Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti

27 gennaio 2019: Giorno della memoria

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venerdì 18 gennaio 2019

Tu biShvat 5779

 Riflessioni su Tu biShvat (15 del mese di Shevat), il Capodanno degli alberi,
che quest'anno cade lunedì 21 gennaio


Rav Pierpaolo Pinchas Punturello illustra la festa di Tu biShvat alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, in occasione della sua visita in Israele, durante l'incontro con la comunità italiana.


Dal sito della Comunità ebraica di Roma

Il 15 di Shevat è Rosh Hashanà Lailanot, capodanno degli alberi. La ricorrenza viene celebrata in vari modi: si mangiano frutti di varie specie, in particolare quelli per cui è lodata Erez Israel (uva, fichi, melograno, olive e datteri), si piantono alberi in Erez Israel; la sera si fa il Seder Tu Bishvat, nel corso del quale si mangiano frutti e si leggono brani secondo un ordine prestabilito. Tu Bishvat è un giorno feriale, ma per sottolineare il carattere speciale della giornata, ci si astiene dal dire Tachannun.
Seder Tu Bishvat - Si usano leggere brani tratti dalla Bibbia e dalla successiva letteratura ebraica (Mishnà, Midrash, Zohar). Si recita una speciale “preghiera per gli alberi perché diano dei buoni frutti” e si mangiano vari tipi di frutta, prodotti vegetali e dolci recitando prima le benedizioni specifiche.

La pagina dedicata a Tu biShvat sul sito Torah.it è ricca di informazioni,
tra l'altro si può scaricare e stampare il seder di Tu biShvat
composto da rav Scialom Bahbout
  

Da Sullam, newsletter della Comunità ebraica di Napoli
Tu bishvat: Capodanno degli alberi

Scialom Bahbout, Rabbino capo di Napoli e del Meridione
La scuola di Shammai e quella di Hillel hanno un’opinione diversa circa la data in cui far cadere il Capodanno degli alberi: il primo di shevat, secondo i primi, il quindici dello stesso mese secondo gli altri, opinione questa accettata come norma.
1. Potenza e atto
Alla base di questa discussione sta non solo una diversa valutazione del momento in cui ha inizio il risveglio della natura dal torpore invernale, ma un diverso approccio al mondo della natura e, di conseguenza, a quello dell’uomo stesso: mentre Shammai ritiene che ogni evento debba essere analizzato e giudicato per ciò che è “in potenza”, Hillel pone l’accento su ciò che si può osservare “in atto”, su ciò che è in qualche modo misurabile.
Secondo Shammai il Capodanno degli alberi va anticipato perché le prime gemme sono già pronte a spuntare due settimane prima del momento in cui le osserviamo; per Hillel conta invece ciò che è visibile e osservabile.
2. L’uomo è come un albero del campo (Deut. 20:19): questa frase permette di dire che, quando analizziamo le azioni dell’uomo, dobbiamo applicare lo stesso sistema di valutazione usato per gli alberi: possono essere oggetto di giudizio solo le azioni e non i pensieri.
Giocando sulle ambiguità del testo biblico, il Midràsh attribuisce alla Terra la colpa di non aver obbedito a una precisa parola divina: il Signore aveva ordinato alla Terra di produrre ‘ets perì, cioè alberi frutto in cui il sapore dell’albero si identificasse con quello del frutto.
La Terra si limitò invece a produrre ‘etz ‘osè perì, cioè alberi che fanno frutto, mancanti dell’identità tra albero e frutto voluta da Dio: questa disobbedienza dell’albero spiega la maledizione che colpì la Terra assieme a quella dell’uomo.
L’albero era stato creato per costituire esso stesso un fine a se stesso (il sapore dell’albero deve essere uguale a quello del frutto), ma esso rifiutò questa sua condizione e preferì divenire solo un mezzo per la produzione dei frutti, limitando così quelle che erano le sue potenzialità.
L’uomo, come l’albero, deve far sì che ci sia una identità tra mezzi e fini e ricordarsi che il fine non giustifica i mezzi, perché altrimenti l’uomo perde una parte rilevante delle sue potenzialità.
Il rapporto esistente tra uomo e albero può essere interpretato però in maniera antitetica.
Scrive infatti il Maharal di Praga: “l’uomo è chiamato albero del campo, ma in verità è un albero capovolto, perché l’albero ha le radici in basso, fissate in terra, mentre l’uomo ha le sue radici in alto: la sua radice è l’anima che è di origine celeste… Perché l’uomo è un albero capovolto? L’albero ha radici in basso perché deriva la sua vitalità dalla terra, mentre la vitalità dell’anima umana deriva dal Cielo … e questo è il significato del precetto dei tefillin: essi piantano l’uomo nel Signore.
Che sia questo uno dei significati dell’uomo capovolto che è uno dei motivi ricorrenti dell’opera di Marc Chagall? Se uniamo queste due affermazioni possiamo dire che l’uomo ha le sue radici in terra e in cielo.
L’esperienza d’Israele può essere rappresentata in sintesi nella scala di Giacobbe che era fissa per terra, ma arrivava fino al cielo: tradurre in atto (in terra) ciò che viene rivelato in potenza (in cielo) è compito di ogni ebreo.
Il giorno della memoria, che è una data del calendario non ebraico e che ci trova sempre coinvolti, precede quest’anno di pochi giorni il Capodanno degli alberi [l’articolo è dell’anno scorso: quest’anno Tu biShvat coincide proprio con il Giorno della memoria].
Abbiamo detto che l’uomo è come un albero del campo.
Molti alberi sono stati sradicati nei campi di concentramento e nei ghetti durante la Shoà: la generazione che è sopravvissuta e noi che ne siamo gli eredi abbiamo il dovere di piantare nuovamente noi stessi nella casa del Signore: Coloro che sono piantati nella casa del Signore, nei cortili del nostro Dio fioriranno (Salmo 92).

