Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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martedì 1 novembre 2016

Ancora sullo Shabbat di Bova Marina

Il ritorno del Sefer Torah
Davide Saponaro
Da Moked 31 ottobre 2016
Correva l’anno 1986 quando, durante i lavori per la realizzazione della statale 106 Jonica, in un campo nelle vicinanze del paese calabrese di Bova Marina vennero rinvenuti dei mosaici di epoca tardo-romana. La sorpresa divenne ancora maggiore quando si vide che alcuni di questi mosaici riportavano chiaramente dei simboli ebraici: la menorah, lo shofar, il lulav tra gli altri. Era la prova di una presenza ebraica risalente al IV secolo e.V. sulle coste del Sud della Calabria. Il complesso sinagogale di Bova Marina divenne così, dopo quello di Ostia antica, il secondo più antico ad essere scoperto sul suolo europeo. Proseguendo gli scavi vennero alla luce ulteriori reperti, tra cui un ripostiglio scavato nel suolo (una genizah?) e frammenti di anfore contrassegnati da una menorah quasi identica a quella rinvenuta a Ostia: forse l’insediamento ebraico di Bova produceva alimenti e vini casher da esportare?Ad ogni modo, sembra che il sito fosse distrutto dall’invasione longobarda intorno all’anno 580, rimanendo poi sepolto fino alla sua fortuita scoperta.Il 21 e 22 ottobre, in occasione dello shabbat chol ha-moed di Sukkot, il sefer Torah è tornato per la prima volta nell’antica sinagoga. Grazie all’inarrestabile entusiasmo di Roque Pugliese, infaticabile animatore di attività ebraiche in Calabria (e sotto i buoni auspici di rav Umberto Piperno, Rabbino Capo di Napoli e del Meridione), è stato organizzato uno shabbat in questi luoghi incantevoli racchiusi tra le montagne e il mare. Sotto la guida del rav Eliasaf Shaer, un minyan (composto da ebrei calabresi, siciliani, romani, milanesi), insieme a numerosi cittadini calabresi (in via di conversione o semplici simpatizzanti), ha passato uno shabbat insieme, celebrando le preghiere all’interno dell’antico sito sinagogale. Un evento ricco di emozioni intense, che non è esagerato definire storico.Il successo dell’iniziativa è stato dovuto all’entusiasmo di tutti: ciascuno, ognuno con le proprie differenze, ha portato il proprio contributo alla riuscita dello shabbat. Senza dubbio, non si può prescindere dal ringraziare il dottor Roque Pugliese, che ha reso possibile tutto questo, insieme al professor Giovanni Liriti e a tutto il personale del parco archeologico Archeoderi, che hanno aperto il sito a questi “fratelli ritornati” (parole loro), alle forze dell’ordine che hanno garantito la sicurezza e al personale del villaggio turistico La Perla Ionica, che ha ospitato i partecipanti allo shabbat facendoli sentire a casa e fornendo ogni tipo di assistenza per le esigenze di casherut. Infine, la presenza di un gruppo di persone con la kippah è stata ben accolta dagli abitanti del luogo, che si sono definiti (e ciò è stato detto direttamente a chi scrive) “discendenti diretti degli ebrei” e ancora “fratelli”. Uno shabbat che speriamo sia solo una delle tappe iniziali del risveglio della Calabria ebraica.

