italia”

“Giovanni Paisiello, Domenico Modugno, Nicola Arigliano: ma quale tarantola li ha pizzicati, a questi?”
Dott. Massimo Acanfora Torrefranca, Musicologo, docente presso l’Interdisciplinary Center di Herzelia

Pausa: 18.45 - 19.15
Continuazione lavori: 19.15 - 21.00
Saluti: Carmela Callea, Direttore, Addetto per gli Affari culturali dell'Istituto italiano di cultura

Fascino e semplicità nelle chiese di stile romanico-pugliese
Cav. Prof. Dan Bahat, Università di Toronto

Cambierà la geografia dell’Italia ebraica?
I discendenti dei Marrani nel Meridione tornano all’Ebraismo
Prof. Shalom Bahbout, Rabbino di Napoli e del Sud Italia

Domenica 5 maggio 12.00
Gerusalemme Bizantina Visita guidata (in italiano)
dall’Archeologo Prof. Dan Bahat
incontro alla Porta di Giaffa, Gerusalemme
Posti limitati, si raccomanda la prenotazione
(Entrata 65 nis, soci della Dante 50 nis)
Pagamento al P.O.B 7319 Jerusalem 91072

Giovedì 9 maggio 2013, ore 19.30
In collaborazione con la Hevrat Yehudé Italia
Rechov Hillel 27, (nella sala degli affreschi)
La straordinaria storia degli Ebrei di San Nicandro
Proiezione del film documentario
San Nicandro, Zefat. Il viaggio di Eti (2009)
Regista e autore Vincenzo Condorelli. 55 minuti, in italiano
con sottotitoli in inglese.
L’epopea verso Israele degli abitanti del paese pugliese San Nicandro Garganico.
Introduce: Sharon Nizza, un’appassionata della vicenda di San Nicandro
Entrata libera

Domenica 12 maggio 19.30
Istituto Ratisbonne, via Shemuel Hanagid 26, Gerusalemme
In collaborazione con lo Studium Theologicum Salesianum Ratisbonne di Gerusalemme
La presenza ebraica prima dell’espulsione
Prof. David Cassuto, Università di Ariel.
Entrata libera

Lunedì 20 maggio 19.00
Teatro di Gerusalemme, via Markus 20
Saluti: Cav. Alisa Varadi Benabu, Direttore della Società Dante Alighieri di Gerusalemme
Proiezione del film:
Mine vaganti del regista Ferzan Özpetek del 2010
In italiano con sottotitoli in inglese. Durata 108 minuti circa
Introduce: Dott. Asher Salah, Accademia di Belle Arti “Bezalel” di Gerusalemme
Si prega di prenotare i posti in anticipo,
tel. 02-6221110, danteitalkit@gmail.com


VIAGGIO IN PUGLIA
dal 28 maggio al 5 giugno 2013
L’Associazione Dante Alighieri di Gerusalemme organizza, da ormai undici anni, un viaggio in una Regione italiana ogni anno diversa

VENITE CON NOI!
Quest’anno abbiamo scelto la regione Puglia (Apulia) nel Sud dell’Italia, nel cosiddetto “tacco” dello Stivale italiano.
Circondata da 800 chilometri di spiagge rocciose, la Puglia è una regione ricca di edifici di stili diversi, castelli, fortezze, chiese, monasteri, di gloriose cattedrali monumentali erette all’epoca dei Crociati che da qui partivano per la Terra Santa.
Ci sono testimonianze di una fiorente presenza ebraica dal periodo romano e fino ai nostri giorni.
Scopriremo insieme le bellezze di questa regione che ha conservato le sue caratteristiche particolari e autentiche nell’arte, nella musica, nel folclore e nella gastronomia.
Anche quest’anno il viaggio sarà ideato e condotto da David Patsi, Presidente dell’Associazione.
Per ulteriori informazioni sugli eventi:
Società Dante Alighieri di Gerusalemme
Tel. 02-6221110, Cell. 052-6582035

giovedì 11 aprile 2013

Crociati in Terrasanta: Lezione a Napoli



Venerdì 19 aprile alle 14,30
presso il Centro di studi ebraici dell’Università di Napoli l’Orientale
Palazzo Mediterraneo
Lezione di Luigi Russo (Università Europea, Roma)