Immagine da Keter leYisrael

Come mai gli alberi?
Da Pensieri di Torah

Domanda: Come mai diamo tanto importanza al capodanno degli alberi?
Risposta: È scritto nella Torà: “Poiché l’uomo è come l’albero del campo” (Deuteronomio 20,19).
Possiamo trarre molti insegnamenti importanti dai nostri omologhi nel mondo vegetale, ecco alcuni esempi:
A Continua a crescere Un albero non smette mai di crescere; ogni anno diventa più alto e più grosso e, non soddisfatto dei frutti prodotti nell’ultima stagione, ogni anno continua a produrne di nuovi. Allo stesso modo, è bene che noi umani continuiamo a crescere nella nostra conoscenza della Torà, nel nostro servizio di D-o e nel nostro rapporto con il prossimo. Inoltre, le mitzvòt che abbiamo prodotto ieri, la tzedakà che abbiamo dato, i tefillìn che abbiamo indossato, non ci esonerano dal ripeterlo oggi.
B Ricorda le tue radici Un albero non può sopravvivere né produrre un raccolto di qualità se non ha radici forti. Analogamente, I nostri frutti, ovvero la Torà che studiamo e le mitzvòt che osserviamo, devono basarsi su salde radici di fede in D-o e sulla dedizione nel compiere il Suo volere. Colui che osserva le mitzvòt solamente quando ne ha voglia o quando una mitzvà in particolare lo attira, è paragonabile a un albero senza radici che può cadere anche a causa di un vento debole.
C Cura la piccola pianta Hai mai cercato di piantare e far crescere un albero? Se hai vissuto quest’esperienza sai bene quanta cura è necessaria poiché anche una minuscola lesione o intaccatura al seme o al giovane albero può causare una grave malformazione nel suo sviluppo. Tuttavia, una volta che l’albero è diventato adulto può occuparsi di se stesso e resistere perfino a grandi graffi e ammaccature. L’educazione dei figli è molto simile a questo processo. La mente ed il cuore di un bambino sono estremamente delicati ed è quindi fondamentale assicurarsi che egli riceva l'educazione ebraica necessaria e che non sia esposto a ‘lesioni o intaccature’ indesiderati. Meglio non attendere nel dare tale educazione poiché quando i figli crescono spesso rifiutano ciò che non hanno assimilato durante l'infanzia. Infine, Tu B’shvat è un giorno nel quale festeggiamo il nostro rapporto particolare con la Terra Promessa e cogliamo l’occasione di ringraziare il Sign-re per il raccolto generoso.
Di Rav Naftali Silberberg, per gentile concessione di askmoses.com
Gli alberi e gli uomini
Sullo stesso sito si possono trovare molte altre riflessioni sulla festa
Immagine da Jewish Folk Songs
Esistono alberi ed alberi. Ci sono quelli fruttiferi e quelli che non danno frutto; quelli che sono alti e maestosi, come i cedri del Libano, e quelli piccoli, umili, come gli arbusti spinosi; quelli rigogliosi e quelli silenti. Non esistono due alberi uguali.
Esistono uomini e uomini. Ci sono quelli le cui buone azioni sono come frutti succulenti e quelli che vivono solo per sé stessi. Ci sono i superbi ed arroganti e gli umili e modesti. Ci sono i vanitosi che adorano esibirsi e coloro che tengono conto dei propri averi in silenzio e senza ostentazione. Non esistono due uomini uguali.
"Poiché l'uomo è come l'albero del campo", dice la nostra Torà.
Quando D-o parlò per la prima volta con Moshè Rabbenu, Egli non lo chiamò da un cedro o una palma, bensì da un cespuglio ardente. In questo modo D-o mostrò al primo Pastore d'Israele che egli doveva cercare lo Spirito Divino nei cuori degli esseri umili. D-o non dimora tra i superbi e gli arrogantì.
La rosa è regina suprema tra i fiori e l'uva tra i frutti, perché da essa si ricava la più antica e migliorè bibita per l'uomo - il vino. La rosa nasce da un arbusto spinoso e l'uva da un modesto viticcio. Non ci dà forse in questo D-o, una grande lezione di umiltà?
Un albero che cresce vicino all'acqua e che ha radici lunghe e numerose è il simbolo che i nostri Profeti e Savi usano molte volte per descrivere l'uomo giusto. Le radici sono il simbolo della stabilità, della buona educazione e di carattere fermo. Il frutto rappresenta le sue azioni meritorie. I rami sono le sue evoluzioni spirituali.
