Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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martedì 9 settembre 2008

7° Raduno Nazionale di EDIPI

Ieri avevo parlato della Chiesa di Palmi. Oggi voglio ricordare un appuntamento che l'EDIPI (Evangelici d'Italia per Israele), a cui la Chiesa appartiene e che ugualmente avevo ricordato ieri, ha organizzato proprio nella città calabrese dal 17 al 19 ottobre.
Si tratta del 7° Raduno Nazionale di EDIPI, che come ogni anno avrà una forte caratterizzazione di amicizia con gli ebrei e con il popolo di Israele, tanto più che negli stessi giorni ricorre l'importante festa ebraica di
Sukkot.

Il raduno avrà, ovviamente, una connotazione di fede e di preghiera, voglio comunque segnalare due appuntamenti che possono essere particolarmente interessanti per gli amici di Israele:
- Sabato 18 ottobre alle 18,30 l’Ufficio del turismo israeliano presenterà nuovi progetti di viaggi in Israele.
- Domenica 19 ottobre alle 11,15 vi sarà il saluto del Rappresentante dell’Ambasciata di Israele in Italia.

L'incontro si svolgerà presso l’Hotel Stella Maris.
Pensione completa è di 90 € (supplemento singola: 30 €)
- I bimbi fino a tre anni NON PAGANO
- l’iscrizione al congresso é di 10 €
Segreteria organizzativa: tel/fax: 0966 261910 - email: segreteria.geis@alice.it - Cell:339 4427115
Segreteria EDIPI: 049 8073447 oppure 347 5788106 - email: tnt@bhb.it

Qui potete trovare l'intero programma, le modalità di partecipazione e una presentazione degli oratori, mentre qui potete vedere una locandina più sintetica.

Mi permetto soltanto di fare (in totale e sincera amicizia) un mio appunto di carattere personale.
Sinceramente trovo un po' stridente che dei sinceri amici del popolo ebraico dedichino tanto spazio ad un movimento come quello degli ebrei messianici, che dall'ebraismo mondiale vengono in qualche modo visti come elemento di potenziale dissoluzione del popolo ebraico.

Antisemitismo, un male antico

A tanti sconfortanti esempi di antisemitismo (pardon... antigiudaismo!) in Calabria (dei quali esito a parlare per non fare pubblicità a certi squallidi personaggi e ai loro siti), corrispondono per fortuna altrettante luci positive.
Mi fa piacere pubblicare questo articolo ampio e ben informato (di più di un anno fa, in occasione della Giornata della memoria 2007), edito da
AreaLocale, un interessante newsmagazine calabrese di cultura e attualità.

