Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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mercoledì 24 settembre 2008

1000!

Permettetemi un post un po' egocentrico.
Questo mese il blog ha raggiunto è superato i 1000 contatti!
Ovviamente è pochissimo, è un numero quasi ridicolo, considerati i grandi numeri di internet e che molti di questi contatti sono casuali e durano pochissimi secondi.
Ma considerando l'interesse piuttosto ristretto dell'argomento (pochi sono i calabresi, pochi gli ebrei, e pochissimi i calabresi interessati all'ebraismo!), mi ritengo più che soddisfatto, confidando nell'aiuto dei lettori per poter sempre migliorare, e dichiarandomi grato a tutti quelli che mi hanno contattato per approfondire qualche aspetto di questa materia o per darmi suggerimenti.
In questi ultimi giorni ho un po' rallentato l'impegno, sia perché ho aperto un nuovo blog, sia perché man mano che passa il tempo mi rendo sempre più conto del bisogno di approfondire e verificare ciò che pubblico.
Ma vi assicuro che non è facile: le notizie su ebraismo e Calabria sono tutto sommato così scarse (in realtà non mancano scritti e pubblicazioni, non ché notizie su internet: ma non tutto è degno di attenzione, e quello che lo è spesso richiede tale e tanto approfondimento...) e complesse, che a volte per fare 10 righe ci impiego giorni e giorni.
Confido quindi sulla vostra pazienza, e come ho fatto spesso apprezzo e accetto qualsiasi consiglio, suggerimento e critica: anche le più distruttive mi possono fornire nuovi elementi di riflessione!

Benevento: L'Italia ai tempi delle leggi razziali

22 settembre 2008
Si è svolto il Simposio sul tema:
«L'Italia ai tempi delle leggi razziali ebrei,
'Giusti tra le Nazioni', campi di concentramento».

Comunicato stampa n. 187 del 19 settembre 2008

Gli italiani si sono distinti dai tedeschi nell'epoca della mostruosa persecuzione nazi-fascista degli Ebrei. Lo dimostra l'elevatissimo numero di ebrei italiani che si salvarono dalle persecuzioni.

E' quanto emerso questa sera, nel Museo del Sannio - Auditorium "G. Vergineo" - di Benevento, dove si è tenuto il Simposio sul tema: «L'Italia ai tempi delle leggi razziali ebrei, 'Giusti tra le Nazioni', campi di concentramento», promosso dalla Provincia e dal Comune di Benevento, su proposta e con la cooperazione della Associazione Futuridea.
Le relazioni e gli interventi dei sopravvissuti hanno portato ad una sola conclusione: gli italiani generalmente devono essere ringraziati per la loro generosità nei confronti degli Ebrei durante la Secondo Guerra Mondiale anche se dovevano applicare le leggi razziali. Molti, infatti, quelle leggi non le applicarono affatto ed anzi aiutarono gli Ebrei come poterono. Anche i rappresentanti delle Autorità costituite italiane lo fecero.
Questa verità è emersa in particolare dalla testimonianza della sopravvissuta di origine ungherese Edith Birns. Deportata con tutta la sua famiglia ad Auschwitz all'età di sei anni nel 1944, sopravvissuta, unica tra i suoi familiari, alle violenze di ogni genere, dopo la liberazione del Campo nel 1945 e dopo una serie di rocamboleschi eventi, giunse infine negli Stati Uniti dove, dopo anni, conobbe e sposò un ebreo sopravvissuto al Campo italiano di Ferramonti in Calabria: ebbene, ella scoprì che il trattamento ricevuto da suo marito in quel luogo di restrizione non era assolutamente paragonabile al suo, tale fu l'umanità del trattamento. Lo storico di origini sannite, Vincent Marmorale, a tale proposito, ha ricordato che le prime conclusioni di un documentario che sta curando per registrare le testimonianze dei sopravvissuti ai Campi, dimostra innanzi tutto che quelle stesse testimonianze non sarebbero state possibili se i sopravvissuti non fossero stati internati in Italia: solo grazie agli italiani quelle persone si sono salvate dalla morte certa che avrebbero patita per mano germanica. Questa pagine della storia italiana ed europea - ha commentato Marmorale - è poco conosciuta: il Simposio serve a farla conoscere meglio. Qui a Benevento - ha detto poi Marmorale - avete avuto una luce sotto un tempo terribile: era Giovanni Palatucci, il vice questore che, dopo aver studiato nel capoluogo sannita, salvò migliaia di ebrei dalle persecuzioni . Palatucci conosceva il valore dell'essere umano e aveva il coraggio di seguire il proprio cuore. E' oggi un simbolo per gli ebrei italiani, e per tutto il mondo. È molto importante per i giovani sapere che in Italia c'è stata un'epoca terribile, ma anche una speranza di luce: ha concluso Mormorale.
Altri testimoni hanno raccontato altre vicende quasi incredibili: ebrei tedeschi furono espulsi dalla Germania, ma furono accolti in Italia ed autorizzati addirittura a sposarsi tra loro, pur se costretti nel Campo di Ferramonti oppure confinati in paesini montagnosi come Muro Lucano.
I lavori del Simposio sono stati introdotti dall'assessore provinciale alla cultura Carlo Falato. Questi ha ricordato i rapporti di tolleranza ed accoglienza che Benevento aveva riservato alla minoranza ebraica
fino alla fine dell'epoca rinascimentale e gli sforzi perseguiti dalla provincia di benevento in tempi recenti riannodare i rapporti con la comunità ebraica e lo Stato di Israele.
Italo Palombi, assessore del Comune di Benevento in rappresentanza del sindaco Pepe, ha ricordato che Benevento è una città accogliente e tale deve restare e ancora oggi deve avere il coraggio di rifiutare ogni forma di razzismo accettando la diversità di religione e delle idee sapendo che l'uomo riesce a sopravvivere se riesce a stare in pace con l'altro. Quindi oggi le Istituzioni - ha aggiunto Palombi - devono svolgere un grande ruolo di accoglienza anche rispetto a tanti che emigranti da altri paesi vengono qui per costruire un proprio futuro. Esistono gli uomini, non una razza superiore alle altre: e tutti devono esser e rispettati nella propria vita.
Il sindaco di Paduli, cittadina d'origine del prof. Mormorale, ha affermato che i sopravvissuti dei Campi di concentramento presenti al Simposio rappresentano i valori di civiltà. Oggi più di ieri - ha concluso De Gennaro - bisogna ricordare il grande dramma della Shoah: le relazioni ra i popoli sono molto tesi soprattutto per l'intolleranza razziale e religiosa. Occorre lavorare per l'unità dei popoli nella diversità.
Il presidente della Associazione Futuridea ed ex presidente della Provincia Carmine Nardone ha definito il Simposio una testimonianza di straordinario valore non solo storico ma anche umano e di forte impatto. Egli ha quindi proposto di dare sistemazione definitiva al materiale storico raccolto in questa occasione e negli anni precedenti anche per aiutare chi non ha avuto la forza in questi anni di parlarne. La pubblicazione degli atti del Simposio - ha concluso Nardone - darà ancora maggiore valore all'impegno delle Istituzioni pubbliche sannite.