Sono pochi gli alberi perfetti supponendo che esistano. Generalmente c'è sempre un ramo secco o una foglia bacata. Ma se le radici sono forti, sarà un albero sano. Il giardiniere riconosce un buon albero da quello che non lo è, e sa cosa fare in ogni caso. Ugualmente esistono pochi individui perfetti e D-o (il 'Giardiniere') sa come comportarsi con tutti.
Ai nostri Profeti piaceva molto usare la metafora dell'albero per lodare Israele: la vite, l'ulivo, il fico, la palma, il melograno e il noce. Tutti questi alberi sono simboli favoriti d'Israele. Cerchiamo di descriverne alcuni.
L'ulivo è uno degli alberi fruttiferi più importanti in Terra d'Israele perché è la fonte del più puro, più soave e più prezioso tra gli olii. L'olio d'oliva era usato per varie cerimonie: a) ungere re e Sommi Sacerdoti; b) accendere la sacra Menorà; c) per offerte nel Beit Hamikdash; d) anche a scopo salutare.
L'ulivo è eternamente verde. Il suo aspetto è sempre fresco e vivo, sia nella stagione secca che in quella piovosa. Non meravigliatevi, quindi, se i nostri Profeti comparivano amorosamente. Israele a quest'albero. Il nostro popolo non invecchia con l'età. Come nazione, è vigoroso e giovane come l'ulivo sempre-verde.Così come l'ulivo produce la luce più pura, anche il popolo d'Israele è la « luce del mondo ». La santa Torà è la torcia che illumina il cammino di tutte le nazioni.
L'olio non si mischia con altri liquidi. Così Israele non si mischia con le altre nazioni e preserverà sempre la sua identità. Israele non è stata solo dotata delle stesse qualità e proprietà dell'olio d'oliva ma deve anche sottomettersi allo stesso processo di estrazione. Ce lo descrivono i nostri Savi:
L'oliva, ancora sull'albero, viene scelta per essere seccata; dopo, viene colta, battuta e trasferita nei raccoglitori, collocata nella màcina e triturata. Si raccoglie in reti e vi si collocano sopra pietre; e solo allora l'oliva produce il suo olio.
Così anche Israele. Già dai tempi di Abramo il nostro popolo fu scelto per essere la luce delle nazioni. Fu necessario che passasse per la màcina e sotto il peso delle pietre (oppressione, esilio, sofferenza), perché da questa oppressione Israele ritorna a D-o, si conserva leale alla Torà e fedele al suo destino.
Come l'olio che non emette nessuna eco quando viene travasato da un vaso ad un altro, così Israele soffre in silenzio. Ma come l'olio si eleva sugli altri liquidi, così Israele si solleverà quando le parole dei nostri Profeti si avvereranno "e le nazioni andranno dietro la tua luce".
La melograna è piena di semi. Simboleggia un individuo pieno di virtù e l'erudito trasbordante cultura e sapienza. Rabbi Shimon ben Lakish, il grande Savio che conobbe i settori più umili d'Israele, disse: "Anche i peccatori d'Israele sono pieni di Mitzvot come una melograna tagliata nel mezzo (piena di semi)".
Circa le noci, i nostri Savi ci parlano di alcune caratteristiche molto interessanti che si possono applicare anche ad Israele. La caratteristica principale che differenzia le noci dall'altra frutta è che la buccia protegge il suo contenuto. Anche se la buccia risulta macchiata la polpa si conserva sana.
Così è per Israele: nonostante esteriormente, pressato da circostanze avverse, un ebreo possa essere alieno dall'osservanza dei precetti quotidiani che sono la sua buccia protettrice, all'interno si preserva integro. La macchia può facilmente essere rimossa dalla buccia e la noce può tornare perfetta in tutti i suoi aspetti.
Il paragone della noce è stato usato dai nostri Savi per descrivere i diversi gradi di carità. Esistono tre specie di noci: morbide, medie e dure. Coloro che fanno la carità spontaneamente e con bontà di cuore, sono le noci morbide. Coloro che danno solo se sollecitati, sono le noci medie. E quelli che non danno anche quando li si cerca, sono le noci dure.
Comunque, quest'ultime quando cadono al suolo, si aprono. È così anche per gli ebrei dal cuore duro: se colpiti dal dolore, aprono le mani ed i cuori e fanno atti di carità. Ed ancora un altro paragone: non si può evitare il dazio doganale per le noci, a causa del rumore che producono, tradendo il proprietario. Così è per Israele. Nessun ebreo si può camuffare. Egli vien subito riconosciuto per la sua capacità e buon carattere, come è scritto: "Tutti coloro che li vedono riconoscono che essi sono la semenze che D-o benedisse".
Tratto dal Lubavitch News n. 18, in collaborazione con Chabad.it