Alberto Fico
Ogni anno, ormai da tempo, ritorna quello che per legge è definito “il giorno della memoria” (27 gennaio).
Noto, però, che l’abitudinarietà porta a considerare con superficialità eventi del genere, che sembrano appartenere, ormai, alla memoria storica. Si rende necessario, dunque, riprendere quella che è stata la questione ebraica e l’antisemitismo.
In molti si sono preoccupati di schierarsi pro o contro una serie di posizioni che via via sono state espresse; da parte mia, invece, vorrei esporre i risultati di una breve ricerca su quella che si potrebbe definire come la storia dell’antisemitismo e proporre una minima chiave di lettura.
Tanti studiosi che conoscono la storia antica, e in particolare quella del vicino oriente, concordano nel ritenere che intorno al III millennio a.C. i territori orientali che gravitano nell’area del Mediterraneo furono sconvolti da una serie di invasioni e notevoli spostamenti di popolazioni.
Tra quei gruppi ve n’erano alcuni che furono particolarmente famosi per la capacità combattiva e guerriera: erano gli Habiru, popolazioni di lingua semita che avevano una cultura alquanto avanzata rispetto agli abitanti di quelle zone; infatti, alcuni gruppi riuscivano ad insediarsi nei territori di altre “nazioni” accumulando ingenti ricchezze, tanto che vi furono esponenti che riuscirono a diventare impiegati governativi e consiglieri di amministratori.
Altri Habiru s’insediavano in territori dove potevano costruire e sviluppare i loro commerci, allora il capo si proclamava re e offriva il proprio vassallaggio al sovrano che governava l’intera regione. I gruppi di Habiru che si arricchivano di più e aumentavano la propria potenza vedevano accrescere il numero della popolazione fino ad oltre duemila o tremila individui perché a quello più potente se ne aggregavano altri.
Nel racconto biblico, troviamo Abramo, a capo di uno di questi gruppi, che ha rapporti diplomatici col re di Sodoma e che è costretto a dividere il proprio gruppo in due perché il territorio che lo ospitava non è abbastanza grande da contenerlo.
Anche nel racconto dell’Esodo, il Faraone d’Egitto si preoccupa del fatto che i figli di Abramo sono diventati troppo numerosi, al punto che essi hanno superato il numero degli egiziani, tanto che ordina l’uccisione di tutti i neonati maschi.
La prima considerazione che si può fare è che gli Ebrei sono grandi commercianti e artigiani che riescono ad inserirsi nelle economie delle popolazioni circostanti e riescono ad accumulare notevoli ricchezze diventando, così, potenti; è, dunque, questa prima caratteristica che pone gli israeliti come individui “diversi” dagli altri uomini perché, col tempo, nei vari gruppi di ebrei sparsi nella regione di Canaan nasce la consapevolezza di appartenere ad un’unica Nazione e inoltre il singolo che ha fatto carriera aiuta e arricchisce tutta la comunità di appartenenza a discapito delle genti circostanti.
Pensiamo, infatti, al racconto biblico di Giuseppe e dei suoi fratelli: venduto come schiavo riesce a diventare consigliere del Faraone e poi Amministratore dell’Egitto, in seguito, quando scopre d’essere ebreo (appartenente ad una Nazione particolare) aiuta i propri connazionali ad insediarsi nelle terre egiziane. Anche Mosè da “uomo salvato dalle acque” divenne co-erede del regno d’Egitto per tutta la vita del Faraone fino a quando, scoperte le proprie radici, si ribellò al sovrano e liberò il suo popolo.
Non solo gli ebrei erano considerati diversi, ma avevano comportamenti differenti rispetto agli altri uomini, quando essi incominciarono a proclamarsi “Popolo del libro”, gli unici che avevano un testo che raccontava la storia del mondo, le loro origini e il rapporto esclusivo con il Dio creatore dell’universo, che li aveva scelti in mezzo agli altri popoli per riconoscerlo come l’unico vero Dio, a differenza delle false divinità delle altre genti. Fu proprio questa diversità che indusse alcuni letterati e storici dell’antichità a parlare male degli ebrei, come Ecateo di Abdera che giunse a sostenere che Mosè in realtà fosse un sacerdote egizio rinnegato, mentre Menatone sostenne che Mosè fosse un sacerdote egizio spergiuro che comandò agli ebrei di distruggere tutti gli idoli della religione egiziana, mentre la stessa fuga degli israeliti in realtà fu l’espulsione di una gran massa di lebbrosi.
Nell’antichità, però, questa diversità si sviluppò quando la legge ebraica divenne più rigorista, specialmente riguardo all’alimentazione e alla circoncisione, e, infatti, lo stesso Ecateo di Abdera considerava il loro sistema di vita inospitale e antiumano. In tempi successivi Antioco Epifane si propose di abrogare le leggi ebraiche considerate nemiche dell’umanità e sacrificò alcuni maiali sui loro testi sacri.
Col tempo altre calunnie si diffusero tra i greci i quali li accusavano di venerare gli asini e che avevano una testa d’asino nel tempio dove, ancora, facevano sacrifici umani e per questo impedivano a chiunque di entrarvi; inoltre, evitavano di mangiare la carne di porco perché erano soggetti a contrarre la lebbra.
Allorquando i romani in età imperiale imposero a tutti i popoli il culto dell’imperatore, il rifiuto posto dagli ebrei fu interpretato come arroganza e attività sovversiva, mentre l’imperatore Claudio li definì come una pestilenza generale per tutto il mondo. Spesso gli stessi governatori romani indebitati razziavano il tesoro del tempio con la scusa di tasse non pagate; anche la caduta di Gerusalemme del 70 d.C. fu utilizzata dai romani per dimostrare che il popolo d’Israele era odiato e abbandonato da Dio.
L’odio contro gli ebrei, accusati di “deicidio” per la crocifissione di Gesù Cristo, aumentò con l’avvento del cristianesimo e in maniera particolare tra il IV e il V secolo d.C. quando gli ebrei che vivevano nei centri abitati a maggioranza da cristiani si vedevano negati i diritti e i privilegi di cittadini venendo esclusi dagli uffici pubblici e dall’esercito, così come fu proibito il matrimonio misto. Poi, intorno al VII secolo, gli imperatori bizantini Foca ed Eraclio imposero con la forza il battesimo ad innumerevoli ebrei.
In genere per tutto il medio evo l’Europa vide il sorgere di ricche comunità di ebrei mescolate a tutti gli altri cittadini, le attività principali consistevano nel prestito di denaro dietro garanzie o pegni, viaggiavano, trattavano affari su vasta scala guadagnando grosse somme di denaro. I sovrani e la nobiltà ricorrevano a loro per prestiti economici a interesse (attività che inizialmente era proibita per i cristiani). Spesso, però, gli ebrei si associavano tra loro (quasi come se fossero società interbancarie) e i debitori si trovavano con gli interessi raddoppiati e, pertanto, spesso sorgevano le accuse di estorsione.
In alcuni periodi i sovrani ebbero un notevole interesse affinché gli ebrei fossero presenti nei loro territori, in quanto costoro creavano una sorta di cassa dalla quale il re prelevava una percentuale da tutti gli affari effettuati dagli ebrei.
In questa situazione, col passare degli anni, le autorità cristiane si trovarono a dovere affrontare una “questione ebraica” e quindi realizzarono i Monti di pietà o i Banchi di pegno per evitare che la maggioranza cristiana fosse dipendente dalla minoranza ebraica facendo sì che gli stessi ebrei non fossero più indispensabili.
Le comunità ebraiche erano alquanto evolute e hanno dato alla cultura personaggi di enorme rilievo: ebrei non erano soltanto banchieri, ma erano medici, decani e docenti universitari, ricercatori, filosofi.
E’ proprio su questi ultimi che si orienta la polemica antiebraica nel basso medio evo: accuse di essere dei sovversivi e disturbatori, di turbare la coscienza dei credenti; furono imbastite discussioni e pubblicazioni sulla vera fede e la falsità del Talmud accusato di contenere passi blasfemi.
Quando non si riusciva a vincere la polemica, si prestava ricorso alle calunnie e alle accuse: gli ebrei si rendevano colpevoli di profanare l’ostia consacrata, di organizzare riti sacrileghi a disprezzo della morte di Cristo, durante lo scoppio della peste nera (che in Europa uccise milioni di persone), nel trecento, l’ignoranza e la superstizione indussero le popolazioni a credere che la peste fosse opera della cattiveria degli uomini e le accuse si concentrarono in maniera particolare sugli ebrei che avrebbero sparso della polvere venefica nei pozzi, nelle cisterne e nelle fonti intorno alle città. Pertanto, essi divennero, non solo un pericolo per la vera fede, ma anche un pericolo sociale da evitare e riconoscere e, pertanto, furono costretti a risiedere in particolari quartieri delle città e portare contrassegni ben visibili.
L’Inquisizione compì un’enorme persecuzione e una violenta battaglia contro gli eretici, e gli ebrei erano considerati tali, ma chi ne soffrì di più furono i “conversos”, gli ebrei convertiti al cristianesimo, che erano accusati di praticare il giudaismo in segreto. La propaganda antiebraica divenne così pressante che investì tutti i governanti e sovrani cristiani e alla fine del 1400 provocò l’espulsione delle popolazioni ebraiche dall’Europa occidentale.
Fin qui, bisogna tener presente, che abbiamo parlato di cristiani e di sovrani che si dichiaravano tali nella forma, ma non nella sostanza, così come l’Inquisizione è da riferirsi solo a quella dello Stato; per la verità, il papato si oppose all’opera inquisitoria come, ad esempio, fece Sisto IV nel 1482. I sovrani, però, rispondevano che essi agivano solo nell’interesse dell’ortodossia cattolica, ma quello che si realizzava, in realtà, era la confisca dei beni, delle ricchezze degli ebrei perseguitati.
Nel 1500 circolava l’idea dominante che l’ebreo sarebbe stato un arrogante, che cercava sempre di dominare mostrandosi come signore e padrone.
Su tale base accusatoria a Venezia nacque quello che sarebbe stato oggi conosciuto col nome di “Ghetto”. In quella città erano residenti migliaia di ebrei che prosperavano e contribuivano al rafforzamento dell’economia della repubblica con le loro attività e il pagamento di tasse speciali. Negli anni 1515-16, a seguito della propaganda sopra descritta e di alcune sommosse, le autorità decisero di confinare tutti gli ebrei in un’isola munita di alte mura, mentre le abitazioni le cui finestre si aprivano verso l’esterno dell’isola furono murate.
La questione ebraica peggiorò con l’avvento della Riforma luterana: Martin Lutero nei suoi scritti sosteneva che le loro sinagoghe dovevano essere bruciate e distrutte per insegnare che non sono i padroni della terra; inoltre, Lutero attaccava la loro attività di banchieri, quindi quella di prestatori di denaro a interesse e sosteneva che la ricchezza derivata da ciò era estorta alle persone con l’usura.