Rosh haShanah a Trani

Comunità Ebraica di Napoli - Sezione di Trani
segretariato via dell’Industria 93 – 70051 Barletta
tel/fax 0883950639 cell 3402381725



Da lunedi sera 29 settembre
al tramonto di mercoledi 1° ottobre
gli Ebrei festeggiano Rosh haShanà,
il Capodanno dell'anno ebraico 5769.
A Trani le Tefilloth (preghiere) del Capodanno
si terranno nella Sinagoga Scolanova
a partire da lunedi sera alle 18:43

Rosh haShanà è il Capodanno ebraico e cade il primo e secondo giorno del mese ebraico di Tishrì.
Rosh haShanà ricorda la creazione del mondo, dell’uomo e il giudizio divino (Yom Haddim) che si compirà nel giorno di Kippùr attraverso la teshuvà (il ritorno sincero a Dio e ai precetti della Sua Legge) nei 10 giorni tra Rosh haShanà e Kippùr.
Queste due ricorrenze istituite dalla Torà vengono definite yamim Noraim (giorni terribili) in quanto legate al giudizio divino.
A Capodanno è mitzvà (precetto) ascoltare il suono dello shofàr, il corno d'ariete o di montone dall'inconfondibile timbro.
Lo shofàr emette una sequenza di suoni che, nel loro vibrare sommesso, singhiozzante e imponente (tekià e teruà) seguono lo stesso percorso di teshuvà (ricordo del peccato, dolore, pentimento, fiducia nella misericordia divina).
I versi della preghiera Unthannè toqef esprimono la potenza di Dio che in questo giorno iscrive le anime nel Libro della Vita.
Rosh haShanà è Yom Tov ossia giorno di festa in cui bisogna mangiare e bere.
Nel pomeriggio, presso il porto di Trani, si svolgerà la cerimonia del Tashlik che consiste nel gettare una pietra in riva al mare o in fiume o in un pozzo.
Inoltre si usa rivoltare simbolicamente le tasche per liberarsi degli errori passati, così come è scritto in Michea: getterai (tashlìkh) le loro colpe negli abissi del mare.
Le tefilloth (preghiere) di Rosh haShana saranno tenute nella Sinagoga Scolanova dal morè Michele De Prisco.
Al termine delle preghiere di lunedi sera, presso il ristorante Da Miana saranno impartite le berachoth (benedizioni) sui frutti tipici della tradizione ebraica italiana: zucche, porri, biete, melograni, ecc.
Inoltre si intinge un spicchio di mela nel miele formulando l’augurio di un anno piacevole.
Rosh haShana si protrae per tutto martedi 30 settembre e mercoledi 1° ottobre.

!!!שנה טובה ומתוקה

Shanà Tovà u-metukà!!!

martedì 23 settembre 2008

Musica: Israele - Salonicco, una storia italiana

Di recente avevo parlato dei calabresi a Salonicco, e degli italiani in generale.
Ora leggo su un'agenzia di questo evento svoltosi a Tel Aviv: non riguarda la Calabria, ma mi sembra ugualmente interessante.


