Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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mercoledì 28 novembre 2012

Trani ebraica sul web

Voglio presentare una piccola rassegna internet relativa alla realtà ebraica di Trani, con l'augurio che al più presto questa bellissima realtà possa diventare una vera Comunità, autonoma dalla Comunità madre di Napoli.
Sarà il segno che davvero l'ebraismo meridionale, dopo 500 anni di oscurità, avrà le forze, le qualità e i numeri per risorgere, e sarà di ottimo auspicio anche per le realtà ebraiche della Sicilia e della Calabria.
I siti citati contengono molte notizie storiche sull'antico ebraismo tranese, con la citazione anche dei suoi grandi e numerosi Maestri, ma io ho preferito riportare qui le notizie riguardanti soprattutto la realtà attuale, nonché le problematiche e le prospettive future.
Rimando ai siti citati chi voglia invece approfondire la gloriosa storia del passato.


Il primo testo a cui far riferimento è, ovviamente, la pagina dedicata a Trani sul sito della Comunità ebraica di Napoli, Trani, la città degli ebrei. Il testo, scritto dal Maestro Francesco Lotoro, traccia dapprima una storia dell'ebraismo a Trani, e passa quindi a delinearne la realtà attuale e le prospettive future; stralciamo alcuni brani da quest'ultima parte:
"Riportare l’Ebraismo a Trani; quello vero, che cammina sui piedi e risiede nel cuore dell’Ebreo, delle preoccupazioni quotidiane [...].
Sembra che Trani avesse un rito ebraico meraviglioso; forse non lo abbiamo del tutto perduto (oggi a Trani vige il rito italiano) ma anche qui occorrerà fare qualche viaggio nell’Europa balcanica.
Trani è il capoluogo ebraico della Puglia che, un giorno non lontano quando diverrà comunità a tutti gli effetti (oggi è Sezione della Comunità di Napoli) avrà giurisdizione anche su Molise e Basilicata. Una grande provincia ebraica e soprattutto una grande opportunità di riportare l’Ebraismo in quel Mezzogiorno d’Italia dal quale fu sradicato con la forza.
[...]Alcuni Maestri osano affermare: «ebreo non è già chi vanta la propria mamma ebrea ma chi “avrà” il proprio nipote ebreo». È un paradosso che rende l’idea di come un Ebreo abbia a trasmettere la propria identità al punto da ipotecarla oggi su quella del figlio di suo figlio.
Questa è l’anima ebraica e nessuno può sradicarla dal Mezzogiorno d’Italia
".

La pagina contiene il rinvio ad un altro link, Piccola storia di Trani ebraica, e anche da questo secondo testo estraiamo un brano che riguarda la storia più recente dell'ebraismo tranese:
"I lavori propedeutici alla rinascita ebraica di Trani furono avviati nel 2004 da ebrei pugliesi e da Rav Shalom Bahbout. Il 15 Luglio 2004 fu indetta l’Assemblea costituente degli Ebrei di Trani; contestualmente il Comune di Trani restituì al pieno uso religioso la sinagoga Scolanova. Il 25 settembre 2004 fu celebrato il Kippur presso l’ex monastero Colonna in Trani; il Liceo Ebraico e il Tempio dei Giovani di Roma collaborarono fornendo 2 Sefarim. Nel dicembre 2004 fu celebrata la Hanukkà; in tale occasione venne montata una enorme Hanukkià nel Castello Svevo di Barletta e sul fortino di Trani. Durante la Giornata Europea della Cultura Ebraica 2005 venne pubblicato il Lunario di Trani 5766, definito da pubblico e stampa uno dei più completi e belli tra i Lunari ebraici. Nel 2006 la Comunità Ebraica di Napoli formalizzava l’elevazione di Trani a Sezione, inoltre essa beneficiava dei fondi derivanti dalla legge n.175 finalizzati al pieno recupero della Sinagoga Scolanova. Nel maggio 2007 la comunità madre di Napoli donò alla Sezione tranese un Sefer della famiglia Fiore–Novelli. Il futuro si presenta impegnativo per gli Ebrei della Puglia, ci sono importanti passi da compiere: ripristino dell’uso del mikvè, acquisizione di spazi per attività culturali e di studio, nomina di un ministro di culto per una regolare attività cultuale in Trani, corsi di Talmùd Torà e lingua ebraica, promozione del cibo kashèr prodotto in Puglia, istituzione di un segretariato presso la Scolanova, ricerca di altri Ebrei sparsi nella regione, produzione di una trasmissione televisiva regionale di cultura ebraica".