I Giorni della Memoria 2019 a Ferramonti

Ampio e interessante il programma degli eventi per il Giorno della Memoria che si svolgeranno presso l'ex campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia.
Eventi che, iniziati lunedì 14 gennaio, si concluderanno mercoledì 30 gennaio.
Alcuni punti del programma sono ancora in via di definizione, per cui vi invito di dare ogni tanto un'occhiata di verifica.
La manifestazione ha il patrocinio della Comunità ebraica di Napoli e di Shavei Israel.

(sono evidenziati in giallo gli appuntamenti previsti in altre località della Calabria: Rende, Tarsia, Rossano, Cosenza)

Testi e immagini: dal sito Parchi letterari 


Il Comune di Tarsia,
con la Regione Calabria, il Consiglio regionale della Calabria,
la Provincia di Cosenza, la Comunità Ebraica di Napoli,
il Comitato Società Dante Alighieri diCosenzaI Parchi Letterari - Parco Letterario Ernst Bernhard,
Vi invita a
I GIORNI DELLA MEMORIA 
Storia, Memoria, Identità e Diritti Umani
nel Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia 

Dal 14 al 26 Gennaio 2019 - Mostra itinerante VIAGGIO NELLA MEMORIA - BINARIO 21” a cura dell’I.I.S. “V. Cosentino” - IPAA “F. Todaro”, Via Leonida Repaci, Rende. 


Dal 14 al 30 Gennaio 2019 - Proiezione film sul tema Memoria e Shoah a cura della Compagnia Teatrale Luci nelle Grotte
Le proiezioni si terranno nel Piccolo Teatro Popolare di Tarsia.

Dal 14 al 30 Gennaio 2019 - Mostra personale “Incubi” a cura dell’artista Luigi Palermo. 

Dal 26 al 29 Gennaio 2019 - Incontri con i testimoni: Yolanda Bentham (Inghilterra), Eva Porcilan e Dina Smadar (Israele) 
  
14 gennaio 2019 
Ore 9.00 - Auditorium “Giovanni Paolo II” ITE Vincenzo Cosentino, Via Leonida Repaci - Rende: Cerimonia inaugurale della Mostra itinerante VIAGGIO NELLA MEMORIA - BINARIO 21” 

19 gennaio 2019
Sala conferenze Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia 
Spettacolo teatrale La partita di scacchi” a cura dell'Associazione Maschere e Volto. 

