Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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mercoledì 4 marzo 2020

Quanti ebrei in Calabria?



Secondo post dedicato ai falsi miti sull’ebraismo in Calabria.

Spesso viene ripetuto (e ripreso acriticamente anche da media nazionali) che gli ebrei in Calabria fossero il 40% della popolazione, la stessa percentuale di quelli che oggi hanno origini ebraiche. E forse anche di più, a pensarci bene, visto che non tutti gli ebrei sono rimasti, ma la maggior parte sono andati via, scacciati nel gerush. Quindi, secondo logica, ammettendo che il 50% siano rimasti, dovremmo portare la percentuale all’80% percento: ovvero, quasi tutti i calabresi erano ebrei!!!
In effetti parlando con chi questa informazione ha diffuso, ho detto che era una stima per difetto. Secondo me il 90% dei calabresi ha origini ebraiche. E il 100% origini latine, bruzie italiche e preindoeuropee, il 99% greche, probabilmente l’80% arabe, il 70% rispettivamente spagnole, francesi, normanne. E vogliamo omettere un 60-70% di origini germaniche: longobardi, goti ed altri? Per concludere con un 20-30% di slavi e armeni, e qualche etrusco e miceneo… Tralasciando i Rom, i provenzali e gli albanesi.
Al di là delle boutades, la Calabria (come tutta l’Italia) è stata una tale terra di passaggi, invasioni, conquiste e immigrazioni, che è difficile che in ognuno di noi non esista una goccia di sangue ebraica e di tutto il resto. Il che non significa “essere di origini ebraiche”, ma “avere tra i propri remoti antenati anche qualche ebreo”, cosa del tutto diversa.

Veniamo invece ai dati più seri, accertati.
Storicamente, dai dati che abbiamo, risulta che ad una certa data (XV secolo) la città più ricca di ebrei fosse Crotone, con circa un ottavo (il 12,5%) della sua popolazione che era ebrea. Ma fu cosa di pochi anni, o forse anche meno, data la tradizionale mobilità degli ebrei, dovuta non ad una loro presunta natura nomade, ma al cambiare delle condizioni economiche e sociali delle località in cui si trovavano. Potremmo portare l’esempio di Tropea, dove abbiamo il succedersi in pochi anni di una popolazione che chiede alternativamente l’allontanamento, il rientro e la cacciata degli ebrei.
In realtà la percentuale di Crotone fu quasi certamente per qualche tempo (mesi? settimane?) superata da quella di Reggio nel 1492, dove trovarono rifugio 5000 siracusani (oltre probabilmente ad altri siciliani. Scacciati dai detestabili sovrani spagnoli, si diressero verso l’Oriente ottomano o verso l’Italia, di cui Reggio costituiva il porto più vicino.
Non sappiamo se nelle loro intenzioni la sosta fosse temporanea, in attesa di dirigersi verso altre località o nella speranza di una possibilità di ritorno, o la vedessero come più o meno definitiva. Certo è che erano un numero troppo esteso per le possibilità logistiche ed economiche della comunità ebraica reggina, la quale chiese ed ottenne che venissero distribuiti tra varie località calabresi, in cui la presenza ebraica aveva subito gravi danni e perdite pochi anni prima, per il tentativo di invasione angioino. Purtroppo ignoriamo di quali località si trattasse.

Venendo a stime realistiche, possiamo ipotizzare che la popolazione ebraica calabrese, pur con percentuali più elevate in singole città o per brevi periodi, sia stata circa l’1-2%, difficilmente di più.
Poco? Pochissimo? Niente affatto. Non dimentichiamo che, come si intitola un libro su una storia famigliare ebraica sotto il fascismo, in Italia nel secolo scorso gli ebrei erano uno su mille (cioè lo 0,1%) ed ancora di meno sono oggi, a seguito delle persecuzioni e delle deportazioni e stragi nazifasciste e dell’emigrazione soprattutto in America e dell’aliyah in Israele, non compensate dall’arrivo di ebrei dalla Libia (soprattutto a Roma) e dalla Persia (in prevalenza a Milano).
A Roma gli ebrei sono circa 15.000, cioè lo 0,5 della popolazione.
Se la loro presenza fosse quella storica, cioè l’1-2%, in Calabria sarebbero invece 20-40.000.
Come vedete, non c’è bisogno di ricorrere a cifre acchiappa-audience per capire l’importanza storica e culturale, economica e sociale della presenza ebraica in Calabria.
Dedichiamoci alla realtà, senza voli pindarici di fantasia.

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