Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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giovedì 15 ottobre 2015

Bari: IV Corso di storia e didattica della Shoah



FLESS
Dipartimento di Filosofia Letteratura
e Scienze Storiche e sociali

Università di Bari “Aldo Moro”
Corso di Storia e didattica della Shoah
IV edizione
16-17 ottobre 2015

Come posso trasmettere la Shoah alle generazioni del futuro?
E come posso farlo in modo equilibrato, nel rispetto cioè della sostanza storica ma al tempo stesso tenendo a distanza la retorica e la facile demagogia?
Infine: quali fra le molte iniziative possibili offrono i migliori benefici sul piano didattico e formativo?

Per rispondere a queste domande la Rete Universitaria per il Giorno della Memoria e l’Università di Bari “Aldo Moro” (Dipartimento FLESS) istituisce e promuove venerdì 16 e sabato 17 ottobre 2015, la quarta edizione del Corso di Storia e didattica della Shoah, articolato in forma di convegno. L’iniziativa si svolge in collaborazione con il MIUR, l’Ufficio Scolastico Regionale della Puglia e la FLC CGIL Puglia.
La responsabilità scientifica è a cura di Francesca R. Recchia Luciani (Docente di Filosofie contemporanee, Dpt. FLESS-UniBA) e di Claudio Vercelli (Istituto di Studi storici Gaetano Salvemini, Torino). Il Corso si avvale dei contributi scientifici e didattici dei/delle docenti: Cristiano M. Bellei, Antonio Brusa, Raffaella Di Castro, Claudio Gaetani, Damiano Garofalo, Fiorenza Loiacono, Natascia Mattucci, Bruno Maida, Elena Pirazzoli, Vanessa Roghi, Guri Schwarz.
Il convegno dell’Università di Bari “Aldo Moro” è uno degli eventi organizzati negli stessi giorni dalla Rete Universitaria per il Giorno della Memoria in dieci atenei italiani: Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, Milano Statale, Bologna-Forlì, Macerata, Europea di Roma, Teramo, del Molise, Napoli II e della Calabria, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Anche quest’anno l’iniziativa viene organizzata in prossimità del 16 ottobre, ovvero della ricorrenza del Sabato Nero del 1943 e del rastrellamento del ghetto di Roma, proprio per sottolineare la necessità di esercitare la “memoria storica” al di là di ogni ritualità.
La commemorazione della Shoah rappresenta ormai un valore acquisito della moderna coscienza europea. Dall’anno 2000 in Italia questo valore è divulgato e protetto da una legge nazionale: è la legge che fra l’altro individua nel 27 gennaio il “Giorno della Memoria”, allo scopo di “ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (Legge 20 luglio 2000, n. 211, art. 1).
Il senso profondo della legge va comunque oltre l’obbligo a ricordare il passato, spesso riassunto nella formula “Perché non accada mai più!” consegnata in eredità da Primo Levi. Ricordare la Shoah e diffonderne la conoscenza significa, in termini più ampi ma non per questo generici, educare alla moderna cittadinanza europea attraverso la promozione di valori e sentimenti alla base della pacifica convivenza fra popoli, religioni ed etnie differenti, come la responsabilità individuale, la libertà democratica e la lotta al razzismo.
Gli atenei che istituiscono il Corso e i rispettivi organizzatori sono interpreti qualificati di tali valori, sul piano scientifico, educativo ed etico. Nel corso del tempo hanno concepito manifestazioni ufficiali in grado di tenere uniti rigore nella ricerca, innovazione metodologica e qualità didattica. Già in passato, inoltre, gli stessi responsabili scientifici hanno a loro volta organizzato o preso parte a Corsi di storia e didattica della Shoah, che sono stati seguiti da alcune centinaia di insegnanti.

Il convegno è principalmente rivolto ad insegnanti di scuole secondarie di primo e di secondo grado, ma è gradita la presenza anche di insegnanti della scuola primaria, di dottorandi e studenti universitari. La partecipazione alle giornate di studio è gratuita e al termine di esse i partecipanti ottengono il rilascio di un attestato individuale di frequenza e l’accredito di 2 CFU (1 CFU per ogni giornata del convegno).
Ciascun partecipante deve compilare e spedire alla Segreteria organizzativa il modulo allegato, reperibile anche online sul sito dell’Università (www.uniba.it). Il modulo deve pervenire entro il 13 ottobre 2015 via e-mail al seguente indirizzo: storiadidatticashoah2015@gmail.com
Ulteriori chiarimenti possono ottenersi consultando la sezione “Corso di Storia e didattica della Shoah 2015” su paolocoen.blogspot.it o scrivendo a: storiadidatticashoah2015@gmail.com.