23 gennaio 2019 
Ore 9.30 – Biblioteca Gustav Brenner del Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia 
Il Ricordo, il Racconto e la Memoria. Presentazione del volume Foto e racconti; dal web al cartaceo; alchimie letterarie, a cura della Casa Editrice Brenner 



25 gennaio 2019 
Ore 9.30 - Sala conferenze Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia: Ernst Bernhard un “maestro scomodo” - a cura de I Parchi Letterari 
Roberto Ameruso - Sindaco di Tarsia 
Roberto Cannizzaro - Consigliere delegato alla cultura Comune di Tarsia 
Stanislao de Marsanich  - Presidente de I Parchi Letterari
Mario Ganz - Psicologo e psicoterapeuta Junghiano 
Teresina Ciliberti - Consulente letteraria del Comitato Dante Alighieri di Cosenza e del Museo della Memoria

Ore 11.30 Diritti Umani e progettualità culturaleDamian Dellaqueva - Ambasciatore di Ferramonti per l’America Latina

26 gennaio 2019 
Ore 10.00 - Sala conferenze Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia. Federanziani Senior Italia presenta la Sciarpa della Pace 

Ore 10.30 Voci per un dialogo interreligioso. Presentazione del libro “Il Sogno di Dio sulla nostra Chiesa” 
Roberto Ameruso Sindaco di Tarsia 
Roberto Cannizzaro - Consigliere Delegato Cultura Comune di Tarsia
S. E. Mons. Donato Oliverio - Vescovo Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale e autore del libro 
Marinella Tumino - Docente e autrice de L’urlo del Danubio
Modera Teresina Ciliberti - Consulente letteraria del Comitato Dante Alighieri di Cosenza e del Museo della Memoria 

27 gennaio 2019 - Giorno della Memoria 
0re 9.30 - Celebrazione religiosa e deposizione corona al monumento dedicato agli internati di Ferramonti. Don Natale Caruso - Parroco di Tarsia 

Ore 10.00 - Sala conferenze Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia 
Roberto Ameruso Sindaco di Tarsia 
S. E. Mons. Giuseppe Satriano - Arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati 
S. E. dott.ssa Paola Galeone - Prefetto di Cosenza 
Roque Pugliese - Consigliere della Comunità Ebraica di Napoli e Referente per la Regione Calabria 
Roberto Musmanno - Assessore Regione Calabria
Maria Cristina Parise Martirano - Presidente del Comitato Dante Alighieri di Cosenza 
Andrea Riccardi - Presidente della Società Dante Alighieri 
Modera: Fiorenza Gonzales - Giornalista 

Consegna delle medaglie d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager

Ore 11.00 Presentazione del libro L'ecumenismo «vissuto». Il frate cappuccino Callisto Lopinot cappellano del campo di concentramento a Ferramonti di Tarsia” 
Salvatore Belsito - Autore del libro 
Demetrio Guzzardi - Editore 
Teresina Ciliberti Consulente letteraria del Comitato Dante Alighieri di Cosenza e del Museo della Memoria 

Ore 12.00 Conferimento del Premio della Pace al Prof. Andrea RiccardiPresidente della Società Dante Alighieri.
 
Ore 15.30 Concerto “Il passato che non deve tornare a cura del Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano Spazio Europeo della memoria musicale Federico Mompellio

Ore 19.30 - P.zza Steri - Rossano Centro Storico Le forme della Memoria – a cura del Circolo Culturale Rossanese “Giuseppe Converso” 

28 gennaio 2019 
Ore 9.30 - Sala conferenze Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia. Le Leggi Razziali ed il coinvolgimento della scienza - a cura della Comunità Ebraica di Napoli 
Roberto Ameruso - Sindaco di Tarsia 
Roque Pugliese - Consigliere della Comunità Ebraica di Napoli e Referente per la Regione Calabria 
Franco Sergio - Consigliere Regione Calabria 
Corrado Landolina - Sindaco di Zambrone (VV)
Patrizia Spadafora - Ricercatore ISN-CNR - Teorie sulla razza ed eugenetica 
Walter Brenner - Editore 
Anna Golotta - Associazione Virginia Holper Monis 
Conclusioni: Pina Brenner figlia di Gustav Brenner, ex internato 
Modera: Francesca Rennis -Docente e Scrittrice 

29 gennaio 2019 
Ore 9.30 - Sala conferenze Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia. Spettacolo teatrale “Vi raccontiamo una storia…” a cura della Compagnia Teatrale Il Piccolo Chaplin. 

