Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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lunedì 12 febbraio 2018

Ebrei e valdesi in Calabria

Sabato 24 febbraio Guardia Piemontese, sul Tirreno cosentino, ricorderà con una serie di eventi le cosiddette “Lettere patenti”, con le quali il 17 febbraio 1848 il Re di Sardegna, Carlo Alberto, poneva fine alla lunga storia di discriminazione di valdesi ed ebrei, concedendo loro pienamente gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini.

A Guardia Piemontese, si giunge con una strada mozzafiato che premia con un meraviglioso panorama sul Tirreno, ma ferma il cuore in gola al termine, quando giungi all’ingresso del paese e leggi le insegne: Porta del sangue su Piazza della strage.
Nella cittadina, oggi con pochi abitanti rispetto a quelli che popolano la sua Marina, ormai conserva poche vestigia del suo passato: ormai la popolazione è cattolica e solo qualche centinaio di anziani parla l’antica lingua franco-provenzale dei suoi padri valdesi; però il costume tradizionale è quello delle valli piemontesi da cui provenivano gli antenati e le case del bellissimo centro storico ben conservato, recano ancora lo sportello apribile dall’esterno attraverso cui i frati dell’inquisizione controllavano che le famiglie recitassero il rosario e osservassero le altre devozioni cattoliche a cui erano tenuti dopo la loro conversione.
Qui e nei paesi intorno (San Sisto dei Valdesi, San Vincenzo La Costa, Montalto Uffugo, ed altri ancora) vissero per circa tre secoli, a partire dal XII, in epoca imprecisata, popolazioni di religione valdese, in fuga dalla persecuzione a cui erano soggetti in Piemonte, chiamati qui dal feudatario locale per rendere produttive con l’agricoltura e l’allevamento le sue terre.
In questo luogo meraviglioso si consumò uno degli episodi più tragici della storia calabrese, dopo l’adesione dei valdesi alla riforma calvinista e l’inizio di un’attività di predicazione, dopo che per 300 anni si erano mimetizzati per passare inosservati.
Inquisiti, torturati, 2000 furono uccisi e centinaia furono appesi lungo la strada tra Cosenza e Morano monito di chi ancora rifiutava la conversione, alla quale infine furono indotti per non morire con i loro figli.

Perché parlare dei valdesi in un blog dedicato agli ebrei? Perché molti furono i tratti che accomunarono queste due realtà in Calabria, pur con notevoli differenze. Bisogna riconoscere che i valdesi (in quanto eretici) ebbero un trattamento più duro da parte della Chiesa: gli ebrei (salvo casi rari e sporadici, più ad opera del popolo ignorante che da parte del clero) furono oppressi, perseguitati, scacciati, ma non subirono la sorte sanguinosa dei valdesi; stanziali in alcuni paesi di una determinata zona del Cosentino erano i valdesi, diffusi in tutta la regione invece gli ebrei; per lo più agricoltori i valdesi, mentre gli ebrei erano presenti in tutti i settori professionali, ma di meno in quello agrario. Nondimeno, molti furono i tratti comuni. In tutti e due i casi si trattava di popolazioni disprezzate e costrette a nascondersi (i valdesi) o a sottostare a condizioni spesso molto dure di permanenza (gli ebrei). Entrambi le genti dovettero affrontare tentativi di conversione, sebbene i modi e con esiti diversi. Nonostante, come detto prima, la loro collocazione geografica fosse diversa, pure si incontrarono in alcune realtà. Secondo Oreste Dito, furono entrambi presenti a Vaccarizzo, frazione di Montalto Uffugo, accanto ad albanesi ed italiani, in un esempio di multiculturalismo ante litteram; insieme si ritrovarono poi come neofiti (convertiti) a Tarsia, secondo documenti citati da Cesare Colafemmina. Per tutti loro la presenza ufficiale in Calabria cessò nel XVI secolo, ma tra gli uni e tra gli altri alcuni continuarono per secoli a conservare l’antica fede: ancora nel XVII secolo un inquisitore domenicano lamenta la presenza di ebrei che soprattutto a Catanzaro e a Montalto osservano segretamente i riti ebraici, e ancora nel XVIII secolo singoli valdesi lasciano la Calabria per dirigersi in Svizzera dove potevano praticare liberamente la loro fede.


Marco Berardi, il “brigante” Re Marcone”, si dice fosse di famiglia valdese, o quanto meno influenzato da amicizie e frequentazioni valdesi, anche se qualche studioso (minoritario) parla di ebrei. Della madre di Francesco da Paola, il monaco divenuto santo patrono della Calabria, nativa di Fuscaldo, si dice che fosse neofita e quindi ebrea, ma io suppongo potesse essere più credibilmente una neofita valdese, vista la zona d’origine (il nome più antico di Guardia Piemontese era Casale di Fuscaldo), in cui non è attestata presenza ebraica. Degli uni e degli altri resta oggi visibile ben poco, se non alcuni cognomi; in particolare il cognome Lombardo (Guardia Lombarda era il nome della cittadina, prima di essere cambiato in Piemontese) era molto diffuso tra i valdesi.
Infine, sia i valdesi che gli ebrei hanno da qualche anno ricominciato un lento ritorno nella nostra regione, entrambi senza forme proselitismi ma con la testimonianza della rispettiva fede.


Sarebbe molto bello che in futuro gli ebrei calabresi e la Comunità di Napoli, si uniscano a questa celebrazioni, nella riscoperta di una memoria condivisa, nell’attività operosa e nella scomparsa dolorosa del passato, come nel lento ritorno del presente e del futuro.

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