INDIRIZZI CULTURALI E PROGRAMMA DEL CONVEGNO

Dalla fine degli anni Settanta, in un costante crescendo, e poi a seguire con l'istituzionalizzazione del Giorno della Memoria, il tema dello sterminio degli ebrei d'Europa per mano nazista e fascista è divenuto, da concreto fatto storico, l'oggetto di una pluralità di approcci e di una molteplicità di sensibilità spesso slegate dalla materialità dei processi ai quali essi, invece, affermano di richiamarsi. In tale modo si è per più aspetti trasformato, assumendo la natura di metonimia assoluta del male e dell'ingiustizia. Tale percorso culturale, come anche politico, che ha investito soprattutto l'Europa e gli Stati Uniti, ha comportato non solo un forte investimento di saperi specialistici, con molteplici ricadute, ma anche e soprattutto il costituirsi di una pedagogia pubblica che ruota intorno ai diversi usi della storia, come delle memorie, di quell'evento.
Non di meno, nell'affermare un nesso forte, a tratti inscindibile, tra sua conoscenza e coscienza civile, l'attenzione intorno alla Shoah ha alimentato un vero e proprio indotto culturale, composto di linguaggi, simbolismi, raffigurazioni e retoriche. Un po' in tutti i campi disciplinari, come anche e soprattutto nella vita associata, il ricordo della sterminio è divenuto, per molti, una sorta di elemento costitutivo della cittadinanza democratica, definendo la linea di divisione tra “civiltà” e barbarie. Si è così costituito un immaginario che scavalca il dato storico, per offrirsi come un complesso, articolato e stratificato insieme di imperativi, ritenuti insindacabili poiché basati sulla frontiere tra ciò che è parte dell'umanità e quanto, invece, nega il diritto all'esistenza dell'umano.
In questo delicato processo di rielaborazione e identificazione, che ha coinvolto perlopiù quanti non sono stati vittime di quella tragedia, il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa è stato fondamentale nello stabilire narrazioni, grammatiche, stilemi espressivi del pari ad agende di priorità. La memoria della Shoah, come campo di significati apparentemente non negoziabili, diventa quindi anche una sorta di bacino di aspettative e di supplenze etiche che fuoriescono dalla mera fattualità storica, per rivelarsi nella loro natura di manufatto culturale e civile legato alla lunga stagioni culturale che stiamo vivendo.
Il convegno, chiamando a raccolta studiosi di varia estrazione, intende soffermarsi su queste dinamiche, verificando l'impatto che esse stanno esercitando sulla coscienza collettiva nonché sulle forme della comunicazione di quel passato nella cultura popolare. Si tratta di una questione al medesimo tempo delicata e problematica nel suo definirsi come oggetto di riflessione, che non può essere affrontata con gratuite superficialità e falsi moralismi.
L'universo mediatico, qualora lasciato alle sue logiche autoreferenziate, rischia di trasformare il diritto alla memoria in un fenomeno che si spinge alle soglie di una sorta di spettacolarizzazione collettiva, dove all'inflazione di rimandi si può accompagnare la banalizzazione, la decontestualizzazione fino alla stessa falsificazione storica operata dal negazionismo.
La questione del modo in cui si ricorda va quindi ricondotta non solo al merito di ciò che è ricordato ma ai criteri con i quali lo si fa e, soprattutto, ai mezzi che si utilizzano per trasmettere la coscienza storica e morale di un passato tanto indiscutibile e imprescindibile quanto terreno per potenziali manipolazioni.