Un sito molto attento alla realtà ebraica è il portale tranese TraniWeb, ne riferiamo solo una pagina, Gli ebrei a Trani, da cui estraiamo un ritratto del Maestro Francesco Lotoro:
"Francesco Lotoro, pianista italiano nato a Barletta nel 1964, ha studiato presso l’Accademia F.Liszt di Budapest con Kornel Zempleni, perfezionandosi altresì con Viktor Merzhanov, Tamas Vasary e Aldo Ciccolini. Internazionalmente riconosciuto come uno dei pianisti virtuosi tecnicamente più agguerriti, didatta di altissimo livello, si è specializzato nella letteratura pianistica di J. S. Bach, del quale suona l’integrale de Il Clavicembalo ben Temperato, Suites Francesi, L’Arte della Fuga e Concerti per 1,2,3,4 pf e orchestra, mentre ha trascritto per 2 pf ed inciso la Musikalisches Opfer, la Deutsche Messe e i 14 Canoni BWV1087. La sua ricostruzione musicale e letteraria del Weihnachtsoratorium per Soli, coro e pianoforte di F. Nietzsche (eseguito ed inciso sia con il Coro della Radio Svizzera Italiana che con l’Ars Cantica Choir) è considerata un classico della filologia musicale contemporanea. Nel 1995 ha costituito l’Orchestra Musica Judaica con la quale ha inciso (per la prima volta in lingua italiana) l’operina Brundibàr di H. Kràsa realizzandone numerosi allestimenti teatrali. Impegnato nella letteratura pianistica prodotta durante gli eventi più drammatici del Novecento, a 30 anni dall’occupazione della Cecoslovacchia (1968-1998) ha raccolto ed inciso tutte le opere pianistiche e cameristiche scritte da A. Pinos, P. Pokorny, P. Eben, ecc., a seguito dei fatti che posero fine alla Primavera di Praga. In qualità di pianista, organista, direttore di coro e d’orchestra, ha inciso Musica Judaica, ciclo di 18 CDs contenenti l’intera produzione musicale composta nei campi di concentramento d’Europa, Asia e Nord-Africa durante la Seconda Guerra Mondiale. Ha completato la 8a Sinfonia di E. Schulhoff per pianoforte e coro maschile (incisa nel Ciclo Musica Judaica). Recentemente ha composto l’opera in 2 atti Misha e i Lupi, ispirata alla vita di Misha De Fonseca. Attualmente sta completando il Dizionario della Letteratura Musicale Concentrazionaria e la realizzazione pianistica del Tractatus Logico-Philosophicus di L. Wittgenstein".

Non possiamo non riportare un link con una intervista al Maestro Lotoro sul suo impegno come ricercatore della musica concentrazionaria: Musica judaica, intervista con Francesco Lotoro.
 
Un testo molto importante lo prendiamo invece da Morashà, ed è la tesi di laurea in filosofia presso l'università di Bari di Emanuele Gianolio, Gli ebrei a Trani e in Puglia nel medioevo. Ovviamente, non tratta della storia contemporanea degli ebrei di Trani, ma solo di quella antica. Mi sembra un lavoro fatto davvero molto bene, ricco anche di informazioni sulla storia ebraica meridionale in genere. Ne riportiamo solo la conclusione, molto interessante, e che riguarda appunto tutto l'ebraismo del Sud:

"È innegabile che l’allontanamento degli ebrei dal Regno di Napoli abbia determinato in quelle regioni del Mezzogiorno italiano una grave crisi economica; l’esercizio dell’usura da parte di questi, se aveva inasprito i loro rapporti con le popolazioni locali sempre fomentate da integralisti cristiani per mera intolleranza religiosa, d’altro canto aveva permesso, mettendo in circolazione grandi quantità di denaro, lo sviluppo dei commerci principalmente nelle città marinare e la possibilità per le popolazioni contadine, sempre carenti di contante, di far fronte ai loro obblighi fiscali attraverso il prestito su pegno.
È opportuno far rilevare ancora una volta come le attivissime comunità ebraiche non praticassero soltanto l’attività dell’usura, cosa che peraltro aveva contribuito a contenere la rapacità dei banchieri veneziani e fiorentini; esse infatti avevano sviluppato in gran misura i commerci, esercitando pure un gran numero di mestieri ed attività nei settori più disparati. E evidente che, venendo repentinamente a mancare con l’espulsione una massa cospicua di operatori qualificati nelle attività finanziarie, produttive e commerciali, si attivarono automaticamente dei meccanismi che portarono lentamente al degrado economico del Regno.
Un altro aspetto molto importante, spesso trascurato dagli studiosi, è la recessione che ebbe a determinarsi in campo culturale: durante il periodo aragonese vi fu una fioritura di professionisti e uomini di cultura ebrei i quali formarono una classe intermedia che potremmo definire eufemisticamente borghese, si moltiplicarono letterati, filosofi, maestri di scuola, astrologhi, poeti, notai, farmacisti e librai, ma anche questo ceto sociale con l’estromissione definitiva scomparve; di riflesso la struttura della società civile nel Regno di Napoli s’indebolì e si determinò quello che modernamente potremmo considerare un gap economico-culturale destinato ad influire sullo sviluppo futuro del Mezzogiorno.
Per quanto riguarda i motivi che portarono all’espulsione dal Regno, analizzata la situazione venutasi a creare con il dominio spagnolo, non si può credere ad una sola ed unica causa come quella già precedentemente esposta e riportata dal marchese De Salas. Probabilmente si crearono nel Regno una serie di condizioni e di concause che determinarono il vicerè don Pedro da Toledo a non appoggiare presso la corte di Madrid le richieste ebraiche di un rinvio, per cui si arrivò al provvedimento di definitiva espulsione nel 1541.
Queste molteplici cause che influenzarono negativamente il vicerè, a nostro parere, si possono identificare anzitutto nell’intolleranza religiosa di alcuni ambienti ecclesiastici, nella presa di posizione antiebraica dell’Inquisizione, che già operava in diversi paesi europei e nell’enorme situazione debitoria della nobiltà del Regno nei confronti degli ebrei. Naturalmente per ottenere lo scopo ultimo della cacciata si riuscì spesso a strumentalizzare il popolo fomentandone il rancore verso gli usurai ebrei, ed inoltre come causa ultima si utilizzò la disputa riguardante i crediti ad essi dovuti e la relativa sentenza della camera della Sommaria negativa nei loro confronti.
In questo modo si consumò nel Regno di Napoli il crespuscolo di un’etnia, quella ebraica, che pur non immune da colpe, tanto aveva contribuito al suo progresso; soltanto secoli più tardi al termine della funesta dominazione spagnola sotto l’illuminato governo di Carlo di Borbone vennero di nuovo aperte le porte del Regno di Napoli agli ebrei, con la rinnovata consapevolezza di poter far rifiorire le industrie ed i commerci attraverso l’operosità di questi ultimi".

Dispiace solo il cenno a "un’etnia, quella ebraica, che pur non immune da colpe": immagino si riferisca all'usura, che, oltre ad essere stata tutto sommato secondaria (ed in alcune aree, come la Calabria, del tutto marginale) tra le attività degli ebrei nel Meridione, fu ben meno esosa di quella praticata dai banchieri "cristiani" (lo stesso Carlo V parlò di loro come "cristiani che bevono il sangue di altri cristiani").
Non vedo il motivo per cui l'attività degli ebrei debba configurarsi come usura e quella dei cristiani come prestito, né perché mai gli ebrei debbano essere definiti usurai e i cristiani banchieri, dal momento che gli uni e gli altri svolgevano lo stesso identico mestiere, e anzi, come è ben documentato, i secondi, fossero spesso ben più esosi e, privi delle minacce che incombevano sugli ebrei, fossero spesso portati ad oltrepassare i limiti imposti dalle leggi ai tassi e alle modalità di esazione degli interessi. 


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