Ore 10.00 – Teatro Morelli, Cosenza. A scuola di Memoria – a cura dell’Istituto Scolastico Zumbini 1, Cosenza 

30 gennaio 2019 
Ore 9.30 - Sala conferenze Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia. 
Dall’Indifferenza alle Solitudini” - Presentazione del cortometraggio “Solitudini” realizzato dagli alunni dell’ I.C. Torano Castello Lattarico. Regia di Francesca Manna, laboratorio di scrittura creativa Vincenzo Mirabelli, musiche della pianista Gyusi Caruso 
Roberto Ameruso - Sindaco di Tarsia
Maria Pia D’Andrea - Dirigente dell’ I.C. Torano Castello Lattarico. 
Alberto Scigliano - Esperto in Storia ebraica e della Shoah 
Modera: Gianluca Veltri - Giornalista 

Esibizione finale dell’Orchestra dell’ I.C. Torano Castello Lattarico. 

info: Settore Cultura e Turismo - Piazzale S. Francesco - Tel. 0981.1902328 – 379.1728071 

giovedì 17 gennaio 2019

To astàchi àzze sitàri ce o ìglio

"To astàchi àzze sitàri ce o ìglio" - "La spiga di grano e il sole"
I 'storìa tos partizàno tu Vunìu - La storia dei partigiani di Roccaforte del Greco
(Grazie al caro professore Franco Tuscano per la traduzione)
Immagine da Strilli
Una storia poco conosciuta [in realtà sono stati scritti vari libri in proposito, ma credo che pochissimi ne siano a conoscenza; magari ne parlerò in altra occasione] è quella dei militanti antifascisti e dei partigiani calabresi, nulla poi si sa di questi Greci di Calabria, meravigliosa testimonianza di resistenza (nell’attaccamento alla loro cultura e alle loro tradizioni) e di Resistenza.
Un’occasione per conoscere qualcosa di loro ci è offerta domani (purtroppo l’ho saputo solo poco fa) giovedì 17 gennaio alle 17 a Reggio, nella Sala dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, sede del Comune, ad apertura delle iniziative organizzate dall’ANPI provinciale per il Giorno della Memoria.
All’evento parteciperanno i sindaci di Roccaforte del Greco e di Reggio e Carmelo Azzarà, nipote di Marco Perpiglia e Giuseppina Russo, autore del libro "La spiga di grano e il sole" che narra la loro vicenda, da cui è stato tratto il docufilm che verrà proiettato nel corso della manifestazione.

Nuovo ciclo di iniziative dell'Anpi:
“I giorni della Memoria, i giorni della Storia”
Da giovedì 17 gennaio, per due settimane, fino a giovedì 31 gennaio 2019, l'ANPI di Reggio Calabria ha deciso di programmare numerose iniziative che si svolgeranno nel Comune di Reggio Calabria e in altri comuni della Città Metropolitana per NON DIMENTICARE QUEL CHE ACCADDE negli anni terribili del fascismo, del nazismo, delle dittature, della guerra e dei campi di concentramento e di sterminio.
La presentazione del libro di Carmelo Azzarà "La spiga di grano e il sole" (che racconta la storia dei partigiani di Roccaforte del Greco, Marco Perpiglia e Giuseppina Russo) darà avvio alle iniziative correlate alla ricorrenza del "Giorno della Memoria 2019”.

La spiga di grano e il sole: la storia dei partigiani di Roccaforte del Greco, Marco Perpiglia e Giuseppina Russo

Immagine da StrettoWEB 
Con la storia dei partigiani di Roccaforte del Greco si riavvia il ciclo di incontri del nutrito programma di iniziative, concordato e programmato dall'ANPI di Reggio Calabria, dal Comune di Reggio Calabria e dalla Città Metropolitana, sul tema "Dalla Resistenza alla Costituzione. Dalla dittatura alla Democrazia". La straordinaria vicenda che vede insieme Marco Perpiglia (il partigiano "Pietro") e la moglie, Giuseppina Russo, entrambi di Roccaforte del Greco, che scelgono insieme di combattere contro il fascismo nelle formazioni partigiane che operano nei dintorni di La Spezia (dove entrambi si erano trasferiti per lavoro, lui all'Arsenale e lei in uno jutificio) verrà raccontata dall'autore del libro "La spiga di grano e il sole", Carmelo Azzarà, nipote dei due "combattenti per la libertà".
Dopo l'intervento del Sindaco Giuseppe Falfomatà e del Sindaco Domenico Penna di Roccaforte sarà proiettato il docufilm (in versione ridotta) "La spiga di grano e il sole" (titolo adottato dall'autore del libro), realizzato dal prof. Maurizio Marzolla, in qualità di regista.

