Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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giovedì 19 aprile 2012

Yom haZikkaron 2012


Immagine da JoshuaPundIt
Il 3 Iyar (quest’anno coincide con il 25 aprile), vigilia di Yom haAtzmaut (Giorno dell’indipendenza), 6 giorni dopo Yom ha Shoah, memoria dell’insurrezione del ghetto di Varsavia e delle vittime dello sterminio nazista, ricorre Yom haZikkaron, Giorno del ricordo dapprima dei soldati morti nella guerra d’indipendenza, in seguito in tutte le guerre e poi anche di tutti gli uccisi nelle guerre e nel terrorismo con cui in ogni generazione Amalek ha tentato di annientare il popolo d’Israele.








Rav Alfonso Arbib legge i nomi dei caduti italiani per la difesa di Israele durante la serata organizzata da Shomer haTzair e Bene Akivah presso la scuola ebraica di Milano, 7 maggio 2008




Tutto si ferma al suono di quella sirena
Yom Hazikaron è il giorno che celebra il ricordo di tutti i caduti per la sopravvivenza di Israele. Nelle celebrazioni pubbliche uniti insieme il dolore privato e la commozione di una intera nazione
Ariela Piattelli da Shalom, mensile della Comunità ebraica di Roma 

Immagine da OU.org 
Ogni anno il 4 di Yiar, alle 18 in punto Israele si ferma. Suona una sirena. Tutto si interrompe, la gente scende dalle auto, esce dai caffé, nelle scuole gli studenti si alzano in piedi e inizia un minuto di silenzio. Il 5 alle 11 del mattino la storia si ripete. Questa volta la sirena suona per due minuti. Israele si ferma di nuovo per “Yom Hazikaron”.
Tutti i paesi hanno una giornata dedicata al ricordo. Israele è l’unico paese al mondo in cui il giorno dell’Indipendenza dello Stato, Yom Haatzmaut, e il giorno del ricordo dei caduti, Yom Hazikaron, sono contigui (4 e 5 di Yiar).
Per Israele è inconcepibile scindere queste due date, perché quegli oltre ventimila morti, di cui la grande maggioranza ragazzi, sono stati il caro prezzo da pagare per l’indipendenza e la sopravvivenza dello Stato Ebraico. Per i sessant’anni di Israele entrambe le date acquistano un valore simbolico particolare. Da un lato si tratta di un compleanno importante, che vedrà grandi celebrazioni in Israele e in altri paesi, dall’altro il dolore per la lunga lista di ragazzi morti e dispersi, alla quale ogni anno si aggiungono altri nomi, si fa più intenso e profondo.
Nei primi anni dopo la fondazione, dal 1951, i soldati caduti nella guerra d’Indipendenza erano commemorati lo stesso giorno di Yom Haatzmaut.
I famigliari delle vittime si trovarono in una condizione di profondo disagio, perché era piuttosto difficile piangere i caduti nel momento in cui si festeggiava la fondazione dello Stato in tutto il paese: il dolore “privato” e la gioia della nazione intera, quindi, non potevano coesistere nella stessa giornata. Così nel 1963, nell’ultimo anno di mandato del Primo Ministro David Ben-Gurion, il parlamento israeliano istituì la data di Yom Hazikaron, che fu fissata il giorno precedente a Yom Haatzmaut.
Fino al 1980 il giorno del ricordo era dedicato ai seimila soldati uccisi nella Guerra d’Indipendenza, poi si decise che in questa data dovevano essere commemorati tutti i caduti dell’esercito israeliano che hanno combattuto per la difesa dello Stato. Con lo scoppio della seconda intifada, Yom Hazikaron è diventato anche il giorno in cui si ricordano le vittime degli attentati terroristici.
La gran parte degli israeliani ha un parente o un amico ucciso in guerra, oppure in un atto terroristico. Così a Yom Hazikaron si tengono cerimonie commemorative private e ufficiali ovunque: nelle città, nei paesi, nei kibbutz e nei moshav. La ricorrenza ha una sua liturgia: preghiere, tra cui un “Yizkor” specifico per questa occasione, e canti con i versi del poeta israeliano Nathan Alterman, che scrisse durante la guerra del ‘48.
La cerimonia ufficiale più importante è quella che si svolge al Kotel, la sera del 4 di Yiar, con il Presidente dello Stato d’Israele e il Capo di Stato Maggiore. Il giorno dopo si tiene una cerimonia al cimitero del Monte Herzl dove ci sono anche le lapidi dei soldati dispersi. Per tutta la giornata la televisione e le radio israeliane trasmettono programmi dedicati alla ricorrenza; si raccontano le storie di questi giovani, che prima di indossare la divisa sono stati ragazzi come tutti gli altri: i loro sogni, gli amori, la passione per lo sport e la musica, gli studi e i viaggi da sogno che avrebbero voluto intraprendere.
In genere sono i familiari a parlare, le madri, i padri e i fratelli compongono i ritratti di questi ragazzi, così dal privato, il ricordo si configura in una dimensione collettiva di un lutto, che soltanto chi ha trascorso una giornata di Yom Hazikaron in Israele può comprendere a fondo.
Anche quest’anno Israele ricorderà i suoi figli colpiti a morte. E mentre questo Stato giovane compie i suoi primi sessant’anni, resta il dolore per i caduti, e l’angoscia per chi ancora non è tornato a casa e forse si trova in qualche buia prigione del nemico.
Per quei ragazzi di ieri (come Ron Arad) e di oggi (Gilad Shalit, Ehud Goldwasser, Eldad Regev), ormai diventati un simbolo di una nazione che esiste e resiste, malgrado tutto, ad ogni costo.

Kaddish, El maleh rachamim e haTikvah a Gerusalemme, al Kotel haMaaravi (Muro occidentale o del pianto)

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