Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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domenica 4 febbraio 2018

Ricordato a Roma un Giusto calabrese

Di Angelo De Fiore z.l., Giusto delle Nazioni, calabrese di Rota Greca (CS), che in qualità di alto funzionario di polizia, con azioni coraggiose e al di fuori della “legalità”, ma ben dentro l’umanità e la giustizia, salvò la vita a numerosissimi ebrei nella Roma occupata dai nazisti, ho già parlato in un precedente post.
Oggi torno a parlarne nell’occasione dell’affissione, avvenuta mercoledì scorso, di una targa che lo ricorda presso il palazzo dove abitava in quegli anni. KOL HAKAVOD!
La sua memoria sia di benedizione.

Sono stato a vedere dove è posta la targa commemorativa, e ne ho fatto le foto che pubblico di seguito.























De Fiore, funzionario coraggioso
Nell’ora più dura non voltò le spalle alla solidarietà, pur in un ruolo di grande esposizione pubblica quale quello di responsabile dell’Ufficio Stranieri della Questura di Roma.
Nato in provincia di Cosenza nel 1895, trasferitosi nella Capitale dopo il matrimonio, fece presto carriera dopo aver vinto il concorso come funzionario di pubblica sicurezza. Angelo De Fiore: un uomo delle istituzioni apprezzato per il suo rigore ma anche un “Giusto tra le Nazioni”, come certificato dallo Yad Vashem nel 1969.
Da oggi una targa, deposta in via Clitunno al civico 26, la sua abitazione, ricorda l’articolata azione di coraggio che mise in piedi sotto il nazifascismo.
Molti ebrei stranieri - è stato ricordato nel corso della cerimonia, avvenuta questa mattina - ebbero i nomi camuffati grazie all’intervento di De Fiore; decine di ebrei italiani furono inoltre regolarizzati come profughi dall’Africa Settentrionale. Carte false, incluse le tessere annonarie, elaborate con un tal “signor Charrier”, che poi nel suo ufficio ottenevano i timbri ufficiali e poi i permessi di soggiorno.
Presenti tra gli altri alla cerimonia il vicesindaco con delega alla Crescita Culturale Luca Bergamo; il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce; il questore Guido Marino; la presidente del II Municipio Francesca Del Bello; Consigliere dell’UCEI Victor Magiar, che dell’apposizione di questa targa è stato il principale promotore; la presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello e il figlio Paolo De Fiore.




Shoah, una targa per Angelo De Fiore:
il poliziotto che salvò migliaia di ebrei

(Da Il Messaggero, 31 Gennaio 2018)

Alla presenza del vicesindaco di Roma Luca Bergamo è stata scoperta in via Clitunno, nel II municipio, la targa in memoria di Angelo De Fiore che recita «alto funzionario di polizia, proclamato giusto tra le Nazioni per aver salvato, a rischio della propria vita, centinaia di ebrei durante l'occupazione nazifascista». «Sono felice di questa inaugurazione perché mi lega alla famiglia De Fiore anche una conoscenza personale» ha detto la presidente del municipio II, Francesca Del Bello prima di ripercorrere le tappe della vita di Angelo De Fiore. Nato a Rota Greca, in provincia di Cosenza, il 19 luglio 1895 e morto a Roma il 18 febbraio 1969, De Fiore è stato un poliziotto italiano che, durante l'occupazione tedesca, in servizio quale responsabile dell'Ufficio Stranieri della questura di Roma salvò la vita di centinaia di ebrei strappandoli alla deportazione nazista e all'olocausto.
Quale dirigente dell'Ufficio stranieri iniziò ad aiutare gli ebrei di cittadinanza non italiana che, a causa delle leggi razziali, avrebbero dovuto lasciare il Paese entro il 12 marzo 1939. Scoppiata la seconda guerra mondiale in collaborazione con la Delasem (organizzazione della resistenza antinazista) e con l'opera assistenziale di monsignor Hugh O' Flaherty finse di aiutare le autorità terzo reich che occupavano all'epoca Roma. Manipolò
le pratiche riguardanti ebrei e sospetti di attività antifascista, ostacolando in tal modo l'attività della Gestapo da cui riceverà ripetuti richiami e venendo fatto oggetto anche di un'indagine che si risolverà senza alcuna conseguenza. Creò confusione negli archivi: molti ebrei stranieri ebbero i nomi camuffati; decine di ebrei italiani furono regolarizzati come profughi dall'Africa Settentrionale. Spesso prelevò ebrei dalle prigioni naziste facendoli passare per pericolosi ricercati per reati comuni o disertori dell'esercito e in seguito liberandoli.

«Mio padre percorse tutta la scala gerarchica della polizia di Roma - ha spiegato il figlio Paolo De Fiore - . La caccia agli ebrei era spietata e mio padre ne salvò molti a rischio della sua vita. Mi domando da dove trasse tutta questa forza e questo coraggio. Probabilmente credeva nella sua professione: obbediente alla legge, ma prima di tutto alla legge della coscienza. Credo che mio padre, quando compiva queste azioni, pensasse a noi figli e al dovere di non poterci lasciare un mondo malvagio e crudele». «La forza di un funzionario di polizia è non chiedersi che cosa sta rischiando. Non ho avuto il privilegio di conoscerlo personalmente ma non credo che pensasse di diventare un eroe. Però lo è diventato», ha sottolineato il questore di Roma Guido Marino.
Dopo l'attentato di via Rasella ad Angelo De Fiore venne richiesto di fornire dei nominatavi di ebrei su cui effettuare la rappresaglia poi concretizzatasi nell'eccidio delle Fosse Ardeatine, e la sua risposta fu di «non avere alcun nome di ebreo da offrire», adducendo come causa il fatto che gli archivi dell'Ufficio si trovavano in stato di estremo disordine per sua negligenza.
Continuò la sua opera sin quasi all'arrivo degli Alleati, prima del quale si diede alla macchia, avendo però cura di distruggere anticipatamente, con l'aiuto dei suoi collaboratori, le pratiche di ebrei e militari sospetti ancora presenti negli archivi della Questura trasferiti in segreto negli scantinati. In questo periodo collaborò attivamente con il gruppo clandestino Sprovieri del Centro Clandestino Militare, cui comunicava le liste dei perseguitati politici e degli Ufficiali Italiani sgraditi. Per la sua opera ricevette già nel marzo 1955 la Medaglia d'oro e una lettera dall'Unione delle comunità israelitiche in Italia mentre nel 1966 il suo nome è stato inserito, al pari di quello di Perlasca e Palatucci, tra i Giusti d'Israele ed è scolpito sulla stele della Collina dell'Olocausto in Gerusalemme.

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