Da Gerusalemme a Costantinopoli (1099-1204):
Le origini del movimento crociato
e il suo impatto con la realtà della Terrasanta

Introduce Gemma Colasanti


Nato a Piano di Sorrento (NA) il 1971. Residente a Sorrento (NA).
Ricercatore di Storia medievale.
Laureato in Storia medievale 110/110 e lode presso l’Università degli Studi di Bologna (1995), con una tesi in “Storia del Pensiero politico medievale”, relatore i proff. G.M Cantarella e G. Cremascoli. Negli anni 1996-2000 ha frequentato il dottorato di ricerca in Storia Medievale (XI Ciclo) presso l’Università degli Studi di Torino, discutendo nel febbraio 2001 la tesi Ricerche sui cronisti della «prima Crociata». Negli anni 2003, 2004 e 2006 è stato titolare di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Paleografia e Medievistica dell’Università di Bologna.
E’ stato relatore ai convegni di Roma – ISIME (2004), Montaione - Centro Internazionale di Studi “La Gerusalemme” di San Vivaldo (2004), Fonte Avellana – Centro Studi Avellaniti (2005), Bologna – Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere (2005), Monteprandone (2006), Cesn di Ariano Irpino (2007), Fondazione Cini di Venezia (2008); Napoli-Benevento - VI Convegno dell’Internationales Mittellateiner Komitee, 2010.
Dal 1 febbraio al 31 maggio 2007 è stato borsista presso l’Università Paris-1 Panthéon Sorbonne.
Attualmente è collaboratore di “Studi Medievali” e di “Archivio Normanno-Svevo”. Membro effettivo del CESN (Centro Europeo di Studi Normanni, Ariano Irpino) e dell’OUEN (Office universitaire d'Etudes normandes, Caen). Ha tenuto seminari presso le Università di Bologna, Salerno, Firenze e Caen (Basse-Normandie).
Pubblicazioni recenti (2005 - 2010):
• Il viaggio di Boemondo d'Altavilla in Francia (1106): un riesame, «Archivio Storico Italiano» CLXIII (2005), pp. 3-42
• Il problematico carisma del crociato: Ademaro di Puy e Pietro l’Eremita, ne Il carisma nel secolo XI. Genesi, forme e dinamiche istituzionali, Fonte Avellana 2006, pp. 103-125
• Il Liber di Raimondo d’Aguilers e la Sacra Lancia d’Antiochia, «Studi Medievali» XLVII, fasc. II (2006), pp. 785-837
• Tra storia, esegesi biblica e autobiografia: il «De vita sua» di Guiberto di Nogent, in Memorie, Diari, Confessioni, a cura di A. Fassò, Bologna 2007, pp. 51-88
• La crociata pensata nel XV secolo, in San Giacomo della Marca e l’altra Europa. Crociata, martirio e predicazione nel mondo del Mediterraneo Orientale (secc. XIII-XV), a cura di F. Serpico, Firenze 2007, pp. 233-263
Spazi e aspirazioni delpellegrino tra Mezzogiorno e Terrasanta nei secoli XI-XIII, «Reti Medievali. Iniziative on line per gli studi medievistici» - Rivista, 2008 
• Il Mezzogiorno svevo, in Svevi Angioini Aragonesi. Alle origini delle Due Sicilie, Udine 2009, pp. 61-137
• Boemondo. Figlio del Guiscardo e principe di Antiochia, Avellino 2009 (256 pp.)
• Guerra santa e ‘topoi’ storiografici. Sul ‘Dei Gesta per Francos’ di Guiberto di Nogent, in Studi per la prof.ssa De Matteis, a cura di B. Pio, Spoleto 2011, in corso di stampa