A Tel Aviv un progetto internazionale strutturato in due parti

(ANSA) - Tel Aviv, 23 settembre - Prima che nel 1939 il mondo si incendiasse, Salonicco era nota come la 'Gerusalemme dei Balcani'. Su 120.000 abitanti, contava 55.000 ebrei, di cui molti di origine e nazionalita' italiane. Appena quattro anni piu' tardi, la piu' grande e prosperosa comunita' sefardita in Europa non esisteva quasi piu'. Quel 'quasi' lo si deve soprattutto a due consoli italiani, Guelfo Zamboni e Giuseppe Castruccio, che con coraggio salvarono la vita di centinaia di ebrei.
Da questo episodio un ex ambasciatore italiano in Israele, Gianpaolo Cavarai, e il giornalista del Corriere della Sera, Antonio Ferrari, hanno ideato un progetto internazionale, strutturato in due parti e questa sera in scena all'Auditorio dell'Universita' di Tel Aviv: 'Salonicco 43' e 'l'Oro delle ceneri'. Il primo e' una drammatizzazione dei documenti dell'archivio del consolato generale d'Italia nella citta' greca, adattata e diretta da Ferdinando Ceriani, con i canti e musiche dal vivo della cantante Evelina Megnagi, sequenze filmiche e testimonianze sonore dei sopravvissuti.
'L'Oro delle ceneri', poema sinfonico del maestro Dov Seltzer - noto per aver composto un 'Requiem per Rabin' all' indomani dell'assassinio dello statista -, trascrive in chiave sinfonica canzoni e romanze spagnole dei sefarditi nel '500.
Cavarai e Ferrari, spiega una nota dell'Ambasciata d'Italia in Israele e dell'Istituto di Cultura Italiano a Tel Aviv, hanno tratto impulso a narrare quei drammatici avvenimenti dopo contatti tenuti con lo storico israeliano di origine italiana Daniel Carpi, ora defunto, studioso dell'Olocausto in Grecia e professore emerito dell'Universita' di Tel Aviv.
All'evento, fra numerose personalita' intervenute, anche l'ex presidente israeliano Itzahak Navon e l'ambasciatore d'Italia Luigi Mattiolo, accompagnato dalla direttrice dell'Istituto italiano di Cultura Simonetta Della Seta.

Xenodokìa: un nuovo blog

Oggi ho inaugurato un nuovo blog: Xenodokìa.
Tratterà delle minoranze etniche, religiose e linguistiche presenti in Calabria attualmente, con anche qualche excursus sui popoli che vi furono presenti in passato, escluso (salvo qualche possibile eccezione) l'ebraismo, al quale è dedicato questo blog
.
Con il mio interesse per l'ebraismo, era inevitabile che prima o poi allargassi i miei interessi agli altri popoli che sono presenti o sono stati in passato in Calabria.
Si tratta di un tentativo, non so se riuscirò a seguire anche questo tema, che pure mi interessa moltissimo: spero di riuscirlo a fare, e spero nella vostra benevolenza e in qualche rapida occhiata.
Ancor più gradita sarebbe una eventuale collaborazione, o quanto meno invio di informazioni o consigli, suggerimenti e, soprattutto critiche, che sono sempre costruttive.


Xenos è in greco lo straniero, l'ospite, ed a sua volta l'italiano "ospite" indica colui che accoglie e colui che è accolto.
XENODOKÌA è l'accoglienza dell'0spite/straniero.
La Calabria nel corso dei secoli è stata meta di moltissimi popoli a volte ospiti, a volta ostili, diversi per tradizioni, lingue e religiosi: greci, latini, arabi, ebrei, normanni, albanesi, spagnoli, occitanici, slavi, armeni e altri ancora.
Di quel che rimane di questi flussi e influssi, della loro storia, della loro cultura e della loro attualità vuole occuparsi questo blog, senza ignorare le nuove immigrazioni.

venerdì 19 settembre 2008

Vital, una famiglia di sapienti

Precedentemente ho parlato (e mi riprometto di farlo più ampiamente, come merita) di Chaim Vital, ed ho accennato ai membri della sua famiglia, di alcuni dei quali, i più celebri, tratto ora più ampiamente.
Mi scuso se, a causa del mio inglese non perfetto, ho commesso qualche errore di traduzione, in quanto i dati sono presi essenzialmente dalla Encyclopaedia Judaica nella versione inglese.


YOSEF VITAL
Noto soprattutto come sofer (scrittore) di pergamene di tefillin (filatteri), nato in Calabria, fiorì nei secc. XV-VI. A causa della precisione nel suo lavoro, fu molto apprezzato, e i suoi manufatti erano conosciuti in tutto il mondo come “tefillin del Rav calabrese”. Fu anche autore di responsa sull'arte della scrittura dei tefillin, che sono spesso menzionati nei responsa di Menahem Azariah da Fano (§ 38 e passim).

Di lui, Chaim, in Sefer ha Gilgulim, 87b, scrisse:
"Mio padre, il mio Maestro, proviene dalla radice del rabbino Meir, e la nefesh (anima) di Rav Yeshvav lo Scriba fu in lui. Egli poteva essere un Saggio grande e brillante come Rabbi Meir, se non fosse stato per un peccato da lui commesso in una precedente reincarnazione, e cioè che, udendo umiliare un Talmid Chacham (Studioso sapiente), non protestò".

Il nipote Samuel, figlio di Chaim, invece ne scrive in Hahagahot le Shaar ha Gilgulim, 38:
"Essendo Rabbi Meir un grande scriba nella sua generazione, come è noto dalla Mishna (Avot de Rabbi Natan, Gittin 67a), anche mio nonno Rabbi Yosef fu un grande scriba, con conoscenza e talento. Il grande Rabbi Arizal (Isaac Luria) disse a mio padre, il mio Maestro, che metà del mondo si sosteneva per i meriti di mio nonno, attraverso i Tefillin Kosher (filatteri puri) che egli faceva".