Popshoah?
Immaginari e pratiche collettive intorno all'uso pubblico della memoria
dello sterminio degli ebrei d'Europa
Coordinano i lavori la Prof.ssa Francesca R. Recchia Luciani e
 il Prof. Claudio Vercelli

Prima sessione
Venerdì 16 ottobre 2015 ore 15.00/19.00
presiede la Prof.ssa Francesca R. Recchia Luciani

Sede: Aula Aldo Moro c/o ex Facoltà di Giurisprudenza, Piazza Cesare Battisti, Bari

14.30-15.00
REGISTRAZIONE PARTECIPANTI

15.00
Francesca R. Recchia Luciani (Filosofie contemporanee UniBari)
Shoah Show
Il genocidio come oggetto culturale tra mediatizzazione e consumo


15.30
Cristiano M. Bellei (Antropologia filosofica UniUrbino)
Consumare memoria. Simboli e narrazioni della Shoah

16.00
Claudio Gaetani (Linguaggio cinematografico UniMacerata)
Riconosco ergo Pop

16.30
Guri Schwarz (Storia contemporanea UniPisa)
La Shoah come paradigma: memorie multidirezionali, metafore e paragoni (im)possibili

17.00
Raffaella Di Castro (Libraia e saggista, studiosa di Filosofia Morale)
La Shoah tra pubblico e privato nelle memorie di terza generazione


17.30
Natascia Mattucci (Filosofia politica UniMacerata)
Shoah tra riproducibilità e immaginazione


18.00
Damiano Garofalo (Linguaggio Radiotelevisivo, UniPadova)
Red Coat Reloaded. Schindler's List, l'immaginario e la cultura pop


18.30
19.00
DISCUSSIONE


 Seconda sessione      
Sabato 17 ottobre 2015 ore 9.00/13
presiede il Prof. Claudio Vercelli

Sede: Aula Aldo Moro c/o ex Facoltà di Giurisprudenza, Piazza Cesare Battisti, Bari

9.00
Claudio Vercelli (Storia contemporanea Istituto Salvemini Torino)
Sentimento e inazione. Alcune note di discussione sull’immaginario del genocidio nell’età dell’impolitico

9.30
Antonio Brusa (Didattica della storia UniBari)
La Shoah fra didattica e non-didattica


10.00
Vanessa Roghi (Storica RAI TV)
Shoah e Talk Show. Da Porta a porta a Matrix


10.30
Fiorenza Loiacono (Psicoterapeuta, Pedagogia della memoria)
Anne Frank. Dalla vita interrotta al simbolo pop


11.00
Elena Pirazzoli (Storica dell’arte e saggista)
L'invenzione dei luoghi della memoria. Topografia e immaginario della Shoah


11.30
Bruno Maida (Storia contemporanea UniTorino)
I viaggi della memoria. L'esperienza italiana (1945-2015)


12.00
13.00
DIBATTITO E CONCLUSIONI


 FLESS
Dipartimento di Filosofia Letteratura
e Scienze Storiche e sociali

CORSO DI STORIA E DIDATTICA DELLA SHOAH 2015
IVa edizione
16-17 ottobre 2015
Scheda di adesione al Corso

Alla c.a. della
Prof.ssa Francesca R. Recchia Luciani
Dipartimento FLESS (Filosofia, Letteratura, Storia e Scienze sociali)
Università di Bari “Aldo Moro”

Il/La sottoscritto/a.................................................................................................
nato/a .............................................., il ....................................., residente a ......................................................................., provincia................................., via/piazza............................................................, cap............................. (telefono...........................................; cellulare..........................................................; email……………….................................................................................................)
dichiara di voler prendere parte al Corso di Storia e didattica della Shoah, istituito dall’Università di Bari “Aldo Moro” il 16 e il 17 ottobre 2015. Al tal proposito dichiara di prestare servizio in qualità di docente presso il seguente istituto scolastico:
......................................................................................................................................... ubicato in................................................................................................................, provincia..................................., ove insegna la/le seguente/i materia/e..........................................................................................................................

Si prega di compilare in ogni parte e di spedire ai seguenti indirizzi e-mail: storiadidatticashoah2015@gmail.com. 


I responsabili del Corso si impegnano sotto la propria responsabilità ad osservare le leggi vigenti in materia di privacy e di utilizzare le informazioni ricevute unicamente al fine dell’organizzazione del corso stesso o di iniziative simili.

A Palermo si studia Torah



A partire dal 21 ottobre si svolgerà a Palermo un ciclo di 12 lezioni del Corso di Torah, tenuto dai rabbini:
Umberto Piperno (Rabbino Capo della Comunità ebraica di Napoli);
Roberto Della Rocca (Direttore del Dipartimento Educazione-Cultura dell'Unione delle comunità ebraiche italiane);
Gadi Piperno (Coordinatore per l’UCEI del Progetto Meridione); 
Pierpaolo Punturello (Emissario di Shavei Israel per il Sud Italia).

Le lezioni si svolgeranno mensilmente dalle 17 alle 19 in Via del Parlamento 23.