 Shabbat nella Sinagoga di Bova Marina
Licia B.
Venerdì 21 e sabato 22 ottobre 2016, nei pressi dell’antica sinagoga ebraica di Bova Marina, una rappresentanza di ebrei ha celebrato il primo Shabbat dopo 1600 anni.
Un venerdì speciale, una fetta di storia che riemerge dal passato e si veste di presente, forse un presente costante nascosto dai rumori del tempo e del suo inesorabile divenire.
Vicino alla sinagoga si sentono voci, si vedono sorrisi tra i presenti giunti da molte parti della Calabria ma anche dalla Sicilia , Lazio , Lombardia.
Si intonano canti in ebraico, la lingua di Abramo, la lingua della creazione nella serata in cui si fanno lodi proprio al creato.
Prima le donne e poi gli uomini, a turno accendono le luci dello Shabbat recitando le benedizioni rituali e affidando ad Hashem timori, speranze, gioie e dolori.
Poi verso il mare vicino, dove sabbia, cielo e mare accolgono i presenti in un ideale ma avvertito abbraccio per dare inizio alla Tefillà.
Un venerdì speciale come il luogo in cui siamo: resti di una sinagoga tra le più antiche, espressione di un significativo insediamento ebraico di epoca tardo imperiale (IV-VI sec. e.v.), di una Calabria judaica anteriore all’editto del 1510 di espulsione degli ebrei di Calabria che riemerge dal lungo silenzio, un primo Shabbat dopo 1600 anni, una prima elevazione di un Sefer , il Rotolo della Bibbia di Mose', in riparazione all’antico torto subito.
Così a Bova ritornano gli Ebrei che, con lo sguardo verso Gerusalemme, offrono a D-o una lunga e sentita Tefillà colma di benedizioni di lode, omaggio e gratitudine.
Gratitudine anche per essere lì, accolti dallo stesso cielo e dallo stesso mare che in epoche remote hanno visto la stessa scena persa nel silenzio della memoria.
Il canto del Rav Elyasaf Shaer crea un’atmosfera pregnante di spiritualità dove la preghiera pare mescolarsi con l’infinito e creare un altare ideale tra l’eterno e l’effimero, l’umano e il divino, il collettivo e l’individuale. Le risposte del Minyàn ( il numero di uomini necessario affinche' la preghiera sia pubblica) amplificano la sacralità del momento e concorrono a sublimare la parola e le azioni umane.
I canti della lingua dei Padri è accompagnata dall’orchestra di D.o , il suono della creazione, il rumore del mare, che lodiamo, il tramonto rosato che si sposa con l’orizzonte del mare verso Gerusalemme fanno da suggestivo scenario ai fratelli presenti.
Tutto allora diventa preghiera e gioia se accompagnato da una berakhà di ringraziamento.
Così è a tavola: dopo il Kiddush, la benedizione del vino e la Birkat Hamotzi quella del pane, segue la gioia dei Zmirot, i canti tradizionali di Shabbat che uniscono idealmente tutto il popolo di Israele sparso nel mondo. D-o, il popolo e la terra sono presenti alla mensa. In quel momento tutti ebrei senza anagrafe né provenienza ma della Sinagoga di Bova .
Sono giunti da Milano, Reggio, Roma, Calabria, Catania, Cosenza, Palermo, Vibo Valentia, Piscopio, Palmi, Bergamo, Messina.
Richiamati per lodare il nome di Hashem, uniti nel ricordo della Terra, Promessa e nella gioia dello Shabbat.
Il richiamo al raccoglimento interiore e all’incontro con D-o nella gioia della tefillà continua il sabato mattina con la cerimonia di “onore al Libro”, l’apertura del Sefer e la lettura della Torà.
Idealmente si ricostruisce la sinagoga con la forza delle preghiere (Tefillot) e si continua a lodare e ringraziare D-o per il creato.
Si segue la tefillà con partecipazione emotiva non allontanando lo sguardo dal Sefer che si srotola sulla parashà in una dimensione in cui ancora una volta umano e divino si incontrano a ricordare che le luci accese la sera prima devono continuare ad illuminare l’anima di ciascuno senza affievolirsi o spegnersi resistendo ai venti contrari della vita.
In un mondo che tende ad allontanare il senso del divino e il significato della preghiera.
L’esperienza di Bova è stata unica. Si è avuta la sensazione di uscire dal mondo reale recuperando una dimensione interiore sopita, ricostruendo tradizioni religiose presenti.
Sorride il dott. Pugliese Roque per la realizzione questo incontro ringraziando tutti ed il Minyan (Carlo, Daniel, David, Roberto, Davide, Ettore, Manuel, Joseph, Abramig, Elyasaf) che ha reso possibile risentire il calore e la bellezza della Sinagoga di Bova, unendo le preghiere rimaste sospese per 1600 anni degli antichi ebrei di Bova, con le nostre di oggi, sempre le stesse da millenni.
Il mosaico di Bova rappresenta la festa di Sukkot ed una Capanna è stata costruita per onorare proprio gli ultimi giorni di questa festa di Sukkot, una coincidenza emozionante e struggente, surreale.
Con l’auspicio che lo spirito ebraico possa ancora condividere momenti edificanti come questo ha ringraziato:
Il Rabbino Capo di Napoli Rav Umberto Piperno.
Gadi Piperno del Progetto Meridione UCEI.
Rav Elyasaf Shaer.
Il presidente della Comunità di Napoli Lydia Schapirer.
La Soprintendenza delle belle arti della città metropolitana Reggio Calabria e della Provincia di Vibo.
Il Polo Museale della Calabria - Cosenza.
Il Professore Giovanni Iriti del Parco Archeologico di Bova.
Le Forze dell'Ordine Carabinieri e Polizia.
Il Villaggio La Perla Ionica per la stupenda ospitalità

Vanda per le challot e i dolci.

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