In Italia, la Controriforma ci presenta alcuni papi (Paolo III e Giulio III) che incoraggiarono l’insediamento degli ebrei e garantirono loro protezione, ma nel 1555 il papa Paolo IV, convinto che il giudaismo fosse una minaccia per la fede, nella città di Roma confinò la comunità ebraica sulla riva sinistra del Tevere e fece innalzare un muro lungo tutto il territorio interessato.
Espulsi dall’Europa occidentale, gli ebrei trovarono ospitalità e fortuna in quell’orientale, nei territori russi, in particolare lungo le coste del mar Nero ma vasti insediamenti ebraici nacquero in Polonia, Lituania e Ucraina e qui realizzarono una forte economia inserendosi nei grandi commerci del grano; a loro erano affidate le attività di gestione dei pedaggi, possedevano le imbarcazioni con le quali era possibile trasportare il frumento, si facevano pagare con vino, indumenti e mercanzia varia che rivendevano nei loro negozi. S’inserirono nella gestione delle grandi proprietà attraverso i prestiti e ottenendo terreno come pegno per il capitale prestato.
Terminata l’azione della Riforma e della Controriforma, nel’600 gli ebrei fecero ritorno nell’Europa occidentale grazie alle nuove idee di Montaigne, Bacone e altri, attraverso le quali si sviluppò una visione più secolare della vita sociale e politica perciò lo Stato non doveva dividersi sulle dispute religiose, ma promuovere l’unità e la prosperità del popolo.
Grazie a questa nuova ondata ideologica, gli ebrei ripresero a penetrare nella cultura e nelle corti dell’Europa occidentale: fiorirono astronomi, orefici, ma soprattutto finanzieri.
Con lo scoppio della Guerra dei Trenta anni, grandiosi eserciti si scontrano sul continente; i sovrani contendenti avevano bisogno di rifornimenti, ma soprattutto di soldi per finanziare la guerra. Furono gli ebrei che attraverso la loro rete finanziaria e commerciale riuscirono a rifornire di vettovaglie gli eserciti, ma costruirono, anche, fonderie, fabbriche di polvere da sparo e riuscivano a reperire fondi economici grazie ai quali si resero indispensabili. Con la fine della guerra, gli ebrei avevano in mano quasi tutta l’economia europea: Tra la fine del 600 e per tutto il settecento gli ebrei trovarono terreno fertile e accoglienza in Inghilterra e in America settentrionale dove anche qui realizzarono una florida economia.
Fu proprio in Inghilterra che gli ebrei trovarono ascolto su quello che era, ormai, diventato un terreno di discussione: l’identità ebraica come popolo. Alcuni ebrei sostenevano, in ossequio all’ortodossia, che essi avrebbero dovuto conservare la propria identità, altri sostenevano che ogni individuo avrebbe dovuto integrarsi totalmente nei luoghi di residenza e diluire la propria appartenenza ad una razza.
L’inserimento nel sociale di numerosi personaggi ebraici nell’élite di alcune città fece pensare, per un attimo, che questa fosse la strada giusta, ma le successive persecuzioni e l’antisemitismo che si sferrarono specialmente nei territori russi, o in ogni modo dell’Europa orientale, fece pendere la bilancia a favore di coloro che in Inghilterra accolsero favorevolmente gli ebrei e che iniziarono a parlare di un “Focolare nazionale per gli ebrei” nella terra di Sion.
Per gran parte del ‘700 e dell’800, tale idea fu accolta con simpatia, ma anche come una speranza di non immediata realizzazione.
Intanto che tale idea trovava spazio, l’antisemitismo dilagava specialmente nei territori germanici, e antisemiti diventarono anche personaggi che avevano origini ebraiche ma che le rifiutavano con orrore: Heine e Marx.
Il primo sosteneva che al mondo esistevano tre grandi malattie: la povertà, il dolore e l’essere ebreo.
Marx vedeva negli ebrei i campioni della più odiosa delle attività: il mercanteggiare e l’arricchimento, pertanto il problema della giustizia sociale è quello di liberare la società dal giudaismo e dal suo rapporto con il denaro. L’idea che confondeva l’ebreo con le cause del male nel mondo, è espressa da Rosa Luxemburg e nel 1913 da Lenin il quale sosteneva che chiunque parli di una cultura nazionale ebraica si pone come nemico della causa del proletariato.
Il regime comunista di Lenin fu spaventoso per gli ebrei, che erano indicati come gruppi antisociali, nemici di classe. Nel 1919 tutte le comunità religiose ebraiche furono sciolte, le sinagoghe chiuse e i beni confiscati. Ciò che, però, fu devastante, per la questione ebraica, fu la divulgazione su vasta scala, in Russia e in seguito in tutta Europa, del falso documento conosciuto come “I Protocolli degli anziani di Sion”, nel quale si leggeva la dichiarazione di alcuni capi ebrei che, approfittando della moderna democrazia, stavano raggiungendo l’obiettivo di governare il mondo.
Tale documento provocò una grave irrequietezza nel mondo intero, tanto che alcuni, purtroppo, riuscirono a identificare l’ebraicità con il bolscevismo poiché svariati personaggi d’origine ebraica (Marx, Luxemburg, Trotzkij e altri) nell’‘800 diedero origine al comunismo, e poi, nel’900 furono i fautori della rivoluzione bolscevica e della sua presa del potere. Questa era la prova che gli ebrei stavano realizzando quanto dichiarato nei “Protocolli”; pertanto, in tutta l’Europa, la paura del comunismo si identificò con la paura dell’ebreo.
Nell’Unione Sovietica, l’antisemitismo fu portato alle estreme conseguenze da Stalin: Israele fu identificato come lo strumento borghese del capitalismo americano, dagli uffici furono allontanati tutti quelli che erano ebrei, furono sciolti tutti i raggruppamenti ebraici, molti intellettuali ebrei furono assassinati e altri deportati in quanto portatori di un cosmopolitismo senza radici. Crusciov, con le sue denuncie, rivelò le deportazioni in massa di decine di migliaia d? ebrei nei gulag.
Quando la figlia di Stalin s’innamorò di un ebreo fu deportata, e quando, in seguito, se ne sposò un altro Stalin lo accusò di essersi sottratto al servizio militare.
Negli anni ’60 e ’70, tutti quelli che avrebbero voluto emigrare dalla Russia dovevano presentare una richiesta sulla quale si attestava l’esistenza di un parente all’estero, dovevano compilare un questionario per ogni membro della propria famiglia, un certificato di nascita per ognuno, un’autobiografia, sei fotografie, copia dei titoli di studio, un certificato di matrimonio, certificazione che aveva abbandonato il posto di lavoro. Al termine, se il permesso di espatrio non fosse stato concesso, il lavoratore non aveva il diritto di cercare lavoro.
Insieme alle deportazioni e agli assassini di massa staliniani, l’altro cruento avvenimento che la storia ancora ricorda come una ferita mortale, è l’olocausto hitleriano.
Gli storici concordano nell’affermare che è misterioso il motivo (a parte Hitler) per cui un’intera nazione si sia scagliata con tanta violenza contro degli esseri umani.
Eppure, la Germania ospitava personaggi di grande rilievo che avevano dato tanto alla cultura tedesca e alla sua economia, tra i quali svariati vincitori di premi Nobel, grandi imprenditori e ricchi banchieri.
La Germania degli anni venti e trenta era stordita dalla sconfitta del primo conflitto mondiale e dalla crisi di Weimar. Vari disordini erano provocati da esponenti del movimento comunista nel quale militavano alcuni ebrei che n’erano dirigenti, la diffusione dei Protocolli di Sion era arrivata al suo apice e pertanto la paura della crisi e del bolscevismo divenne un'unica cosa con la paura dell’ebreo.
Fu su questa paura che trovò fondamento l’odio antisemita di Hitler: una razza nemica che corrompeva il sangue germanico; che aveva scelto Vienna come sede della tratta delle bianche e che era la causa della trasmissione della sifilide.
Le teorie hitleriane trovarono terreno molto fertile tra i giovani universitari i quali, indottrinati da docenti fanatici, erano ben disposti alle manifestazioni razziste, ad organizzare boicottaggi e richieste di allontanamento degli ebrei dagli uffici statali.
Gli ebrei erano accusati di essersi impossessati dell’economia tedesca e della cultura germanica; anzi, l’idea che gli ebrei stessero derubando la cultura era la più temuta. Gli ebrei si stavano impadronendo di qualcosa che non gli apparteneva, così come anche l’uso della lingua tedesca era considerato un furto. Certamente, molti musicisti famosi erano ebrei, così come tanti personaggi del teatro e del cinema tedesco erano d’origine ebraica; importanti case editrici e testate giornalistiche erano in mano ebrea, pure importanti critici culturali e presidenti di gallerie d’arte erano ebrei, così come presidente dell’Accademia di Prussia era un ebreo. Tutto ciò, invece di essere considerato un ricco contributo dato alla Germania, dagli stessi tedeschi era vissuto come un terribile incubo: furto dell’economia, furto della lingua, furto della cultura e dell’identità tedesca.
Su questa base, Hitler era convinto che la sua battaglia contro gli ebrei avrebbe avuto successo e sarebbe stata condivisa da molti perché nessuno li avrebbe difesi.
Hitler si servì sia dell’istinto emotivo delle masse tedesche, sia degli strumenti che gli fornivano le leggi dello Stato: da una parte alimentava gli atti di violenza contro gli ebrei, poi li accusava dei disordini, infine promulgava le misure antiebraiche.
Poche settimane dopo la presa del potere, il dittatore aveva già fatto costruire il campo di concentramento di Dachau con i suoi primi 20.000 prigionieri.
Con l’assassinio, in Francia, di un diplomatico tedesco, Hitler iniziò a fare uscire il “problema del complotto ebraico” dai confini della Germania per farlo diventare una questione internazionale. Fu così che, con la conquista dei territori dell’Europa i nazisti costruirono campi di concentramento in diversi stati dove si realizzò quella che doveva essere la “soluzione finale” della questione ebraica.
Terminata la follia nazista, il problema si spostò di nuovo in Russia tra gli anni ’50 e ’70; sui giornali tornò d’attualità il tema del complotto mondiale secondo quella che era la linea dei “Protocolli di Sion”. Fu attaccata l’idea del messianesimo che non sarebbe stata altra che l’idea di conquistare il mondo e governarlo; il complotto sionista era partito dall’America e si stava realizzando nel mondo attraverso le sette massoniche, anzi la massoneria era la base del nuovo giudaismo nel mondo. Tale teoria è stata da fondamento alle deportazioni in massa di ebrei in Siberia.
I russi divulgarono il libro dei “Protocolli di Sion” anche nel mondo arabo, tanto che dal 1979 l’ayatollah Komeini fece pubblicare estratti dei “Protocolli” in Iran. Gli ebrei erano presentati come chi perpetrava delitti efferati contro la società; essi erano degli esseri antiumani e quindi una razza da eliminare, anche perché si erano sostituiti ai nazisti. Anzi, l’olocausto era stato solo un complotto giudeo-nazista per eliminare gli ebrei deboli e governare il mondo e pertanto esso non è mai esistito. Sembra ascoltare parole affermate nei giorni nostri; la speranza è che almeno i fatti non sì ripetano.