Nella locandina potete vedere i temi delle prime otto lezioni (quelli delle altre otto verranno comunicati in seguito) e ogni informazione relativa alla possibilità di partecipare.

venerdì 9 ottobre 2015

BeReshit 5776





שבת שלום!
SHABBAT SHALOM!


Shabbat 27 Tishri 5776
(10 ottobre 2015)

Parashat BeReshit: BeReshit (Genesi) 1,1-6,8
Haftarah:Isaia 42,5-21 (sef);
Isaia 42,1-21 (it)







Bereshìt in pillole Genesi 1,1-6,8
La creazione del mondo


Le prime parole di Bereshit sono: In principio D-o creò il cielo e la terra

È del tutto fuori luogo parlare di un vero e proprio “conflitto” tra Torà e scienza
Se si considera che Adamo venne modellato dalla mano di D-o e che fu D-o stesso ad impartirgli questo precetto, come non stupirsi che egli non sia stato in grado di resistere per sole tre ore?

Conviene chiedersi: era veramente l’intenzione di D-o che Adamo ed Eva vivessero per sempre nel Giardino dell’Eden in uno stato di divina rettitudine, innocenza e immortalità?
Come un re che desidera costruire un palazzo consulta il progetto dell’architeto, così D-o guardò la Torà e creò il mondo

Così come un uomo non può realizzarsi tentando d'essere donna, una donna non può giungere a completare il proprio potenziale tentando d'imitare gli uomini





Da Moked (9 ottobre 2015) 
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino:identità…


Ricordo con frustrazione profonda i giorni dopo le feste di Tishri quando, maestro in una piccola comunità ebraica d’Italia, vedevo la sinagoga svuotarsi dei tanti volti e dei tanti passi e tornare al suo essere luogo consono per pochi. Ricordo le ansie rispetto a tutti coloro che non avrei rivisto se non in capo a un anno e che erano figli del mio popolo, ma le cui vite erano altrove, destinate ed educate verso “l’altrove.” Ricordo i giorni di tristezza per tutti coloro che sarebbero dovuti essere e che non erano, per tutto il futuro che sarebbe dovuto essere parte di quella piccola comunità (così come di altre) e che non lo era. Ricordo che come Ignazio Silone in Fontamara mi chiedevo incessantemente: “Che fare?” Di fronte a questo mare di gente nostra eppur lontana, che fare? Di fronte a chi non ha voluto o saputo o potuto educare ebraicamente, che fare? Di fronte a quello che altro non è se non assimilazione, che fare? Ricordo uno Shabbat Bereshit quando mi cadde tra le mani una poesia di Kavafis, “figlio di ebrei”: “ Fu pittore e poeta, corridore e discobolo,
Iante d’Antonio, bello come Endimione. / Cara alla Sinagoga la sua gente. / “Quelli sono i miei giorni più preziosi, / quando abbandono la ricerca estetica / e lascio l’ellenismo ardito e bello, con la sovrana cura / delle bianche, perfette, corruttibili membra, / Allora sono quello che vorrei / essere sempre: figlio d’Ebrei, dei sacri Ebrei.” / Dichiarazione troppo ardente: “Sempre figlio di Ebrei, dei sacri Ebrei.” / Non fu così. Non fu così. Chè l’Arte e l’Edonismo d’Alessandria l’ebbero / Loro figlio, iniziato, consacrato.”
E forse in quello Shabbat Bereshit con la poesia di un goy che esaltava la bellezza della perdita di sé nel mare della cultura ellenica, non conoscendo la bellezza di ciò che siamo e del nostro mare, fui portato a pensare che bisogna fare di tutto affinché gente come Iante d’Antonio sia sempre “figlio di Ebrei, dei sacri Ebrei.”


L’uomo creatore - Parashat Bereshit, Rav Eliahu Birnbaum
Questa parashà dà inizio alla lettura della Torà, offrendoci l’opportunità di un nuovo ciclo di studio e di apprendimento dei testi biblici.