Un'altra citazione:
"Il padre di Rabbi Chaim, Rabbi Yosef, era famoso come uno scriba esperto, i cui tefillin erano molto ricercati, essendo scritti in santità e purezza, e con particolare intenzioni kabbalistiche.
Rabbi Yosef Caro disse a nome del suo maggid (un insegnante angelico) che la metà del mondo esisteva in virtù del rabbino dei tefillin di Yosef Vital".

Interessanti sono le affermazioni del "Sefer ha-Gilgulim" (di Chaim Vital) sulle anime di alcuni contemporanei di Isaac Luria: "l'anima [ ... ] di Yosef Vital, era una scintilla dell'anima di Esdra".

MOSHE VITAL
Rabbino a Safed; fratello minore di Chaim Vital; morì a metà del XVII secolo. Come Chaim, fu un grande cabbalista, e oltre alle leggende che lo associano al fratello e al profeta Elia, si riporta una tradizione secondo la quale avrebbe previsto la carestia che infuriò a Safed nel 1632.
Ancora nel Sefer ha-Gilgulim, Chaim Vital afferma che, a causa di qualche peccato che la sua anima aveva commesso in una reincarnazione precedente, Moshe Vital non era in grado di acquisire una perfetta conoscenza della cabala (immagino si riferisca a lui, e non a suo pronipote, di cui si parla in seguito).

SHEMUEL BEN CHAIM VITAL
Cabbalista, figlio di Chaim, nacque a Damasco nella seconda metà del sedicesimo secolo, e morì in Egitto a metà del secolo successivo.
Ancora giovane, sposò con una figlia di Isaia Pinto, rabbino di Damasco.
La povertà lo costrinse a emigrare in Egitto, dove, per l'influenza di importanti personaggi, fu posto a capo della società cabbalistica Tikkunè ha-Teshuvah.
Dopo un breve soggiorno, si recò a Safed, dove istruì nella cabala il medico Joseph Zemah. In seguito tornò in Egitto, dove morì.
Samuel Vital fu autore sia di opere cabbalistiche che rabbiniche.
Tra le prime è notevole lo Shemonah She'arim, un'introduzione alla cabala, poi incorporata nell’Etz Hayyim (Zolkiev, 1772; Korzec, 1785).
Tra i suoi scritti non pubblicati si possono citare il Sefer Toze'ot Chayyim, un commento sulla Bibbia, e il Sefer Ta'alumot Chokmah, sulla cabala.

MOSHE VITAL
Figlio di Samuel ben Chaim Vital; rabbino in Egitto durante l'ultima parte del XVII e all'inizio del XVIII secolo.
Fu un noto talmudista e cabbalista,, ma la sola parte delle sue opere che sono state conservate è un responsum contenuto nella raccolta di Abraham ha-Levi intitolata Ginnat Weradim.

giovedì 18 settembre 2008

Benevento: simposio sulla Shoah

Da Il Quaderno
Benevento: venerdì al Museo del Sannio simposio sulla Shoah promosso da Provincia e Comune

Venerdì 19 settembre alle 17, presso il Museo del Sannio - Auditorium “G. Vergineo” in piazza Matteotti a Benevento è in programma il Simposio sul tema: «L’Italia ai tempi delle leggi razziali ebrei, “Giusti tra le Nazioni”, Campi di Concentramento», promosso dalla Provincia e dal Comune di Benevento, su proposta e con la cooperazione dell’ Associazione Futuridea.
Il programma prevede i saluti di Fausto Pepe, sindaco di Benevento, Giovanni De Gennaro, sindaco di Paduli; la relazione di Vincent Marmorale, storico, presidente della Commissione Consiliare dello Stato di New York per gli Studi Sociali e i Diritti Umani; la riflessione di Carmine Nardone, già presidente della Provincia di Benevento; le testimonianze di: Edith Birns, Gerda Ruth Mammon, Ursula M. Selig, Max Kempin, Walter Kleinman, Ruth Tobias, Eva Ruth Rosenfeld, sopravvissuti ai Campi di Concentramento. Conclusioni affidate ad Aniello Cimitile, presidente della Provincia di Benevento.
“L’iniziativa - si legge in una nota della Rocca dei Rettori - nasce nel contesto delle politiche di internazionalizzazione della Provincia, finalizzate al miglioramento ed all’incremento degli scambi commerciali con l’estero, nonché di recupero di rapporti culturali con le comunità di italiani all’estero. In tale contesto, particolare cura è stata dedicata ai rapporti con le Comunità ebraiche all’estero, a ragione dell'antica presenza nel capoluogo di un ghetto ebraico e della circostanza della permanenza in Benevento, quale studente del Liceo Classico “P. Giannone” di Giovanni Palatucci, successivamente divenuto Vice Questore del Regno d’Italia, che salvò un migliaio di ebrei dalle persecuzioni nazi-fasciste, sacrificando, per questo nobile gesto, la vita per mano germanica ed ottenendo, alla memoria, l’alto riconoscimento di “Giusto fra le Nazioni” dallo Stato di Israele.
La Provincia di Benevento intese negli anni scorsi: 1) rendere omaggio a Palatucci partecipando alla intitolazione dell’Aula Magna del Liceo Classico “Pietro Giannone” di Benevento, voluto dal Corpo docente e dalla dirigente scolastica Maria Felicia Crisci; 2) installare nella Corte della Rocca dei Rettori il monumento “Memoria è” del maestro Salvatore Paladino per ricordare l’Olocausto del; 3) premiare con il “il Gladiatore sannita”, lo studioso Vincent Marmorale, originario di Paduli, comune distante pochi chilometri dal capoluogo del Sannio, ma residente negli Stati Uniti da anni, il quale studia da anni l’Olocausto ed, in particolare, le persecuzioni razziali in Italia".
Proprio Marmorale aveva in progetto di effettuare una visita di studio, un “Viaggio nella Memoria”, da parte di una Comunità ebraica in USA, discendente da famiglie ebraiche italiane, espulse dal nostro Paese ai tempi delle discriminazioni razziali, e il presidente Cimitile inviò un formale invito in tal senso allo stesso Mormorale per rendere omaggio, scrisse Cimitile, “alle toccanti iniziative organizzate per ricordare l’Olocausto, tutte le vittime della follia nazista e quanti in quei giorni tristissimi, eroicamente, rischiarono la propria vita per salvare migliaia di Ebrei dai Campi di Sterminio in Italia e in Germania”.
La delegazione ebraica verrà ricevuta in questi giorni dal Santo Padre, quindi visiterà Benevento ed, infine, il campo di concentramento di Ferramonti nel Comune di Tarsia, in Calabria, il più grande d’Italia, costruito a partire dal 1940, capace di ospitare anche duemila perseguitati.