Ricordo di due Giusti

In un post di parecchio tempo fa avevo parlato di Angelo De Fiore, il Giusto delle Nazioni di Rota Greca in provincia di Cosenza.
Sono ora molto contento di leggere che ci si ricorda ancora di lui, e che nel suo ricordo vengono ricordati altri Giusti!

Calabria Ora - Domenica 7 settembre 2008
In ricordo di due eroi moderni
(g.a.u.)
La quarta edizione di “Una vita per la vita” in onore di De Fiore e Calipari

Pietra che allo Yad Vashem ricorda i Giusti italiani
Rota Greca -
Angelo De Fiore e Nicola Calipari,“Due eroi moderni, anche se in periodi diversi, due uomini dello Stato che hanno onorato il mandato ricevuto e che sono oggi accomunati trai giusti”.
Li ha descritti con queste parole il questore di Cosenza, Raffaele Salerno, i due eroi italiani e calabresi, che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria di tutti noi italiani.
La quarta edizione della manifestazione “Una vita per la vita” per commemorare il ricordo del questore Angelo De Fiore, quest’anno ha visto la consegnato del premio alla senatrice Rosa Villecco Calipari, in memoria del marito Nicola Calipari, funzionario del Sismi, ucciso a Baghdad durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Angelo De Fiore, nato proprio a Rota Greca, negli anni in cui prestava servizio in qualità di responsabile dell’Ufficio stranieri della questura di Roma, durante le leggi razziali emanate contro gli ebrei, salvò, da morte sicura, centinaia di ebrei, mettendo in serio pericolo la propria vita e quella dei suoi famigliari.
Oggi Angelo De Fiore è tra i “Giusti d’Israele”, il suo nome oltre ad essere nel giardino dei giusti, scolpito sulla stele della Collina degli Ulivi, è ricordato anche con un monumento a Rota Greca, paese d’origine. Alla cerimonia hanno partecipato il prefetto di Cosenza, Melchiorre Fallica, autorità civili, militari, politiche, religiose e associazionistiche.
Per l’occasione il premio in memoria di Nicola Calipari è stato ritirato dal questore Salerno, mentre il dottore Madrigrano ha portato il saluto della senatrice Calipari.
Nella precedente edizione, era stato ricordato il Maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, anch'egli nato a Rota Greca, morto tragicamente insieme al magistrato Cesare Terranova in un agguato mafioso a Palermo nel 1979, mentre svolgeva il servizio di scorta.

lunedì 8 settembre 2008

Matisyahu: rap, raggae e Torah

Anche se non c'entra niente con la Calabria, visto che ieri è stata la Giornata della cultura ebraica, dedicata alla musica, vi voglio presentare un cantante che mi piace molto: Matisyahu, n reggaer ortodosso (credo appartenga a Chabad)!
In fondo alla sua pagina un suo video, ma se cercate su YouTube ne troverete molti e belli.


Antonello Musina

Cappotto e cappello nero, camicia bianca, barba lunga ed incolta. L'aspetto non è proprio quello
che ci si aspetterebbe per un rapper, ma Matisyahu, 27 anni, di White Plains, alle porte di New York City, vanta gia un disco d'oro ed uno di platino oltre alle prime posizioni della classifica Billboard. Un incrocio vibrante e godibilissimo di rap, raggae e rock con testi ispirati agli insegnamenti della religione ebraica, in particolare all'ortodossia Hassidica alla quale il musicista americano si è avvicinato durante l'adolescenza. Sino ai 14 anni infatti Matthew Miller (vero nome dell'artista da cui ha ricavato il nome ebraico di Matisyahu) viveva una vita piuttosto hippie, fatta di dreads e bongos, fino a che è arrivato il 'richiamo': un viaggio in Colorado alla ricerca del proprio io e poi il rientro a New York e lo studio approfondito della Torah e della religione ebraica.
Musica e spiritualità per Matisyahu, definito come un incrocio tra Bob Marley e Shlomo Carlebach (cantante e religioso ebraico) ed invitato addirittura da Madonna (da diverso tempo dedita allo studio della Torah e della Kabbalah) al Seder di Pessach, il pranzo della Pasqua Ebraica.
Alcuni dei brani di Matisyahu, possono essere ascoltati gratuitamente sul sito dell'artista su cui è presente anche il suo blog.

La Chiesa di Palmi

Tempo fa, aveva inviato un commento a questo blog un membro della Chiesa di Palmi. Gli avevo detto che mi avrebbe fatto molto piacere se lui o un altro suo fratello avesse mandato una presentazione della loro realtà.
Essendo passato molto tempo, ho ritenuto opportuno farlo io, scusandomi con loro per eventuali inesattezze, e pregandoli di inviare (nel caso) un commento di rettifica e precisazione.


Dagli anni '50 esiste a Palmi una Chiesa evangelica in forte espansione, di origine pentacostale, che riconosce solo il battesimo degli adulti e si caratterizza per l'accettazione personale da parte dei suoi membri della salvezza che viene da Gesù, nonché per un grande impegno missionario e di aiuto ai più poveri e bisognosi.
Caratteristica di questa chiesa (come di tutte le altre che si riconoscono in EDIPI (Evangelici d'Italia per Israele) è una grande amicizia e un grande amore per gli ebrei e per lo Stato di Israele.

Segno e frutto particolare di questa amicizia è la splendida Corale (che ho avuto modo di seguire con commozione l'anno scorso a Bova Marina in occasione della Giornata della cultura ebraica), che predilige i canti e le musiche ebraiche, e li esegue con amore e perizia, come potete direttamente sentire e vedere nel loro sito.

Voglio ora riprendere dal loro sito quanto dicono a proposito di Israele:
"La Chiesa di Palmi ha abbracciato pienamente quello che è il proposito di Dio per Israele. Mentre il tempo dei gentili volge al termine e l’Evangelo viene predicato in tutto il mondo, il Signore sta raccogliendo e portando nella Terra Promessa il popolo ebraico, perchè è là che lo incontrerà. Ed è proprio in questo momento particolare, mentre il piano di Dio per la reintegrazione nazionale e spirituale di Israele si adempie, che lo Spirito Santo ci induce ad intercedere per la pace di Gerusalemme con quella passione che viene dall’alto.
Questo significa benedire e sostenere Israele, combattendo le entità infernali dell’antisemitismo e dell’antisionismo.
Questo significa pregare affinché sia riversato “sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione” ed essi possano guardare a Colui che hanno trafitto e dire: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (vedi Zaccaria 12:10; Matteo 24:39).
Questo significa pregare per il ritorno di Gesù, il Principe della pace, Colui che poggerà i Suoi piedi sopra il Monte degli Ulivi, che sarà re su tutta la terra e che sarà adorato da tutte le nazioni (vedi Zaccaria 14:4,9,16)
".

Via gli ebrei da Messina e dalla Sicilia

Zancle-Messina, cronaca di un viaggio: Si consuma l'ennesima ingiustizia
di Massimiliano Mazza, da Tempo Stretto

Ferdinando e Isabella, i re "cattolici"
Quante navi partono giornalmente dai porti del Mediterraneo trasportando i loro preziosi carichi. Idee, merci viaggiano sulle onde, chissà dove, chissà per quanto tempo. Per chi si imbarca, come il navigatore genovese, Cristoforo Colombo, alla ricerca di nuove strade che portino all’Oriente, c’è chi viene costretto ad imbarcarsi e, per nulla contento, si vede privare di libertà, della casa, dei beni e persino del diritto a vivere nella propria terra.I sovrani spagnoli, Ferdinando II d’Aragona, figlio di Giovanni II d’Aragona e di Juana Enriquez, e Isabella, figlia del re di Castiglia e Leon, Giovanni II e Isabella di Portogallo, hanno mostrato uno spirito così moderno e intraprendente nel volersi affidare ad uno sconosciuto navigatore. La possibilità di ottenere nuove ricchezze ha sicuramente inciso nelle decisioni dei sovrani. L’idea di aver trovato finalmente dei sovrani giusti e moderni si sbriciola di fronte all’ultimo e imbarazzante decreto,emanato lo scorso 31 marzo 1492, dai sovrani spagnoli. Non è poi così difficile da capire se si pensa alle enormi ricchezze, frutto dei futuri espropri alle comunità ebraiche, che andranno ad accrescere il tesoro reale.La comunità ebraica di Messina e della Sicilia, infatti, sono state costrette ad abbandonare l’isola.Con difficoltà siamo riusciti ad essere testimoni dello sconforto che ha accompagnato la comunità ebraica. Quante lacrime hanno bagnato i volti di chi, giovane, vecchio, si è visto costretto ad abbandonare la propria casa, il fazzoletto di cielo sotto il quale ha vissuto, il familiare odore delle strade percorse quotidianamente. Questo resta a chi aveva creduto di avere trovato una casa, dove i padri avevano piantato solidi radici, dove la nazione ebraica aveva avvertito meno che altrove l’aspro sapore dell’esilio. Dalla promulgazione del regio decreto, avvenuta per mano del vicerè di Sicilia, Don Ferdinando de Acugna, tutti gli ebrei del Regno hanno tre mesi di tempo per abbandonare l’isola. Messina, in questo senso, è stata scelta per accogliere tutti gli ebrei residenti in Sicilia, in attesa delle navi, che molto probabilmente porteranno i nostri fratelli verso la Calabria, Napoli, Roma e Costantinopoli. Quali libertà? Quali diritti? Impotenti , centinaia di individui hanno assistito alla progressive limitazioni imposte dall’alto. Leggi speciali hanno prima costretto a portare abiti particolari, caratterizzati da una rotella rossa. Molti dei posti pubblici e l’esercizio della medicina nei confronti dei cristiani sono stati loro preclusi. Ma l’ostinazione e la perseveranza sono stati, almeno in parte, ripagati. Non è difficile, infatti, trovare abili tessitori, orefici, lavoratori di metalli e commercianti. Le limitazioni hanno leso persino il sacrosanto diritto di ogni singolo uomo a poter scegliere del proprio destino. Con un regio decreto, infatti, è stato disposto che l’esecuzione delle pene capitali venga affidata esclusivamente ad ebrei. L’esodo è giunto ormai alle sue battute finali, un giorno, forse, verrà in mente a qualcuno di porre fine a tanto peregrinare, riaprendo le porte della Palestina? Forse anche allora verrà sparso del sangue innocente, intanto non possiamo fare altro che dire addio ad una parte importante della nostra storia.