Laureata in Lettere moderne con il massimo dei voti presso l’Università di Napoli Federico II con una tesi in archeologia medievale; dopo aver conseguito parallelamente alla laurea, il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Napoli, decide dopo un altro anno di lavoro come archeologa in Campania, Lazio e Calabria di frequentare la Scuola di Specializzazione per Conservatori dei Beni Archivistici e Librari della Civiltà monastica dell’Università di Cassino dove conseguirà il diploma con il massimo dei voti, con una tesi in Archivistica sull’archivio storico di Greccio. Frequenta nell’aprile del 1996 il corso di Specializzazione presso l’Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Melis” a Prato. Per accrescere la propria formazione e confrontarsi con un’altra realtà, parte come borsista per Barcellona dove frequenta i corsi di dottorato europeo in Storia Medievale e Paleografia latina e ottiene il diploma di dottorato europeo in Storia medievale con una tesi intitolata “Caterina Lull i Sabastida: una mercantessa catalana nella Sicilia del ‘400”. Nel 1998-99 è stata borsista (CNR-NATO)presso il Consejo Superior de Investigación Cíentificas - Istituto di Storia Medievale “Milà i Fontanals” del C.S.I.C di Barcellona. Dall’aprile 1999 ha svolto attività di ricerca presso l’IISF–CNR di Potenza sui centri urbani del territorio campano e sul mondo commerciale siciliano-catalano nel secolo XV. Ha svolto inoltre vari lavori di riordinamento ed inventariazione di archivi storici comunali, monastici e di altri enti, occupandosi in particolare della documentazione medievale ivi conservata. Dal 2001 è ricercatrice dell’IBAM.
Nell’ambito dell’attività didattica ha svolto numerosi corsi e seminari specialistici in paleografia latina e archivistica. Svolge inoltre occasionalmente il compito di Revisore su Riviste Scientifiche Internazionali, come l’Anuario de estudios medievales. Infine, è membro fondatore del Centro di Studi Francescano sul Mediterraneo (CESFRASM).
Attività di ricerca in corso
1) Il mondo commerciale catalano e siciliano nel XV secolo: La ricerca in corso si sviluppa sull’analisi approfondita delle fonti commerciali e della mercatura medievale italiana e catalana nonché sullo studio del concreto funzionamento dei suoi organismi aziendali e si propone di offrire una linea di ricerca per ristudiare il mondo commerciale italiano e catalano della fine del Medioevo. Particolare attenzione rivolge agli aspetti di quel medioevo al femminile finora poco analizzato da tutta la storiografia, cercando di porre in primo piano il ruolo della donna nell’economia medievale.
[…]
4) E’ stata responsabile insieme al dott. Giancarlo Lacerenza dell’Università Orientale di Napoli del progetto pluriennale di ricerca “Hebraica Hereditas”.
[…]
Pubblicazioni

[…] G.T. Colesanti “Libri di contabilità catalani conservati a Barcellona sulla Sicilia orientale (XV sec.)”in Atti del Convegno di Studi Cultura cittadina e documentazione: formazione e circolazione di modelli, a cura di Anna Laura Trombetti Budriesi, Dipartimento di Paleografia e Medievistica dell’Università di Bologna, 12-13 ottobre 2006, (dpm quaderni, convegni 3) Bologna, 2009, pp. 311-323. G.T. Colesanti, Una mujer de negocios catalana en la Sicilia del siglo xv: Caterina Llull i Çabastida. Estudio y edición de su libro maestro 1472-1479. “Anejos” dell’Anuario de Estudios Medievales” Departament d’Estudis Medievales del C.S.I.C. de Barcelona, 2008. Omicidi, ingiurie, contenziosi: da un fonte inedita, violenza verbale e fisica nella Calabria del XV secolo in collaborazione con Daniela Santoro in “Conflictivitat i vies de soluciò a la Mediterrània medieval” (Barcellona 4-5 ottobre 2007), Barcelona 2008, pp. 1009-1022. G.T. Colesanti, “Frammenti di microstoria ebraica della Sicilia orientale da un libro contabile catalano del XV secolo”, in “Materia giudaica” 11, 2006, pp. 229-236. G.T. Colesanti, Caterina LLull i Sabastida in Siciliane, Dizionario biografico a cura di Marcella Fiume, Palermo 2006 pp. 151-153. […] G.T. Colesanti, “Documenti per la storia degli ebrei in Calabria nel secolo XV”, G. Lacerenza (a c.), Hebraica hereditas. Studi in onore di Cesare Colafemmina, (DSA Series Minor LXX) Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Napoli 2005, pp. 27-32; [...] G.T. Colesanti, Per la molt magnifica senyora e de mi cara jermana la senyora Catarina Çabastida en lo castell de la Brucola, en Sicilia. Lettere di donne catalane del Quattrocento. In ACTA HISTORICA ET ARCHAEOLOGICA MEDIEVALIA, Homenatge a la professora Dra. Maria Josepa Arnall i Juan, 25, Barcelona 2003-2004 pp. 483-498. [...] G.T. Colesanti, Un documento siciliano nel commercio catalano in Sicilia della seconda metà del Quattrocento, in “Archivio Storico del Sannio”, 1, 1999. […] G.T. Colesanti, Alcuni libri contabili catalani redatti in Sicilia a fine Quattrocento, in Napoli Nobilissima, Vol. XXXIIII, fasc. I-II, Napoli 1994. […]