Giornate europee del Patrimonio

Sabato 27 e domenica 28 settembre si svolgono le Giornate europee del Patrimonio.
Nel Meridione ci sono quattro appuntamenti che interessano il mondo dell'ebraismo.
Per tutti gli eventi, consultare il sito del Ministero dei beni culturali.

CALABRIA

REGGIO CALABRIA
I Giudei a Reggio Calabria. Storia di una convivenza sociale ed economica

Conferenza ripercorre le tappe di una significativa presenza attraverso documenti e sopravvivenze etnoantropologiche. Relatore Francesco Avillotta
27 SET. h. 17.30
Palazzo San Giorgio - Piazza Italia

Dalla presentazione di Roberto Cecchi, Direttore Regionale ad interim per i Beni culturali e paesaggistici della Calabria
La storia millenaria della Calabria, punta avanzata della penisola italiana nel Mediterraneo, costituisce forse un esempio tra i più significativi di quell’integrazione e stratificazione culturale ed etnica realizzatasi lungo il corso di parecchi secoli fra popoli ed etnie diverse.
Una tra le presenze più significative in Calabria fu certamente quella degli ebrei, una presenza spesso tormentata di ombre e di luci, e la cui valenza ed influenza è possibile tutt’oggi cogliere nel sopravvivere di toponimi, nonché in molteplici aspetti della vita sociale ed economica della nostra Regione.
Si è ritenuto pertanto confacente organizzare, da parte della Direzione Regionale, in quest’anno 2008, Anno Europeo del Dialogo Interculturale, una conferenza nella città di Reggio Calabria utile a mettere in luce il senso di tale antica presenza nella vita culturale ed economica della città dello Stretto.
Miriam Meghnagi
BASILICATA

POTENZA
“Da Tripoli a Gerusalemme” di e con Miriam Meghnagi
Miriam Meghnagi racconta la sua storia: nata a Tripoli da antica famiglia ebraica, svolge ricerca sul patrimonio musicale ebraico di cui è una delle principali interpreti vocali. Il suo repertorio, continuamente arricchito da ricerche sul campo e da originali elaborazioni e composizioni, abbraccia l’insieme delle tradizioni ebraiche e mediterranee in varie lingue e dialetti (ebraico, arabo, ladino, judezmo, yiddish, bajitto, ecc.).
28 SET. _ 19.30
Museo archeologico nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu” - Via Andrea Serrao, 11 - Palazzo Loffredo

Affresco dalle catacombe ebraiche di Venosa

VENOSA
Visita guidata: Museo archeologico nazionale, Parco archeologico, Catacombe ebraiche di Venosa

Il Museo è ubicato all’interno del Castello aragonese, ospita reperti provenienti dal sito paleolitico di Notarchirico e dalla colonia latina di Venusia. È suddiviso in cinque sezioni: fase preromana, fase della romanizzazione, dalla fine della repubblica all’età augustea, età imperiale, dal tardo impero al IX secolo. Il Parco archeologico conserva le antiche memorie di un centro che vive ancora oggi con i suoi magnifici monumenti: l’anfiteatro, le terme, la domus, il complesso della SS. Trinità. Infine le Catacombe, site in loc. “La Maddalena”, costituiscono una preziosa e monumentale testimonianza per comprendere le pratiche religiose e funerarie dell’ultimo periodo dell’epoca imperiale romana e dell’epoca tardo antica in Italia Meridionale. Contribuiscono a farci conoscere la presenza di una fiorente comunità ebraica integrata nella cittadinanza venosina tra IV e IX secolo d.C.
27-28 SET. _ 9.00-20.00
Museo archeologico nazionale di Venosa
Piazza Castello - Castello Pirro del Balzo