Giornata della cultura ebraica

Come avevo scritto a metà agosto, si è svolta ieri la Giornata europea della cultura ebraica, che ha avuto come luoghi di svolgimento in Calabria Bova Marina, Cittanova e Santa Maria del Cedro, nonché, nel resto del Meridione, Napoli, Sannicandro Garganico e soprattutto Trani.
In attesa di fornire una più ampia rassegna stampa di quanto accaduto, pubblico, dal sito
PoliticamenteCorretto, una presentazione (a questo punto diventa una esplicazione!) su questa Giornata del 2008.

Domenica 7 settembre 2008
Giornata Europea della Cultura Ebraica - IX edizione “MUSICA E PAROLE”


Il tema della musica al centro della IX Edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica in programma il 7 settembre in 58 località italiane e 27 Paesi europei
Alla scoperta di una tradizione millenaria. Anche quest’anno la Giornata Europea della Cultura Ebraica, che si svolgerà domenica 7 settembre (il 7 Elul nel calendario ebraico) in 27 Paesi europei, vuole offrire al grande pubblico l’opportunità di scoprire o riscoprire il patrimonio storico e culturale ebraico, aprendo sinagoghe e musei, offrendo degustazioni gastronomiche, organizzando mostre, convegni, dibattiti, e sopratutto eventi musicali.
“Musica e Parole” – il fil rouge della Giornata - sarà l’occasione per ascoltare le melodie e i canti, approfondire le tradizioni, conoscere gli eventi che hanno caratterizzato la storia ebraica e gli stili musicali che hanno accompagnato il popolo ebraico nella sua storia.Attraversando l’Europa e il Mediterraneo, la cultura ebraica si è confrontata con popoli e tradizioni diverse, creando così tra gli altri, quei generi musicali conosciuti oggi come musica klezmer, sefardita, sinagogale, yiddish e chassidica. La Giornata, accolta nelle precedenti edizioni con crescente consenso - circa 50mila le presenze registrate lo scorso anno in Italia - è promossa dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Milano e Mantova faranno da capofila alle manifestazioni. 58 le località che partecipano in Italia: da Casale Monferrato a Santa Maria del Cedro, da Pisa a Lugo di Romagna, da Trani a Venezia, ogni sito con le sue caratteristiche, le sue storie da raccontare, le sue melodie.

Una chiave musicale
di Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane
La Giornata Europea della Cultura Ebraica, giunta quest’anno alla nona edizione, è ormai divenuta una piacevole consuetudine della prima domenica di settembre. La nostra sfida di aprire nello stesso giorno le porte delle sinagoghe, dei musei, dei siti ebraici, ha incontrato il crescente interesse, la curiosità, la voglia di conoscere del pubblico non ebraico. Si riteneva, erroneamente, che le comunità ebraiche fossero luoghi chiusi, poco accessibili. La Giornata della Cultura ci ha offerto un’occasione unica per vincere anche questo pregiudizio. Abbiamo mostrato che oggi, nel vecchio continente come nelle giovani democrazie dell’est Europa, le comunità ebraiche vogliono aprirsi alla società circostante, partecipare, farsi conoscere, confrontarsi, portando il contributo della propria cultura e dei propri valori. Con particolare soddisfazione abbiamo riscontrato il successo della manifestazione in Italia, e le circa cinquantamila presenze del 2007. Visitatori attratti dalla bellezza dei luoghi, dall’interesse per i temi e le iniziative proposte, ma soprattutto dalla volontà di conoscere e capire qualcosa di più sulla storia, sulla vita, sulla presenza ininterrotta di oltre venti secoli degli ebrei nel nostro Paese. Il tema scelto per la Giornata di quest’anno è la musica, uno dei più adatti a mostrare la vivacità culturale e intellettuale delle comunità ebraiche. Ma soprattutto un’occasione per stare insieme, per favorire l’incontro. In 27 paesi europei e in 58 località italiane verranno aperti i luoghi ebraici, organizzate mostre e conferenze, visite guidate e dibattiti. Ma soprattutto spettacoli musicali. Nei teatri, nelle sinagoghe, nelle sale da concerto e nelle piazze sarà possibile ascoltare musica ebraica. Musica colta o popolare, ritmi chassidici e melodie sefardite, canti liturgici e klezmer. Musiche che spiegano l’integrazione e l’incontro con le altre culture, che esprimono gioia o malinconia, che sono espressione dei momenti felici e delle pagine tristi. Musiche che saranno una chiave per conoscere e capire meglio la vita e la cultura ebraica. Due città della Lombardia saranno quest’anno le capofila per l’Italia: Milano e Mantova, due comunità ebraiche vicine e profondamente differenti. Milano è la seconda comunità ebraica italiana, dove si sono raccolti e integrati ebrei provenienti da altre località italiane, e in seguito dall’est Europa e dai Paesi del Mediterraneo. Mantova è una delle più piccole comunità italiane, la città di Salomone de’Rossi, violinista e compositore anche in ebraico alla corte dei Gonzaga.Ma dalla Lombardia la partecipazione alla Giornata della Cultura raggiunge anche la Puglia, la Calabria, la Sicilia, quel sud d’Italia dove non ci sono comunità organizzate, ma dove riscontriamo un crescente interesse per la riscoperta e la valorizzazione della storia della presenza ebraica. Un interesse confermato dai vari Festival della cultura ebraica che vengono promossi in tutta Italia durante l’anno, da Casale Monferrato a Pisa, dal Friuli a Pitigliano. Questa voglia di conoscere gli ebrei e la cultura ebraica si incontra con il nostro desiderio di farci conoscere. Vi aspettiamo il 7 settembre per ascoltare insieme la musica, per incontrarci e per ascoltarci.