Convegno Ferramonti 1943 - 2013




Dal 23 al 25 aprile la Fondazione Museo Ferramonti e l’Università della Calabria, con il patrocinio del Comune di Tarsia e della Provincia di Cosenza, organizzano un importante convegno internazionale di studi su Ferramonti 1943 - 2013. Storia, contesti, didattica, prospettive.

Il convegno si svolgerà in varie sedi.
Inizierà presso la Provincia, con la partecipazione dello storico Nicola Tranfaglia; la sede della Cgil ospterà la mostra d’arte Echi dal ghetto: revisited, curata da Alessandra Carelli.

Il giorno dopo (mattina e primo pomeriggio), la sede sarà l’Università della Calabria, dove vorrei segnalare in particolare l’intervento di Donatella Di Cesare.
 



In serata si proseguirà presso il campo di Ferramonti, dove verrò inaugurata la mostra Ricordare. Tributo a Bruno Canova (dalla quale è tratto il dipinto qui a destra) e quindi si svolterà lo spettacolo teatrale Eutanasia di un ricordo, di Vittorio Pavoncello.

Sempre Ferramonti vedrà, il mattino successivo, la conclusione del convegno con la commemorazione del 68° anniversario della Liberazione.

Gattegna sul commento di Rashi stampato a Reggio



Da CalabriaOnWeb, il sito ufficiale della Regione Calabria, una intervista a Renzo Gattegna, Presidente dell’Ucei (Unione delle Comunità ebraiche in Italia) sul commentario di Rashì al Pentateuco che verrà esposto al prossimo Salone del libro di Torino dal 16 al 24 maggio, e sulla storia ebraica in Calabria

Il primo libro al mondo in caratteri ebraici stampato a Reggio Calabria
Roberta Nunnari