Per l'ANPI di Reggio Calabria, interverrà il VicePrsidente Antonio Zema.


AVVISO: questo video, molto bello, è anche molto di parte.
Vi pregherei di non concentrarvi su questo aspetto,
ma sulla vicenda di questi bellissimi personaggi.
La scelta di raccontare la storia di Marco e Giuseppina è legata al grande peso storico e politico che contraddistingue gli eventi in cui sono coinvolti, ma soprattutto questa scelta scaturisce dalla dignità del loro modo di essere, di vivere, di relazionarsi e di lottare.
La loro vicenda assume un significato emblematico per tutti quei calabresi che, in tempi diversi, hanno inteso rifiutare una condizione di perenne sottomissione e di pacata apaticità, sognando una Calabria che, a partire dalle proprie radici storiche, ricerca un recupero di un'identità e non sente lontana ed intangibile la storia del Novecento: la guerra civile di Spagna, la lotta di Liberazione, la repressione fascista del tribunale speciale, le lotte operaie nelle fabbriche.
Questo documentario rappresenta un omaggio alla vita di due partigiani, ma anche a tutti colori i quali hanno testimoniato, con le proprie scelte e col proprio coraggio, la forza dirompente della libertà, un contributo che ha richiesto un'enorme sensibilità nel modo di raccontare, di comunicare, di trasmettere questo sogno.
La ricostruzione storica ha richiesto più di 6 mesi di ricerche e non avrebbe potuto darsi senza il contributo dei familiari e dei compagni di lotta di Marco, senza l'ausilio delle immagini dell'Archivio del Movimento Operaio e Democratico, senza i materiali forniti dall'Istituto Spezzino per la storia della Resistenza e della Storia Contemporanea, senza la disponibilità di tutti i soggetti e gli enti culturali con cui abbiamo collaborato.
Una particolare attenzione è stata dedicata agli aspetti tecnici relativi alla realizzazione del documentario, quindi, alla fotografia, alla colonna sonora, ai testi e ai contributi selezionati.
Alcune delle immagini più suggestive sono state girate a bordo del treno a vapore che l'associazione "La vaporiera Calabria express" ha messo a disposizione per le riprese, ed è in sinergia con l'associazione che si è organizzata la presentazione del video a Reggio Calabria il 4 maggio presso il Cinema del Dopolavoro Ferroviario.
L'anteprima de "La spiga di grano e il sole" è stata il 23 aprile a La Spezia, nell'ambito delle celebrazioni per il 60° anniversario della Liberazione, mentre il 25 aprile il video è stato presentato alla Casa delle Culture di Cosenza.


La spina di grano e il sole

Marco Perpiglia, il partigiano “Pietro” e la moglie partigiana Giuseppina Russo.

Una vita per la libertà.
Testo e foto dalla pagina Facebook 
È questo il titolo del libro scritto da Carmelo Azzarà, nipote di Marco Perpiglia e Giuseppina Russo che ha il merito di ricostruire, in maniera organica, la vita dei due coniugi di Roccaforte del Greco, la loro esperienza di lavoro e di vita nelle fabbriche del Nord, la lotta nella guerra di Spagna prima e quella partigiana dopo e, infine, il ritorno in Calabria negli Anni Cinquanta.
Il titolo è tratto da una bellissima e drammatica lettera che Marco scrive ai genitori mentre si trova rinchiuso in un campo di concentramento francese e dà anche il nome ad un suggestivo documentario sulla sua vita che è possibile trovare in rete.
Una delle Api Furibonde* prosegue, anche con questo libro, la fuoriuscita dall’oblio della storia per trovare il giusto riconoscimento per il suo impegno civile e politico. A lei è stata intitolata la sala consiliare del Consiglio comunale di Roccaforte del Greco.
* “Le Api Furibonde” è il titolo del libro edito da Rubettino, in cui così vengono chiamate le undici donne calabresi di cui tratta.