Bereshit è il libro della Creazione del Mondo e del primo Uomo così come della nascita del primo ebreo. E’ il libro nel quale il Creatore si manifesta, dando forma e movimento al suo sguardo tridimensionale sul mondo e generando una creatura primordiale che si caratterizza per essere fatta a Sua immagine e somiglianza: l’uomo è creativo per definizione, rispetto a colui stesso che lo ha creato.
La prerogativa dell’impulso creativo non appartiene a nessuna altra creatura all’infuori dell’uomo. I lavori di tipo creativo compiuti da diverse specie animali sono prevalentemente di tipo utilitaristico e volti a conseguire un vantaggio immediato: gli animali possono costruire una tana ed accumulare cibo per l’inverno, ma la loro creazione non supera i limiti della soddisfazione dei bisogni basilari. L’uomo creato “ad immagine e somiglianza” del suo Creatore, è spinto verso una vita di costante azione e creazione. L’uomo rispecchia il suo Dio nella creazione, nella costruzione, nella formazione e nell’ azione che attua nel corso di tutta la sua vita.
L’uomo deve essere effettivamente cosciente della propria condizione di creatore sia nell’ambito materiale che in quello spirituale; ciò è ben lontano dal trasformalo in Dio, ma lo rende degno della sua condizione umana. La missione dell’uomo sulla terra consiste nel perseguire la perfezione archetipica del progetto del Creatore. Noi siamo creatori a nostra volta, proiezioni temporali della Sua Maestà, strumenti temporali dell’Assoluto.
L’uomo ha la capacità di “creare” la luce, estraendo energia dalla materia per illuminare le tenebre. Per completare la sua missione, può e deve governare le forze del mondo minerale, vegetale e animale al fine di organizzare il cosmo, partendo dal caos primordiale nel quale è stato posto. Così, secondo le capacità e le inclinazioni di ciascuno, siamo capaci di creare in ambito intellettuale, nell’arte e nella scienza applicata, dando dignità alla vita della nostra specie, imparando a trasformare la natura in strumento di armonia, in tecnologia e in mezzo per superare le barriere che sono state poste al nostro intelletto e nella natura, proprio al fine di stimolarci a superarle.
La scelta si impone ad ognuno di noi e, più ampiamente, alla cultura alla quale apparteniamo ed al cui sviluppo contribuiamo, anche con le azioni più banali dell’agire quotidiano. Possiamo essere meramente guardiani del mondo, ponendoci su una torre solo per osservare il regno su cui esprimiamo una sterile maestà. Oppure possiamo adottare l’attitudine contemplativa di uno spettatore intelligente e apprendere scientificamente i meccanismi che regolano il mondo nel quale viviamo, evitando tuttavia un nostro intervento che potrebbe modificarlo. Ma la collocazione che ci renderà chiaramente umani in armonia con le capacità che possediamo non è tra quelle precedenti: lo spirito dell’ “imitatio dei”, imitazione di Dio, consiste nel trascendere lo stadio primordiale ed intervenire responsabilmente per controllare la natura e guidarla verso l’obbiettivo che solo noi, tra tutte le creature che ci circondano, siamo capaci di individuare e di perseguire.



La prima chiamata, rito romano, rav Haiim Della Rocca
La prima chiamata, rito fiorentino, Manuel Ventura