Parla Renzo Gattegna, presidente delle comunità ebraiche italiane. Nell’alba dei libri, quando furono stampati i primi testi con la tecnica dei caratteri tipografici mobili inventati dal tedesco Johannes Gutenberg, ha un posto di tutto rilievo la Calabria, dove già all’epoca vi erano alcune tra le importanti tipografie del Regno di Napoli. La «Bibbia a quarantadue linee» in lingua latina è il primo libro stampato in Europa con l’aiuto dei caratteri mobili, il Commentarius in Pentateuchum del rabbino Salomon ben Isaac è il libro più antico esistente al mondo in lingua ebraica.
Pagina del pentateuco di Reggio Calabria
Un vero e proprio primato, dopo Gutenberg. Il libro fu stampato nel 1475 a Reggio Calabria dal tipografo Abraham Ben Garton, discendente da una famiglia ebreo – tedesca. La notizia non sempre è riportata correttamente nei testi letterari sulla storia dei libri, ma appare nella “Storia di Reggio Calabria” di Domenico Spanò Bolani e nelle ” Memorie delle Tipografie Calabresi ” di Vito Capialbi. Di questo prezioso volume esistono, per quanto finora si sappia, due sole copie. Una si trova alla Biblioteca Palatina di Parma, nel fondo di Giovanni Battista De Rossi, ebraista e bibliografo e l’altra a Gerusalemme. Una copia anastatica è invece custodita presso la Biblioteca comunale ” Pietro De Nava ” di Reggio Calabria, dove sono conservati anche altri libri in lingua ebraica risalenti all’epoca della Giudecca di Reggio. La copia del “Pentateuco” conservata a Parma, sarà adesso al centro degli eventi previsti al prossimo Salone del Libro di Torino dal sedici al venti maggio. L’esposizione del “Pentateuco”, come libro “ospite d’onore“ dell’importante rassegna internazionale, rappresenta l’occasione per riscoprire le radici ebraiche in Calabria e in tutto il Meridione d’Italia, ancora vive dopo secoli. L’evento è stato concordato con il presidente delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna che ha accettato di parlarne con Calabria on Web.
Renzo Gattegna,
Presidente delle Comunità ebraiche italiane
Presidente Gattegna, quanto è storicamente importante, per le Comunità ebraiche, quel Pentateuco stampato nel 1475 a Reggio Calabria, primo libro al mondo in ebraico ?
Questa preziosa opera, unico esemplare sopravvissuto ai tribunali dell’Inquisizione, segna l’inizio di una nuova fase di diffusione dell’immenso patrimonio di valori custoditi dall’ebraismo. È commovente pensare al lavoro di Abraham ben Garton nella sua tipografia, alla soddisfazione e all’orgoglio che avrà provato una volta dato alle stampe il primo volume. Con questo Pentateuco si apre un capitolo fondamentale per tutti i popoli dell’unico Dio. Il fatto che ciò sia accaduto in Italia testimonia quanta ricchezza vi sia nella storia plurimillenaria dei vari insediamenti ebraici che popolano questo paese prima ancora dell’avvento del cristianesimo e che, tra alterne vicende, tra epoche di violenta persecuzione e momenti di pacifica coesistenza, ne hanno indelebilmente segnato i destini.
Il libro sarà al centro di varie iniziative al Salone del Libro di Torino. Sarà anche un’occasione culturale per riscoprire le radici ebraiche in Calabria, regione dove si trova uno dei rari esempi di sinagoga di periodo romano.
La Calabria è una miniera di memorie e tracce profondamente incise nel territorio che danno il senso di una proficua e radicata presenza ebraica nella regione. Il tempio di Bova Marina, risalente al IV secolo, è la più antica sinagoga d’Europa dopo quella rinvenuta nell’area archeologica di Ostia.
Bibbia di Gutenberg
Un esempio tra i più significativi di questo legame, ancora in parte da scoprire, che sarà possibile valorizzare al Salone del Libro di Torino e in altre importanti iniziative congiunte che andremo a sviluppare prossimamente. Dopo il lungo periodo di oblio generatosi con l’editto di espulsione del 1541 oggi quel mondo torna a vivere grazie a una nuova sensibilità che si è diffusa non solo tra i rappresentanti istituzionali ma in tutta la popolazione. È un fenomeno che si manifesta in varie forme: dalla semplice curiosità, alla volontà di arricchire il proprio bagaglio culturale al desiderio, per un numero crescente di persone, di riabbracciare quell’identità violentemente strappata ai loro antenati e talvolta tramandatasi ai giorni nostri nei focolari domestici. Sono situazioni che le istituzioni dell’ebraismo italiano seguono con impegno e motivazione.
Le testimonianze sulla presenza di comunità ebraiche in Calabria, a Reggio in particolare, sono lontane nel tempo. Secondo alcuni storici risalgono alla leggenda che narra le origini della città stessa, attribuite ad Aschenez, nipote di Noè.
L’intreccio tra ebraismo e territorio è costellato di vicende di grande suggestione. La leggenda che vuole Aschenez, nipote di Noè, fondatore di Reggio Calabria è un esempio di quanto l’ebraismo abbia dato a questa terra nel corso dei secoli. Un rapporto che è adesso pienamente biunivoco: tra i vari momenti di incontro penso alla consuetudine che si rinnova ogni estate con l’arrivo di centinaia di rabbini da tutto il mondo che, nella Riviera dei Cedri, colgono i frutti più rigogliosi da utilizzare per Sukkot, la Festa delle Capanne .

mercoledì 10 aprile 2013

2° Master di Musica concentrazionaria



Da BAT Il quotidianoitaliano 

Trinitapoli, 2° Master di Musica concentrazionaria con il M° Lotoro

Al via il 2º Master di musica concentrazionaria presso l’Accademia Musicale di Trinitapoli (Palazzo della Cultura, Via A. Doria 3)
Sono previsti i corsi fondamentale e avanzato e gli indirizzi strumentale e musicologico