CAMPANIA

NAPOLI
Mudim (Museo didattico multimediale dell’Istituto campano per la storia della Resistenza, dell’antifascismo e dell’età contemporanea “Vera Lombardi”): Visita guidata
L’istituto ha in esposizione diverse mostre permanenti e per l’occasione organizza su richiesta visite guidate e proiezioni. Le mostre sono:
- L’ebreo come diverso.
- L’antisemitismo in Italia, a cura dell’ICSR (16 grandi pannelli).
- Vento da Sud. Luglio 1943 - giugno 1944, a cura del Liceo Scientifico “A. Labriola”, e realizzata dalla rete “L’Italia liberata” (14 pannelli e 4 gigantografie).
- Gli anni della transizione.
- Dal fascismo alla democrazia, dalla monarchia alla repubblica (1943-1948), a cura dell’Archivio di Stato di Napoli (12 pannelli).
- 1946: la nascita della Repubblica, a cura dell’ICSR (39 pannelli con manifesti, volantini e giornali originali).
- Dal fascismo alla Liberazione tra arte e storia, a cura dell’ICSR (10 disegni di Raffele Lippi e 30 pannelli con foto, giornali e documenti di Archivio e Biblioteca.
27-28 SET. _ 9.00-13.00
Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi” - Via Costantino, 25

mercoledì 17 settembre 2008

Calabresi in diaspora: spigolature

Anche questo post, come il precedente si basa sui testi di Fabrizio Lelli, L’influenza dell’ebraismo italiano meridionale sul culto e sulle tradizioni linguistico-letterarie delle comunità greche, in AISG (Associazione italiana di studio del giudaismo): Materia giudaica, Anno XI/1-2 (2006): Atti del XIX Convegno Internazionale dell'AISG, L'ebraismo dell'Italia meridionale nel contesto mediterraneo. Nuovi contributi. Siracusa 25-27 settembre 2005, a cura di Mauro Perani, pp. 201-216 e di Attilio Milano, Storia degli ebrei italiani nel Levante, Firenze, Israel, 1949.

MANOSCRITTI
Indubbiamente l'esponente più prestigioso tra gli ebrei calabresi (o i loro discendenti) cacciati dagli spagnoli, è Chaim Vital, che appartenne a una famiglia di studiosi della quale presto darò maggiori ragguagli.
Suo padre, Yosef ben Hayyim Vital, copiò ad Arta, nel 1528 un Mahazor (libro rituale) di rito romaniota (cioè greco), seppure, a parere di autorevoli studiosi, contenga anche elementi di rito italiano. Il codice, arricchito da pregevoli decorazioni, è l’attuale Ms. Paris, Bibliothèque nationale de France, hébr. 616.
Un Mahazor qalabrezi conservato in un manoscritto della collezione di Yehoshua' Heschel Schorr parla Y. Ben Ya‘aqov, Osar ha-sefarim, Vilna 1880, n. 959, di cui scrive che e’ “antichissimo”. Poiché Heschel Schorr acquistò numerosi codici dalla collezione Reggio, il codice potrebbe corrispondere al Ms. Reggio 63, attualmente conservato presso la Bodleian Library di Oxford (= Neubauer, Catalogue, n. 1081), di cui Sermoneta, La liturgia degli ebrei siciliani, p. 157, nota 53, scrive: “Il Ms. Oxford, Bodleian 1081 contiene un Mahazor secondo il rito calabrese”. Sermoneta, ibidem, osserva anche che “Un altro Mahazor è descritto da Y.L Weinberg. A questi codici si devono aggiungere i Mss. Parma, Biblioteca Palatina, De Rossi 89 e 435, provenienti entrambi dall’Italia del Sud”. Neubauer, Catalogue, p. 270, a proposito del Ms. Reggio 63, parla di “Greek Rite (Calabria and Corfu)” e osserva le affinità del contenuto del codice con quello del Ms. Bodleian Library, Neubauer 1092: i due testimoni conterrebbero materiali liturgici analoghi a quelli del minhag corfiota, ma, diversamente dagli altri manoscritti in grafia romaniota di questo rito, essi sono vergati in grafia sefardita.

COMPOSIZIONE SOCIALE
Diversamente dalle comunità di rito italiano-romano, i cui membri erano per lo più mercanti, medici, giuristi, è interessante osservare che le sinagoghe siciliane, pugliesi e calabresi contavano per lo più marinai, pescatori, muratori, tavernieri, occupazioni tipiche degli ebrei dell’Italia meridionale prima dell’esilio.

ASSIMILAZIONI
In un primo tempo, le comunità italiane si mantennero piuttosto salde e la loro influenza fu tale che molti greci abbandonarono le loro tradizioni (al punto che il rito corfiota può ritenersi una silloge di tradizioni linguistico-religiose pugliesi, calabresi e siciliane) per unirsi a queste nuove comunità (e in qualche caso lo stesso fecero alcuni esuli dalla Spagna),
Ma già durante il XVI secolo le comunità siciliane, calabresi e pugliesi di Salonicco (e di altri luoghi) adottarono lingua e costumi sefarditi, pur mantenendo alcune usanze liturgiche proprie.