La Giornata Europea della Cultura Ebraica
di Yoram Ortona, Consigliere UCEI delegato alla Giornata Europea della Cultura Ebraica
La Giornata Europea della Cultura Ebraica, giunta alla IX Edizione, si celebrerà in 27 paesi dell’Unione Europea. In Italia la manifestazione, promossa dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il Patrocinio dei due Ministeri, il MIBAC e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, vedrà coinvolte 58 località del nostro paese incluse le 21 comunità ebraiche italiane. “L’Italia è il paese della cultura e della bellezza”, come è stato sottolineato più volte, e giustamente, sia dal Ministro On. Bondi che dal consigliere agli eventi culturali e rapporti con l’estero Alain Elkann. Di questa bellezza e di questa cultura fanno sicuramente parte l’immenso patrimonio artistico -culturale ebraico presente su tutto il territorio nazionale. La Giornata Europea è l’occasione per scoprire ed apprezzare questo patrimonio, mettendo in risalto tutto ciò che è arte, architettura, tradizione religiosa, usanze e riti della vita ebraica in Italia, una storia bimillenaria della più antica diaspora del mondo. Milano, seconda comunità ebraica d’Italia dopo quella di Roma, è stata proclamata città capofila, affiancata da un’altra città non meno nota, e sede della più piccola comunità ebraica della Lombardia, che è Mantova.
“Musica e parole”, è il tema di questa edizione. La musica ha sempre avuto un posto importante all’interno del mondo ebraico. Ne ha scandito la vita quotidiana, quella religiosa e spirituale, quella culturale in senso lato. Gli ebrei hanno vissuto per oltre duemila anni tra le varie culture sia occidentali che orientali, ed è fisiologico che ne abbiano subito l’influenza, anche in questo particolare ambito, quello musicale, determinandone in un certo senso l’unicità. A questo proposito, è giusto ricordare che i flussi musicali che tracciano la storia ebraica sono principalmente tre: quello Ashkenazi incluso il klezmer originario dell’est europeo e si estende nel resto d’Europa e nelle Americhe; quello Sephardi che fa riferimento al bacino del mediterraneo, ai paesi del nord-africa, alla Spagna e Portogallo e il terzo è quello definito Mizrachi più propriamente orientale dell’Asia e delle culture d’Arabia, di Turchia, Iran e Yemen. Più in generale, la musica sinagogale, detta hazanut, si inserisce in questo vasto panorama e racchiude in sé varie melodie e suoni particolari aventi forme e caratteristiche uniche, che suscitano nell’animo umano malinconia e profonda spiritualità. Ma è pur vero che l’anima ebraica si esprime ancor più nei momenti di gioia e di solennità, come accade nelle cerimonie e nelle festività religiose. Le due città capofila, Milano e di Mantova altra antica comunità ebraica, hanno entrambe un vasto patrimonio, oltre che artistico, archivistico e storico, anche musicale. La Comunità Ebraica di Milano da sempre crocevia di culture e di genti diverse, ha subito negli ultimi decenni un flusso di ebrei provenienti da varie aree geografiche, dal medioriente, dal nord- africa, e dall’est asiatico. I riti e le molteplici tradizioni hanno creato melodie e canti del tutto originali, generando un repertorio ampio e assai variegato che va conosciuto e valorizzato. Il programma milanese, dopo l’apertura ufficiale, sarà molto denso e culminerà nella serata con un concerto di musica liturgica e Klezmer presso il Teatro dal Verme, con l’Orchestra Nuova Cameristica di Milano che proporrà uno spaccato di questo patrimonio, che va dal rito romano a quello di Ferrara passando per la tradizione sefardita livornese. Inoltre nel tardo pomeriggio sempre al Teatro Dal Verme uno spettacolo teatrale con concerto, denominato “il Golem”con la regia di Miriam Camerini. Le scene si svolgono nella nebbiosa notte di Praga, due pianoforti raccontano la stessa storia, ma con toni diversi. Uno canta la forza, la potenza, l’istinto a sopravvivere. l’altro pianoforte è pensoso, riflessivo, saggio e paziente. Due voci narranti ci accompagneranno per le viuzze del quartiere ebraico di Praga e per i sentieri di questa vicenda. In chiusura di serata una conferenza di Francesco Spagnolo sulla musica ebraica e vita notturna in Italia che avrà per titolo:”Le cerimonie notturne cabalistiche dall’era dei ghetti ad oggi”. In questo panorama non può essere dimenticata anche la figura di Aldo Finzi, milanese, originario di un antica famiglia mantovana, noto compositore degli anni ‘30 ’40, un po’ dimenticato, morto giovane all’età di 48 anni, condannato dalle leggi “razziali” ad esercitare la propria attività sotto falso nome, leggi “razziali” di cui quest ‘anno ricorrono i 70 anni. Di Aldo Finzi sarà ricordata nel pomeriggio, la sua figura presso il Tempio centrale di Via Guastalla. Per quanto riguarda Mantova, dal punto di vista storico, il primo insediamento ebraico risale intorno al 1145. Sotto il ducato dei Gonzaga la comunità crebbe in modo costante fino a raggiungere le duemila unità. Agli inizi del 1400 due consistenti flussi di ebrei di origine romana e germanica migrarono nel nord d’Italia. Nonostante gli ebreigodessero di una serie di privilegi, essi erano esclusi dalla vita politica e amministrativa oltre che da numerosi diritti civili. La tolleranza dei Gonzaga verso gli ebrei apre ad essi, in Mantova l’accesso ad attività quali il teatro e la musica. Nel campo del teatro emerge la figura di Jehudà Portaleone, più noto sotto il nome di Leone Dè Sommi, autore di moltissime commedie e teorico della sceneggiatura. Nel campo della musica invece spicca Salomone Rossi, allievo del Palestrina e autore di una vasta produzione sia nel settore vocale che in quello strumentale, primo fra i compositori di musica sacra ebraica. Per l’occasione la Comunità di Mantova, presenterà un concerto di musiche di Alessandro Rolla, Mendelssohn e Brahms al settecentesco Teatro Bibiena in onore del Prof.Claudio Gallico, illustre ebreo mantovano, musicista e musicologo, docente all’Università e Conservatorio di Parma e direttore di quello di Mantova, Presidente dell’Accademia Nazionale Virgiliana, recentemente scomparso. Inoltre sarà presentato nella mattinata il volume “II luoghi della Memoria, cimiteri Ebraici del mantovano”, presentato dalla coordinatrice dell’opera, Dott.ssa Annamaria Mortari, Dirigente dell’Archivio Storico Comunale di Mantova. Presenzieranno gli autori e il Prof. Riccardo Calimani. Nel pomeriggio un incontro sul tema “Ospitalità nella tradizione ebraica” in collaborazione con il Centro di Educazione Interculturale a cui parteciperà l’Assessore alle politiche Sociali e Sanitarie della Provincia di Mantova. In questa cornice, non si può inoltre dimenticare che i beni culturali ebraici italiani rappresentano il 60% di quelli europei. Ed anche per questo che le 58 località della nostra straordinaria penisola apriranno le porte, le sinagoghe , i musei, i cimiteri per far si che la cittadinanza tutta, possa conoscere da vicino questo immenso patrimonio, che va salvaguardato e valorizzato. E’ importante pensare anche alle numerose e importanti località del sud d’Italia, dove recentemente si è venuta alla scoperta di centri ebraici come Trani, Bova Marina, San Nicandro, S. Maria del Cedro, che confermano quanto sia antichissima la presenza ebraica nel nostro paese. Un compito essenziale in questo campo lo svolge la Fondazione, la FBCEI, di cui lo scopo principale è proprio quello di promuovere il recupero, la conservazione, il restauro dei beni archeologici, bibliografici, archivistici, musicali e religiosi.Di particolare interesse, per esempio, è la sinergia messa in atto da questa Fondazione con le Soprintendenze archeologiche per il recupero delle catacombe ebraichedi Villa Torlonia e di Venosa. Non ultimo il progetto pilota del restauro dei tessuti sinagogali di Biella e Vercelli, e più precisamente di 7 meilim, i copri sefarim, rotoli della legge, del XVII e XVIII secolo. Quindi un ampio campo di attività, di cui la Giornata Europea della Cultura Ebraica in questi ultimi anni è sempre stata un po’ il palcoscenico di questo immenso patrimonio, con il fine di poterne apprezzare gli aspetti e i contenuti. Siamo sicuri, che vista la grande e variegata offerta di programmi predisposti dalle singole comunità e località, e soprattutto basandoci sulle affluenze degli anni passati, le presenze di pubblico anche quest’anno saranno numerose per un tema, la musica, che apre i cuori alla tolleranza e alla spiritualità. Un vecchio maestro, Rav Nachman di Breslav diceva: la maniera più diretta per unirsi a Dio è mediante la musica e i canti. Canta anche se non sai cantare. Canta per te stesso. Canta nell’intimità della tua casa. Però canta!

Pagine in ebraico per il sito Agorà

Una bella notizia! Scomparso, purtroppo, il progetto di fare una pagina in ebraico del sito della provincia di Reggio Calabria, l'idea è stata recuperata dal Circolo culturale L'Agorà di Reggio Calabria, che ha non solo creato una pagina in ebraico, ma mettendo dei link in italiano che rimandano a siti che trattano della realtà israeliana.
Chiedo a chi mi segue, e che ne abbia la possibilità, di mettere il link su siti israeliani o in ebraico, per contribuire a creare delle relazioni di amicizia e conoscenza tra Calabria e Israele.

Nuove pagine in ebraico per il sito internet dell'Agorà
(Alessia Luccisano da ReggioTV)

Un’amicizia antica quella tra la Calabria e la comunità ebraica che Ferdinando d’Aragona tentò di spezzare nel 1475 con la cacciata degli Ebrei dalle coste reggine (in realtà accadde una prima volta nel 1511 e poi definitivamente nel 1541), che tolse per sempre l’impronta di benessere economico che il popolo eletto aveva regalato all’ultima città dello stivale.
Ma il legame sentimentale con la società israeliana è rimasto ancora forte oggigiorno. Per onorare questo vincolo il circolo culturale "l'agorà" ha aggiunto una nuova sezione al proprio sito web, quella in lingua ebraica, dov’è possibile leggere anche in lingua italiana le notizie attuali, le informazioni culturali e la storia del popolo d’Israele.
“Abbiamo scelto di presentare oggi in conferenza stampa l’introduzione di queste pagine nel nostro sito in occasione della Giornata della cultura ebraica che si celebra oggi 7 settembre in tutta Europa. - ha spiegato il vice presidente dell’associazione reggina Italia-Israele, Tonino Nocera - Lo strumento internet in ebraico è importante perché così anche un componente della comunità ebraica americana può arrivare a conoscere la nostra città almeno sul web".
Durante la conferenza stampa è intervenuto anche il presidente de "L’Agorà" Gianni Aiello con la presentazione delle pagine in lingua magiara: un legame forte infatti esiste anche tra la città dello stretto e l’ungheria, alcuni cognomi reggini come Buda e Berta sono ungheresi e la stessa reggio ha inviato degli aiuti nel 1956 agli insorti ungheresi.
Tutte pagine della storia di Reggio – ha affermato Totò Boccaro, presidente dell’Associazione Italia-Israele – che mettono in risalto l’anima solidale dei reggini e dei calabresi contro una cronaca nazionale che invece sa parlare di noi solo in casi come Duisburg.
A testimoniare l’ospitalità e il coraggio reggini anche i numerosi calabresi ricordati in Israele nel viale dei giusti per aver salvato gli ebrei dallo sterminio nazista e lo stesso capitolo del campo di Ferramonti di Tarsia, che non fu mai un campo di concentramento ma di accoglienza, tale da richiamare molti rifugiati di diverse etnie (questa affermazione è, a mio parere, un po' azzardata; vero è che l'atteggiamento della popolazione fu in genere amichevole e che anche i vari direttori del campo che si sono succeduti ebbero un atteggiamento umano e comprensivo verso i loro prigionieri, ma ciò non toglie che fossero prigionieri, e che, inoltre, nei campi di concentramento nessun rifugiato si sentì richiamato, ma vi venne condotto per forza).