Docente principale: Francesco Lotoro
Docenti materie complementari: Paolo Candido, Raffaele Pellegrino, Lara Caglioni, Clelia Sguera
Durata 36 ore da aprile a ottobre 2013

REGOLAMENTO
1. Il Master di musica concentrazionaria è un Master di alta formazione storica, artistica e musicale sulla musica creata nei Campi di prigionia, transito, lavori forzati, concentramento, sterminio, penitenziari, P.O.W. Camps, Stalag, Oflag aperti sia da Terzo Reich, Italia, Giappone, Repubblica Sociale Italiana, Regime di Vichy che da Gran Bretagna, Francia, U.R.S.S. in Europa, Africa, Asia e Oceania dal 1933 al 1945 da musicisti di qualsiasi estrazione artistica e contesto nazionale, sociale e religioso che abbiano in tal periodo subìto discriminazioni, persecuzioni, ingiusta detenzione e che siano stati deportati, uccisi o che siano sopravvissuti.
2. Il Master è tenuto dal pianista Francesco Lotoro (autore dellEnciclopedia discografica KZ MUSIK e del Thesaurus Musicae Concentrationariae nonché docente di pianoforte presso il Conservatorio di Musica U. Giordano di Foggia) in qualità di docente principale del Master e da altri docenti per le materie complementari. Non sono ammessi uditori.
3. Il Master è strutturato in n. 36 (trentasei) ore e prevede un corso fondamentale (rivolto a coloro che frequentano il Master per la prima volta) e un corso avanzato (rivolto a coloro che hanno già frequentato il Master nell’anno 2012). Esso contempla un indirizzo strumentale (rivolto a coloro che intendono studiare il repertorio strumentale creato nei Campi, come solisti o in ensemble) e un indirizzo musicologico (rivolto a coloro che intendono affrontare specifiche tematiche della produzione musicale concentrazionaria dal punto di vista storico, estetico, formale, ecc. in vista della discussione di una tesi finale).
4. Le lezioni del Master si terranno presso l’Accademia Musicale di Trinitapoli (BT) e avranno inizio lunedì 22 aprile 2013 per concludersi martedì 15 ottobre 2013 secondo i seguenti orari di lezione:
dalle ore 14:00 alle ore 16:00 (corso fondamentale)
dalle ore 16:00 alle ore 18:00 (corso avanzato)
I giorni di lezione saranno stabiliti dai Docenti e concordati con i partecipanti al Master.
5. Le materie di studio del Master sono distribuite in n.14 (quattordici) ore di pratica strumentale (indirizzo strumentale) e preparazione delle tesi finali (indirizzo musicologico) e n.22 (ventidue) ore in lezioni teoriche su materie complementari distribuite come segue:

Prolegomeni di musica concentrazionaria
docente Francesco Lotoro, n. 8 (otto) ore
La discriminazione, persecuzione, prigionia, deportazione e uccisione di musicisti durante la II Guerra Mondiale è un evento tristemente epocale per la cultura, larte e la civiltà; in pochi anni scomparve una intera generazione di compositori, direttori dorchestra, solisti, jazzisti e uomini di spettacolo. Al di là della catastrofe storica e umanitaria, la Guerra ha strappato alla posterità una intelligentsia musicale oggi difficilmente quantificabile. Il linguaggio musicale sarebbe stato profondamente diverso o avrebbe percorso ulteriori, inedite strade se tutti questi musicisti fossero sopravvissuti. Sono stati necessari decenni di ricerca presso musei, archivi, biblioteche, antiquariati librari, collezioni private in Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Israele, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Russia, Serbia, Svizzera, Ungheria, U.S.A. Il materiale attualmente acquisito e catalogato presso lIstituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria di Barletta è di oltre 4.000 opere
.
La Favola di Natale di Giovannino Guareschi e Arturo Coppola
docente Paolo Candido, n. 2 (due) ore
Allindomani dellarmistizio dell8 settembre1943 Giovannino Guareschi (1908-1968) e Arturo Coppola (1913-1998) vennero internati a Czestochowa, Beniaminów e infine presso lo Stalag XB Sandbostel. Tra Guareschi e Coppola nacque una collaborazione musical-letteraria; videro la luce le canzoni Magri ma sani, Carlotta e il loro capolavoro ossia La Favola di Natale che venne eseguita nel dicembre 1944 nel teatrino del Lager.