di Rav Riccardo Pacifici
Le prime pagine della Torà espongono la genesi del mondo e quella dell'Umanità. Sono pagine dense di significato e dense di insegnamento, sono, forse tra le più profonde di tutta la Bibbia, perché affermano e proclamano quelle idee e quelle verità che sono poi diventate le idee e le verità fondamentali dell'ebraismo. Alla mente del lettore o dello studioso attento, queste prime pagine rivelano una serie di problemi e di argomenti che ugualmente si impongono all'esame per la loro importanza: la creazione, la funzione dell'uomo nel mondo, il Sabato, il peccato, il primo omicidio, l'Umanità adamitica ecc., sono tutti argomenti che richiedono uno studio ed un commento a sé. Cominciamo dal primo argomento, ossia dal primo capitolo, da questo grande e superbo capitolo che ad ogni lettura rivela nuovi significati. E questo il vero capitolo che parla della genesi, della creazione del mondo, ma ne parla con un linguaggio così solenne ed elevato che difficilmente si riuscirebbe ad immaginare come la prima pagina della Torà potrebbe aprirsi su un quadro più solenne e maestoso. E, ho detto, il capitolo della Creazione:
"Nel principio creò Iddio il cielo e la terra". E qui occorre subito un'osservazione preliminare. Chi credesse di trovare in questo racconto l'esposizione scientifica, direi geologica, delle origini del nostro pianeta e delle sue vicende, potrebbe senz'altro chiudere il libro, subito dopo il primo verso. La Torà non è un libro scientifico; non parla cioè di verità ricercate o scoperte dagli uomini, attraverso il loro lavoro intellettuale e le loro indagini razionali: la Torà non parla di verità che oggi sono accettabili e domani sono respinte dalla stessa scienza che prima le aveva proclamate. La Torà parla di verità assolute che, come tali non temono il confronto con la scienza. Quando la Torà parla della creazione del mondo, intende soprattutto affermare verità che erano attuali ai tempi di Mosè e dei nostri padri e che sono parimenti attuali per noi: verità che non invecchiano, verità che non si superano, perché appartengono ad una sfera ove non ha interferenza il processo delle teorie dell'umana scienza.
La Torà vuole dunque affermare, e lo afferma solennemente, che il mondo, questo mondo, questa terra, i cieli e i mondi che vi si aggirano sono opera della volontà creatrice di Dio. Questa verità che, forse, poteva essere enunciata anche con un solo verso, il primo verso, è invece oggetto di un intiero capitolo nel quale, in una successione meravigliosa, si espone in che ordine abbiano avuto origine le cose che ci circondano. Dalla luce, simbolo più alto di vita, creata nel primo giorno, ai cieli e alle acque, elementi primordiali, e da questi alla terra e alle germinazioni arboree in essa poste, dagli astri e dalle stelle destinate a regolare la vita, i tempi e le stagioni del nostro pianeta, agli esseri animati che popolano gli spazi acquei e aerei, fino agli esseri animati che vivono sulla terra e sino all'uomo, è tutta una meravigliosa scala di opere che dalla luce, dal cielo, scende gradatamente sino all'uomo, creatura ultima in ordine di tempo, ma prima rispetto allo scopo di tutta la creazione.
E in tutti questi atti creativi, divisi armonicamente nei sei giorni, è sempre la parola di Dio, ossia la Sua volontà che domina il quadro grandioso. Ogni atto creativo è preannunciato dalla parola: Iddio disse, Iddio cioè, ordinò, volle, e la cosa fu, quasi a ricordare che ciascuno di questi esseri creati, sia delle sostanze superiori sia di quelle del mondo terreno, ciascuno di questi esseri è dominato dalla volontà suprema di Dio. Non vi sono esseri, o poteri o divinità all'infuori di Lui; non vi sono poteri o divinità nascoste nel cielo e nelle acque e con esse personificate, non vi sono divinità negli astri e nelle stelle, secondo le credenze dei popoli antichi, non vi sono infine divinità della natura e del mondo vegetale e animale, ma su tutta la natura, tutti i mondi e tutti gli esseri sovrasta l'unica divinità dominatrice di Dio, che tutto ha chiamato all'esistenza con un atto del suo volere.
Tutto è stato da Lui voluto e così creato, con quelle determinate leggi, con quei determinati principi di sviluppo che giustificano la Sua approvazione; tutto ha una sua via, una sua legge, un suo "perché", tutto è così perché così doveva essere nei piani armonici della Creazione di Dio; tutto quello che esiste nel mondo e sopra il mondo, tutta questa natura, tutto questo meraviglioso creato, è così perché Egli lo volle; tutto ed anche noi, anche l'uomo così fu da Lui creato per un fine superiore anzi per un fine che giustifica tutta la Creazione. Appunto perciò l'uomo fu creato a "immagine di Dio" cioè ha avuto da Dio il dono di uno spirito illuminato e immortale, il dono di una volontà libera e buona che egli deve mettere in atto nella vita del mondo: l'uomo sarà veramente la creatura eletta da Dio se manifesterà le divine virtù che in lui si nascondono, sarà signore della natura, se saprà innalzarsi dalla materia organica al mondo dei valori assoluti ed eterni, al mondo del bene che egli può creare con la sua volontà. Tutta la natura ha uno scopo, tutta la creazione ha un fine: far prevalere sulle cose create l'idea di Dio, l'idea del bene e della volontà morale che deve permeare la vita del mondo: questo fine della creazione che è poi il fine del mondo, è meravigliosamente espresso con l'idea del Sabato. Tutto è creato, tutto è preparato per il Sabato; i sei giorni formano un mondo a sé, il mondo della creazione materiale; dopo di essi il settimo giorno, che è il mondo dello spirito, dell'assoluto, nel quale l'uomo deve riconoscersi creatura di Dio che ha un limite alla sua attività, come il mondo ha avuto un limite dalla mano dell'Artefice Sommo.