Il Quotidiano Della Calabria Lunedì 8 settembre 2008
Portale web
Il circolo L’Agorà va on line in ebraico
di Claudia Bova
Il portale del circolo culturale l'Agorà si arricchisce di nuove pagine, esattamente in ebraico.
A fare la presentazione, il presidente dell'Agorà Gianni Aiello, Tonino Nocera, vicepresidente dell'Associazione Italia-Israele, e il presidente Totò Porcaro.
«Oggi è la Giornata europea della cultura ebraica, evento che si ripete da diversi anni e intende focalizzare il ruolo dell'ebraismo in Europa - ha sostenuto durante la presentazione Nocera - come associazione intendiamo rinsaldare il rapporto tra la cultura ebraica e la città, tra il nostro territorio e lo Stato di Israele, coniugare l'antico - la cultura ebraica con il moderno - internet, che avvicina popoli e culture diverse».
Il portale contiene nella pagina iniziale diverse bandierine delle varie nazioni, che permettono, collegandosi, di poter leggere i giornali, le notizie in più lingue - è stato spiegato- e la scelta di presentare il nuovo portale in un luogo come la via Marina si può spiegare perché il 25 novembre 1511 gli ebrei reggini si imbarcarono.
«I ricordi vengono alla ribalta, la vicenda sull'ebraismo non si è mai esaurita».
Per Gianni Aiello «la stampa del biglietto da visita del nostro circolo ricorda la città di Reggio, per far fronte al recupero della nostra memoria storica agorà infatti è la piazza del mondo greco, è il Mediterraneo, è il centro di cultura diverse, è il mondo virtuale, intendiamo contribuire allo sviluppo culturale e civile dei cittadini, alla ricerca e riscoperta delle tradizioni e degli aspetti storico-culturali della Calabria, ma anche favorire l'estensione di attività culturali quali mostre di arti figurative, rassegne, convegni, iniziative teatrali, concerti e che poi si intrecciano e vengono a contatto con queste popolazioni».
Gianni Aiello sottolinea in particolare le pagine riguardanti le nazioni della Francia e dell'Ungheria, «ci sono, all'interno dell'Agorà, due laboratori di ricerca per cui con la Francia abbiamo rapporti con i discendenti di Bonaparte, mentre dall'Ungheria la città di Reggio ha ricevuto un riconoscimento consistente in una pergamena e quest'anno abbiamo organizzato cinque convegni a Budapest e una mostra grazie al centro studi italoungherese».
Recentemente è stata fatta richiesta affinché venisse intitolata una via ai martiri ungheresi del '56 e «Speriamo si possa creare anche un centro studi di gemmologia. La nostra associazione è presente sul territorio da oltre 15 anni- ha affermato Porcaro- vogliamo incuriosire i cittadini e creare un interscambio culturale, scientifico. Non si possono non ricordare i diversi cognomi ebraici, da De Angelis a Cuzzocrea a Cozzupoli, e i nomi di diversi studiosi che potrebbero aiutarci nello studio per esempio delle gemme, come il professore Francesco Foti che ha brevettato un sistema laser per scrivere i nomi sul diamante».

Dialogo per il Mediterraneo

(http://moked.it/blog/2008/09/05/dialogo-sul-mediterraneo)

Come avevo scritto in un precedente post, si è svolto a Bari un convegno dal titolo Cultura ebraica, cultura mediterranea.
Mi sembra che la giornata abbia mantenuto le promesse che erano implicite nel programma, e mi auguro che sia una tappa, dopo la rinascita della comunità di Trani, sul cammino della rinascita dell'ebraismo meridionale, all'avvicinarsi del 2011, quinto centenario della cacciata degli ebrei dal Mezzogiorno.
Riporto il resoconto della giornata, dal portale Moked dell'UCEI.

Renzo Gattegna, presidente
dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane

La strada è aperta. Il filo del confronto torna alla luce. Gli ebrei italiani ricominciano a parlare con l’Italia dimenticata, con il Paese lontano e per secoli negato, con la realtà meridionale. E il dialogo riparte da Bari, dove proprio alla vigila della Giornata europea della Cultura ebraica, ha avuto luogo un’occasione d’incontro, di musica e di degustazione di cibi kasher destinata a segnare la svolta e organizzata dal direttore del Dipartimento Educazione e Cultura Rav Roberto Della Rocca.
Ebrei e Mediterraneo, ebrei e Sud. Vicende leggendarie che sembravano relegate ai libri di storia tornano vive. E questa volta scendono in campo le istituzioni. Si mettono in gioco gli enti locali. A cominciare dalla Regione Puglia. E riaffermano il proprio ruolo le istituzioni dell’ebraismo italiano. Un incontro a porte chiuse fra il governatore pugliese Nichi Vendola e il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna (che era fra l’altro accompagnato dal presidente della Comunità ebraica di Napoli Pierluigi Campagnano) ha gettato le basi per costruire il futuro. A cominciare dal prossimo, ambizioso appuntamento: l’edizione 2009 della Giornata europea della cultura ebraica nell’antichissima realtà ebraica di Trani che sta oggi rinascendo.
“Nel rivolgermi a voi – ha dichiarato alla folla commossa che si riuniva nell’antico Fortino di Sant’Antonio, simbolo dell’Italia slanciata nel Mediterraneo, il presidente dell’Unione - sento l’emozione che scaturisce dalla consapevolezza di partecipare alla ripresa di un dialogo e al ristabilimento di uno stretto legame che gli ebrei hanno avuto con il Meridione d’Italia ed in particolare con la Puglia di cui, per oltre 16 secoli, furono parte integrante e componente essenziale. In questi ultimi anni – ha aggiunto - abbiamo preso atto, con attenzione ed entusiasmo, che le antichissime, mitiche traccie della presenza ebraica nell’Italia Meridionale, quei segni che sembravano pietrificati dal tempo e relegati ai musei o ai libri di storia, manifestano nuovi segni di vita e offrono nuovi stimoli culturali. Di questo entusiasmo ho percepito nitidamente l’esistenza già in occasione dei primi contatti con il Presidente della Regione, Nichi Vendola, con l’Assessore al Mediterraneo, Silvia Godelli, e con i sindaci e le autorità locali di tutte le città coinvolte in questa iniziativa. Questo comune entusiasmo non viene attenuato ma anzi viene esaltato dalla dimensione, dall’importanza e dalla difficoltà dell’impresa che ci accingiamo ad affrontare. Vogliamo riscoprire – ha ripreso Gattegna - le traccie di una presenza che è iniziata ai tempi dell’antica Roma, ha attraversato tutto il Medio Evo ed è poi repentinamente scomparsa nel giro di pochi anni che vanno dal 1500 al 1541. La presenza nel territorio pugliese è stata ampia e diffusa, tanto che le ricerche storiche ed archeologiche confermano che ha interessato almeno 57 delle città più importanti di questa regione. La vita di queste Comunità fu caratterizzata dall’alternarsi di periodi di libertà e di pacifica convivenza, ad altri di oppressione e di discriminazione. Il dialogo si è interrotto per ben cinque secoli. Ma oggi è importante prendere atto che sono maturate le condizioni per sanare questa lunga e dolorosa frattura. Questo è il momento di trovare la determinazione ad agire, a non perdere questa grande occasione, a trasformare rapidamente in concrete iniziative il programma che sta emergendo dai nostri incontri”.
Annunciando il programma 2009 che vedrà Trani protagonista, il presidente Ucei ha anche ricordato che proprio nel centro pugliese da alcuni anni si è ricostituito un embrione di Comunità ebraica che ha ottenuto dal Comune la disponibilità di un’antica sinagoga nella quale vengono nuovamente celebrate le festività ebraiche.
Ma la giornata di Bari ha rappresentato per l’Unione anche l’occasione di rivolgere un fraterno e affettuoso saluto ad un piccolo gruppo degli abitanti di Sannicandro Garganico. “Sono i discendenti di coloro che intorno al 1930 decisero collettivamente di abbracciare l’ebraismo. Molti di loro vivono in Israele, altri in Italia, tutti rimangono testimoni viventi di un evento misterioso e affascinante che ha interessato gli ebrei e la Puglia. Andiamo avanti insieme con coraggio – ha concluso il presidente Ucei - guardiamo al futuro senza dimenticare il passato, anzi facciamo sì che il passato diventi oggetto di studio comune e quindi di arricchimento culturale e civile per tutti”.
E’ stata poi la volta del presidente Comunità ebraica di Napoli, Pierluigi Campagnano, che ha svolto un’appassionata relazione sulla storia, le vicende e le speranze degli ebrei nell’Italia meridionale.
“Non sono tempi – ha quindi ammonito il presidente della Regione Puglia Vendola - ben disposti nei confronti della conoscenza della diversità, sono tempi in cui paiono tornare i fantasmi dell’intolleranza. Dobbiamo sempre sentirci in trincea. Noi abbiamo costruito il treno della Memoria, dettato per noi stessi l’agenda del dovere della memoria. Perché la Shoah non è alle nostre spalle, è sulle nostre spalle. Oggi – ha annunciato il governatore - inizia un altro percorso. Siamo nella condizione di porci in positivo molte domande. Chi è l’ebreo, che cos’è l’ebraismo. Per la regione Puglia quella che comincia oggi è una scelta politica. Certo, siamo piccoli nel Mediterraneo, ma non vogliamo restare inerti. Noi vogliamo essere fra i figli di Abramo coloro che tentano di rinnovare il Patto di pace e camminare su due gambe, quella che ci tiene in un passato fatto anche di sofferenze e quella che corre verso il futuro. Il Mediterraneo – ha concluso Vendola – deve smettere di essere retorica e diventare il mare su cui l’umanità rinnova una scommessa di pace”.
Anche l’assessore al Mediterraneo della Regione, Puglia Silvia Godelli, ha sottolineato l’importanza del percorso che sta cominciando. “Vorremmo riappropriarci dell’intero universo simbolico prima ancora che religioso. La Puglia è stata destinata a incontrare il mondo ebraico dopo la distruzione del Tempio e ha continuato a incontrarlo. Le radici del Mediterraneo non sono solo una cartolina, ma anche vitalità e prospettiva. L’ebraismo italiano parte della società, ma anche elemento di ricchezza e di diversità.
“Quello che stiamo rivivendo oggi – ha aggiunto l’editore Alessandro Laterza - è un pezzo della nostra storia. Abbiamo il diritto e il dovere di conoscerlo. E non sono più soddisfatto di parlare solo di Shoah. Credo che sia importante parlare di cultura viva”.
“La memoria – ha aggiunto lo scrittore Stefano Levi Della Torre - non deve espandersi come cultura della morte. C’è piuttosto l’esigenza di dare risposte positive. Dobbiamo tornare a conoscere le globalizzazioni culturali nel Mediterraneo. Gli ebrei del Mediterraneo sono stati traduttori anche sotto il profilo metaforico, hanno dimostrato di voler parlare agli altri”.
“L’Europa – ha detto David Meghnagi, psicanalista e docente dell'università di Roma - è smemorata e affida agli ebrei il compito di ricordare per conto degli altri. Ma la nostra è una cultura della vita. Che ha favorito un grande processo di sprovincializzazione anche attraverso il salvataggio della varietà delle lingue”.
“L’ebraismo .- ha concluso il direttore del dipartimento Educazione e cultura, Roberto Della Rocca - sollecita innumerevoli definizioni, ma finisce per non adattarsi a nessuna. L’identità ebraica indefinibile e polivalente. Siamo un popolo che ha perso il suo centro geografico e che ha trovato nella memoria nel tempo la sua centralità. E siamo un’identità in movimento”.
g.v.