La musica a Theresienstadt
docente Raffaele Pellegrino, n. 2 (due) ore
Theresienstadt, Campo di concentramento poco distante da Praga, si rivelò strumento ideale di propaganda del Reich. Saranno esposte storie individuali di musicisti e di vita quotidiana del Campo attraverso riflessioni filosofiche, storiche e musicali descritte nel volume di Joa Karas La Musica a Terezín 1941-1945.

La musica al servizio del Terzo Reich
docente Raffaele Pellegrino, n. 2 (due) ore
La musica era uno strumento di propaganda del Terzo Reich utilizzato tanto nei Lager quanto nel territorio metropolitano tedesco. Saranno approfonditi i rapporti musica-nazionalsocialismo e descritte le principali istituzioni e figure del regime deputate al controllo della vita musicale e alla promozione della cosiddetta musica ariana tra i quali Joseph Paul Goebbels (1897-1945), artefice della propaganda artistica del Reich.

Viktor Ullmann, Il Passeggero Straniero
docente Lara Caglioni, n. 4 (quattro) ore
Viktor Ullmann (1898 -1944) è probabilmente il più grande compositore vittima dei Lager. Nella sua formazione confluirono stimoli culturali, filosofici e religiosi eterogenei: cattolicesimo, ebraismo e antroposofia. Le sue origini austro-ungariche e i legami con la vita artistica e culturale di Vienna si sommarono allammirazione per la cultura ceca e la sua musica è lo specchio del suo eclettismo stilistico.

Fania Fenelòn, Alma Rosè e le donne musiciste ad Auschwitz
docente Clelia Sguera, n. 2 (due) ore
Un’orchestra femminile di 54 elementi venne costituita in Auschwitz-Birkenau su disposizione del comandante Rudolf Höss (1901-1947). Dotata di un vasto parco strumenti e un pianoforte, era diretta da Alma Rosé, figlia di Arnold Rosé (Konzertmeister dei Wiener Philarmoniker) e Justine Mahler (sorella minore di Gustav Mahler). Fania Fenélon, anchella deportata ad Auschwitz, divenne la pianista dellorchestra. Dopo la morte di Alma Rosé nellaprile 1944, lorchestra venne trasferita a Bergen-Belsen e sopravvisse.

Loperina Brundibár di Hans Kràsa e la letteratura per bambini a Theresienstadt
docente Clelia Sguera, n. 2 (due) ore
Brundibár è unoperina per ragazzi e orchestra di Hans Krása su testo di Adolf Hoffmeister. A Theresienstadt Krása riorchestrò l’operina, eseguita per la prima volta il 23 settembre 1943 e replicata 55 volte. Nonostante le interpretazioni letterarie che portano a identificare il cattivo Brundibár con il Reich e i ragazzi delloperina con il popolo ebraico, l’opera va inserita nel contesto minimalista borghese dellEuropa centrale laddove è nota la figura del suonatore dorganetto tronfio e arrogante che esercita il controllo sul suo territorio. Allo stesso tempo, lo scontro tra Brundibár e i due fratellini non è immune da un clichè ebraico della cultura askenazita.
6. L’esame finale sarà sostenuto dinanzi a una Commissione formata dal docente principale, altri docenti del Master e musicisti di chiara fama. Esso verterà sulla esecuzione di 1 o più opere della letteratura musicale concentrazionaria studiate durante il Master e relativa discussione delle stesse (indirizzo strumentale) o sulla discussione di una tesi non inferiore alle n. 40 (quaranta) cartelle (indirizzo musicologico). A compimento del Master, l’Accademia rilascerà attestato di partecipazione con relativo voto finale.
7. La domanda di iscrizione può essere inviata allindirizzo email musicaconcentrazionaria@fastwebnet.it.
La quota di iscrizione e partecipazione è di Euro 120,00 (centoventi/00) da versare presso la Segreteria dellAccademia il primo giorno del Master. Il materiale didattico in dispense sarà consegnato dai docenti durante il Master. È possibile iscriversi al Master sino al 15 aprile 2013. La partecipazione al Master comporta laccettazione del presente Regolamento.
Per ulteriori informazioni scrivere a musicaconcentrazionaria@fastwebnet.it o telefonare al 3402381725.