ANDIRIVIENI
Tra 1529 e 1532 Andrea Doria conquista le coste dell'Albania e della Grecia settentrionale, sotto il dominio turco. Molti ebrei, talora provenienti dall'Italia meridionale, furono prima saccheggiati e poi portati via come schiavi. In Sicilia ne furono messi in vendita 25, in Calabria 96, a Lecce 45, nel resto della Puglia cento, e cento a Napoli, all’infuori di altri alla spicciolata.
La giudecca di Napoli, da poco rinata e di nuovo alle soglie della definitiva liquidazione, si tassò per duemila ducati d’oro da usarsi per il riscatto, chiedendo aiuto a tutte le comunità italiane, e, non riuscendosi a raggiungere quanto occorreva, si rivolse anche agli ebrei di Tunisi.
Come risultato, nessuno degli ebrei di Patrasso, Lepanto, Corone e Valona rimase schiavo, ma, appena liberati, tornarono lì da dove erano stati deportati.
Ancora una volta, questi esuli devono affrontare l'esilio, il ritorno, la sofferenza.
VIGLIARULO
Domenico Vigliarulo, nato a Stilo nella seconda metà del XVI secolo, fu agli inizi del 1600 cosmografo (cartografo) di corte dell'Imperatore di Spagna; secondo alcuni studiosi, è possibile che fosse di origine ebraica, la cui famiglia, forzata alla conversione, fosse fuggita in Calabria, e da lì, tornato in Spagna, riassumesse l'originario cognome Villarroel.
Ma si tratta di una semplice ipotesi.

Ebrei calabresi in diaspora

Come "diaspora" (golah), qui intendo gli ebrei calabresi che si sparsero nei diversi paesi in seguito alle successive cacciate a cui furono soggetti; ovviamente è un termine improprio, in quanto qui sono inclusi anche quelli che in realtà fecero ritorno (aliyah) nella Terra dei Padri.
Le notizie, quando non indicato diversamente, sono tratte da:

(L) = Fabrizio Lelli, L’influenza dell’ebraismo italiano meridionale sul culto e sulle tradizioni linguistico-letterarie delle comunità greche, in AISG (Associazione italiana di studio del giudaismo): Materia giudaica, Anno XI/1-2 (2006): Atti del XIX Convegno Internazionale dell'AISG, L'ebraismo dell'Italia meridionale nel contesto mediterraneo. Nuovi contributi. Siracusa 25-27 settembre 2005, a cura di Mauro Perani, pp. 201-216
(M) = Attilio Milano, Storia degli ebrei italiani nel Levante, Firenze, Israel, 1949


Come premessa bisogna ricordare che furono tre le cacciate degli ebrei dal Meridione:
1) In seguito all'ondata antiebraica scatenata dalla discesa del francese Carlo VIII nel 1494, molti ebrei fuggono, e più numerosi saranno, quando, tornati gli Aragonesi, il 26 ottobre 1496 re Federico espelle gli ebrei dal Napoletano; in realtà il bando ebbe breve durata, e si ebbe, come a compensazione, un flusso di ebrei scacciati nel 1497 dal Portogallo.
2) Passato il Meridione alla Corona spagnola, Ferdinando il Cattolico pubblica il 31 dicembre 1510 un nuovo decreto di espulsione, che ordinava la partenza entro il 25 lugilo dell'anno successivo; sarà questo che segnerà realmente la fine delle comunità ebraiche, sebbene nel 1520, per le proteste delle popolazioni oppresse dai "banchieri cristiani" che avevano sostituito gli "usurai ebrei", Carlo V dovrà riammetterli; si tratterà, almeno per quanto riguarda la Calabria, di un rientro poco numeroso.
3) Il 31 ottobre 1541, in seguito ad un provvedimento del viceré Pietro Da Toledo, avviene l'ultima e definitiva cacciata dei non moltissimi ebrei che ancora si trovavano al Sud; dopo di questa data possiamo dire che ogni presenza ebraica che non sia sporadica e temporanea sia cessata in Calabria e nella maggior parte del Sud, fatte salve la comunità di Napoli rinata nell'800, la recentissima comunità pugliese, e la comunità di Palermo, estinta dopo le persecuzioni razziali fasciste e la seconda guerra mondiale.

Nell'esposizione seguirò un criterio geografico piuttosto che cronologico, e, nel testo, richiamerò con un numero tra parentesi le località segnalate nella cartina.

Secondo molti studiosi e secondo quanto dice Domenico Spanò Bolani in Storia di Reggio di Calabria da' tempi primitivi sino all'anno di Cristo, del 1857, il 25 luglio 1511 gli ebrei di Reggio (ed è da supporre che insieme a loro molti altri ebrei calabresi), fatto scalo a Messina si dirigono verso LIVORNO (1) e ROMA (2); sarebbe molto interessante (e importante) poter effettuare una ricerca negli archivi di queste due comunità per reperire notizie su questa emigrazione. A Roma si sa che esistette una Schola (sinagoga e quindi comunità) siciliana, alla quale è possibile che fossero aggregati anche i calabresi.

Ad ARTA (3) (in Grecia, nei pressi di Corfù), (M) nel primo decennio del Cinquecento troviamo la popolazione ebraica organizzata in quattro comunità distinte: quella di Corfù, che raccoglieva tutto l’elemento indigeno, quella di Puglia, - che da sola contava circa trenta famiglie – quella di Calabria, e quella di Sicilia; in breve la comunità corfiota scomparve: l'influenza degli italiani si fece numericamente così prevalente, e così prevalente la attrazione negli ebrei indigeni verso genti e modi di vita più raffinati, che pochi anni appresso i corfioti finirono per disperdersi in mezzo alle altre tre comunità, e principalmente nella pugliese.
Arta fu sede di un'accesa discussione tra le comunità italiane, ed all'interno di essa.
Nel 1570 (M) alcuni fedeli della comunità Sicilia ebbero da ridire sul loro rabbino Abraham Albilada, e si rivolsero per consiglio al rabbino della comunità Calabria, Menachem Del Medigo (probabilmente veneto, come altri rabbini di queste comunità), che consigliò di separarsi dalla comunità e dal rabbino. Albilada si rivolse per giustizia al tribunale ebraico di Salonicco e Del Medigo, forse spazientito per fatto, si trasferì nello stesso 1570 a Safed, che, come vedremo, fu meta di altri italiani tra cui alcuni calabresi.
Ma a sua volta, la comunità calabrese lamentava dei torti da parte di quella siciliana. (L) Il consiglio della comunità calabrese aveva decretato che nessuno potesse lasciare la comunità per andare a pregare in una delle altre sinagoghe. Ma invece una parte passò alla sinagoga siciliana e gli anziani della comunità calabrese si recarono dagli anziani di quella siciliana per convincerli a rifiutare di accogliere i dissidenti, senza però averne soddisfazione.