venerdì 22 agosto 2008

Nomi del "ghetto"

In italiano, al giorno d'oggi, il quartiere dove vivevano storicamente gli ebrei segregati viene generalmente chiamato "Ghetto", e "Quartiere ebraico" viene invece chiamato genericamente la zona di una città in cui vivono o vivevano gli ebrei o una parte di loro, indipendentemente dalla segregazione (così a Roma la zona del Portico d'Ottavia viene chiamato "Ghetto" o "Quartiere ebraico", mentre gli ebrei parlano semplicemente di "Piazza"; a New York, dove non è mai esistita la segregazione, si parla semplicemente di "Quartiere ebraico").
In Calabria e nel Sud, invece, si ha una denominazione più variata, che in parte corrisponde a quella che è stata anche in altre parti d'Italia.
Prima di presentare questi nomi, è il caso di fare una breve annotazione.
Il raggruppamento degli ebrei (o di molti di loro) in una stessa zona di una città, solo raramente (prima dell'istituzione di ghetti "ufficiali", che nelle nostre parti non sono mai esistiti perché sorti dopo che gli ebrei erano stati cacciati) gli ebrei vivevano segregati per una imposizione delle autorità: per lo più era una loro scelta, per vivere alla loro maniera tra di loro e coltivare i loro interessi sociali, intorno alla sinagoga; certo a volte non mancava la componente del timore di azioni antisemitiche, per cui tutto questo li portava spontaneamente a raccogliersi in una stessa zona della città in cui abitavano.

Judeca (con le infinite varianti Giudecca, Yudeca, Judea, ecc.) - era il nome più diffuso, che ancora oggi appartiene a strade e quartieri delle nostre città e nei nostri paesi. Questo nome generalmente indicava solo una strada, sui cui due lati si affacciavano case abitate da ebrei, e solo in pochi casi (dove più numerosi erano gli ebrei) indicavano più di una strada e/o una piazza.
Bisogna fare un'annotazione: non tutte le "Judeca" indicano necessariamente una zona abitata da ebrei. In quanto "diversi", gli ebrei venivano considerati sporchi (a dispetto delle numerose norme igieniche che dovevano osservare!) e comunque inferiori, per cui a volte questo nome è stato dato a zone abitate da miserabili o adibite a discariche o a lavori sporchi e umili, quasi come sinonimo di "stalla, porcile". Solo una presenza documentata di ebrei in zone che portano questo nome è prova di un loro insediamento, il solo nome non è sufficiente.
Oltre a questo significato "topografico", questo termine aveva anche il significato (per lo più come sintesi di "Università Giudaica", in cui "Università" indica un insieme di persone) di "Comunità"; addirittura in alcuni antichi registri viene chiamata "Judeca" anche una sola famiglia, se era l'unica ebraica della città.

Paganìa (o anche Vicolo Pagano, Via Pagana, e simili) - è un nome presente in un certo numero di paesi, e fa riferimento ovviamente al loro non essere cristiani, per cui (dimenticando che i cristiani avevano avuto proprio da loro il Dio che adoravano!) non potevano che essere dei pagani. Pagano è anche un cognome piuttosto diffuso, che, almeno in alcuni casi, trae origine da un antenato ebreo.

Cafaro (o Cafarone) - è nome tipicamente calabrese, sebbene non molto diffuso. Nella tradizione popolare viene fatto derivare da Cafarnao, città della Terra Santa, quindi con riferimento alla provenienza dei suoi abitanti; in realtà ha origine dal termine arabo "kafir" (plurale "kafirun"), propriamente "ingrato" e quindi "apostata", genericamente "infedele, miscredente". Ha quindi lo stesso senso di "pagano", visto prima, e come in quel caso, anche Cafaro è un cognome (meno comune) che può aver tratto origine da un antenato ebreo, o in qualche caso musulmano.

Ghetto - per quanto spiegato prima, è un nome del tutto assente dalle nostre parti, se non nelle forme "Gattarello, Ghetterello" o "Gatticello, Ghetticello", che qualcuno a volte attribuisce ad una zona abitata da ebrei, che (a posteriori?) ebbe questo nome. Sinceramente non ne sono molto convinto, o quanto meno credo che questo possa essere avvenuto solo in un limitatissimo numero di casi, essendo questo toponimo estremamente diffuso, troppo (a mio parere) per indicare ogni volta un luogo abitato da ebrei, almeno in mancanza di altri elementi a conforto dell'ipotesi.

Bisogna aggiungere che esistono anche altre denominazioni, più o meno isolate. Come esempi, cito l'Ebraikè (con termine greco), forse odierna Judari, che viene citata in un documento del 125o, il Brebion della Metropoli di Reggio, tra Stignano e Camini; inoltre a Caulonia Marina esiste una Via Iudica, questo nome in Sicilia fa riferimento proprio a strade abitate da ebrei, ma dubito che questo sia il caso, probabilmente si tratta di un cognome.