A CASTORIA (4) (sempre in Grecia, ma all'interno, verso il confine con le attuali Albania e Macedonia) (M) vi era il Tempio detto di Sicilia, che era il più importante, perché raccoglieva la maggioranza degli ebrei viventi a Castoria; fondato dai siciliani, accolse anche i pugliesi e i calabresi.

(M) Tra i saccheggi delle giudecche alla calata di Carlo VIII (1495-96) e l'espulsione da parte del Re Cattolico nel 1511, moltissimi calabresi e pugliesi abbandonarono il Regno; è in questo periodo che a SALONICCO (5) (ancora in Grecia), alle comunità Italia e Sicilia, vennero ad affiancarsi quelle di Calabria e Puglia.
Ma, come abbiamo visto nel caso della comunità siciliana di Arta, dove ci sono due ebrei ci sono tre partiti, e così (L) la comunità Calabria, fondata nel 1497 , poco dopo la metà del Cinquecento, si divise in tre: Calabria Jashàn (Calabria Antica), nota dopo il 1553 come Nevè Shalòm (Dimora di pace), che nel 1537 diede origine alla sinagoga Calabria Chadasch (Calabria Nuova), detta anche Ishmael, e, nel 1545, alla sinagoga Chiana (il cui nome potrebbe derivare da una corruzione di Lucania, ma io avanzo l'ipotesi personalissima che potrebbe invece essere formata da calabresi della Piana, o da pugliesi di una delle tante zone pianeggianti della regione) la quale, si divise ulteriormente, dando vita alla sinagoga Nevè tzedek (Dimora di giustizia).
La sede della comunita’ Chiana, ricostruita dopo l’incendio del 1891, fu uno dei pochi edifici religiosi ebraici a sopravvivere alle distruzioni naziste; del piccolo luogo di preghiera, demolito negli anni ’80 del XX secolo, si conserva l’architrave marmorea dell’ingresso principale (ornata di iscrizione di dedica in ebraico), esposta al museo recentemente istituito dalla comunità tessalonicese, che conserva anche alcune foto dell’esterno e dell’interno del tempio. Fino all’incendio del 1917 la comunità Chiana custodiva otto rotoli della Torah, portati dall’Italia del Sud. L’antica sinagoga aveva la particolarità che la tevah (pulpito/altare) si trovava al centro della sala, secondo l’uso sefardita, ma a un livello ribassato rispetto al suolo. Questa particolarita’ veniva interpretata secondo Sal. 130,1: “Dagli abissi io t’invoco, Signore”.
A Salonicco (M) erano presenti i cognomi Rossano e Geraci (non si sa se appartenente a persone provenienti da Gerace in Calabria o da Geraci in Sicilia); tuttora esistono le famiglie ebraiche Tiano (che, anche nella variante Diano, è molto presente in Calabria) e Tzimino (che sembra risalire al siculo-calabro Cimino, piuttosto che al propriamente greco Kymino, e che potrebbe risalire ad un antenato coltivatore o commerciante di cumino); seppur di origine italiana, il cognome Soriano sembra aver invece il significato di "siriano" (in italiano antico la Siria era chiamata "Soria"), piuttosto che essere originario di Soriano Calabro.

A COSTANTINOPOLI (6) (l'odierna Istanbul, in Turchia), (M) intorno alla sinagoga Italia, che forse scomparve dopo la frammentazione, vennero a formarsene altre quattro: Puglia, Messina, Sicilia e Calabria.

Altri insediamenti di ebrei provenienti dalla Calabria si possono ricavare dalle notizie biografiche della famiglia Vital (M): intorno al 1540 risultano viventi a DAMASCO (7) (in Siria) Chaim Vital con il fratello Mosè ed il figlio Samuel suo.
Il quale Chaim era nato a SAFED (8) (nel Nord di Israele), di padre calabrese, ed anch’egli studioso di Cabala e noto in Palestina ed in per la sua abilità nella trascrizione su pergamenta dei tefillìm (i filatteri).
Da Safed la famiglia Vital si trasferì prima a Damasco e poi a GERUSALEMME (9), ma nel 1570 Chaim ritornò a Safed, dove, morto il maestro Luria, egli, non ancora trentenne, ne è il successore.
Un nipote di Chaim Vital sarà anche rabbino al Cairo, ma ormai sarà passato tanto di quel tempo che non se ne può più parlare come di facente parte di un gruppo, ma della normale mobilità (più o meno imposta, più o meno spontanea) che caratterizzerà sempre gli ebrei.